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Liam Gallagher: «Sono la rockstar più importante del mondo, e farò sempre parte degli Oasis»

La nostra intervista al ragazzo di Manchester, a pochi giorni dall'uscita del secondo album da solista, 'Why Me? Why Not'. Per parlare della sua nuova vita da salutista (costretto), del suo rapporto con Noel, del sogno di riformare la band e del suo sentirsi il nuovo Elvis

Foto stampa

Liam Gallagher

«Sai mi piacerebbe poter ancora pippare e bere tutta la notte, parlando dei Beatles e delle solite stronzate per nove ore di fila, ma non ho più l’età per fare certe cose». Ladies and gentlemen, mister Liam Gallagher. Oltre ogni aneddoto, e prescindendo da qualsiasi mitomania, il ritratto di Liam può essere solo un autoritratto. Lui che ha inventato un proprio vocabolario, l’hooligan del rock and roll: un bifolco buttato davanti a un microfono che sembrava una figura accessibile a tutti, ma che nessuno ha mai più avuto il coraggio di ricalcare.

A volte stonato, altre un po’ alticcio, in 25 anni di carriera in prima linea Gallagher ha cambiato pelle, trasformandosi dallo spaccone dalla periferia di Manchester, al frontman che, senza muovere un muscolo, sgolava canzoni davanti a migliaia di persone deliranti. Sembrava potesse esserci chiunque al suo posto – non servono grandi doti vocali per cantare i brani degli Oasis – eppure c’era lui. Perché senza la sua voce Supersonic, Rock ‘N’ Roll Star o Morning Glory forse si sarebbero perse nel mare magnum degli anni ’90. È andata diversamente.

You were only one of us, canta in uno dei suoi ultimi brani, dove l’ormai ex Our Kid, all’alba dei 48 anni (saranno il prossimo 21 settembre, il giorno dopo l’uscita del suo nuovo album, il secondo da solista, Why Me? Why Not), sembra aver aperto più di uno spiraglio dentro un universo di cui lui era centro e circonferenza. Sarà l’età che avanza, tant’è che il super cafone del brit pop oggi è un uomo che va a correre tutte le mattine.

Sarai mica diventato un salutista…
Ora vado a letto presto e mi sveglio di prima mattina per andare a correre, nelle ore in cui non c’è nessuno. Mi piace uscire quando ci sono un paio di persone con i cani, gli scoiattoli che corrono nei prati. Poi verso mezzogiorno è il caos, tutti che mi chiedono selfie o roba del genere. Tuttavia non mi definirei un salutista, non sono il fottuto Sting, non faccio yoga per otto cazzo di ore. Vado a correre, torno a casa, e controllo l’orologio per vedere quanto manca all’apertura dei pub.

Il giusto compromesso, diciamo.
È quello che ho sempre fatto, in realtà. Quando ero ragazzino correvo per le strade di Manchester, e ora che sono invecchiato faccio jogging. Come dicevo, mi piacerebbe ancora far festa, ma non riesco più a reggere quattro giorni di fila in hangover, sarebbe una follia.

Questo tuo cambiamento si può percepire anche nelle nuove canzoni. Sembrano meno pervase dalla tensione e dalla rabbia del passato.
Si, ora sono piuttosto felice. Ho una bella famiglia, sono in ottima salute e anche mia madre sta bene. Gli avvocati se ne sono andati affanculo e la mia ex moglie si è presa tutte le case, anche i cani a dir la verità. Fortunatamente Debbie (la compagna, nda) è sempre rimasta al mio fianco. Senza di lei sarei ancora nei pub, a bere bottiglie di Jack Daniel’s e a piangermi addosso. È stata lei a riportarmi sui binari giusti, a mettermi in contatto con i discografici della Warner che mi hanno proposto un lavoro solista. Ed è stato per lei che mi ci sono buttato dentro, il motivo per cui ora sto ancora facendo musica.

