Metallo e patchouli: la storia del primo inedito rock di Tony Iommi dopo otto anni | Rolling Stone Italia
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Metallo e patchouli: la storia del primo inedito rock di Tony Iommi dopo otto anni

Si intitola ‘Scent of Dark’ ed esce insieme al profumo “signature” del chitarrista, nato con il brand italiano Xerjoff. Qui racconta com’è nato, il tendine che gli è costato e le chiamate notturne di Ozzy

Tony Iommi e Sergio Momo

Foto press

Tony Iommi sapeva come avrebbero reagito certi fan dei Black Sabbath alla notizia della creazione del suo profumo. «Penseranno che sono impazzito», dice ridendo al telefono dalla sua casa in Inghilterra. «Mai pensato che un giorno l’avrei fatto, ma è stato carino lavorare al progetto».

L’anno scorso, durante il lockdown, Iommi è diventato amico di Sergio Momo, fondatore e creative manager del brand di profumi Xerjoff, dopo che lui gli ha chiesto di suonare per un brano di beneficenza. Iommi non poteva partecipare, ma Momo gli ha comunque spedito dei profumi per ringraziarlo. Il chitarrista l’ha chiamato e Momo gli ha chiesto: «Ti interesserebbe fare un profumo tutto tuo?». «Ho risposto che era grandioso», racconta Iommi. «Ho dovuto scrivere un elenco di aromi che mi piacciono, sono partiti da lì». Nel giro di qualche mese, Iommi aveva una nuova fragranza e anche una nuova canzone.

«Sergio ama la musica e suona la chitarra», dice Iommi. «Così mi ha proposto di fare un pezzo sul profumo. Abbiamo pensato che fosse meglio scrivere uno strumentale, non serviva cercare un cantante e gestire la parte vocale. Avevo un’idea e gliel’ho fatta ascoltare, gli è piaciuta e ho aggiunto tutto quello che potete ascoltate ora».

Il brano s’intitola Scent of Dark, è la prima creazione musicale di Iommi dopo la composizione classica scritta nel 2017 per la Cattedrale di Birmingham e il primo pezzo rock da 13, l’album dei Black Sabbath del 2013. Il pezzo è tipico dello stile di Iommi – un’intro misticheggiante, riff arroganti e potenti, un assolo evocativo e blues – con in più un’atmosfera drammatica dovuta alla sezione d’archi. Momo, che suona una chitarra signature di Iommi, si prende il primo assolo del pezzo, dove Jimmy Crutchley suona il basso (è stato lui a presentarlo al chitarrista), Ash Sheehan la batteria e Mike Exeter (storico produttore di Iommi) le tastiere. Rebecca Rose e Julianne Bourne sono rispettivamente a violoncello e violino. Il video del brano – che contiene parecchie inquadrature del profumo – è stato girato al Sudeley Castle, vicino a Gloucestershire, in Inghilterra.

«Il problema è che durante le riprese c’era il pubblico», dice Iommi. «Tutti quelli che visitavano il castello mi guardavano, era come se volessero dire: ma che sta combinando?».

Quanto sei appassionato di profumi? 

Ho iniziato quando i Sabbath sono partiti in tour negli Stati Uniti. Andavo nei negozi o nei centri commerciali, ne compravo fino a quando non ne trovavo uno che mi piaceva e lo tenevo per un po’. Poi cambiavo, tipo da Cartier a Tom Ford. L’ho fatto per anni. Ora ne ho anche di personalizzati, c’è abbondanza.

Quali aromi hai suggerito di usare a Sergio? 

Oddio, alcuni erano assurdi, altri grandiosi. Mi piace il profumo di una nuova auto, l’odore della pelle, oltre ovviamente al caffè e cose simili. L’ingrediente principale del mio profumo è il patchouli, una cosa che fa pensare agli anni ’60. Conosco bene quel profumo, si usava per coprire quello della droga (ride).

Com’è nato il pezzo? 


Negli ultimi anni ho registrato un sacco di riff e tracce con Mike Exeter. Non riuscivo a pensare al cantante giusto per questo, mi sembrava perfetto come strumentale. Avevo la parte principale da un po’, ho solo aggiunto delle cose, tra cui dei riff più cupi che rappresentano l’idea del profumo. Mi piaceva l’idea di usare violini e violoncelli.

Gli archi mi hanno ricordato Supertzar, dal disco dei Sabbath Sabotage.
Amo sperimentare. Mi piace il suono della chitarra unito a quelli di violino e violoncello. Insieme ti danno davvero l’idea di qualcosa di cupo. Bell’atmosfera.

A cosa pensi quando scrivi un riff come quello di Scent of Dark?
Volevo un suono mistico. Poi Sergio aveva varie idee per il titolo, tra cui Scent of Dark.

