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Lous and the Yakuza, la next big thing dell’urban è un fiore cresciuto fra spacciatori e delinquenti

La cantante di ‘Dilemme’ vive in Belgio, ma è cresciuta tra Congo e Ruanda. Ha lo stesso produttore di Rosalía, colleziona manga e assicura che nel ghetto tifano per lei

Lous and the Yakuza, vero nome Marie-Pierra Kakoma

Lous and the Yakuza. Foto: Laura Marie Cieplik

Lous è seduta elegantemente sul divano. È una di quelle persone che, anche solo occupando uno spazio, emanano un’aura, quasi fossero ultraterrene, sospese in una qualche illuminazione che puoi percepire anche dall’esterno. Sarà che a 23 anni, se hai conosciuto le guerre di Congo e Ruanda, lasciato i genitori per trasferirti in Belgio, e ti ritrovi con un singolo che sta spaccando le radio europee, sei costretta a crescere in fretta per capire chi sei. «Tu mi vedi qui, ma probabilmente io lo realizzerò tra due settimane, ancora non posso crederci», ammette timidamente. Ride, come ride di gusto qualcuno che sta finalmente vedendo i suoi sogni realizzarsi. Su di lei Sony sta puntando tantissimo e, nonostante abbia un solo singolo all’attivo, sta promuovendo un tour stampa europeo, a dimostrazione di quanto vedano in Lous and the Yakuza (nome d’arte di Marie-Pierra Kakoma, ndr) la next big thing del panorama urban. Ma chi è Lous? «Vorrei descrivermi così: io sono una bella persona che fa musica, un essere umano, una donna black. Sarebbe un ottimo inizio per la mia biografia, no? She’s a nice person».

Il primo singolo Dilemme è una gemma di urban francese, dove la canzone pop francofona si mischia alla trap. «Il dilemma in questione è quello tra vivere una vita sociale o eremitica, I’m so Gemini, you know». A produrlo c’è Ponko, noto per le produzioni per Hamza, uno dei trapper più conosciuti nella scena franco-belga, e El Guincho, il producer del momento dopo il lavoro con Rosalía. «Volevo lavorare con Pablo (El Guincho, nda) da quando Rosalía, che seguivo dal primo disco, aveva postato uno snip di 30 secondi di Malamente. Fu sorprendente: un producer capace di unire flamenco e trap doveva per forza essere un genio. Ora siamo fratelli perché nessuno ha lavorato per il proprio ego, abbiamo lavorato per l’album. Si chiamerà Gore e uscirà il prossimo anno».

El Guincho, che vanta collaborazioni con Björk, Empress Of, Bad Gyal, sa lavorare con i suoni contemporanei (la trap, in particolare), rispettando il background dell’artista che ha di fronte. «Ho voluto El Guincho perché cercavo qualcuno che unisse la trap al canto francese classico, dando spazio al ghetto flavour che mi porto dentro da Bruxelles e – ovviamente – al ritmo africano, la mia origine».

Che siamo di fronte a un’artista di altro livello, anche solo per quanto riguarda concetto e pensiero, è chiaro nel video di Dilemma. «Ho scritto a Wendy Morgan questo messaggio: Lous è la perla in mezzo alle rocce ed è la roccia in mezzo alle perle. Da questo messaggio lei è riuscita a descrivere tutta la mia personalità in un video dove l’iconografia riprende i dipinti che più mi hanno ispirato. Nel ghetto hanno sempre pensato che potessi farcela. La gente della strada ha riposto fiducia in me, un fiore cresciuto tra spacciatori e delinquenti. Ora ho realizzato che nell’industria musicale sono tutti fiori e io sono il ghetto, the damn ghetto. E volevo esprimere chi sono con questa energia, questa intensità, questo senso di fratellanza».

A metà intervista ciò che ho capito è che Lous è una perla africana in Europa, una di quelle immagini illuminatissime e magnetiche da cui è difficile staccarsi, nei cui occhi i travagli sembrano aver lasciato spazio alla pace meditativa, da credente cristiana con un forte legame con la spiritualità, come dichiara senza vergogna. Proprio quando credo di averla inquadrata, la conversazione prende una piega inaspettata. Accade quando le chiedo delucidazioni circa il rimando al mondo nipponico nel nome Lous and the Yakuza: «Con Yakuza voglio riferirmi a tutte le persone che lavorano a questo progetto con me. Solo quest’anno, ho comprato circa 500 manga. Sono una geek. Lo so, non lo diresti mai. Mi pongo tutta ghetto queen e poi spendo tutti i miei soldi in manga. Tutto è iniziato con Dragonball, il primo anime che abbia mai visto». Fermi, la next big thing del pop mondiale è una otaku? «Quello che mi colpisce di quel genere di illustrazione è la creatività, la loro immaginazione, quella craziness. E adoro che abbiano quel forte legame con l’amicizia, mi ci sono sempre ritrovata. I miei amici sono tutto». E dopo questa spiegazione non mi stupisce che il suo sogno musicale sia di lavorare con Joe Hisaishi, il compositore giapponese dietro le musiche capolavoro dei film di Miyazaki e Studio Ghibli.

Quando le chiedo qual è il suo punto di vista sull’attenzione dell’industria verso le donne, visto che da uomo bianco e privilegiato posso percepirne il cambiamento solo in parte, batte le mani ed esclama «Alleluia! Grazie a Dio! Queste dichiarazioni fanno cambiare le cose. Quando le persone iniziano ad aver consapevolezza di chi sono nel mondo significa che qualcosa sta accadendo, perché ti assicuro che noi non sentiamo spesso questa frase che hai detto; è difficile che un uomo bianco abbia consapevolezza della sua posizione di privilegio. Quindi grazie. La mia opinione è che bisogna dare alle donne più occasioni, in particolare alle donne black, e in particolare intendo quelle tanto black quanto lo sono io. C’è questo continuo tentativo da parte delle artiste di colore di cercare di essere percepite come meno black. Pensa a quanto fatto da Lil Kim, o pensa a Beyoncé e Rihanna. In questa cultura le donne di colore, sotto pressione dalla società, tendono a voler apparire meno scure. Ed è terribile».

Non penso che in venti minuti di intervista, con nell’orecchio un solo singolo, possa dirvi se siamo davvero di fronte alla prossima grande artista del pop. Ma io ci punto la mia fiche e sarei disposto a fare all-in perché quello che ho capito, per certo, è che siamo di fronte ad una nice person e nel 2019, nell’epoca in cui stiamo rinnegando ogni valore umano, essere una persona decente mi sembra già una grandissima vittoria per un’artista. Su questo non ho nessun dilemma.

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