Melanie C racconta i 25 anni delle Spice Girls: «Fortuna che non c’erano i social» | Rolling Stone Italia
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Melanie C racconta i 25 anni delle Spice Girls: «Fortuna che non c’erano i social»

In attesa del suo concerto italiano, a gennaio 2022, abbiamo chiacchierato con Sporty Spice di successo, degli anni che passano, di com'è stato far parte del gruppo femminile più famoso del pianeta. E sì, anche di reunion con Victoria

Melanie C. Foto: Conor Clinch

Nell’epoca in cui un disco d’oro non si nega praticamente a nessuno – mi sto convincendo ogni giorno di più che bastino tanti cugini e una buona connessione internet – è sempre più difficile trovare gente che dischi li ha venduti sul serio. Niente social o streaming, solo i CD, che compravi a 40.000 lire l’uno in negozi che ora, se è andata bene, sono stati rimpiazzati da punti vendita Acqua&Sapone.

Ma qui parliamo di 25 anni fa (!): era il 1996 quando Wannabe, il debutto delle Spice Girls, vendeva 7 milioni di copie, diventando numero 1 in 32 Paesi. Pensate che è ancora oggi il singolo di un gruppo femminile più venduto nella storia. Come molte girlband e boyband dell’epoca, gli anni d’oro delle Spice furono pochi, due, tre. Pochi, ma densissimi. Due dischi, un film, gadget e oggettistica di ogni tipo. Con le Spice ci si poteva profumare, vestire, fare merenda, giocare alla PlayStation.

Poi, come in ogni storia del genere che si rispetti, arriva il giorno in cui tutto finisce. Geri abbandona sul più bello, segue breve fase in quattro e hiatus (termine che agli anglofoni piace tantissimo). Ma, se di tanti gruppi poi alla fine ci si dimentica, le Spice Girls sono ancora qui, anche se non ci sono. Nei look delle influencer, nelle citazioni nei film e nelle serie tv, ma pure sul palco. La loro reunion nel 2019 è stata un successo: 13 stadi sold out in UK, anche se solo in quattro, Victoria Beckham non pervenuta. Le vedremo ancora, insieme, tutte e cinque? A 25 anni dal loro debutto, abbiamo chiacchierato con Mel C, ovvero Sporty, l’unica che continua regolarmente a pubblicare dischi e fare tour. Siamo all’album no. 8 e, lanciando il malocchio ai No Vax, a gennaio dovrebbe anche esserci un tour che arriva in Italia, a Milano, il 26 gennaio 2022 (info e biglietti, qui).

25 anni di Wannabe: come si sopravvive a un successo del genere?
Ho praticamente solo bei ricordi. 25 anni sono tanti, a volte mi sembra ieri, a volte invece mi sembra che non sia mai successo. È un anniversario che ci ricorda da dove veniamo, che ci ricorda l’entusiasmo e l’energia che ci abbiamo messo. Arrivavamo da un’epoca in cui c’erano solo boyband. Questo ci ha dato la voglia di urlare “Girl Power!”, che poi è diventato un messaggio di inclusione per tutte le diversità. Sono molto fiera di Wannabe, della canzone pazza che è. Ha aperto un mondo.

Cosa ricordi dell’essere così famosi a quell’età?
Essere catapultati nell’occhio dei media e trovare ogni giorno articoli che parlano di te può essere difficile. Quando sei giovane non sai ancora chi sei, cosa stai cercando. Ci sono stati momenti tosti. Che poi avevo 22 anni, neanche così giovane.

No, infatti.
Guarda Justin Bieber, ma anche i membri di molte band famose ora. Tutta quella visibilità porta con sé vulnerabilità. La cosa più tosta, per me, è stata avere a che fare con i media britannici. Possono essere un po’ stronzetti anche ora, ma il linguaggio che usavano negli anni ’90 è roba che ora non sarebbe più possibile utilizzare. Certo, adesso ci sono i social…

Ed è meglio o peggio?
Peggio. Ognuno ha la sua opinione su di te e deve scriverla. Direi che le star di oggi hanno vita ancora più ardua.

