Rolling Stone Italia

MamboLosco: «Ci sono rapper che pagano 40 mila euro per la strofa di un americano che poi neanche li tagga»

Porno trap e voglia di ballare contro l’egocentrismo e la “presa male” dei finti gangsta. «Vicenza» assicura il rapper, tornato con ‘Facendo faccende’ «è la città più hip hop e festaiola d’Italia»

Foto press

“Guarda come flexo / Quanto sono fresco / Dici di farlo come Mambo, ma non penso”. Sono passati quasi sei anni da quando William Miller Hickman III in arte MamboLosco si è presentato alla scena rap italiana con il suo personalissimo stile: attitudine festaiola, testi infarciti di slang e neologismi, flow molleggiato e spiccata predilezione a rappare di sesso esplicito. Tutto questo, a cui si aggiunge la sua doppia origine americana e italiana, ha contribuito a un successo che, dalle visualizzazioni su YouTube e dalle serate nei club, è arrivato fino a TikTok, dove il trapper vicentino oggi è una vera e propria star: dai ragazzi che mettono in scena balletti e coreografie sui suoi pezzi sempre molto ballabili al racconto delle Mambo-giornate ad alto tasso di swag.

Venerdì è tornato con un nuovo disco, Facendo faccende, che non tenta di uscire dalla comfort zone che l’ha reso famoso, ma ne è il manifesto curato in ogni dettaglio e con featuring di peso: tra tutti Anna, nel pezzo Vodka che già si prevede essere un prossimo tormentone estivo, sia sui social che al bar dello stabilimento balneare. Certo qualche genitore della numerosa fanbase di MamboLosco, spesso ragazzi che non superano i vent’anni, potrà storcere il naso e non apprezzare la porno-trap ultra macho di molti suoi pezzi – da Culo grosso a Mikado (“arrivo la schiaccio, la chiavo, la scoppio come un Big Babol”), ma MamboLosco non sembra interessarsi alla questione… Anzi, nella chiacchierata al telefono che state per leggere rivendica la sua “presa bene” e la voglia di divertirsi come alternativa alla “presa male” di molto (finto) gangsta rap.

Il tuo nuovo disco ha un’attitudine festaiola e danzereccia. Ci si diverte ai party vicentini?
Molti format di festa li abbiamo inventati noi in Veneto e poi sono stati esportati in città come Milano. A livello di locali siamo messi benissimo: Vicenza per me è la città più hip hop d’Italia, ci sono gli americani delle basi Nato, giovani soldati che la sera hanno voglia di andare a ballare un certo tipo di musica, e in pista puoi vedere le tipe twerkare, cosa che a Milano non succede.

Sei italo-americano, la famiglia di tuo padre vive negli States: hai avuto modo di fare arrivare lì la tua musica?
Mando tutti i pezzi che scrivo, soprattutto quelli in inglese, ai miei cugini in America perché li ascoltino e mi dicano cosa ne pensano. Sono gasati, mi dicono che dovrei fare più pezzi in inglese, tornare a casa.

E vorresti tornare?
Sarebbe inutile, non ci sarà mai un americano che ascolterà rap che viene dall’Italia. Anche i featuring che fanno i miei colleghi sono più una questione di ego, paghi 40 mila euro per una strofa made in Usa e l’artista manco di tagga sui social.

Il tuo linguaggio esplicito quando parli di sesso e di rapporti piace anche alle ragazze, o c’è chi si offende?
Piace tantissimo, soprattutto alle ragazze. Se guardi la top 100 mondiale è pieno di pezzi latin che sono più spinti dei miei. In Italia non ci siamo ancora arrivati, ma è questione di tempo perché alle ragazze piace andare in discoteca e ascoltare musica. Puoi vedere ragazze compostissime che in cuffia si stanno ascoltando il Doc 3 dove parliamo di cazzi di 20 centimetri e di pompini. Ci sono due tipi di rap: il gangsta e il party rap. Il primo lo possono fare in pochissimi risultando credibili, il secondo è quello per far divertire la gente, ed è quello che voglio fare io.

Davvero nessuno si è mai offeso?
Qualche genitore, ma alle mamma poi alla fine sotto sotto piace. Sono soprattutto i papà che si preoccupano per le loro figlie…

Comunque a fare il party rap in Italia insieme a te c’è anche una donna, Anna, che canta in quella che sarà una delle hit del disco, Vodka.
Lei è una delle più brave e sì, in questo momento non siamo in tantissimi ma prima o poi finirà anche tutto questo parlare gangsta – “t’ammazzo” e “ti sparo” – e rimarrà la voglia di ballare.

Un gangsta vero – è stato anche in carcere recentemente – è ospite di una traccia del tuo disco: Fuck My Opps feat. Niko Pandetta.
In Italia è l’unico che può fare certi discorsi ed è per questo che ho un rapporto con lui, perché è vero. Niko vive sulla sua pelle le cose che dice nelle canzoni, è il più real della scena italiana.

Sei molto famoso su TikTok. Ti condiziona nel fare musica? Cerchi il pezzo tiktokkabile?
Non lo cerco, mi viene naturale ed è una fortuna perché oggi la musica si sta spostando in quella direzione. C’è molta invidia e c’è chi pagherebbe per essere seguito come me e Anna su TikTok, non solo per le canzoni virali: posto quando vado a farmi treccine, quando vado dall’estetista per fare una pedicure… cose che magari un altro rapper si vergogna pure di fare. Per funzionare però non deve essere una cosa studiata, non devi chiamare altri venti maranza a fare le impennate con la moto come fanno tutti.

C’è una corrispondenza tra il tuo parlare di sesso e di scopate e la sessualità che si vivono i ragazzini che ti ascoltano, spesso più virtuale che reale?
Oggi i ragazzi scopano di più di quando ero giovane io. Prima non c’era Instagram, non potevi pescare in un mare così grosso.

Lo stereotipo del Veneto leghista e razzista esiste ancora? Chi fa rap come te lo sente?
No, io giro molto e in Veneto c’è una mentalità più aperta che in molti altri posti d’Italia. Noi ragazzi Vicenza la chiamiamo Chocolate City, la città del cioccolato, perché ci sono tanti ragazzi neri e noi ce ne vantiamo, andiamo d’accordo, ci divertiamo insieme.

Iscriviti