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Megan Thee Stallion, amata dai rapper e odiata dai docenti universitari

Siamo entrati nel mondo di Megan Jovon Ruth Pete, una cattiva ragazza del Texas che alterna i freestyle nei parcheggi e il twerking sui palchi agli esami in management sanitario

Foto: Campbell Addy

Produzione: Rachael Lieberman. Set design: Ali Gallagher per Jones Mgmt. Fashion direction: Rachel Johnson. Sartoria: Kimberly Mackin. Capelli: Kellon Deryck. Unghie: Coca Michelle. Styling: EJ King. Abito: Dead Lotus Couture. Cintura e berretto: Vex Clothing.

È una fredda giornata di dicembre a Houston, e Megan Thee Stallion sta dando istruzioni dettagliate su come vuole che i ballerini twerkino. Il beat di Pose di Yo Gotti pulsa in tutta la White Oak Music Hall, mentre la 25enne si prepara per un concerto a cui mancano meno di 24 ore. Non si è mai esibita di fronte a tanto pubblico nella sua città. È in trance agonistica, guarda il coreografo e la troupe con gli occhi sbarrati. Per ore i culi si muovono, le ginocchia si piegano, le gambe si aprono, i piedi sbattono e la gravità è sconfitta. I ballerini sono talentuosi, eppure Megan vede imperfezioni invisibili a chiunque altro. «Voglio solo che i movimenti vadano a tempo col beat», dice esasperata. Mostra come fare. Vuole che ci riprovino.

A un certo punto, nel pomeriggio, le prove finiscono e Megan sparisce. Scoprirò solo più avanti dov’era andata: nel parcheggio, a rappare. Quanto torna, un nuovo freestyle su Hypnotize di Biggie è online su Twitter per la gioia dei suoi 2 milioni di follower. È una di quelle cose che le vengono naturali.

L’anno scorso, Megan ha travolto il rap game come un uragano. Nel giro di pochi mesi è passata dall’esibirsi sul suo canale YouTube a dimostrare – in progetti come Tina Snow del 2018 e Fever del 2019 – di essere una delle migliori autrici di testi della sua generazione. La sua voce, il cuore pulsante del suo rap, è originale, ricca, profonda, agile e piena di melassa. Quando rappa cerca di scrivere rime con precisione militare e un flow che punteggia la fine di ogni battuta. In breve: non ci sono una sillaba, una parola o una punchline fuori luogo. Non usa melodie, né AutoTune e, in un ecosistema che dal 2010 premia quelle cose più di ogni altra cosa, è diventata una delle artiste più importanti della nuova avanguardia, e l’ha fatto con uno stile volutamente antico che, in qualche modo, è emerso dal rumore di fondo.

Allo stesso tempo, Megan ha potenziato la sua presenza digitale tanto quanto la bellezza delle sue rime. Quando non è impegnata in qualche freestyle, cerca di convincere un bel cast di celebrità (DaBaby, Lizzo, Fabolous) a lasciarle “guidare la barca” – in sostanza, Megan versa costoso liquore marrone nella bocca di qualcun altro – e pubblicare video di twerking che hanno obbligato mezza America ad apprezzare la forza delle sue ginocchia.

È questa combinazione di fascino virale e volontà di scrivere rime ovunque e su qualsiasi cosa che l’ha trasformata in un nuovo tipo di star: una rapper che piace ai rapper, ma che nessuno può ignorare. Quando ha pubblicato Hot Girl Summer, un inno con Nicki Minaj e Ty Dolla $ign, la canzone è diventata una hit e ha ispirato le Hotties (la sua armata di fan) e i non-Hottie (il resto del mondo) ad annientare tutti gli hater che gli si paravano dinnanzi.

Ha fatto tutto ciò mentre perdeva la madre – sua prima manager e la donna che le ha fatto conoscere l’hip hop – e cercando di prendere una laurea in management dell’assistenza sanitaria, un corso che si rifiuta di abbandonare, anche se ha sempre meno tempo per studiare.

Per Megan il rap è una cosa naturale. Scrivere rime per lei significa analizzare ogni minuzia della sua vita, una vita che è sempre più difficile. Una settimana prima dello show di Houston, Megan si è ritrovata a presentare gli American Music Awards, a Los Angeles. «Ho pensato: oh mio dio, mi faranno leggere o devo imparare tutto a memoria?», dice parlando del gobbo televisivo. «È l’unica cosa di cui ero davvero preoccupata».