Foto di Daniele Baldi

Infatti stai per pubblicare un nuovo album, Why Me? Why Not. Un titolo decisamente Liam Gallagher
Senza alcun dubbio. Un sacco di gente si vergogna della propria grandezza, nasconde il proprio talento per paura di sembrare arrogante. Credo che se sei bravo a fare qualcosa, non devi vergognartene. Anzi, devi farlo vedere, anche se sembra una cosa da stronzi. “Why me? Why fucking not?”. È un messaggio positivo. E poi non siamo più nel 1975, quando si facevano titoli fottutamente lunghi. Why me? Why not è un titolo breve e immediato.

Un titolo che ricorda la famosa t-shirt “Why always me?” esibita da Mario Balotelli nel derby di Manchester del 2011.
In realtà è ispirato da due quadri di John Lennon. Vent’anni fa mi trovavo a Monaco e decisi di andare a un’esposizione di Yoko Ono, con delle opere di John Lennon, ce n’era una con scritto “Why Me?“. Decisi di comprarla. Qualche anno più tardi ero a New York, Yoko mi aveva chiesto di incontrarci, perché era appena nato mio figlio e l’avevo chiamato Lennon. In quell’occasione le raccontai del quadro che avevo acquistato a Monaco, e lei mi rivelò che faceva parte di una coppia di opere, che John ne aveva fatto un altro che io non avevo visto. Ero tornato in Inghilterra: mi trovavo in giardino con i miei gatti Mick e Keith, quando suonò il campanello. Aprii la porta e mi trovai davanti questo quadro gigantesco con John Lennon ritratto su una poltrona insieme a un gatto. Era esattamente la stessa posizione in cui ero io mezz’ora prima. Guardai meglio il dipinto, c’era scritto in basso “Why Not?”. In quel momento pensai che quelle parole un giorno mi sarebbero tornate utili.

Come per il tuo ultimo album As You Were, anche qui hai deciso di scrivere le canzoni insieme a Greg Kurstin e Andrew Wyatt. Ti senti più sicuro affiancato da degli autori, diciamo, più classici?
Dopo As You Were avevo scritto una manciata di canzoni, le avevo scritte di getto ma sentivo che non erano al livello che cercavo. Volevo che il nuovo album fosse ancora meglio di quello precedente, quindi ho deciso di tornare a lavorare con Greg e Andrew. Non ho nessun problema a scrivere insieme ad altri, sono un cantante, non un cantautore. Noel scriveva tutte le canzoni negli Oasis, io posso scriverne qualcuna, ma finire un album intero sarebbe il risultato della vita. Per me non è un problema se non sono io a scrivere tutto. Io canto, porto quelle canzoni su un palco, e quella è tutta un’altra storia, quella è la mia storia.

Conosci te stesso, dicevano gli antichi greci. Mai avremmo pensato di sentire le stesse parole pronunciate da Liam Gallagher.
Conoscere chi sei e cosa stai facendo, solo in quel momento puoi tagliare tutte le stronzate. Non sono Noel Gallagher, non sono Paul McCartney, non sono una persona che vuole avere il controllo su ogni cosa. Mi piace condividere quello che faccio. So di essere un grande cantante, e nessuno può dire un cazzo su questo, so qual è il mio ruolo: la voce killer che rende il brano un pugno in faccia, ma non mi interessa essere il capo. Sai, non sono un egomaniaco, anche se a volte può sembrare…

Foto di Santiago Bluguermann/Getty Images

Be’, proprio per il tuo carattere molti ti definiscono l’ultima vera rockstar.
Non credo di essere l’ultima, sicuramente sono la più importante, perché sto riportando il rock alle persone. Faccio quello che ha inventato Elvis: non è stato lui a creare il rock, c’erano quei tizi del blues, ma è stato Elvis a portarlo alle masse. Le persone, soprattutto i più giovani, vogliono che il rock ritorni a suonare, e io sono fottutamente bravo a far questo. Non voglio reinventare nulla, il rock e il punk non sono nati ieri, io voglio semplicemente far divertire le persone che si sono fatte il culo per pagare un biglietto per un concerto, farle saltare: questo mi rende felice. Ovviamente mi interessa vendere copie, ma non con la musica tipo Ed Sheeran o merda del genere: non è quello cerco, è irrilevante. Sono sempre rimasto fedele al pubblico, e sono sempre stato lì per mandarli fuori di testa. La pensava così anche mio fratello, poi si è dato alla disco.

