Lucinda Williams, la prima intervista dopo l'ictus: «Questa cosa non mi fermerà» | Rolling Stone Italia
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Lucinda Williams, la prima intervista dopo l’ictus: «Questa cosa non mi fermerà»



L’icona della roots music racconta gli ultimi difficili mesi, fra terapia intensiva e riabilitazione, il ritorno in studio per cantare gli Stones con Chrissie Hynde, la voglia di salire sul palco

Lucinda Williams

Foto: Danny Clinch

L’anno scorso, qualche giorno prima del Ringraziamento, Lucinda Williams era nel bagno di casa a Nashville quando ha iniziato ad avere problemi di equilibrio. Faticava a stare dritta. Cosa persino peggiore, non riusciva a camminare. Ha chiamato il marito, Tom Overby, che per un caso era al telefono col medico di famiglia. Quando ha raccontato i sintomi al dottore, lui ha subito detto di correre in ospedale. La cantautrice, che all’epoca aveva 67 anni, stava avendo un ictus.

«È arrivata l’ambulanza, mi ha caricato e gli abbiamo detto di non accendere la sirena. Non volevamo allarmare i vicini», dice Williams nella sua prima intervista dopo l’accaduto. Era il 17 novembre. «L’hanno accesa comunque».

La cantante è stata portata d’urgenza al Vanderbilt Medical Center di Nashville, dove ha passato una settimana in terapia intensiva, sottoposta a un’infinità di analisi. I dottori hanno scoperto un coagulo nel lato destro del cervello che interessava quindi il lato sinistro del corpo. Williams è stata trasferita in un centro di riabilitazione al Vanderbilt per iniziare un mese di terapia. Cinque settimane dopo l’ictus, il 21 dicembre è stata dimessa ed è tornata a casa.

Lo spavento è arrivato nel bel mezzo di una sorta di rinascita artistica. Icona della roots music che ha influenzato tantissimi artisti, da Jason Isbell a Miranda Lambert, fino a Gillian Welch e Waxahatchee, nel 2020 ha pubblicato Good Souls Better Angels. Acclamato dalla critica, le ha fruttato un paio di nomination ai Grammy. Williams ha poi passato gran parte della pandemia a suonare le sue canzoni e alcune cover nella serie di livestream Lu’s Juekebox (registrata prima dell’ictus).

Negli ultimi sei mesi Lucinda Williams, che a gennaio ha compiuto 68 anni, ha lavorato con i medici per recuperare dai danni provocati dall’ictus. Cammina con un bastone, ha dolori al braccio e alla gamba sinistra e non può suonare la chitarra. Secondo Overby, però, la prognosi prevede un recupero del 100%, e i dottori non hanno trovato danni permanenti al cervello.

«Ti tocca insegnare di nuovo tutto al cervello, spiegare al braccio cosa hai intenzione di fare», spiega Williams. «Questa è la sfida più grande».

La cantante non ha sofferto di afasia o altri problemi di linguaggio, e racconta divertita la quotidianità a contatto con medici e infermieri. «Mi sembra di vivere a casa di un’altra», dice. «Cammino col bastone e loro mi guardano per capire come sto andando. Devo fare gli esercizi con le braccia. L’obiettivo è recuperare forza, mobilità e ampiezza di movimento».

Quando la sua condizione è migliorata, Williams e Overby hanno iniziato a raccontare agli amici quello che era successo. Alcuni di loro, dice la cantante, non sanno ancora nulla.

«Ho pensato di scrivere qualcosa su Facebook, ma non volevo farla troppo grossa. Sai come funzionano i social… tutti scrivono che pregano per te e cose del genere. Non volevo reazioni esagerate», spiega. «Ho pensato fosse meglio sparire dalla circolazione per un po’».

Questo weekend doveva esibirsi al Mile 0 Festt di Key West, in Florida, ma a fine aprile ha cancellato la performance. Ha ancora dei dubbi sul futuro dei suoi concerti, ma ha intenzione di tornare sul palco a metà estate.

«Sono ottimista, l’idea di suonare di nuovo mi fa star bene. Abbiamo alcuni concerti in programma con Jason Isbell, per la fine di luglio, e abbiamo intenzione di farli», dice. «Non so se canterò in piedi o seduta come un vecchio bluesman. Troveremo una soluzione».

Nel frattempo, si è messa a scrivere («Ho un po’ di testi, niente musica perché faccio fatica a suonare») e di recente ha incontrato Ray Kennedy, il suo produttore, per registrare alcune voci per il nuovo progetto dell’amica Chrissie Hynde.

«Si tratta di un pezzo dei Rolling Stones, Sway», racconta. «Lei voleva che provassi a cantare e così siamo andati in studio. Mi ha fatto sentire bene».

Williams sembra affrontare quel che le è successo con tranquillità. Racconta i dettagli con obiettività e si chiede cosa abbia causato l’ictus. «Spesso è lo stress, ma i dottori non ne sono tanto sicuri», dice. Per quanto ne sa, nessuno della sua famiglia ne ha mai sofferto. «Senti storie del genere di continuo. Di solito succede a gente più anziana di me. È questo che mi ha sorpreso, sai?».

Quando le chiediamo se ha un messaggio per i fan, fa una pausa prima di rassicurarli. «La cosa più importante è che sono ancora in grado di cantare. Canto di brutto, quindi non ho avuto conseguenze di quel tipo», dice. «Non starò ferma troppo a lungo».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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