Più tardi, quella sera, le telecamere l’hanno ripresa mentre faceva freestyle nel parcheggio, con la stessa gonna scarlatta che indossava sul palco.

Megan sa come dovrebbe iniziare un ipotetico film sulla sua vita. «Ci sono io sul sedile posteriore della macchina di mamma, stiamo andando a scuola e sentiamo la roba di UGK». Ricorda perfettamente quando la madre le fece scoprire questa nuova musica. «Ogni volta che metteva un pezzo mi diceva: questa è roba vera».

La madre di Megan, Holly Thomas, lavorava a stretto contatto con un rapper di Houston conosciuto come Holly-Wood, e ha cresciuto la figlia a base di Biggie e UGK. È stata anche la sua prima manager. Ascoltava musica hardcore, da gangster. «Quando ho iniziato a rappare, a dire le parolacce e cose così, lei si lamentava: non so dove hai imparato questa roba», dice ridendo. «Era sboccata peggio di me». Il padre, invece, era un truffatore a tempo pieno e ha passato in prigione i primi otto anni di vita della figlia.

Megan è cresciuta nel quartiere South Park, a Houston, che descrive come un posto a metà tra «la merda del ghetto» e «una zona residenziale per famiglie». Alle scuole medie era la capitana delle cheerleader e co-capitana della squadra di danza; al liceo è diventata majorette e ballerina.

È stato al primo anno di college che ha capito che voleva fare la rapper. Il suo nome d’arte viene da un soprannome che le davano gli uomini adulti. “Stallion”, nello slang del sud degli Stati Uniti, indica una donna voluttuosa. «Che tu ci creda o no, ero parecchio timida», dice. «Non volevo che la gente sapesse che ero in grado di rappare. Anche quando sono arrivata al college e l’ho detto alla mia migliore amica, lei voleva che rappassi davanti a lei, ma non ci riuscivo. Poi siamo andati a una festa e mi sono sciolta… ero sicura di me stessa, ma non sapevo come la gente avrebbe reagito di fronte ai miei pensieri».

Negli anni successivi, la sua sicurezza ha iniziato a pagare. Nel 2016, le registrazioni dei suoi freestyle in città iniziano a diventare virali e, poco dopo, Megan diventata famosa in tutto il Paese. Ma mentre i sogni di Megan Thee Stallion iniziavano a realizzarsi, la vita di Megan Jovon Ruth Pete cadeva a pezzi. Nel marzo 2019 Megan ha perso Holly, malata di cancro al cervello, e la bisnonna, a cui era molto legata. Quando ne parla di persona gli occhi si riempiono di lacrime. «Quest’anno ho perso la mamma e la bisnonna, nello stesso mese», ha detto in un video poi cancellato da Instagram. «Nonostante mi siano capitate tante cose positive, nonostante cerchi di fare le cose per bene e sorridere, restare forte e felice per me stessa e il resto della mia famiglia… è davvero difficile».

Dopo il lutto, Megan si è fatta coraggio; quella primavera piena di dolore si doveva trasformare in una “hot girl summer”. È una frase che ha inventato «cazzeggiando su Twitter», un’evoluzione del nomignolo che dava alle suoe fan (Hotties) e al suo entourage (Hot Girls). È diventata subito virale. «Non pensavo sarebbe diventata roba grossa», ricorda. «La gente diceva: “Lasciateci essere noi stessi, lasciateci essere liberi”… Dicevo al mio manager: “Ma ci pensi? Jada Pinkett Smith sta passando una hot girl summer”».

Per la maggior parte della gente, la hot girl summer era una forza positiva adatta a ogni momento, una frase motivazione che cambia significato a seconda delle necessità. Mesi dopo, quando Megan ha deciso di capitalizzare tanta attenzione con una vera e propria canzone, ha conquistato in breve un disco di platino. Prevedibilmente, brand come Wendy’s, Forever 21 e Maybelline hanno cooptato il messaggio. La frase ha anche ispirato una vagonata di merchandising e prevedibilmente Megan ha deciso di registrare il termine per farsi pagare i diritti.