Tuo fratello, infatti, non sembra essere granché d’accordo con il tuo discorso. I suoi ultimi lavori sono molto lontani dal suono degli Oasis.
Forse sta solo invecchiando, magari è annoiato da quello che faceva prima, non saprei. Forse sta facendo la musica che gli dice di fare sua moglie. Sai, in realtà Noel non è mai stato un tipo rock and roll. Certo, lui scriveva le canzoni degli Oasis, ma ero io a dare la botta giusta; lui crede di essere un bravo cantante, ma non lo è, semplicemente perché non è rock and roll, e questa è una cosa che non puoi imparare. Noel si è sempre trovato più a suo agio con roba più da signorine, tipo gli Smiths, io invece ero più uno da Stone Roses o Pistols.

Perfettamente coerente, come sempre.
Perché no, mate? Non ho nessuna voglia di essere chi non sono, amo fare ciò che mi riesce meglio, mi piace stare nella mia comfort zone e non mi metterei mai a scrivere un album reggae o roba del genere. Voglio continuare a fare la mia roba, a fare quello che ho sempre fatto, un passo allo volta. Se alla gente piacerà quest’album, allora ne farò un altro, se non gli piacerà, be’ allora vedremo. Non voglio pianificare nulla, voglio solo fare quel che mi piace fare e vedere quel che accadrà.

Liam Gallagher nel 2007, due anni prima dello scioglimento degli Oasis. Foto di Chris Jackson/Getty Images

Insomma, con Why Me? Why Not sei esattamente dove vorresti essere, facendo quello che hai sempre fatto. Perché, allora, hai spesso dichiarato che vorresti rimettere insieme gli Oasis?
Sai, nonostante tutto preferisco stare in una band. Nonostante ci siamo tirati addosso merda, amo quei ragazzi, amo le folle che abbiamo condiviso insieme. Gli Oasis erano immensi, e penso sia stato patetico il modo in cui ci siamo sciolti.

In che senso?
Credo sia stato come se Johnny Marr avesse gettato sotto un autobus Morrissey, o come se Paul Weller l’avesse fatto con i Jam. Noel mi ha gettato sotto un bus in corsa, non sarebbe mai dovuto succedere. Non sto dicendo che ho bisogno degli Oasis, mi piace quello che sto facendo ora, semplicemente non doveva succedere, almeno non in quel modo. Molte persone hanno creduto che la band sia finita per colpa mia, ma non è così. Gli Oasis sono affondati per colpa di entrambi, io e Noel, anche se lui non ha fatto altro che raccontare balle.

Cioè?
Be’, ha dato la colpa di tutto a me, sarebbe stato meglio se avesse detto la verità, che voleva provare la carriera solista. Ora si sente migliore di me, ma è esattamente come me, ha le stesse colpe che ho io, anche se cerca di buttarmi addosso tutti i mali del mondo. Anzi, il mondo sarebbe un posto migliore se entrambi ammettessimo di essere due idioti. Deve smetterla di nascondere chi è davvero, di celarsi dietro quell’atteggiamento da “miss sorriso”, perché tutti sanno chi è veramente. E, cosa più importante, anche nostra madre lo reputa un coglione.