Suonare insieme a te lo intimidiva? 

Forse sì, ma andava bene. Ha trovato una sua parte da aggiungere. Ma il progetto era questo: abbiamo fatto insieme il profumo e anche la musica. È una vera collaborazione.

Com’è stato scriverla? Diverso da How Good It Is, il pezzo che hai fatto per la cattedrale di Birmingham?
Quella era tutt’altra cosa. C’era un coro ed era acustica, questa è più in linea con le mie cose heavy. Quando m’hanno chiesto di fare la cosa per la cattedrale mi sono detto che non poteva essere troppo cupa, anche per la presenza del coro.

Ti ci vedi a fare altra musica strumentale? Magari per il cinema?
Mi piacerebbe, sì. Come sai, ho da parte moltissimi riff. Si tratta solo di trovare il tempo per lavorarci su.

A cos’altro stai lavorando?
Come avrai letto, ho collaborato con Ozzy per il suo album. Ho scritto un pezzo e l’ho suonato, anche l’assolo. Peccato che sia orribile… No, scherzo. È buono, molto. Mi piace l’interpretazione di Ozzy, ha fatto un bel lavoro. Credo che la batteria la suoni Chad (Smith, dei Red Hot Chili Peppers, ndr). L’ho lasciata nelle loro mani.

Ultimamente Ozzy ha avuto dei problemi di salute. Tu, invece? Nel 2012 ti è stato diagnostica un linfoma, ma nel 2016 hai detto che era in remissione.
Oso dire che è andata bene. Faccio esami di controllo, il prossimo fra un paio di settimane. Però qualche settimana fa ho avuto un po’ di problemi, mi sono rotto un tendine del braccio. Si strappato. Fortunatamente non m’impedisce di suonare. L’altro giorno ho fatto una visita specialistica. Il dottore mi detto che è troppo tardi. «Sarebbe una grossa operazione, dovremmo prendere un tendine da una gamba». Non se ne parla, ci convivrò. Non posso sollevare grossi pesi, ma non m’impedisce di suonare, né di fare buona parte delle cose che faccio. Ovviamente, niente bungee jumping, né skydiving (ride).

Come si è strappato?
Per il profumo. Dopo che ho firmato 200 flaconi per un’edizione limitata arriva un tizio per prenderli in consegna. Gli dico: «Dovevate venire in due, ti do una mano». Mentre li portavamo fuori casa sono inciampato su un gradino. Non volendo rompere i flaconi ho cercato di riafferrare il pacco e il tendine si è strappato. Tipico.

Qualche anno fa mi è successo con l’altro braccio. Ho rotto tre tendini della spalla, me hanno curato e mi hanno detto di essere più cauto, di non esagerare. Ero a New York con Dio, per suonare al Madison Square Garden. Di giorno ho fatto un po’ di esercizi con le fasce elastiche e… sdeng! Mi tremava il braccio. Non riuscivo a controllarne i movimenti. Ho chiamato un tipo che mi ha fatto delle iniezioni in modo che potessi fare il concerto e tornare in Inghilterra. E anche allora mi hanno detto: non si può rimettere a posto, si è accorciato. Ed eccomi con due braccia malandate.

La cosa positiva è che non devi più aiutare nessuno a spostare cose.
La uso come scusa. Mia moglie l’altro giorno mi fa: «Non è che possiamo spostare il divano?». E io: «Eh no, non posso».

Vuoi tornare a fare concerti?
Non ho progetti. Mi piacerebbe registrare dell’altra musica. E ce n’è parecchia che ancora non ho fatto in tempo a risentire. Sono aperto a tutto. Suonare mi piace. Il palco mi manca, ma mi piace la vita che sto facendo adesso. A causa del Covid non ho potuto lavorare con Mike Exeter. Ora è tutto più facile e lui sta cercando di liberarsi dagli altri impegni per vederci e mettere giù un po’ di idee.

Se non altro hai fatto in tempo a lavorare a quel pezzo con Ozzy. Vi sentite spesso voi due?
Diciamo che non ci perdiamo troppo di vista. Non ci parliamo granché perché al telefono siamo pessimi, lui ed io. Abbiamo smesso di telefonarci quando lui aveva l’abitudine di chiamarmi alle due di notte. E io: «Senti Oz, sono le due…». «Ah, scusa. Ok. Ciao». Si scorda l’ora che fa in Inghilterra per il fuso orario. Solo che quando il telefono squilla a notte fonda pensi: «Cristo santo, è morto qualcuno o è successo qualcosa di brutto». E invece è lui: «Ops, scusa. Non sapevo che fosse così tardi». Ecco perché ora ci scriviamo e basta.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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