Dal tuo primo disco, Northern Star, sono passati più di vent’anni. Com’è stato essere la prima Spice a fare cose da sola?
Nel ’98 avevamo fatto un grande tour europeo, poi siamo andate in America tre mesi. Victoria e Mel B erano incinte, e nel mezzo del tour Geri ci aveva lasciate. Quando siamo tornate, prendersi una pausa è stata la cosa più normale da fare. Non ci eravamo mai fermate un attimo da Wannabe. Due dischi, il tour, il film… Una giostra bellissima da cui era arrivato però il momento di prendersi una pausa.

Non per te.
No, io non avevo molta voglia di fermarmi. Forse avevo paura di ritrovarmi senza nulla da fare. Così sono andata a L.A. e ho iniziato a lavorare al disco, che era una cosa che volevo fare da un po’. Esprimermi, raccontare la mia storia da sola. È stata una cosa che rifarei, le session dell’album sono state super creative, ho lavorato con autori e produttori incredibili, oltre che con artisti come Lisa Left Eye Lopes. In una parola, direi che è stato magico.



Il tuo ultimo disco invece è uscito nel 2020, ed è un po’ diverso dalle cose che avevi fatto prima. Ti sei data alla dance. Al primo ascolto mi è sembrato una sorta di statement: «Non rompetemi le palle, voglio divertirmi».
Vero! Arrivare a questo punto è stato un percorso non sempre facile. Il mio primo disco è stato un successo. Tra il primo e il secondo ho avuto problemi personali che ho dovuto risolvere. Da allora sto cercando di trovare la direzione. Ogni album rappresenta un po’ una tappa. Quando ho pubblicato The Sea, è stato come tornare con i piedi a terra, nei miei panni. Ma poi, sai, la vita tende sempre a incasinare tutto di nuovo.

E che è successo?
Appena dopo la pubblicazione di Version of Me, nel 2016, ho avuto dei problemi col mio vecchio management. Mi sono ritrovata da un giorno all’altro a non lavorare più con le persone con cui lavoravo da dieci anni. Ho sempre avuto paura dei cambiamenti, quando però ho iniziato a farli mi sono ricordata chi sono. Questa è stata l’ispirazione per scrivere il mio ultimo disco. Poi ho iniziato a suonare, a fare la DJ. Ho sempre amato la disco. Ho cercato di fare un disco pop che suonasse diverso dal mio standard, con alcune sonorità dance, alcune house. Diciamo un disco con cui divertirsi, ma con della sostanza. E testi con argomenti che mi sentivo di esprimere.

«Learn to be fearless», come dici in una delle canzoni.
Ho imparato, sto imparando. Volevo che il disco dicesse un po’ questo. Poi è uscito durante la pandemia, quando tutto era su Zoom. Dirette Instagram, live stream, e arrivo io con questo disco. E stata un’occasione per connettermi con i fan. Non ho potuto ancora suonarlo live, e di questo sono dispiaciuta. Ho due festival ad agosto e poi il tour, sperando sia tutto finito.

Nel video di Who I Am sei tipo la visitatrice di un museo che si muove intorno a tutte le versioni di Mel C che abbiamo visto negli anni. C’è stato un periodo in cui non volevi essere loro?
È stata un giornata surreale. Un po’ ridevo e un po’ piangevo a vedermi così (ride). La canzone parla di mostrarsi così come si è, e rivisitare quei personaggi è stata anche dura, le avventure lo sono sempre, ci sono momenti duri e altri meno. È stato catartico, diciamo.

Com’è cambiato il tuo rapporto col successo, negli anni?
Quando ero giovane e sognavo di lavorare con la musica, guardavo artisti come Madonna, Michael Jackson, speravo di diventare come loro. Avevo un sacco di aspettative. Poi può capitare che questa cosa succeda davvero, ed è stupendo. Ma non si pensa mai al lato oscuro, che è sempre presente. Sei costantemente al centro delle opinioni di tutti, vieni criticato, e inoltre il carico di lavoro è enorme. È stato tutto bellissimo, ma a un certo punto diventi esausta. Il tuo sogno si realizza, ma poi puoi non farcela.

