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Marracash e Guè Pequeno contro tutti

Sono più incazzati che mai, e con "Santeria" hanno unito le forze per combattere il lato oscuro della scena rap italiana
Marracash e Gué Pequeno hanno da poco pubblicato insieme l'album Santeria. Marra indossa: dolcevita in lana a coste MODERN ESSENTIALS SELECTED BY DAVID BECKHAM; camicia e pantaloni DSQUARED2; occhiali PERSOL. Gué indossa: felpa in lana e nylon STONE ISLAND; camicia e pantaloni SIVIGLIA; occhiali RAY-BAN - Foto di Paolo Leone

Marracash e Gué Pequeno hanno da poco pubblicato insieme l'album Santeria. Marra indossa: dolcevita in lana a coste MODERN ESSENTIALS SELECTED BY DAVID BECKHAM; camicia e pantaloni DSQUARED2; occhiali PERSOL. Gué indossa: felpa in lana e nylon STONE ISLAND; camicia e pantaloni SIVIGLIA; occhiali RAY-BAN - Foto di Paolo Leone

Quando li incontriamo sulla terrazza con piscina di un bling bling hotel, Santeria è primo nelle chart, con tutti i pezzi dell’album nella classifica dei singoli. Un vero record, ma dalle facce di Marracash e Gué Pequeno non si direbbe: sono incazzati, delusi da quello che chiamano “il sistema Italia”. Hanno la sensazione di essere sgraditi, ignorati dai media, che li sopportano giusto perché un sacco di gente ascolta la loro musica. ma disinnescano questa ennesima bomba rap contravvenendo alle regole del libero mercato: se un pezzo funziona, lo passi in radio. La tentazione di mandare tutti affanculo ed emigrare è forte per entrambi, Gué ha già ha messo un piede fuori, prendendo casa in Svizzera. Prima di andarsene, però, vogliono togliersi qualche mattone dalle nuove sneakers. A iniziare da adesso.

Come nasce Senza Dio? È uno dei pezzi più forti del disco.
Guè Nasce da uno slogan. Ha a che fare con i rapporti e le amicizie finite male, con robe che mi hanno portato a una disillusione tale da perdere la fede in qualsiasi cosa. Poi, parlando con Marra a Tenerife – dove abbiamo iniziato a scrivere il disco – abbiamo pensato di sviluppare lo slogan ciascuno come credeva, ciascuno con un proprio flusso di coscienza. Una volta trovata la base, la cosa che mi è piaciuta di più è stato dargli un tiro golden age.

Cosa intendi per golden age?
Guè Il sound degli anni ’90.
Marra L’hip hop più classico, non contaminato dalla trap.
Guè Uno degli aspetti che mi piacciono di più del disco è il fatto che ci trovi tutti i riferimenti musicali, le radici che abbiamo, le citazioni della musica con cui siamo cresciuti. Dall’inizio golden age al reggae disco di Insta Lova, che può sembrare una cosa trash, dietro ci sono mille riferimenti: c’è dietro Snow, Dr. Alban.
Marra In Senza Dio ci sono tre parole chiave: illusione, delusione, collusione. Vengono da 1992, la serie tv. Si parte illusi, credendo che la tua musica cambierà il mondo, poi arriva la delusione, capisci che in questo Paese non puoi fare niente, e poi c’è la collusione, quando a un certo punto metti la tua intelligenza al servizio del male.
Guè E diventi cattivo. Passi al lato oscuro della forza.

È un po’ la cosa che diceva Arbasino: si passa da brillanti promesse a soliti stronzi, fino a venerati maestri. Voi a che punto siete?
Guè Io sono già nel lato oscuro, completamente. C’è una strofa che canto in un pezzo di Fibra, che mi riassume: “Sono cresciuto guardando cartoni giapponesi ultraviolenti alla tv / Da grande i miei idoli non erano i più buoni ma solo i supercattivi”. (“E tu ci convivi”, Fabri Fibra feat. Guè Pequeno, 2015, ndr). Poi vabbè, noi siamo pure fortunati, perché facciamo musica, arte, qualcosa di nobile. E soprattutto in questo disco abbiamo cercato di fare un lavoro di qualità, di fare cultura, non roba fast food.
Marra Citando sempre il testo di Senza Dio: se ti chiedi se hai un’anima – il fatto stesso cioè di porti la domanda – significa che un’anima ce l’hai.

