Max Casacci “suona” Monica Bellucci: intervista e anteprima del video di ‘Anita’ | Rolling Stone Italia
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Max Casacci “suona” Monica Bellucci: intervista e anteprima del video di ‘Anita’

La diva e il rabdomante di suoni, il film su Ekberg e un pezzo costruito sulla voce dell'attrice. Con un French touch, ça va sans dire. È tutto qui: la storia e il video in cui Monica "incontra" Anita all'Eur

Monica Bellucci e Max Casacci

Foto: Eagle Pictures (1), Silvia Pastore (2)

Il sogno di realizzare la prima colonna sonora composta facendo interamente a meno degli strumenti musicali e utilizzando soltanto rumori e suoni ambientali dovrà attendere. Nel frattempo, Max Casacci è riuscito a togliersi lo sfizio di comporre attraverso questa modalità almeno uno dei brani, Anita, delle musiche di The Girl in the Fountain, il film su Anita Ekberg diretto da Antongiulio Panizzi presentato in novembre al Torino Film Festival (al Cinema la Compagnia di Firenze fino al’1 marzo). Per il chitarrista e fondatore dei Subsonica non è la prima esperienza con suoni e rumori magicamente trasformati in musica ma questa volta a fornire la materia prima sono stati i suoni vocali della protagonista della pellicola, Monica Bellucci.

Il produttore e compositore torinese non sapeva nemmeno di che film si trattasse quando Panizzi gli ha proposto di occuparsi della colonna sonora. È stato subito un sì deciso, nella speranza che quello che avrebbe scoperto essere The Girl in the Fountain fosse l’occasione per dar vita a un pensiero che da tempo lo stuzzica: estrarre esclusivamente dagli ambienti di scena, dagli oggetti e dalle voci degli attori una tavolozza sonora destinata a diventare la musica di un film. Un esperimento di questo tipo non era possibile per una narrazione basata, come The Girl in the Fountain, su materiali d’archivio. «Quando il regista mi ha detto che la protagonista del film era un’attrice importante ho subito pensato che avrei costruito la colonna sonora intorno alla sua voce», racconta Casacci, «ma l’attrice era Monica Bellucci, che non sarebbe stata disponibile per il progetto prima di un mese e mezzo. Così ho iniziato a lavorare al resto della colonna sonora con gli strumenti musicali, lasciando uno slot libero da realizzare esclusivamente con i suoni di Monica».

Laddove l’intera colonna sonora riflette l’universo emotivo di Anita Ekberg, nelle intenzioni del musicista il brano Anita avrebbe dovuto paradossalmente raccontare invece Monica Bellucci. In un contesto giocoso e ironico e con una persona estremamente disponibile, ma anche estremamente attenta, Casacci si è messo in primo luogo alla ricerca di suoni che potessero emulare una batteria. Perché, precisa, si parte sempre dalla batteria. Una volta riconosciuto il giusto suono gutturale, quando è arrivato il momento del rullante l’artista piemontese ha chiesto a Bellucci di provare a produrre un suono che imitasse il pugno di Bud Spencer. Del resto, leggenda vuole che il rullante della Roland TR-909, la batteria alla base della techno, derivi dal campionamento di un pugno di un film western. La strada era ormai aperta per dedicarsi ai suoni più acuti di Anita: i sibili, gli schiocchi con la lingua, i vocalizzi, le sillabe, successivamente messe a tempo, della parola “Anita”. «In sede di missaggio e anche nella seconda fase di registrazione ho trattato gli strumenti immaginari come se fossero stati strumenti veri e propri. Il fatto di essere un tecnico del suono mi ha chiaramente aiutato tantissimo», spiega Casacci raccontando inoltre di aver voluto conferire ad Anita, stimolato dalle lunghe permanenze di Bellucci in Francia dove la diva è particolarmente ammirata, un tono French touch. Detto altrimenti: è un pezzo che si può ballare.

All’inizio del processo Casacci non aveva una chiara idea di come impostare il brano ma confidava nell’ispirazione che sarebbe nata dalle interazioni con l’attrice, esattamente come nell’opera Watermemories si era lasciato ispirare dall’acqua e in Earthphonia dagli ecosistemi naturali. «È da dieci anni che giro intorno a questa esperienza di trasmutazione alchemica, al tentativo di portare gli ambienti sonori in musica che possiamo definire pop. In struttura, in ritmo, in melodia e in tessiture armoniche», spiega il musicista riportando alla mente i precedenti lavori che l’hanno visto campionare, tra le altre cose, suoni di fiumi (Watermemories), di città (The City), di sport (ATP Finals But the Bass). È l’universo che ha intorno a guidarlo verso il tipo di storia sonora da raccontare, che si tratti di un luogo o di una persona. Nel secondo caso, però, specie se quella persona è Monica Bellucci, la preoccupazione per il riscontro si fa sentire: «Il fiume non ti restituisce alcun feedback, scorre indifferente rispetto a tutto ciò che di umano lo attraversa, mentre avere come referente un soggetto umano significa prendersi qualche responsabilità in più». A proposito di feedback, ironia della sorte, il fiume di Watermemories nell’ottobre del 2020 era poi esondato facendo diversi danni. L’attrice e modella è invece, con grande sollievo di Casacci, rimasta assai contenta di Anita.

Casacci si considera un musicista sgrammaticato. Se si occupa, come in questo caso, di una colonna sonora, nel maneggiarla lascia delle impronte, quelle che lui definisce delle sporcature. «Se chiami un musicista che si è fatto conoscere per un tipo di vissuto musicale come il mio ha senso che questa cosa emerga e trovi il suo spazio, fermo restando che la musica deve essere al servizio di quello che succede nel film». In testa Casacci i suoi riferimenti li ha, da Jóhann Jóhannsson (La teoria del tutto, Arrival, Mother) a Thomas Newman (American Beauty, Lemony Snicket) al frontman dei Nine Inch Nails Trent Reznor che ispira le atmosfere del brano Agnelli nella brughiera fino a, immancabile, Morricone. «Per un musicista italiano lui è un padre, uno dei pochi riferimenti che abbiamo per far emergere un’italianità inconfondibile nella storia del cinema. È sempre un modo di sentirsi a casa ed esprimere un’identità propria».

E a proposito di casa, dal 2021 Casacci è consigliere capogruppo in una circoscrizione del Comune di Torino, epilogo di un’avventura iniziata quando durante la pandemia, con il settore della musica dal vivo in ginocchio, persone accomunate da una stessa visione della musica e degli spazi a essa dedicati hanno fatto gruppo intorno a una comunità musicale battezzata Torino Pensiero Musicale. Con la sua lista civica alla fine Casacci si è ritrovato un sacco di voti nella sua circoscrizione, Vanchiglia, uno dei borghi storici della città. Mentre il tour dei Subsonica per il ventennale di Microchip emozionale è stato ulteriormente rimandato e partirà l’1 aprile, il musicista si fa le sue riunioni serali in circoscrizione: «Con i limiti degli orari non convenzionali del mio lavoro di musicista, la sto prendendo con molta serietà. Mi rendo conto che è una cosa che bisogna imparare e per questo sto osservando tantissimo». Con due obiettivi: la cultura e il welfare culturale. «La musica è il mio elettore primario».

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