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Mezzosangue, sotto il passamontagna c’è un vero talento del rap

Nonostante sui media sia oscurato dalla trap, la carriera di Mezzosangue è la dimostrazione che esiste una scena hip hop alternativa ricca e vitale, che senza talent o scorciatoie di nessun tipo colleziona sold-out in tutto il paese

Mezzosangue

Foto Press

Nessuno sa chi è Mezzosangue. Non perché sia uno sconosciuto – anzi, tra gli appassionati di hip hop è considerato uno dei nomi più forti in circolazione – ma perché non ha mai voluto svelare la sua identità: sul palco, e anche in tutti i suoi visual, indossa un passamontagna. Una scelta nata quasi per caso nel 2012, quando decise di partecipare a un contest per rapper emergenti, Capitan Futuro, organizzato da un veterano della scena hip hop, Esa: gli sfidanti dovevano caricare un breve video su YouTube in cui rappavano una strofa su un beat. «I video mi sembravano più o meno tutti uguali, mi sembrava che mancasse sempre qualcosa» racconta Mezzosangue mentre si gode un tè caldo per ristorarsi dal gelo di Milano, stavolta a volto scoperto. «Volevo togliere in qualche modo la variabile dell’immagine».

L’idea è vincente, ma mai quanto le sue capacità al microfono, tanto che nel giro di breve diventa il paladino del rap underground, grazie a mixtape come Musica Cicatrene (2012) o a album come Soul of a Supertramp (2013); partecipa perfino all’album di Salmo Midnite e al Machete Mixtape II. Sempre e comunque in incognito. «All’inizio capitava spesso che ai concerti cercassero di beccarmi per scoprire chi ero. Capitava che mi sgamassero quando uscivo dal backstage, perché notavano che avevo le stesse scarpe che avevo sul palco!» ride. «Però ora i miei ascoltatori sono molto rispettosi, hanno capito che la maschera è un simbolo e che fa parte di me. Spesso scendo tra il pubblico durante i live, e nessuno cerca di sfilarmi il passamontagna».

Mezzosangue è reduce da una stagione intensa, grazie anche al successo del suo ultimo lavoro, Tree: Roots & Crown, un doppio album che contiene sia brani più classicamente hip hop (le radici), sia contaminazioni con altri generi (la corona). «Nella musica che ascolto, il concept è da sempre la cosa che mi attira di più, perciò cerco sempre di inserirne uno forte anche nei miei lavori», spiega. Il tour ha registrato sold-out in quasi tutte le date, e l’album è finito perfino nelle classifiche FIMI degli album più ascoltati del 2018, scavalcando giganti della musica italiana come Zucchero o Baustelle. «C’è una parte del pubblico che fa così tanto rumore che a tratti sembra non esista altro», riflette. «Ma c’è anche una massa silenziosa che preferisce ascoltare in silenzio. Tanti dei miei fan fanno parte di questa seconda categoria: magari quando esce un mio album, nel mondo ‘di fuori’ non se ne accorge nessuno, ma poi riesce a ottenere una risposta che a chi non segue da vicino il fenomeno sembra incredibile». Lo stesso destino di molti altri artisti rap underground (Claver Gold, Murubutu, Rancore) che, nonostante sui media siano quasi totalmente oscurati dalla trap, esistono e hanno un pubblico più fitto e vitale che mai. «Spesso è una scena che, nella realtà, fa più numeri della trap» spiega. «Ultimamente, ad esempio, passavo davanti a un famoso locale di Roma con una capienza di 1000 persone. Vedevo molte macchine ferme lì fuori, quindi pensavo che il concerto del famoso trapper che si teneva quella sera fosse pienissimo. In realtà erano le macchine dei genitori che andavano a riprendere i figli. Ho poi scoperto dai gestori che c’erano in tutto 300 paganti».

Nel frattempo è cominciato il suo nuovo tour, battezzato Sua Cuique Persona: «È il titolo di un quadro del XVI secolo esposto agli Uffizi, e rappresenta il concetto che ciascuno ha la propria maschera», racconta. In parallelo, procede anche il suo Hurricane Tournament, nato per regalare a tre artisti emergenti la possibilità di partecipare al relativo mixtape. «Per me è quasi un modo per sdebitarmi con Capitan Futuro per la possibilità che mi ha offerto: l’idea è di portare in giro uno spettacolo in cui il pubblico e la giuria votano per dare accesso alla finale». Un concetto ben diverso da un talent, però. «Quelli non mi piacciono, penso siano un tritacarne: vorrei che fosse soprattutto percepito come un palco, più che come un concorso. Sono già uscite diverse cose molto interessanti, che non mi aspettavo: ci sono diversi cantanti urban, e parecchie ragazze, cosa che mi fa molto piacere». Nel frattempo Mezzosangue ha già in cantiere un nuovo disco, per il quale però si prenderà i sui tempi. «Sono una persona molto meticolosa, prima di uscire con qualcosa voglio essere sicuro che sia un cazzotto nello stomaco» dichiara. «Ma sto già scrivendo, e c’è parecchia carne al fuoco».

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