Per lei, quella frase significa resilienza. «Sono in lutto, ma so che mamma e nonna vorrebbero che continuassi», dice. «Mia mamma è una donna davvero forte. Mi ha cresciuta forte. Se ho la possibilità di diffondere un messaggio positivo, lo faccio».

Proprio come il ritmo, un bel culo o una famiglia ricca, il pensiero visionario ce l’hai o non ce l’hai. E prima che Megan Pete si reinventasse come Megan Thee Stallion, era una matricola all’Università di Houston e una regista piena di idee provocatorie. Insieme alle sue due migliori amiche, Kelsey e Daren, è diventata una celebrità del campus grazie ai video di twerking che pubblicava online. Mentre la loro filmografia diventava sempre più popolare, lo stesso succedeva al trio. Inevitabilmente, i loro exploit hanno attirato l’attenzione degli amministratori dell’università – gente non visionaria, è ovvio – che le hanno convocate.

«Non volevano indossassimo shorts», dice Megan. «Ma era estate ed era il Texas, cazzo. Quelle donne erano davvero arroganti. Ma insomma, a vedere i fianchi e i culi che si ritrovavano si capiva perché ci chiedevano di indossare shorts».

Mentre erano sedute nella sala del consiglio dell’università, uno schermo è sceso dal soffitto. Le tre ragazze hanno visto tutti i loro video proiettati, non riuscivano a smettere di ridere. «Pensavo: oh oh, sono nei guai per aver twerkato!».

«Ci dicevano: “È per questo che volete essere famose nel campus?”», continua. «Nella mia testa mi dicevo: “Sì, siamo fighe. Che vuoi?”». I dirigenti fecero un’offerta alle ragazze: non avrebbero detto nulla ai genitori, ma loro avrebbero preparato delle ricerche.

Qualunque fossero i corsi di laurea coinvolti, l’idea non ebbe grandi frutti. Al momento Megan fa lezioni di twerking durante i suoi concerti e il suo impegno universitario è aumentato dopo il trasferimento alla Texas Southern University. Pur essendo diventata famosa, ha deciso di continuare a studiare part time.

Le mancano sette esami per laurearsi in management dell’assistenza sanitaria. Alcuni giorni prima del nostro incontro, ha scritto su Twitter che sta cercando di finire una ricerca di sei pagine sulla fornitura di materiale sanitario, ricerca che deve consegnare lo stesso giorno in cui ha uno shooting fotografico. Anche le superstar del rap con un milione di dollari in banca si preoccupano delle scadenze universitarie.

Ma di cosa parla una ricerca di sei pagine in management dell’assistenza sanitaria? «Ovatta e ospedali. Devi acquistare un certo numero di confezioni di ovatta prima di preoccuparti di quante tizie puliscano la merda dai pavimenti», dice. «C’è letteralmente un intero sistema dietro alle ordinazioni di ovatta, oppure di lenzuola per i letti degli ospedali. Qualcuno pensa che sia un meccanismo semplicissimo, ma non è così».

La sua preoccupazione maggiore, al momento, è come riuscirà a bilanciare lo studio con la vita da celebrità. In poche parole: come arrivare alla laurea. Nonostante il successo, si rifiuta di abbandonare gli studi. «Mia nonna si arrabbierebbe molto se mollassi proprio adesso. Mia madre direbbe: “Non importa”, ma voglio prendere questa laurea. Ho già iniziato, e sono interessata a quello che faccio perché voglio aprire centri di residenza assistita in città».

C’è un altro piccolo problema da gestire: una persona che Megan definisce il suo più grande hater. «Non sono riuscita a dare un esame perché questa signora, la professoressa, mi odiava perché sarei andata in tour», dice esasperata. «Ma non ho intenzione di mollare».

Megan a Astroworld, novembre 2019. Foto: Chad Wadsworth per Rolling Stone

Parlando con Megan mi lascio sfuggire che nel 2019 non ho avuto una hot girl summer come la sua. «Non so a quale dolore ti stai aggrappando», mi dice preoccupata.

«Per prima cosa devi passare più tempo allo specchio», spiega a me e forse anche a se stessa. «Perché una volta che ti sei guardata e hai iniziato a vedere cose che ti piacciono, rimani incollata a quel cazzo di specchio e cerchi di migliorarti. Io sono fatta così. Tipo: che succede? Oggi sei uno schianto, bitch!».

