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Mahmood: «Mio padre? Non lo sento da un po’. Ma non provo rancore»

È ancora un po’ incredulo il vincitore del Festival di Sanremo. Di aver battuto concorrenti così agguerriti e delle polemiche di queste ore: “Alla fine me lo sono meritato”

È lunedì pomeriggio, ormai, eppure ancora in Italia si parla solo di Sanremo. Meno puntuale del solito, l’immancabile polemica politica è arrivata e ha coinvolto il vincitore di questa 69esima edizione. Ad aprire le danze era stato quell’influencer di Matteo Salvini, che pochi minuti dopo la proclamazione aveva sentito l’esigenza di comunicare ai suoi elegantissimi follower di preferire Ultimo (che, infatti, mica c’ha un cognome strano). Poi ci si è messo il collega da Luigi Di Maio, che si è espresso su una delle priorità del nostro Paese: il televoto.
E così Mahmood, 27 anni from Rozzano Beach, è diventato doppiamente immeritevole della vittoria, per via delle origini e in quanto traditore del verdetto popolare. Sono tempi strani.
Un casino mediatico che non tiene conto di una roba semplice semplice: il brano di Mahmood è stata l’unica vera hit del Festival. Per una volta ha vinto un brano non pensato per un pubblico di utilizzatori di colle per dentiere. Anzi, Soldi è il vero specchio del Paese, quello della recessione e del reddito di cittadinanza.
Non ci crede neanche lui, Alessandro Mahmoud (il cognome si scrive così, con la “u”) di aver battuto vecchie glorie, tenorini e favoriti (occhio perché se glielo dite si incazzano). Eppure è successo: si è mangiato il palco dell’Ariston. E ora ci racconta come ha fatto.

Hai scatenato un vero casino. Sui social ci sono tantissimi commenti che dicono che non ti meritavi la vittoria e che sei solo un simbolo politico.
È una cosa che mi ha stupito tantissimo. A tutti quelli che alimentano queste polemiche rispondo con le parole che ha usato Claudio Baglioni: “Mahmood è italiano. È più italiano di voi”.

Sei nato e cresciuto a Milano, vaglielo a spiegare.
Infatti. E poi ho voluto semplicemente raccontare quello che ho vissuto, non parlare di temi politici. È la mia esperienza. Ed è l’esperienza di tantissime persone, di tantissime famiglie. Le critiche ci sono, quelle costruttive le leggo. Ho appena iniziato, ho tutto da imparare.

Sabato notte sei riuscito a dormire?
Zero! Forse un’oretta, ma poca roba.

Quando hanno annunciato il vincitore hai fatto una faccia incredibile.
Ho visto le foto! La mia vittoria era già essere arrivato su quel palco, il resto era fuori dai miei pensieri.

Non avevi mai pensato a questa possibilità?
Ci avevo sperato, soprattutto quando ho visto che il brano era primo nella classifica dei passaggi radiofonici. Ma ho sempre visto lontanissima la possibilità di vincere, soprattutto perché ero in gara con artisti pazzeschi.

Tipo chi?
Tipo Loredana Bertè, che riceveva la standing ovation del pubblico per ogni esibizione.

Però poi hai vinto tu.
Oh senti… vorrà dire che alla fine me lo son meritato.

Di solito i pezzi che funzionano nel mondo reale, fuori dalla “bolla sanremese” non vincono mai. Hai sdoganato una cosa nuova.
Sono felice. Scrivo e produco pezzi così da tre anni. Evidentemente molte persone si sono riconosciute in Soldi e nella storia che ho voluto raccontare. Mi fa molto piacere.

Il brano è stato prodotto da Dardust e Charlie Charles. Due nomi che non immaginavo proprio di vedere trionfare all’Ariston.
Siamo consapevoli del fatto che il pezzo fosse lontanissimo da Sanremo. Però è andata bene.



Tornando a quello che racconti: che rapporto hai con tuo padre?
Non lo sento da un bel po’. Non nutro rancore, cerco di guardare alle cose positive.

Tipo al tuo album, che esce il 1° marzo. Ci saranno featuring?
Sarà l’Ep già uscito, più dei brani nuovi. Quindi sì, c’è Fibra.

Come sei entrato nel giro dei rapper?
Le mie collaborazioni sono nate sempre dalle canzoni. Quando avevo partecipato per la prima volta a Sanremo Giovani, nel 2016, ho conosciuto Paola Zukar (manager di Fabri Fibra e Marracash, ndr). Mi inviava dei beat, e io ci ho scritto sopra delle canzoni. Da lì ho collaborato con Fibra al suo brano Luna. Idem con Guè (con cui ha duettato venerdì sera all’Ariston, ndr), con cui ho collaborato in Doppio whisky, contenuto nell’album Sinatra. Diciamo che da cosa è nata cosa.

Diciamolo pure. Hai vinto Sanremo.
Sì, incredibile.

Mo’ ti tocca l’Eurovision…
Eh, vediamo.

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