“Noi abbiamo iniziato a suonare in un’epoca in cui non c’era neppure il sogno di farci i soldi con il rap, e il rap dovevi amarlo fino al midollo” Guè

E poi in Senza Dio – dopo ’sta botta di consapevolezza – tu Guè rappi: “Nella vita ho provato tutto tranne il cazzo”. Così, d’emblée.
Guè A me piace così. Il mio stile è questo. È una frase diretta, cruda, ignorante, incisiva. È anche una cosa che ha a che fare con il rap che ascoltavo a 18 anni. In America c’è un pezzo di A$ap Rocky che dice, più o meno: “Mi piace scopare, mi piacciono le troie, le bad bitches”. Per me il rap è anche questo, è la banconota che è più lunga del mio cazzo. Altrimenti non è rap. Poi è chiaro che si cambia e si fanno e scrivono anche cose diverse.

Poi c’è una specie di trittico: Cosa mia, Purdi, Cantante italiana.
Marra Un trittico di rivendicazione della nostra superiorità.

In Cosa mia ci sei tu, che sei il padre della scena, disgustato perché tua figlia – canti – “è una zoccola”.
Marra C’è questo personaggio, “mia figlia”, che non appena viene portato in società subito si scoscia, si strappa la gonna, si chiude al cesso e fa un bocchino al dj 40enne, ai vecchi, a quelli che in Italia comandano. (Risate). Noi abbiamo iniziato a suonare in un’epoca in cui non c’era neppure il sogno di farci i soldi con il rap, e il rap dovevi amarlo fino al midollo, con tutto te stesso, dovevi essere un grande appassionato, veramente. Gente come Fabri Fibra, gli ex Co’Sang, si vivono la musica con una visceralità, con una sofferenza che i ragazzi di oggi non hanno. Un po’ perché questo sogno ce l’hanno già impacchettato, pronto, un po’ perché la maggior parte di loro pensa solo ai soldi. Sono come i vecchi tronisti della tv. Per un 20enne, il tronista era un modo di mettersi in luce e sperare di fare i soldi, adesso c’è il rap. Quando c’erano i tronisti, noi eravamo da un’altra parte. A fare rap.
Guè Vedi pure gli youtuber eccetera…
Marra Chi sono allora i veri “senza Dio”? Forse sono loro e non noi. Io, quando facevo musica, volevo essere libero. Alla musica chiedevo di liberarmi dal lavoro. Avevo anche la smania di far soldi, chiaro, di prendermi una rivincita sulla scuola, sul quartiere, sui miei. Ma non volevo essere Laura Pausini. Invece questi sono disposti ad assoggettarsi pur di essere famosi. Purdi, appunto.

Se li chiami “figli”, però, vuol dire che un rapporto c’era…
Marra Beh, hanno preso tutto da noi. Hanno preso le nostre tematiche, il nostro taglio di capelli, i nostri giochi di parole.

Però c’è stato un momento in cui li avete presi in braccio e cullati…
Marra In effetti sì, sono passati per le nostre etichette indipendenti, per i nostri featuring. Li abbiamo cresciuti noi.

Gué e Marra indossano: t-shirt INTIMISSIMI; orologio DIESEL WATCHES – Foto di Paolo Leone

Parliamo ancora di Cosa mia e Purdi. Non capisco fino a che punto vengano da una vostra necessità di dissing o siano puramente repertorio ed esercizi rap.
Guè Cosa mia è un manifesto artistico vero e proprio, da un punto di vista prettamente hip hop. È un modo di rivendicare quello che sei, di mettere le cose in chiaro. Il rap non è innocuo, dev’essere aggressivo e le cose vanno dette con chiarezza. Tu puoi fare la tua musica, quello che ti pare, ma sono io che te l’ho fatta fare, e dovresti riconoscermi una serie di cose.

Però se contesti agli altri, che ne so, il fatto di partecipare a un talent show purdi, o di litigare su Twitter con un politico purdi, poi corri il rischio di precluderti in futuro tutta una serie di opzioni: tipo partecipare a un reality o litigare con un politico.
Marra La storia è piena di percorsi a sé, e di gente che non si preclude niente, vedi Manuel Agnelli. Per cambiare faccia si è sempre in tempo.
Guè Io sono uno che ha sempre detto di voler fare soldi. La mia carriera è piena di errori, di aspetti controversi. Non voglio neppure fare troppo la morale, ma è giusto mettere qualche puntino sulle i. Non lo dico da rosicone. Il nostro è un disco orgoglioso. Siamo comunque due che vendono, due vincenti.

