Meek è più punk di te | Rolling Stone Italia
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Meek è più punk di te

Mentre BBC Radio passava i suoi primi pezzi lavorava in un bar e studiava produzione da autodidatta. Anni dopo, il successo mondiale con 'Fabulous' a cui segue oggi 'Beautiful Freeks'. Storia di una inglese che non ha mai mollato

Meek è più punk di te

Meek. Foto Megan Winstone/ stampa via BMG Italy

«I just got my heart broken, but I look fuckin’ fabulous». Mantra della vita ma anche testo di una delle canzoni che negli ultimi mesi vi sarà capitato di sentire tantissimo in giro. Impossibile sfuggirle: il brano chiama Fabulous e lo canta Meek, ragazza inglese che effettivamente rispecchia il titolo della canzone. Look incredibili, risata rumorosa, battutta prontissima. Per certi versi, chiacchierare con lei mi ha ricordato le prime interviste delle Spice Girls, quando erano giovani e avevano voglia di scherzare con la stampa. Sarà l’acqua inglese.

Oggi, a distanza di mesi da quel brano che le ha cambiato la vita, Meek pubblica Beautiful Freeks , «un inno per i diversi, per chi si è sempre sentito fuori posto».

Freeks, sì, scritto con la doppia e, che è come chiama i suoi fan. Una sorta di comunità che in questa intervista definirà «creativa, magica, queer». Persone che sono entrate nel mondo quando il suo primo singolo le è esploso in mano. Ma la sua storia inizia molto prima, quando era un’adolescente e studiava produzione da autodidatta tra una pausa e l’altra dai lavoretti che faceva per mantenersi. Da quando le sue prime canzoni finivano sulla Radio inglese ma lei serviva gli small cappuccino da Costa.

Il suo è un racconto di tenacia. Ce ne parla lei stessa qualche giorno prima dell’uscita del pezzo numero due di questo momento magico. In collegamento con noi c’è anche una persona della sua casa discografica italiana, Gianni, che prima di lasciarci soli si becca un bel «I Love You Jee-Ah-nee!».

Partiamo dalla fine. Beautiful Freeks sembra una di quelle da ascoltare quando si è un presi male, per tirarsi su. Confermi?
Assolutamente. I “freeks” sono i miei fan, e il messaggio che vogliamo mandare è quello di essere autentici, senza preoccuparci di quello che gli altri si aspettano da noi. È pazzesco che nel mondo in cui viviamo sia diventato punk essere sé stessi, no?

C’è molta omologazione.
Già. Questa è una canzone che dedico a loro, a chi non vuole omologarsi. Grazie a Fabulous ci siamo trovati in giro per il mondo. Persone creative, magiche, queer. Quindi sì, Beautiful Freeks è per la mia gang.

Ma infatti un po’ ascoltando la canzone e la tua musica in generale mi sembra che quello che vuoi dire è questo: smettetela di preoccuparvi che tanto la vita è una. Dici qualcosa di simile anche in una canzone che ho sentito online, Even the Rich Die Young.
Oddio, avevo condiviso solo una clip su TikTok ed è finita ovunque!

Mi appare spesso nel feed timeline.
Sì, sì, anche anche a me (ride). Comunque sì, il messaggio è quello.

Che è giustissimo in teoria, ma come si fa nella pratica?
È difficile, ci sono giorni buoni e giorni pessimi. Ci sono state tante volte, soprattutto quest’anno in cui ho fatto tantissime cose, in cui mi sono chiesta se avrei dovuto essere più calma per rendere la vita più facile.
Ma il fatto è che nulla rende la vita più difficile che fare le cose che non ti fanno sentire bene o che non ti sembrano autentiche. E quando inizi a combattere per le cose in cui credi, ti rendi conto che anche le cose difficili sono in realtà sono molto meno difficili di come le faresti se continuassi a vivere una vita che non vuoi. Mi spiego?