Fa questo bel discorso d’incoraggiamento con indosso una maglietta oversize dei Nirvana e guardando davvero uno specchio dorato che si trova nella sua casa di Houston. Le prove sono finite e lei e le sue amiche si stanno imbellettando prima dello spettacolo. Sembra una studentessa universitaria, Megan. Vive nel caotico, amabile quasi-squallore tipico dei 20 anni, il periodo in cui rabbocchi il sapone liquido con l’acqua al posto di comprarne uno nuovo al super. Ma a differenza delle altre studentesse universitarie, Megan vive in una grande casa con tanto di colonne neoclassiche e un vialetto d’ingresso circolare in ghiaia.

«Daren è bella, ma è un’imbranata», spiega Megan delle due ragazze che chiama sorelle. «Kelsey ha fiuto per gli affari è, molto organizzata, sempre puntuale. Non faccio che dirle: molla il lavoro e diventa la mia assistente».

Megan fa una pausa a metà del discorso. Le si allargano le narici mentre guarda con disgusto Tipsy, uno dei tanti cuccioli che vagano per casa. «Oh, qualcuno ha fatto la cacca». Al che Daren si dice preoccupata che il suo cane mangi i propri escrementi. Megan informa il gruppo che Tipsy potrebbe contrarre l’Escherichia coli.

E aggiunge: «La tua pipì la puoi bere. Se non hai acqua per sette giorni, puoi sopravvivere bevendola».

«Non puoi berti la merda, però», dice Daren.

Il che porta a una discussione su come la ragazza di The Ring è sopravvissuta in un pozzo per sette giorni e su come si sopravvivere su un’isola deserta senz’acqua, né cibo. «Io piuttosto muoio», dice Kelsey, «ma la mia piscia non lo bevo».

«Tu vuoi morire!», urla Daren.

«No, non la bevo».

«Devi berla, bitch!».

Da quando’è diventata un personaggio pubblico, Megan ha dovuto cambiare stile di vita, anche a discapito della vita della sua bella cricca. «A volte penso che non dovrei andare al club a bere Staten Islands» (forse si riferisce al Long Island, ndr). «Mi costringo ad essere un po’ più cauta quando sono in pubblico perché la gente poi interpreta le cose a modo suo».

La vita pubblica di Megan attira una forma specifica di misoginia riservata alle ragazze di colore. Se viene fotografata accanto a un uomo – che sia Daniel Kaluuya ai BET Hip Hop Awards o Trey Songz in un locale – scattano immediatamente speculazioni sulle persone con chi esce, speculazioni che raramente hanno a che fare con la realtà delle cose. Durante la prima settimana di febbraio, Megan ha canalizzato la rabbia di internet dopo che G-Eazy ha postato su Instagram una story in cui le baciava il viso. In perfetto stile Megan, il giorno la rapper dopo scherzava dicendo che l’unica cosa che piaceva a G-Eazy era il sapore del trucco Fenty.

«Queste sono le mie migliori amiche, ma tutte quante abbiamo un sacco di amici maschi», dice. «Ma ora è tutto pubblico. La gente pensa che se esco con qualcuno dev’esserci del sesso. Perché non posso semplicemente uscire con un amico la sera? Scrivono quelle stronzate perché vogliono attenzione, ma non m’interessa. Sto un po’ in ansia perché sono ancora in lutto per la morte di mia madre e di mia nonna. Poi vado su internet e vedo ‘sti stronzi che parlano di me? Questa roba mi fa incazzare».

Megan rassicura tutti quanti: di testa sta bene, è sicura di sé, ama se stessa, però essere sottoposta costantemente al diluvio di commenti di Instagram, ai blog di gossip, alle opinioni di chiunque un po’ logora. Diventare un sex symbol ha uno svantaggio: il pubblico ti priva di ogni residuo di umanità e ti tratta come un prodotto. «La gente pensa: è una celebrità, queste cose non le pesano».

Per rilassarsi, Megan guarda anime. Le piace discutere del punto di Naruto in cui è arrivata (ha appena finito l’esame dei Chūnin). Uno dei suoi soprannomi, Todoroki Tina, e l’acconciatura mezza rossa e mezza bianca sono ispirati a un personaggio di My Hero Academia. Parla dell’eroe di My Hero Academia, Deku, e di un tratto distintivo dei manga Shōnen, l’addestramento. È un tema tipico dei fumetti giapponesi come Dragonball, One Piece, Naruto: il protagonista cerca un maestro e si allena per raggiungere un nuovo livello di forza.

