Magda: «Sono una ragazza semplice con una fantasia complessa» | Rolling Stone Italia
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Magda: «Sono una ragazza semplice con una fantasia complessa»

Ha iniziato con la moda per poi scoprire la canzone, dove ama indossare maschere per raccontare sé e gli altri. Passa dal pop al rap. Cita Roland Barthes e vorrebbe collaborare con Clementino e Fabri Fibra. Ecco Magdalena Lucca

Magdalena Lucca, in arte Magda

Foto press

Passa dal rap al pop con disinvoltura e vorrebbe collaborare con Clementino e Fabri Fibra, così come con Biagio Antonacci e Antonello Venditti. Non nasconde la propria sensualità, pur mantenendo un’attitudine street. Scrive in tre lingue (italiano, inglese e napoletano), cita Roland Barthes e cerca moltitudini. Tutto questo è Magdalena Lucca, in arte semplicemente Magda, prendere o lasciare. Come Napoli, la sua città d’origine, «che non fa sconti».

Classe ’96, ha iniziato con la moda e lo spettacolo a soli 16 anni, per poi capire un anno dopo che la musica sarebbe stata la vera strada. A 23 trova nella canzone lo sbocco ideale per dare sfogo alle esperienze vissute e ai sentimenti macinati velocemente, tanto che non passano dodici mesi prima che riesca a pubblicare il primo singolo Top Trends. È il 2020 e il pezzo tratta di donne e autenticità, come se di anni l’autrice ne avesse il doppio. Segue Londra 66, il racconto di un’italo-napoletana a Londra che si scontra con il consumismo della capitale britannica.

Ad oggi conta più di 500 mila follower sulle piattaforme social e le sue canzoni finiscono in vari progetti cinematografici. Ne è un esempio High Fly Flow, compreso nella serie Plurals prodotta da Angelika Vision e trasmessa su Amazon Prime Video. E mentre studia psicologia «per indagare l’animo umano», sforna un pezzo carico di empatia come Unique. Costantemente in fermento, ispirata dalla bellezza senza dimenticare la complessità, vuole portare le vere emozioni di tutti i giorni in musica. Tenetela d’occhio, perché Magda ha appena cominciato a stupire.

Sei originaria di Napoli. Più che una città, un vero e proprio mondo con una cultura molto caratterizzante. Cosa ti porti dentro della tua terra?
Napoli è la città dai mille volti. Sa essere una vera e propria scuola di vita, palcoscenico di storie sempre diverse, unica per forgiare la propria personalità. È un luogo in cui culture ed etnie diverse si incontrano, si mescolano e si fondono. Napoli mi ha dato la possibilità di sviluppare la mia poliedricità. Crescere in un luogo del genere può dare una marcia in più, perché non ha mezzi termini, Napoli non fa sconti, ti mette sempre in faccia la realtà. È piena di arte, bellezza e vita, ma anche di difficoltà e contraddizioni, gode però di un grande patrimonio artistico che spinge i giovani come me ad adempiere alla sfida di un riscatto sociale. Quello che porto dentro è sicuramente la verità di Napoli: l’importanza dei valori, il rispetto personale e delle tradizioni, lo spirito di condivisione e l’empatia delle persone uniche che la popolano.

Non a caso scrivi e canti in tre lingue: italiano, inglese e napoletano. In che modo le utilizzi?
Ho da sempre avuto una forte passione per la comunicazione e credo fermamente che conoscere più lingue sia la chiave fondamentale per la libertà d’espressione. L’italiano è la mia lingua, l’inglese è il mio veicolo, il napoletano il mio jolly. Queste lingue, da sole o insieme, mi aiutano ad arrivare a persone di culture differenti e a comunicare loro concetti simili con diversa intensità.