Purdi fa riferimento – neanche troppo indiretto – a Fedez.
Marra Mettiamola così: visto che questa corrente di altro rap – e chiamiamolo rap per capirci, anche se secondo me non lo è, è LOL – si permette di sfottere noi, i nostri amici ignoranti, permetti anche a me di dire che quella roba lì è ridicola, è rap scemo. Permettimi che io possa ridere di te, che sei un orsacchiotto. Poi ognuno resta libero di fare ciò che vuole.
Guè Raccontiamo una situazione degenerata che non riguarda solo il rap. È la situazione di regressione estrema a cui i social possono spingere la gente, non solo gli artisti. Sono cambiati i valori. Non per fare il Fabio Volo di turno, ma adesso i valori sono i like, le view, i click. Io invece, ti dico, quando cammino per strada sento l’amore della gente, dei miei amici. Non sono solo.

Cantante italiana è un pezzo ironico, uno dovrebbe farsi una risata. Ma sapete già che non sarà così.
Marra Mah, secondo me tanti si faranno una risata. Una sonora risata sullo star system italiano. Ci sta. Abbiamo saputo che Emma ha sentito il pezzo, e non se l’è presa.
Guè Perché ne esce come una figa.

“Fuori dal rap non mi piace nessuno”. Davvero, Marra, non c’è una cantante italiana che ti piace?
Marra No, nessuna. Le trovo veramente demodé, a partire dal look.
Guè Io vorrei precisare una cosa: non ce l’ho col mainstream. In realtà, mi stanno sul cazzo sia Laura Pausini che Levante. Anzi, più Levante che la Pausini. Stesso discorso può valere sia per Fedez che per certo rap alternativo. Ci sono degli atteggiamenti che non accetto, anche in certi giornalisti… Se ti lamenti del fatto che in un pezzo magari uso espressioni tipo “devi sucare”, significa che di rap non capisci, barra, non sai un cazzo.

Stai dicendo che noi giornalisti non capiamo un cazzo, una vecchia polemica.
Marra I giornalisti non capiscono gli stilemi del rap. Capiscono i capelli lunghi e la croce rovesciata di Ozzy Osbourne, ma non le collane nel rap.
Guè Perché il calciatore può andare in Lamborghini e il rapper no? Io lavoro, mica vado a rubare.
Marra Sono le stesse incomprensioni che ci sono ora su Gomorra. Come Gomorra non è un documentario su Scampia, così i miei pezzi non sono dei documentari sulla Barona, ma solo una mia rappresentazione, artistica, parziale.

“Per noi, qualche anno fa, c’è stata l’esigenza di mettere un piede dentro ’sta merda di musica italiana, da cui eravamo banditi.” Marracash


Che differenza c’è, come temi e stile, tra il vostro pezzo “solare” Insta Lova e il singolo estivo di J-Ax e Fedez, Vorrei ma non posto?
Marra Il nostro non è una lagna sui social-che-rovinano-le-persone, sul fatto che non si esce più a rimorchiare. E poi musicalmente c’è un abisso di differenza.
Guè Quello di J-Ax e Fedez è un pezzo di ottima fattura, prodotto su misura per l’Italia. In Italia, uno dei motivi per cui l’hip hop ha faticato a imporsi è stata la presenza della cassa, che indispone. Io invece cerco di fare roba che spacca il più possibile, e il mio segreto è far finta di non essere in Italia, altrimenti muoio. Faccio il mio disco, vado all’estero, magari ne soffro e potrei vendere il doppio. Ma non posso credere che gli altri siano contenti, perché lavorare in un certo modo ti uccide l’anima. Per fare le cose in quel modo dovremmo rappare come degli idioti, fare delle basi dove non entra mai la cassa, fare un featuring con una stronza, twittare che sei vicino alle vittime del terremoto o dare della merda a Salvini. Una volta sono uscito con una fashion blogger, che mi ha messo dei filtri a una foto che ho postato su Instagram. È stata una delle mie foto che ha preso più like in assoluto. Ma io non lo metto il filtro rosa, non me ne frega un cazzo! Tantomeno posso far ridere la gente per farmi considerare. Perché dovrei far ridere? Cazzo ridi? Il rap è una cosa seria, un patrimonio culturale, ha una storia, come il rock, ci fanno i film, ci sono i libri di Jay-Z, Jay-Z che va al Moma. Non dico che il rap mi ha salvato la vita, ma me l’ha resa migliore, mi ha fatto imparare le lingue, mi ha aperto la testa e fatto girare il mondo.
Marra Per noi, qualche anno fa, c’è stata l’esigenza di mettere un piede dentro ’sta merda di musica italiana, da cui eravamo banditi. Così, siamo stati anche i primi a dover fare dei pezzi “passabili”. Io sono stato uno dei primi a collaborare con una uscita dai talent, Giusy Ferreri. I Club Dogo avevano fatto Pes e Fibra Tranne te. Insomma, c’era stato un tentativo di legittimare questa musica, e di portare la musica italiana nell’hip hop. Questi nuovi ragazzini, invece, fanno solo dei pezzi pop con un paio di rime sopra. Di hip hop non c’è niente. Il giornalista italiano medio coglie le differenze tra Manuel Agnelli e i Finley, ma non è altrettanto attento con l’hip hop. Io, dopo Status, ho pensato seriamente di lasciare il rap: ero deluso perché a 35 anni – dopo molto che ho fatto – mi rifiuto di essere confuso con Moreno o con Maracanà di Emis Killa. Faccio un’altra roba. Questo disco serve a dichiararlo. Io ho ascoltato Colapesce e altri nuovi autori italiani, e credo che, come scrittura, come metafore, non siano bravi come noi.

