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Marracash è tornato con un disco che rompe lo status quo

Il King of rap torna con un album «denso e compatto». E ha scritto un pezzo in cui "dissa" Rolling Stone dopo essere stato a cena con Vasco a L.A.

E alla fine ce l’ha fatta. Non potevamo giurare sul fatto che Marracash sarebbe riuscito a finire e portare il suo nuovo album Status (atteso almeno da due anni) a Los Angeles, per il mixaggio con un mago come Anthony Kilhoffer, quando lo avevamo incontrato a novembre. E, invece, per buona pace dei fan l’album c’è.

Uscirà il 20 gennaio e Fabio “Marra” Rizzo è venuto a farcelo ascoltare e, a raccontarcelo, in redazione.

Rivelandoci, soprattutto, i particolari dell’ultimo periodo di lavorazione a L.A., dove, per esempio, è nata la traccia che introduce l’album, Bruce Willis (la trovate nel video qui sopra) che cita anche il nostro giornale «sono il più rock ma Rolling Stone non mi dà la cover…».

«È proprio l’ultimissimo brano che ho scritto a Los Angeles, ed è nato proprio dopo la cena con Vasco. Ero sveglissimo per il fuso orario e per l’adrenalina in circolo dopo un incontro così incredibile. E, comunque, quella citazione mi è venuta in mente dopo l’intervista con voi».

La lunga intervista al king del rap tra le pagine di Rolling Stone di dicembre/gennaio

La lunga intervista al king del rap tra le pagine di Rolling Stone di dicembre/gennaio

Come sei finito a cena con Vasco?
«Un po’ per caso, tramite amici comuni. Abbiamo avuto modo di parlare. Davvero. Non chiacchiere generiche sul tempo o su Los Angeles. Lui era interessato a capire la mia storia: chi fossi e da dove venissi. Mi ha ascoltato attentamente. È stato una grande sorpresa, ho scoperto un artista umile, che sta in disparte, schivo, che parla a bassa voce e non ama mettersi al centro del mondo per forza. Bello».

Immaginiamo che tu sia in macchina con una ragazza che ti piace, da quale pezzo partiresti?
Da In radio sicuramente. Mi sembra quello che potrebbe piacere di più a una ragazza ed è un brano in cui parlo anche del mio passato, delle persone a cui volevo bene e che ho perso di vista e per le quali sono diventato, appunto, soltanto “una voce in radio”. E poi è anche sul rap, in fondo, e sulla musica in generale. Ora tutti parlano del web e di quanto sia importante ma a che cosa serve? A finire in radio. Tutti gli artisti a questo aspirano, anche quelli più underground. Questo è pazzesco, se ci pensate: gli youtuber, anche quelli che fanno milioni di click vogliono finire in tv. Anche i blogger, invece, vogliono andare in radio. Quindi sono i media tradizionali a contare ancora davvero. Un brano, invece, totalmente opposto a In radio, dalle basi molto potenti, è Crack. Negli anni ’90 sarebbe stato il singolo, ora non credo proprio lo potrà diventare.

“Vendetta”, dal nuovo album di Marracash, in uscita il 20 gennaio:

I brani riescono a esprimere generi e ispirazioni diverse ma quale pensi sia il più rappresentativo?
Sono felice soprattutto di essere riuscito a creare una grande compattezza, inedita per un mio album, nonostante l’eterogeneità. Quello che mi rappresenta di più, comunque, è senza dubbio Vendetta. Così denso di contenuti, difficile magari a un primo ascolto ma penso sia una sintesi perfetta del momento che ho passato.

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