Puoi farmi degli esempi?
In Londra 66 mescolo italiano e napoletano, considerando il napoletano non solo un diversivo ma un rafforzativo capace di dare groove e colore a un ritmo che in questo caso canta della cultura italiana e della sua unicità in chiave leggera e giovanile. Il napoletano è una lingua forte e iper-espressiva, che al contempo sa essere romantica e profonda, e che più di tutto ha il potere di semplificare concetti e arrivare dritto al cuore dell’ascoltatore.

E in inglese?
Mi ha aiutato a stringere grandi collaborazioni nazionali ed internazionali: la prima con l’inedito High Fly Flow in stile rap, scritto e cantato in un inglese americanizzato. Questo è uno dei brani protagonisti della serie tv Plurals con la regia di Paolo Iezzi e Claudio Zamarion, prodotta da Angelika Vision, andata in onda in prima visione su Amazon Prime Video. Oppure, con Unique, il mio ultimo inedito, realizzato con David Teegarden in Oklahoma. È stato un grande onore poter lavorare con un professionista come lui, la sua esperienza è stata illuminante, ha lavorato con molti grandi artisti tra i quali J. J. Cale, Eric Clapton, Joe Walsh e Bob Seger. Eravamo in studio e non dimenticherò mai di quando mi ha parlato della sua vittoria del Grammy per la migliore performance rock con Against the Wind con Bob Seger e la Silver Bullet Band. Sono esperienze e storie che mi fanno sognare. Ricordi che mi accompagneranno per sempre.

Quali sono le tue influenze musicali?
I miei amati genitori mi hanno cresciuta a pane e musica anni ’80 e non smetterò mai di ringraziarli.
Spero che le generazioni future abbiano la mia stessa fortuna. Quella musica mi ha aiutato e mi aiuta tutt’ora a sentire il bello che c’è dietro ogni composizione moderna e mi sprona a voler continuare la ricerca dei suoni più interessanti. Tutti i generi e gli stili mi incuriosiscono. Credo nella bellezza che risiede nella diversità. Analizzando i particolari altrui riesco a capire quali sono i miei da accentuare. Passo facilmente dai Modern Talking ai Pink Floyd, da Springsteen a Fabio Concato, da Gianna Nannini a Biagio Antonacci, da Antonello Venditti a Vasco Rossi. Come generi, rap e hip hop della scena italiana e americana contemporanea… Insomma, un grande mix.

Hai influenze che arrivano da altri ambiti?
Il viaggio influenza molto i miei stati d’animo e la mia percezione della vita. Può essere inteso come viaggio fisico, quindi visitare città e impararne la storia e le tradizioni per poi avere ispirazione, oppure come viaggio tra le righe dei libri. Le persone sono i primi libri da cui attingere il sapere, le loro storie e come raccontano le emozioni è fonte di curiosità e un incentivo all’introspezione. Nei miei testi racconto storie di individui diversi, in prima persona, indosso le loro maschere e vivo tante vite. Questa è la parte che più amo dell’arte. Mi piace leggere saggi sulla psicologia, amo indagare il comportamento e da cosa scaturiscono pensieri e azioni. La psicologia ci dà la possibilità di scavare per arrivare alla radice di determinati comportamenti. Se non è interessante questo, davvero non so cos’altro possa essere definito interessante.

Come lavori sulla composizione dei testi?
Sono una cantautrice, ma l’ho scoperto per caso. Devo dire che la composizione è perlopiù casuale, almeno all’inizio. Quando sono distratta ho come delle illuminazioni, piccoli motivetti mi vengono in mente e da lì inizio a scrivere tutto il testo. Dopodiché vado in studio e cerco di trovare suoni che siano capaci di mettere in risalto quelle parole. Il processo creativo si completa da sé. Potrei stare a lavorare mesi per cercare di creare un brano perfetto, ma poi mi rendo conto che la migliore delle qualità è capire quando dire basta e fermarsi per non finire troppo lontano dall’idea originale.

