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Max Casacci e la forma dell’acqua

'Watermemories', il nuovo progetto del chitarrista e produttore, è un "incidente del pop", un'opera sonora basata unicamente su suoni e rumori dell'acqua, dove le gocce diventano percussioni e un bollitore un coro di voci bianche

C’è un vecchio disco di John Frusciante intitolato To Record Only Water for Ten Days. Max Casacci dei Subsonica l’ha fatto davvero, per mezza giornata. È andato in giro per corsi d’acqua, fonti e sorgenti della città di Biella, nel Piemonte settentrionale, cuffia in testa e registratore digitale a tracolla. Ha catturato il suono di scrosci e sciabordii, li ha manipolati in digitale e li ha montati in un’opera sonora chiamata Watermemories basata unicamente su suoni e rumori dell’acqua, senza alcuno strumento musicale. Sarà presentata domenica 13 ottobre a Biella, all’inaugurazione di Arte al centro, rassegna di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto. «Quando metti in piedi un progetto del genere», spiega Casacci, «devi accettare una condizione: non sei tu a guidare il processo. Ti senti smarrito ed è elettrizzante perché sei costretto a relazionarti col suono in modo diverso».

L’opera sonora, disponibile in digitale da venerdì 11 e composta da due movimenti (Ta ‘ Cenc, realizzato con il suono di rocce calcaree, e la vera e propria Watermemories), è stata commissionata da Cittadellarte. «La scelta dell’acqua non è casuale. A cavallo tra Ottocento e Novecento l’acqua biellese era rinomata in tutta Europa per la leggerezza e le qualità curative». Per dare il via al processo, Casacci ha bisogno di uno spunto melodico, di un rumore che evoca note musicali. «Questa volta non lo trovavo, ero in crisi. Poi ho messo alcuni microfoni speciali chiamati idrofoni in immersione in una pozza e in cuffia m’è parso di ascoltare delle note». Appoggiando l’orecchio su un’opera che si trova all’interno di Cittadellarte, la Barra d’aria di Giuseppe Penone puntata verso il torrente che scorre a Biella, il Cervo, Casacci ha registrato una nota bassa che ha immaginato potesse rappresentare l’anima delle acque. Ha poi catturato il sibilo di bollitori dall’opera d’arte di Pistoletto Orchestra di stracci e uno strano gorgoglio delle sorgenti.

Dopo aver raccolto il materiale sonoro, Casacci l’ha elaborato usando il software Logic. Le gocce registrate con gli idrofoni si sono trasformate nelle percussioni intonate che caratterizzano la composizione, «una frase ipnotica che invita l’ascoltatore a immergersi nell’acqua, a lasciarsi trasportare dal flusso». La nota bassa catturata tramite la Barra d’aria ha generato un suono quasi di violoncello. Una volta armonizzato, il sibilo dei bollitori è servito per costruire uno strumento immaginario che evoca suggestioni esotiche e sacrali, «come se ci fosse un po’ di Gange nei corsi d’acqua di Biella». Dalle armoniche del gorgoglio, Casacci ha estrapolato un coro di voci bianche.

«La parte più impegnativa» spiega il musicista «è la finalizzazione che serve per fare in modo che tutto diventi musicale e diciamo così digeribile, che abbia una dinamica e una risonanza emotiva. La parte concettuale è importante, ma voglio che il risultato sia fruibile da chiunque». Casacci usa con parsimonia software che permettono di lavorare sulle armoniche dei suoni, «perché facendolo diventa fin troppo facile addomesticare il rumore e farlo diventare qualcosa d’altro. In fondo, questo lavoro non è diverso da quello del produttore che costruisce musiche con i campionamenti. Prendi i suoni, li manipoli, vedi dove ti conducono».

Non è la prima volta che Casacci si confronta con la musica concreta a cui è arrivato tramite Brian Eno e la sua idea di «creare accidenti nel pop». In Glasstress, con Daniele Mana (Vaghe Stelle), ha trasformato una fornace di Murano in corpo ritmico. Nell’album The City ha elaborato i suoni della città e li ha accostati al suono di alcuni grandi jazzisti italiani, e non solo. Ha prodotto un brano usando i suoni della Toro Rosso di Formula 1. Usa per lo più registratori digitali. In alcuni casi casi, si porta appresso un vecchio registratore portatile Nagra a nastro che il padre usava quando faceva il fonico cinematografico. «L’importante» dice «è che dietro alla musica ci sia un racconto».

Max Casacci vorrebbe pubblicare nel 2020 a un album prodotto senza strumenti musicali. «Sono indeciso. Potrebbe essere composto esclusivamente da suoni della natura oppure diviso in due, suoni della natura e rumori meccanici. Mi piace pensare di non essere un musicista diverso quando scrivo per i Subsonica e quando registro suoni della natura. Si tratta pur sempre di creare stupore».

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