Nei vostri testi parlate di fare l’amore, di scopare, risultando credibili. Non è facile, infatti non ne parla nessuno.
Guè In Italia tutti fanno fatica a parlare di scopate. Tipo che è proibito. Pensa all’ultimo pezzo di Emis, che è un caro amico. Essendo vittima del sistema, si è inventato questa puttanata del Cult (titolo del singolo di Emis Killa uscito a giugno, ndr). Invece noi, nella nostra naturalezza, in Insta Lova abbiamo parlato di scopare e WhatsApp.

Rappare sull’argomento in questione vi viene bene.

Guè (Ride) È uno dei complimenti più belli che mi abbiano mai fatto.
Marra C’è chi si cimenta con meno credibilità di noi, diciamo. In Italia la figa viene vissuta male, con questo retaggio da filmetto con Lino Banfi, dove si arriva sempre a un centimetro dalla figa, ah, uh, ma alla fine non si scopa mai. In Italia il sesso è messo su un piedistallo. La nostra è una puttanocrazia, si dà troppo importanza a questa cosa, che poi diventa merce di scambio. Io me la vivo con più naturalezza.

Avete gli stessi gusti in materia?
Marra Ci piacciono a entrambi un po’ fat booty.
Guè Ma non generalizzerei.

Usate spesso l’espressione “bitch” riferita alle donne. Difficile non tacciarvi di misoginia.
Guè La misoginia non esiste. La parola bitch viene fuori quando parli di una certa categoria di donne. Le nuove generazioni sono più bitch? Sì, certo, le donne ci provano come gli uomini.

Avete votato a Milano per l’elezione del sindaco?
Marra Io non ho mai votato in vita mia.
Guè Risiedo in Svizzera.

Ci sarà prima o poi un rapper gay anche in Italia?
Guè C’è già. Ma pure all’estero non tutti sono dichiarati.

C’è una rima su Renzi nel disco, ma a parte questo la politica è completamente assente dai vostri testi.
Guè Mi ha sempre dato fastidio che, per essere considerato dai giornalisti, sia importante parlare di politica. Io ho puntato tutto sulla sincerità, mi piacciono le liriche esplicite. Se mi mettessi a fare l’attivista non sarei credibile.
Marra In questo disco non si parla di politica, un po’ perché ci è venuto spontaneo non farlo, e perché siamo nauseati da chi strumentalizza l’argomento. A me può succedere, citando Nas, di avvicinarmi più alla cosiddetta hood politics, cioè raccontare il quartiere e la strada.

Facciamo che il festival di La Repubblica – RepIdee – vi chiami per parlare dei giovani, un po’ come hanno fatto Fedez e Michele Serra insieme.
Guè Davanti a un pubblico di vecchi o di giovani?

Di giovani.
Guè Non vedo a cosa possa servire. I giovani vogliono solo farsi i selfie.

L’intervista è stata pubblicata in versione integrale su Rolling Stone di luglio/agosto.
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