Oggi è in corso un grande dibattito, sostenuto da molti movimenti, intorno all’emancipazione della donna. Tu come affronti un ambiente come quello della musica (e del rap in particolare) ancora in parte maschilista?
Il maschilismo si può affrontare praticando del femminismo intelligente, pareggiando quindi le forze, trovando la virtù nel mezzo. Aristotele aveva già trovato risposta a questo dibattito moderno e a tanti altri. Se fare musica significa salire su un ring, vuol dire che si sta confondendo la missione stessa della musica: comunicare, celebrare, ricordare, evadere, curare. Vedere la scena come un campo di battaglia è limitante per la mia arte e limita, inconsapevolmente, molti artisti. Il male peggiore potrebbero essere i dissing. La musica ha bisogno di altro e spero di evolvere ogni giorno di più nell’arte di trasmettere i miei sentimenti tramite le canzoni.

Torniamo alla musica. Hai appena presentato il brano Unique, che cosa rappresenta per te?
Una canzone romantica e senza tempo: una dichiarazione eterna. Questa canzone è molto importante per me, parla dell’amore di due fiamme gemelle, di sentimenti puri e della volontà di trovare la forza di abbattere ogni ostacolo in suo nome. La sfida è questa: l’amore che affronta la distanza. Unique significa unico, come la forza di riconoscere la veridicità di questo sentimento e l’attenzione a non essere beffati da un destino avverso. La mia ispirazione per il nome è stata dettata da una frase che, in un preciso momento storico della mia vita, sembrava descrivesse appieno la persona che ho amato: “L’altro che io amo e che mi affascina è Àtopos. Io non posso classificarlo, poiché egli è precisamente l’Unico, l’immagine irripetibile che corrisponde miracolosamente alla specialità del mio desiderio”.

Citazioni molto alte per chi aspira a entrare nel mercato musicale odierno.
Questa frase appartiene a Roland Barthes, tratta dall’opera Frammenti di un discorso amoroso.
Un’opera che ho letto e ho amato. E la canzone ricorda l’importanza di aspettarsi e di aiutarsi, come ogni amore vorrebbe, di indicarsi la strada a vicenda nei momenti bui, di non smettere mai di comunicare i propri sentimenti perché è grazie ad essi che ogni ostacolo può essere superato.

Se non sbaglio hai nel cassetto altri inediti. Cosa puoi anticiparci?
Dopo Unique la mia missione è tornare al groove. Voglio creare ritmi coinvolgenti e testi pregni della spensieratezza che mi contraddistingue. La mia particolarità risiede nel saper cambiare, nel voler provare stili differenti, tutto in nome dell’autenticità.

Quali artisti apprezzi con i quali, se possibile, ti piacerebbe collaborare?
Per quanto riguarda il rap, sicuramente Clementino e Fabri Fibra sono le due punte di diamante con cui amerei collaborare. Parliamo di artisti che hanno scritto la storia del rap in Italia e che hanno un’inventiva unica per quanto riguarda i testi e gli arrangiamenti. Per quello che concerne la mia anima pop, sarebbe un’emozione poter scrivere testi e collaborare con Biagio Antonacci, Antonello Venditti e i Negramaro. Ho tanti sogni e il panorama musicale italiano è costellato da grandissimi talenti.

Dal punto di vista degli outfit, come testimonia il video di Top Trends con Vinnie Blanco, non sembra che tu segua gli stereotipi del rap. Anzi, mi pare che non voglia nascondere la tua femminilità. È una scelta ben precisa o un atteggiamento naturale?
Amo la mia femminilità e mi interessa esprimerla grazie alla moda. Poi la sensualità è qualcosa di naturale. Uno dei vantaggi dell’essere donna è il poter indossare i capi d’abbigliamento più disparati, infatti non mi priverò mai della libertà di sfoggiare anche il mio stile più street.

Per concludere, qual è l’unicità di Magda secondo Magda?
Sono una ragazza semplice, ma con una fantasia molto complessa. Questo si traduce in una personalità artistica che sa essere camaleontica e forse è proprio questa la chiave della mia unicità: riconoscere la voglia, il piacere e il valore di cambiare. Osservo in silenzio e, da giudice imparziale, divento moltitudine.

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