«Stavo guardando un episodio con Deku in cui andavano ad allenarsi nella foresta. Il suo maestro diceva: devi annientare il tuo corpo per farlo diventare più forte. È quel che faccio anch’io, letteralmente, ogni singolo giorno. Ho vissuto un sacco di tragedie quest’anno, mi sto preparando. Mi sto addestrando».

L’addestramento alla grande. Megan sta preparando un nuovo album, intitolato Suga, in cui impersona un nuovo personaggio. Lei, che viene considerata una rapper alfa, ora vuole mostrare il suo lato sensibile, una cosa che Megan Thee Stallion si è sempre rifiutata di fare. Nel singolo B.I.T.C.H. rivolta Ratha Be Ya N.I.G.G.A. di Tupac Shakur per parlare apertamente di una relazione tossica e rappare: “È il 2020, non mi metto a discutere se devo o meno twerkare”.

«Ci sono ragazzi che cercano di controllarmi», dice Megan a proposito di quel verso. «E no, continuerò ad agitare il culo. Lo farò ad ogni maledetto concerto. Muoverò questo culo con i miei amici, con i miei fan».

Suga è il primo progetto della rapper che nasce senza la guida della madre. Megan spera di pubblicarlo in primavera, in una data speciale, «il 2 maggio, il compleanno di mamma». Finora ha scritto o registrato a Cabo, Miami, Los Angeles e in Texas. SZA, Kehlani e i Neptunes fanno parte del progetto. Pharrell l’ha soprannominata Megan Thee Machine per via della sua etica del lavoro.

Prova ancora soggezione per Pharrell anche se ha registrato con lui a Miami. «Scrivo un pezzo con un certo ritmo. Poi arriva lui e la canzone cambia da così a così. Non avevo mai lavorato con un produttore prima d’ora, non con uno che cambia un sacco di cose, come in post-produzione».

È un anno di cambiamenti per Megan la studentessa e Megan l’artista. Questo semestre seguirà due corsi online ed è determinata a non ripetere gli stessi errori che ha commesso nel 2019 quando faceva la rapper a tempo pieno e la studentessa part time. «Avrei potuto fare di meglio», ammette sospirando. «Comunque sono passata. Questo semestre voglio prendermi tutto il tempo per studiare. L’inizio è buono. Ho fatto il mio primo test e il mio primo esame, ho preso il massimo dei voti in entrambi».

In quanto musicista, Megan ha iniziato a pensare a quel che i suoi fan vogliono sentire da lei. «All’inizio facevo la musica che mi piaceva. Roba strana e divertente. Roba che piaceva a me. Mica pensavo agli altri, non alle ragazze che mi ascoltavano, non ad altre razze. Pensavo solo a me stessa e al mio brand, ma quando guardo la gente che canta le mie canzoni, magari hanno 6, 7, 8 anni, mi viene da pensare: ora vi darò qualcosa di più profondo, voglio crescere con la mia musica. Quella che facevo prima era roba da matricola».

Prima di ogni altra cosa, Megan ha uno show da fare nella sua città. Le Hotties, leggende del rap di Houston (Bun B, Paul Wall, Slim Thug) e amiche (Kelsey e Daren sono dietro le quinte) sono qui per un momento storico molto preciso e molto texano. La banda della Texas State University sale sul palco per Big Ole Freak di Megan, una dedica appropriata alla compagna di corso. Pochi istanti dopo, il fumo si scena riempie il locale, il basso comincia a vibrare e Megan Thee Stallion emerge in sella al cavallo di una giostra. Gli altoparlanti passano Pony di Ginuwine.

Megan esegue le canzoni che l’hanno resa una star e le Hotties cantano ogni singola parola. Verso la fine dello spettacolo, gli lascia salire sul palco a twerkare – probabilmente in modo imperfetto – e le osserva con orgoglio.

«Mi viene voglia di piangere», mi ha detto Megan qualche ora prima, mentre lasciavo casa sua. «Ma anche se piangiamo continuiamo a essere cattive ragazze».

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