Credi che il rapporto che avevate da bambini abbia influito su chi siete oggi?
Sicuramente, deriva tutto da quando eravamo bambini. Se guardi indietro, c’era Paul, il primogenito, e poi è arrivato Noel, e nostra madre non aveva occhi che per lui. E poi che succede? Ta-da! Ecco che arriva Liam, e diventa il cocco di mamma, e tu scendi dalle sue ginocchia, perché quello è diventato il posto di Liam, che si prende tutte le attenzioni, tutte le moine e cazzate varie. L’infanzia è sempre un periodo strano, e se Noel andasse da uno psicologo scoprirebbe di essere un piccolo idiota insicuro, perché ha sempre covato la gelosia nei miei confronti. E tutti sanno ciò di cui parlo.

La tua famiglia fa parte anche dei brani del nuovo album?
La mia famiglia è in tutte le nuove canzoni. C’è dentro mia figlia, i miei due ragazzi, mia madre. Anche i miei fratelli… anche se sono delle teste di cazzo.

Questa tua ultima frase ricorda il video di One of Us, dove sei il protagonista insieme a Paul e Noel. In quella canzone dici “You said we’d live forever /Who do you think you’re kiddin?”, e sembra un riferimento a Noel e a una delle canzoni più famose degli Oasis, intitolata proprio Live Forever.
Certo, è facile capire a chi mi riferisco, ma al mondo non esiste solo Noel. Parla di mio fratello, parla di mia madre…

Ma sembra anche rivolta a te, che di Live Forever eri la voce. Come fosse un addio al tuo passato.
Sì, man, anche quello. Bisogna andare avanti, ed è quello che sto facendo, senza farne una tragedia. Ovviamente sono orgoglioso del mio passato e di quello che ho fatto. Tuttavia, anche se gli Oasis sono finiti, io farò sempre parte degli Oasis, perché gli Oasis hanno un significato importante per le persone. Posso andare avanti per la mia strada, ma non posso dimenticare chi sono stato, perché ho una responsabilità verso il passato.

Su questo punto tu e Noel siete d’accordo, anche lui sente questa responsabilità. Tuttavia durante il nostro ultimo incontro, aveva detto di essere stato spesso infelice quando era nella band.
Non mi sembra fosse infelice con gli Oasis, ma se le cose non andavano come voleva lui allora impazziva, e gettava le persone sotto un autobus. Io non sono il suo capo, lui non è il mio, non sono suo padre e lo stesso vale per lui. Non gli devo niente e lui non deve niente a me. Lui si è rotto le palle di suonare negli stadi? A nessuno importa niente, ma la deve finire con ‘sta storia che ha smesso di farlo per colpa mia, perché è stato lui a gettarmi sotto un autobus. La stessa cosa che ha fatto con Bonehead, con Guigsy, con White, finché non l’ha fatto con tutta la band.

Che consiglio gli daresti?
Dovrebbe viversela meglio, mi dispiace per lui. Ha sempre cercato di far vedere di essere il capo del suo cazzo di piccolo mondo, e lo faceva impazzire stare sul palco insieme a me, dove sembrava un nano in cerca di attenzioni. Su Don’t Look Back in Anger diventava un gigante, quello era il suo momento, ma per il resto era continuamente geloso. Io vorrei davvero che fosse felice, ma non credo lui voglia lo stesso per me.

Insomma, ancora guerra fredda.
Nah, non la definirei una guerra. Sono i media che scrivono un mucchio di stronzate a riguardo. A volte potrei anche lasciar correre sai, ma lui è circondato da un gruppo di sfigati che vendono cazzate alla stampa, e non parlo dei giornalisti musicali, ma di quei bastardi spioni. Per cui, quando leggo delle stronzate, allora io rispondo a tono, perché è l’unico modo che ho di dire come stanno davvero le cose. Se loro la finissero, allora la smetterei anche io, ma finché continuano non rimarrò fermo davanti a qualche vecchio coglione che scrive per il Sun. Che cosa credono di fare? Vogliono uccidermi con le loro bugie? Non ce la fanno mai, possono baciarmi il culo.

Liam Gallagher tornerà in Italia con due concerti, il 15 febbraio al Palazzo Dello Sport di Roma e il 16 al Forum di Assago (Milano)

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