Sì, direi di sì.
È un insieme di tante piccole battaglie che bisogna combattere per vincere una guerra più grande, quella del benessere. Non bisogna avere paura di combattere per se stessi. Perché poi quando arrivano i momenti in cui sei davvero felice, ti rendi conto che sei felice perché le persone che hai accanto sono lì perché vedono chi sei realmente. Quindi credo che essere autentici, anche nei momenti difficili, alla fine aiuti sempre. Bisogna guardare il quadro generale.

Meek. Foto Megan Winstone/ stampa via BMG Italy

Che tipo di rapporto hai con chi ti segue? Immagino tu abbia incontrato moltissimi fan ultimamente, sei sempre in viaggio.
Direi molto personale. Le persone mi mandano DM sui social dicendo: “Ti scrivo ma tanto so che non lo leggerai mai”, e io rispondo tipo due minuti dopo. A volte faccio anche telefonate con i fan.

Seriamente?
Sì, certo. Oppure che ne so faccio le dirette TikTok e li invito a chiacchierare. Tipo domenica scorsa ho fatto una live dopo la première del documentario Kylie Minogue e ho invitato un fan a partecipare. Mi piace questa sensazione che sembra che siamo tutti seduti nella cameretta di qualcuno, tipo amici, a chiacchierare. La mia visione per questo progetto è sempre stata costruire il più grande gruppo di amicizie del mondo.

Hai nominato Kylie Minogue, ho visto che l’hai incontrata.
La adoro, è dolcissima. Il mio A&R, Jamie Nelson, lavora anche con Kylie. Siamo entrambe con BMG. Lui le aveva mandato la mia musica mesi fa, quando Fabulous era appena uscita, e lei l’ha amata. Ha lasciato commenti sotto alcuni dei miei video e mi ha invitata alla prima del suo documentario questa settimana. È stato bellissimo incontrarla di persona.

Eri già sua fan?
Sì, ed è una di quelle donne per cui ho tantissimo rispetto perché, per tornare a prima, è rimasta autentica per decenni. Non è mai cambiata per il marketing o per i media.

Il documentario racconta bene anche tutto l’odio che ha ricevuto negli anni ’80 e ’90.
Sì, assolutamente. La gente diceva che non sapeva cantare, c’erano tantissimi commenti negativi. E ancora una volta questo si collega al messaggio di Beautiful Freeks: restare fedeli a sé stessi nei momenti difficili e non sentirsi tentati di cambiare per impressionare gli altri. Lei è rimasta sulla sua strada. È stato difficile, ma guardala ora. È Kylie Minogue.

Qual è il tuo rapporto con la stampa? Ti preoccupa quello che viene scritto su di te?
Diciamo che è una cosa abbastanza nuova. Quando sono andata da Kylie, beh quella è stata la prima volta a Londra in cui i fotografi hanno iniziato a corrermi incontro. Ovviamente non sono una che passa inosservata, sono sempre vestita in modo molto, molto, appariscente (ride). Onestamente lo trovo divertente. Sono così immersa in questa idea di credere in me stessa che è davvero difficile infastidirmi. I troll online o addirittura i commenti negativi spesso li trovo divertenti. Quindi no, la stampa non mi preoccupa. Mi piace farmi fotografare. Posso fare delle bellissime pose davanti ai flash. Tanto i miei fan sanno chi sono davvero.

Molti parlano di te come di una scoperta improvvisa, ma non è così. È tanto tempo che fai questo lavoro.
Sì, assolutamente. Penso che la cosa più importante siano stati gli errori e tutti i fallimenti che ci sono stati. Questo è il mio primo vero contratto discografico. Avevo firmato una volta con una label terribile quando avevo 22 anni, ma era stato pessimo. Quando ho firmato con BMG, l’anno scorso, sapevo esattamente cosa doveva succedere e cosa no. Sapevo come dire alle persone ciò che volevo. Avevo la sicurezza di difendere il mio progetto come volevo.

