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Luché e il rap che se ne frega delle mode

«L’ambiente della musica italiana fa schifo e le polemiche superficiali non fanno bene a nessuno», abbiamo incrociato uno dei nomi cult del rap italiano durante il suo "Malammore" tour

Luché è nato a Napoli nel 1981, faceva parte dei Co' Sang. Foto: Alessandro Treves

Luché è nato a Napoli nel 1981, faceva parte dei Co' Sang. Foto: Alessandro Treves

Luché è nato a Napoli nel 1981, faceva parte dei Co' Sang

Luché è uno dei pezzi da novanta del rap italiano e questo Malammore Tour è un po’ la sua consacrazione artistica. Nonostante abbia avuto in passato qualche dissapore con noi di Rolling Stone, da professionista qual è, abbiamo fatto due chiacchiere rilassate con lui sui suoi concerti, la trap, i dissing e Nino D’angelo.

I tuoi live stanno avendo un’ottima risposta da parte del pubblico. Come hai lavorato nella fase di preparazione?
Se potessi farei sempre tournée con la band, ma spesso per motivi logistici e di budget non si può fare. Ho optato quindi per una formazione con batterista e dj, mi sembrava il compromesso migliore.

Che pubblico vedi dal palco?
Non sono ragazzini, è un bel pubblico, molto attento, in media dai 18 ai 26 anni.

Oltre al tour che stai facendo?
Oltre a spingere il disco Malammore, sto promuovendo la mia linea di abbigliamento Black Friday. L’ultima collezione è dedicata a una popstar delle nostre strade, Nino D’Angelo.

Che c’entra Nino con l’hip hop?
D’Angelo, se osservi il suo percorso, è molto più hip hop di tanti rapper. Viene dalla strada e pur avendo iniziato con le canzonette, negli ultimi dischi sentirai un cantante impegnato nel sociale con testi bellissimi. È un musicista che non si è mai dimenticato di Napoli e oggi è molto importante per la città.

A Milano recentemente ti sei incontrato con il produttore The Night Skinny. Hai in ballo qualcosa di nuovo?
Sì, lui sta facendo un album e mi ha dato un beat che mi piace moltissimo. Ora sto lavorando al flow e appena trovo un po’ di tempo scriverò il testo.

Hai suonato a Milano nel giorno in cui Trump si insediava alla Casa Bianca e in cui usciva il disco di Fedez e J Ax…
Non ho ancora sentito il disco, ma ti dico che quando è stato eletto Trump ero a New York e quella notte non ho dormito. Dal momento che mi sto trasferendo lì, sono abbastanza preoccupato.

Sul palco ai Magazzini Generali c’era anche Guè Pequeno, fresco appunto di una polemica via social con Fedez. Hai fatto una scelta precisa di rimanere in disparte senza prendere posizione?
Dopo la polemica che ho avuto recentemente con i 99 Posse e dopo aver letto di questa tra Gué, Marra, Fedez e Ax ho scritto un post che riassunto, diceva più o meno questo: l’ambiente della musica italiana fa schifo e queste polemiche immature e superficiali non fanno bene a nessuno. Non è che mi faccio i fatti miei, ma visto che non sono battaglie serie preferisco non intervenire.

In Malammore hai fatto un gran lavoro di ricerca sulle basi e sulle metriche, andando in una direzione altra rispetto al trend attuale, ovvero la trap…
Nonostante la trap sia diventata un fenomeno mondiale io non mi voglio “chiudere” in un genere, voglio solo fare musica, anche perché quando la trap non sarà più di moda, poi uno che fa? Non mi sono voluto etichettare con nulla, neanche con il successo di Gomorra. Non seguo un trend, seguo me stesso.

Chi ti piace della cosiddetta nuova scena?
Mi piacciono Ghali e Sfera ma se ti devo fare un nome ti dico Coco (di cui Luché ha prodotto l’ultima uscita, ndr): ha sonorità e testi di ottimo livello, rappa e canta, sperimenta molto.

Che consigli daresti a un rapper alle prime armi?
Fregarsene delle tendenze e pensare ad avere una personalità. Essere originali e parlare di sé stessi. Solo questo.

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