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L’eroina del folk rock: intervista a Angel Olsen, ex skater

Ha sfondato con "My Woman", un album bellissimo e doloroso che è piaciuto molto a Lorde e Miley Cyrus

«Ragazzi, siete davvero sexy», dice Angel Olsen dal palco dello (strapieno) Webster Hall di New York. «Usate le protezioni, stasera». Indossa un tubino verde, che la fa sembrare uscita dall’Ed Sullivan Show. Ma le sue canzoni sono piene di contrasti moderni – chitarre psichedeliche; indie-folk confessionale; torbidi sintetizzatori – che si fondono a sognanti accenni sixties. Il suo terzo album, My Woman, ha da poco debuttato nella classifica Top 50 Pop, attirando tra i tanti commenti entusiasti quelli di Miley Cyrus e Lorde – che ha anche twittato alcuni versi di Intern, uno dei pezzi migliori.

Nata nel 1987 e cresciuta a St. Louis da genitori adottivi, quando era una teenager Olsen ha guidato una band locale di nome Goodfight. «Ero una skater», dice, «jeans larghi e scarpe Skechers, in stile Gwen Stefani». A 16 anni le è venuta voglia di scoprire il rock e il country che ascoltavano i genitori, e ha iniziato a registrare ballate acustiche su un mangiacassette, facendo del suo meglio per imitare lo stile di Everly Brothers e Roy Orbison. Con la scusa di studiare massaggio terapeutico, Olsen si è poi trasferita a Chicago, dove ha fatto da corista per l’icona indie Will Oldham (a.k.a. Bonnie Prince Billy), il cui approccio verso il folk è stato una grossa influenza. Presto ha iniziato a registrare i propri pezzi, e ha pubblicato il disco di debutto, Half Way Home, nel 2012. «Oggi scrivo e produco i miei pezzi», racconta da una tavola calda dell’East Village, «e dirigo i video. Ho il controllo di quello che fa la band e di come siamo rappresentati». Poi aggiunge con un sorrisetto: «Insomma, sono diventata il boss». My Woman è la dimostrazione del possesso verso il suo lavoro, la sua immagine e il suo percorso di artista. Dopo il video del singolo Shut Up Kiss Me – in cui appare sui pattini con una parrucca argentata – i suoi fan si sono chiesti se stesse tradendo ambizioni più mainstream: «Non sono una pop star», precisa, «e non voglio diventarlo». Per quanto riguarda la parrucca, «semplicemente non ho avuto il tempo di prendere qualcuno che mi sistemasse i capelli».
My Woman è stato coprodotto da Justin Raisen, nel cui curriculum figurano successi di pop star anomale come Sky Ferreira e Charli XCX. Il successo dell’album ha stupito gli amici di Asheville, North Carolina, dove Olsen vive da un paio d’anni. «Loro non sono dentro l’industria musicale», spiega. «Se vedono la foto di un cane che ho messo su Instagram, mi dicono stupiti: “Com’è possibile che una stupida foto prenda tutti quei like? Non è nemmeno bella”».

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di novembre.
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