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Massimo Pericolo in tour con Speranza e Barracano: «Prendi le birre e moltiplicale per tre»

Una nuova canzone in trio, i featuring, la versione repack di ‘Scialla semper’, l’ansia e l’alcol: abbiamo incontrato il rapper di ‘7 miliardi’

Massimo Pericolo

Foto di Giulia Bersani

Dopo una trentina di date da solo, Massimo Pericolo sta per intraprendere una nuova avventura, inusuale per l’Italia: un tour con l’altra next big thing Speranza e il loro socio Barracano. Si aprirà anche con una traccia inedita che li vede collaborare per la prima volta come trio. Il brano, del quale non si conosce ancora il titolo, è un pezzo molto crudo, che sposa appieno la poetica di Speranza e Massimo Pericolo e chiede, in qualche modo, se davvero avremmo mai pensato di comprare un biglietto per un tour di un personaggio con la storia di Massimo.

Ho incontrato Massimo qualche giorno prima che uscisse la versione repack di Scialla semper negli studi in cui vidi per la prima volta l’anteprima video di 7 miliardi. Da allora le cose sono cambiate, Massimo Pericolo ha cagato a casa di Marra, ma anche pisciato in piscina da Emis Killa («dovevo farlo, è una delle persone con cui ho legato di più nella musica, mi sembrava il minimo omaggiarlo così»), ha fatto l’upgrade dalle sagre di paese a eventi come il Rock in Roma.

In novembre partirà il tour con Speranza e Barracano. Come sono ora i concerti? Prima di incontrare Phra Crookers avevi già fatto dei live?

Ti farei vedere i video. Non c’era un palco, la gente era seduta… La cosa che mi ha sorpreso di più del primo vero tour è stata l’accoglienza al sud come al nord, indifferentemente dal posto. Poi ho visto che varia tanto la risposta del pubblico e anche quello mi fa strano. Pensavo che i ragazzi fossero ragazzi ovunque.

E com’è la tua vita da tour? Cosa ti manda nel pallone?

Le cose a cui tengo sono le cose che solitamente mi mettono più ansia. Io ci tengo tanto a parlare con il pubblico, non mi piace l’idea di salire sul palco e fare il disco come se fosse in cuffia. Ovviamente quando parli, in generale, non è mai facile. Anche fare un’intervista mi mette ansia, immagina parlare a un migliaio di persone… Poi passi la tua vita con altre persone, in un furgone. Fortunatamente andiamo d’accordo tutti, ma io ho bisogno dei miei spazi, quindi a volte tornare a casa, da solo, mi prende proprio bene. Anche se a volte ho giusto il tempo di andare a letto, dormire 16 ore e ripartire.

Io per il poco che ti conosco non t’immagino molto godere della vita da tour. Ti piace fare quella cosa lì?

Mi piace stare sul palco. Il contorno mi piace per i primi due giorni, poi è un po’ uno stress, che affronto con piacere, ma è comunque uno stress. Non la prendo neanche come un’occasione per scassarmi gratis, perché devo pensare al mio lavoro. Poi bevo, perché mi aiuta anche con la stanchezza, ma è diverso. Ogni tanto ci penso: bevo sul lavoro (ride, nda). Quando torno a casa, poi mi disintossico.

E come funzionerà il live nuovo con gli altri due ragazzi?

Be’, prendi le birre e moltiplicale per tre. Finalmente poi vedrò un concerto di Speranza, perché anche se ci siamo incontrati a un paio di date, di solito eravamo uno dopo l’altro, quindi quando il primo suonava l’altro si preparava e alla fine quello che aveva suonato si faceva i cazzi suoi e l’altro era sul palco. L’idea è che sia una cosa one shot, che accade in quella manciata di date e poi non torna più. Tra l’altro, non so se si possa dire – ma lo dico comunque – abbiamo anche preparato un brano per l’occasione che uscirà subito prima del tour.

Come pensi che reagiranno le persone a una cosa del genere live?

Io un po’ li ho abituati, dai. Un pezzo live come 7 miliardi in Italia a me non viene in mente…

Sì sono d’accordo, non dico non ci sia, ma non mi viene in mente. E mi incuriosisce, mentre nel rap c’è la tendenza a farsi accompagnare da una band, questo pezzo non puoi farlo con la band.

Eh, mi sa di no (ride, nda).

A breve uscirà la repack del disco e secondo me la cosa che funziona è che…

È esattamente lo stesso disco (ride, nda).

Esatto! Nel senso: di solito nelle repack c’è la corsa al featuring più strano per far sì che le ospitate risollevino in classifica il disco, tu invece hai messo solo pezzi editi o leakati, senza featuring.

Io non so come cambia la vita di una canzone che la gente si è ascoltata molto su YouTube e poi finisce su Spotify, non so se anche su Spotify finirà a fare play. Ma onestamente non è tanto una questione di numeri. È proprio che a me dispiace che quelle canzoni lì stiano solo su YouTube e quindi abbiamo deciso di fare questa cosa. Poi alcune canzoni cambiano, per esempio Totoro ha un beat diverso. E mi incuriosisce capire se la gente si pomperà Polo Nord anche senza il beat con cui era uscita originariamente (un bootleg di Gigi D’Agostino, nda).

Però rimane la curiosità di sentirti con altri rapper, per esempio nel vinile c’è la già edita Scacciacani con Ketama…

Rido, perché quando mi fanno le domande sulla musica – che dovrebbe essere la cosa più facile su cui rispondere – vado in sbatti, non so cosa dire. Domande sulla vita, sulla filosofia, ti rispondo, ma sulla musica… (Ride, nda)

Finisco questa domanda e prometto che passiamo alle massime sulla vita. Non hai la curiosità di condividere la traccia con un altro rapper?

Anche per questo le interviste sono un casino. Tu giustamente la vedi così, io però so già che sarò come featuring della repack di un disco che uscirà a breve, Marracash ha già annunciato il mio featuring nel disco, quindi è difficile ragionare come se io non l’avessi fatto. Poi, giustamente, il pubblico non lo sa, per il pubblico sono ancora a pochi feat. Io sono sempre io, poi collaboro quando vale la pena essere in due sullo stesso pezzo, non è tanto questione di rispetto o di bravura, ma mettere due rapper sullo stesso beat è come far convivere due persone nella stessa stanza.

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