Con le Spice è andata così?
All’inizio eravamo in mood sopravvivenza, vai avanti e fai tutti quello che devi fare. Dopo i crazy days, parlo del 1996, ’97, ’98, le cose si sono calmate un po’ e siamo rientrate in una sorta di strana normalità. Lì devi reinserirti, la gente ti guarda come una celebrity. Non sai dove puoi andare da sola, se al supermercato o in metro. Devi ricalibrare. Per me c’è voluto tempo per trovare il mio spazio nel mondo, trovare un equilibrio e prendere il meglio da entrambi i mondi, come faccio ora, che mi ritrovo con le Spice sul palco di Wembley ma prendo pure il bus con mia figlia.

Quanto vi siete divertite, nel 2019?
Troppo, è stata una cosa che ci ha completamente lasciate senza parole. Siamo sempre state ambiziose, positive, ci piace fare le cose bene. Abbiamo parlato di questa reunion e di questi show per tantissimo tempo, ci abbiamo messo anni perché succedesse. Quando abbiamo annunciato il tour, i biglietti sono stati venduti in pochissimo tempo. Abbiamo visto quando interesse ancora ci fosse per noi.

Le date son passate da 6 a 13.
Infatti, abbiamo dovuto aggiungerne. La gente voleva vederci sul palco insieme, ancora. Mi ricordo la prima data, al Croke Park di Dublino: quando siamo salite sul palco, siamo state investite dall’energia e dalle urla del pubblico. Ogni singolo show è stato così. È stupendo essere una Spice Girl, vedere i nostri fan che sono cresciuti, molti ora sono genitori, di fianco a ragazzi e ragazze che ci scoprono ora. È stato speciale. Forse lo facciamo di nuovo.

Sarebbe bello, magari tutte e cinque.
Sarebbe bello (sorride).

La vostra legacy è in ottima salute. Penso alle influencer che si vestono come voi – tipo le Kardashian – ma pure a Billie Eilish, che si mette la t-shirt delle Spice e che ora è pure diventata tua amica.
Billie mi è piaciuta da subito. Sono andata a sentirla a Londra appena ho potuto. Dopo lo show abbiamo parlato un po’, le ho dato qualche consiglio, sai quelli che si danno sempre ai più giovani… Lei però mi ha ascoltata, siamo ancora in contatto. Spero di vederla presto, anche sul palco. L’anno scorso, durante la pandemia, ricordo di aver pensato «Almeno Billie si prenderà una pausa» (ride). L’avevo vista stanca. Ha usato il tempo per fare il nuovo disco, sono contenta.

Foto: via Billie Eilish/ Instagram


Per il 25esimo di Wannabe è uscito un EP con una canzone mai pubblicata prima, Feed Your Love. Ci sono altri piani per l’anniversario? Credo che Mel B abbia detto «Accadrà di nuovo», lasciando sempre un po’ il mistero sulle vostre operazioni future.
Quella con le Spice Girls è un’avventura che non finisce mai. Ogni tanto in passato ho detto «Basta, non farò più niente con le Spice!», e poi eccoci di nuovo insieme. Solo ultimamente ho ammesso con me stessa che è proprio così, qualcosa che non può finire. Il tour negli stadi è stato incredibile, più di tutte le cose fatte prima. Alcune di noi dicono «ne vogliamo ancora!». Il piano post pandemia è di riportare le ragazze sul palco.

Hai fatto un sacco di cose diverse nella tua carriera. Dischi, di cui uno di sole cover di pezzi di musical, televisione, hai annunciato da poco che sarai uno dei giudici di The Voice Kids. Cosa manca?
Per me la musica è sempre al primo posto. Voglio continuare a a fare dischi, a suonare da sola e con le ragazze. Mi piace il teatro, ho già fatto delle esperienze. Se devo dirti qualcosa che manca, dico uno show a Broadway. Mi piacerebbe tantissimo avere la possibilità di farlo.

Prima c’è il tour. Se tutto va come deve andare, sarai sul palco presto. L’ultima volta è stata con le Spice.
Già, è passato un sacco di tempo. Ho due festival, ad agosto, qui nel Regno Unito, e non vedo l’ora. Il palco resta il mio posto preferito, tra pochi mesi ci vediamo anche in Italia.

Credo tu sia l’unica Spice Girl a non aver scritto un libro.
Vero, più divento grande e più mi rendo conto che ho delle cose da dire. E che divento sempre più onesta! C’è tempo…

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