Home Musica Interviste Musica

Lukas Graham: «Non ditemi cosa fare e andremo d’accordo»

Il cantautore cresciuto nel quartiere hippie di Copenhagen è venuto in Italia per promuovere l'uscita del suo album. E ci ha raccontato la sua storia

Lukas Graham posa davanti all’ingresso del quartiere di Copenhagen dove è nato, "Christiania"

Lukas Graham posa davanti all’ingresso del quartiere di Copenhagen dove è nato, "Christiania"

«Siamo stati letteralmente attaccati dai paparazzi. È stata la prima volta che ci capitava al di fuori del nostro paese! Ci ha fatto ridere… e ti dirò di più, non c’è niente che ci importi meno di queste cose. Per non parlare di tutte quelle ragazzine che mi chiedevano un selfie (ride)». Lukas Graham non ha ancora ben capito quello che sta succedendo. Nel giro di poche settimane il suo singolo 7 years è arrivato al top delle classifiche di tantissimi paesi europei (anche nell’ambitissima UK chart) e la sua popolarità sta crescendo anche negli States.

In questo vortice di tour promozionali e interviste lo abbiamo incontrato anche noi. La band che lo accompagna, e che porta il suo nome, è formata da altri tre elementi che rispecchiano totalmente i canoni nord europei: alti e biondi. Lukas invece no, è bassino, si veste da rapper bianco e parla tantissimo. Abbiamo fatto due chiacchiere.

Ormai sei famosissimo anche in Italia. Avrò sentito la tua canzone alla radio 20 volte nell’ultimo weekend. Le persone però sanno ancora poco della tua/vostra storia…
Ho conosciuto Mark (il batterista) nel 2005 e abbiamo formato un gruppo. Facevamo folk. Praticamente tutta la band, produttori compresi, frequentava lo stesso liceo. Abbiamo suonato un po’ e poi 6 anni fa abbiamo fondato i Lukas Graham. Abbiamo chiamato Magnum al basso e successivamente è arrivato anche Kasper. Nel 2012 siamo diventati famosi in Danimarca e in Germania.E da lì è partito tutto.

Vi aspettavate il successo di 7 Years? Siete partiti dalla vostra nazione per entrare in classifica ovunque, Stati Uniti compresi. Come si gestisce un’ondata di successo così?
Sin dall’inizio sapevamo che questa canzone aveva qualcosa di speciale, la suoniamo live da un po’ e avevamo notato una bellissima reazione del pubblico. Testiamo sempre le canzoni nei nostri concerti, prima che escano ufficialmente. Quello che ci sta succedendo ora è assurdo e totalmente imprevedibile. Continuiamo a ripeterci: «stiamo calmi!».

Immagino la felicità della casa discografica nel vedervi suonare dei provini ai concerti…
Suoniamo quello che ci pare. Se qualcuno dell’etichetta ci dovesse mai dire cosa fare penso che gli tirerei un pugno in faccia (ride, ma non troppo). Ci sono 2 cose che devi fare per andare d’accordo con me. Devi essere leale e non devi mai dirmi che cazzo devo fare quando suono. Non mi importa chi tu sia e quanti soldi abbia. Non dirmi cosa fare e andremo d’accordo. Probabilmente è per questo motivo che siamo felici ora. Non tanto per il successo in sé. Ma perché abbiamo ottenuto dei risultati a modo nostro, senza cambiare. Tutti quelli che hanno provato a cambiarci li abbiamo mandati a quel paese.

Qualcosa sarà pur cambiato dall’esordio però
Certo, ora finalmente il sound è esattamente come lo vogliamo. Il nostro primo disco, uscito qualche anno fa, non ci rappresentava a pieno. Avevamo speso molto poco per la produzione. Quando siamo andati negli States per incontrare il CEO della Warner lui ci ha detto: cosa vorreste? Gli abbiamo risposto: del tempo. E così è stato, abbiamo avuto tanto tempo per far le cose per bene.

Lukas, parlami un po’ di Christiania, il quartiere dove sei cresciuto. È stato fondato dagli hippie nei ’70 e sinceramente è piuttosto incredibile come posto. Com’è vivere là?
Stupendo. Sono cresciuto tirando sassi alla polizia che cercavano di arrestarmi (ride di gusto). Sono stato arrestato solo una volta! Scherzi a parte, è un posto meraviglioso. Immagina che nel centro di Milano ci sia un quartiere pieno di verde, colorato. La gente lo conosce principalmente per la vendita (legale) di droghe leggere ma Christiania è molto di più. È proprio un mondo a parte. C’è l’asilo, club sportivi, un maneggio con 15 cavalli che puoi cavalcare in giro, arene per i concerti. Il tutto in in un solo quartiere.

Vivere in un posto del genere ti ha mai fatto sentire diverso dagli altri bambini?
Sicuramente. Tutti mi consideravano come un povero nomade. Ero un ragazzino tutto sommato educato fino quando ho messo piede a scuola. Lì, l’insegnante mi trattava come un criminale. E quindi ho iniziato a comportami così. A quel punto ho preferito essere incolpato per qualcosa che avevo fatto piuttosto che per qualcosa che non avevo fatto. Se non fossi stato un elemento importante per il coro della scuola non mi avrebbero mai accettato in quell’istituto.

Vivi ancora a Christiania?
Lì vicino. Mia mamma e i miei zii e i miei cugini sono ancora tutti là.

Chi sono gli artisti che hai ascoltato di più e che ti hanno influenzato?
Uno su tutti, Dr. Dre. Ma le influenze che ci sono nell’album derivano dai gusti personali di tutti noi. Kasper ascolta un sacco di pop, Magnus adora il soul. Insomma, cerchiamo di unire un po’ quello che ci piace quando siamo in studio.

Per quanto riguarda i testi invece?
Vogliamo parlare di tutto. Non vogliamo solo fare canzonette d’amore…basta aprire gli occhi per essere ispirati. Cerco di partire sempre da quello che vedo. Poi ovvio, c’è la licenza poetica che ti aiuta. Le storie belle sono sempre vere all’80%. Poi devi esagerare un po’ per renderle d’impatto. È come mettere la ciliegina sulla torta, no?

Siete diventati famosi alla vecchia maniera, senza talent show o televisione. Cosa pensate di questi programmi? La loro epoca sta per finire o dureranno ancora molto?
Penso che dureranno ancora. È intrattenimento e alla gente piace. Qualcuno di bravo è anche uscito da questi programmi…anche se non da noi. Siamo una piccola nazione. Dopo 10 stagioni di X Factor praticamente tutti i cantanti ci sono già andati. La cosa triste è che stai dicendo a tutte queste persone che possono farcela, che possono essere star. È la festa dell’amatoriale. Bisogna farsi il culo per ottenere risultati. Suonare per anni. Per chi ama veramente la musica è un po’ triste questo messaggio. La gente vuole vedere solo quelli che fanno schifo per prenderli in giro. È tristissimo.

Cosa farete ora? Che destinazione ha il volo su cui salirete tra poche ore?
Ottima domanda. Negli ultimi giorni siamo stati in Olanda, Svizzera, Belgio, Irlanda. Non ci capisco più niente. Stasera comunque partiamo per Londra, domenica saremo in Texas, poi ancora a Londra e poi L.A. Suoneremo ai Billboard Awards, ti rendi conto? Alla fine io sono solo un ragazzino che voleva fare musica. Ah, continueremo sicuramente a prendere per il culo i paparazzi.

Altre notizie su:  Lukas Graham