Oggi c’è un po’ questa idea che il successo immediato sia normale.
Io non credo lo sia. Se qualcosa arriva troppo in fretta, probabilmente finirà con la stessa velocità. I social sono pericolosi da questo punto di vista. Puoi essere un sedicenne nella tua stanza, scrivere la tua prima canzone, pubblicarla e magari diventa virale. Ma prima di pubblicare Fabulous, il mio album era già finito da due anni. C’erano già altri videoclip pronti, concerti da annunciare, outfit. Se diventi virale e non hai preparato niente poi sei nei guai. E le etichette ti chiedono subito: “Dov’è la prossima?”. Ma magari non ce l’hai ancora. Molti artisti hanno bisogno di anni di sviluppo. Le persone pensano che tu vada semplicemente giro facendo i video per TikTok indossando vestiti stupendi, ma non è così. C’è una quantità enorme di lavoro.

E tu di vestiti stupendi te ne intendi.
Sì, dai (ride). Ogni outfit di Fabulous era couture. Li ho disegnati tutti io insieme al mio team, con un budget limitato, e ci sono voluti mesi.

MEEK: Fabulous | The Tonight Show Starring Jimmy Fallon

Tutta gavetta, per citarti. Tra l’altro tu non hai mai nascosto le tue origini working class. In una intervista hai detto che la tua musica passava su BBC Radio 1 mentre servivi caffè da Costa.
Stavo imparando a produrmi da sola. Vivevo a Londra, lavoravo da Costa Coffee e in una venue musicale, e cercavo di infilarmi in studio tra un turno e l’altro. Ogni giorno. Dormivo circa quattro ore a notte. Ogni tanto mandavo la mia musica a BBC Introducing e quando hanno iniziato a passarla è stato un momento molto importante per me. Mi ha dato fiducia in quello che stavo facendo. Da adolescente e nei primi vent’anni tantissimi produttori mi avevano fatta sentire stupida in studio. Adesso so che era completamente sbagliato. A un certo punto sono arrivata alla conclusione che non importava se fossi “brava abbastanza”: dovevo semplicemente iniziare a fare tutto da sola, perché avevo paura che la mia carriera e la mia creatività finissero nelle mani sbagliate.
E finire in radio mi ha fatto fare una sorta di svolta mentale. Ho pensato: “Posso farcela davvero, da sola”.

Bisogna farsi il mazzo, in sintesi. Tu hai sempre saputo che la musica era quello che volevi fare?
Sempre.

E a proposito di musica, che il tempo sta per finire: del nuovo video che mi dici?
Solo che vedo l’ora che la gente lo veda. Ho ricevuto la versione finale oggi e posso dirti che penso sia persino migliore del video di Fabulous. L’ho fatto ancora con Sophie Muller ed è un omaggio alla mia infanzia, a quando facevo le pantomime di paese. È completamente folle, lo adoro.

Posso solo immaginare gli outfit.
Uno è la ricreazione di qualcosa che vidi quando avevo tre anni. Sono davvero emozionata.

A questo punto anche io. Cosa guardavi quando eri piccola? Quali dischi ascoltavi?
Missy Elliott, tantissimo. Poi i Gorillaz, soprattutto Demon Days. Ma anche My Chemical Romance, Green Day, Spice Girls, Christina Aguilera, Beyoncé.
E poi tantissimo punk ed elettronica: Chemical Brothers, Daft Punk…

So che anche Gaga è stata una grande ispirazione per te. E ora stai andando in tour con Kesha. Anche lei trasmetteva messaggi simili ai suoi ‘animals’.
Kesha è mother. È un’icona. Come donna ha attraversato momenti davvero difficili nell’industria musicale e proprio per questo sono felicissima di incontrarla e lavorare con lei. La ammiro davvero tantissimo. E Joyride è una delle mie canzoni preferite uscite ultimamente.

Vera hit, concordo. Tra l’altro la sua prima da indipendente. Con quelle fisarmoniche. Ti faccio l’ultima domanda: l’album è pronto?
Sì. Stiamo cercando di pubblicarlo all’inizio del prossimo anno. Nel frattempo usciranno altri singoli.

Penso che ci vedremo presto in Italia. Ieri sera ho acceso la TV e ti ho vista su un canale italiano.
Sì, ma ti do una notizia: era registrato settimane fa. Quasi non mi ricordavo più.

È il momento di andare: «Grazie! E grazie Gionny!»

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