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Leonard Cohen, il saggio privilegiato: «Quando suono non mi annoio mai»

Dieci anni fa sembrava essere al capolinea. E invece a 81 anni ha fatto un altro album. «Finché Dio vuole, continuerò a raschiare qualche canzone»

Leonard Cohen è nato nel 1934 a Montreal, in Canada

Leonard Cohen è nato nel 1934 a Montreal, in Canada

«Una delle cose peggiori di diventare vecchio è che devi rinunciare ai tuoi vizi, uno dopo l’altro», dice Leonard Cohen. «Non fumo, non bevo, non corteggio le signore. Perciò ho un sacco di tempo libero». Per fortuna, Cohen ha passato un po’ di quel tempo lavorando al suo 13esimo album in studio, Popular problems, che è uscito il 23 settembre, due giorni dopo il suo 80esimo compleanno. «Continuo a raschiare e annerire le pagine, la scrittura è mia amica».

Leggi qui la recensione di “Popular problems” , che puoi ascoltare qui sotto: 

Cohen è seduto in una sala del Consolato canadese di Los Angeles. Cappello di feltro, cravatta marrone, occhi che brillano. Vive a L.A., vicino a figli e nipoti, in una via che, dice, sembra un dipinto di Norman Rockwell. «Questa è una città dalle compagnie difficili», dice, «io mi accontento di godermi il clima».

Dieci anni fa, stava per «scivolare in una pacifica pensione» quando scoprì che il suo manager gli aveva sfilato 5 milioni di dollari, azzerandogli il fondo pensione. «E così ho fatto l’unica cosa che so fare, cantare canzoni e lavare i piatti. Beh, in effetti non si fan gran soldi a lavare i piatti». Perciò si è imbarcato in un tour in giro per il mondo, lasciando il pubblico senza parole con i suoi spettacoli lunghi anche tre ore.

Leonard Cohen canta “I’m Your Man”:

Nel 2012 ha pubblicato il primo album da otto anni: l’eccellente Old Ideas, su cui ha collaborato con Patrick Leonard, noto per aver coprodotto alcune delle maggiori hit di Madonna. A Cohen la cosa è piaciuta così tanto, che ha deciso di scrivere Popular Problems insieme a Leonard, che dell’album è stato anche il produttore.

Si sono trovati a scrivere insieme, a casa di Cohen, da gennaio a luglio di quest’anno. Leonard metteva in musica le parole di Cohen, poi registravano nel suo studio casalingo. L’album è ipnotico, sembra una serie di telegrammi poetici dai margini di questo mondo.

Il mio tono di voce?
Ci sto facendo l’abitudine.

«Quando abbiamo iniziato a lavorare su queste musiche», dice il produttore, «Leonard voleva eliminare ogni corpo estraneo, come i fill di chitarra o i crash dei piatti. Sono elementi che ora mi sembrano fastidiosi riempitivi». Il primo singolo, Almost Like the Blues, è arrivato così: Cohen si è imbattuto in un vecchio scheletro di testo, ci ha lavorato sopra 48 ore e alle 5 del mattino l’ha finito. «È raro che io sia soddisfatto», dice, «questa volta, invece, ero contento».

Il video di “Almost Like the Blues”:

Cohen ha mandato le parole al responsabile poesia del New Yorker (che le ha pubblicate a settembre) e a Leonard, che ha risposto con una canzone che lui stesso ha definito «troppo pomposa». Cohen l’ha respinta e in pochi minuti il produttore ha composto un pezzo con una tastiera blues.

Adesso Cohen dice di voler tornare a viaggiare, anche se non ha ancora annunciato un tour. «Mi piace andare in tour, mi piace il viaggio», dice lui. «Non so se continuerò a fare concerti da tre ore e mezza, ma con i musicisti che ho nella mia band non ci si annoia mai».

Leonard Cohen suona “Famous Blue Raincoat”:

Il nuovo album di Leonard Cohen arriva in un momento in cui è più amato che mai – negli ultimi anni ha ricevuto diversi premi, dalla PEN New England ai Grammy. Alan Light ha dedicato un libro alla sua Hallelujah (1984), una delle cover più suonate di sempre.

Miley Cyrus ha annunciato su Instagram che vuole fare una sua versione di I’m Your Man (1988). «Mi fa così piacere che qualcuno come Miley Cyrus o Michael Bublé rifaccia una mia canzone che le mie facoltà critiche restano come sospese. Ogni volta non vedo l’ora di sentire il risultato».

Quando qualcuno come Miley Cyrus o Michael Bublé rifà una mia canzone non non vedo l’ora di sentire il risultato.

Appoggia le mani sulla tovaglia bianca. È modesto, grazioso e divertente. Dice che canta in giro per casa sua «come uno che si lamenta». Che al tono della sua voce «ci sto facendo l’abitudine».

Quando gli si chiede del suo 80esimo compleanno, ride. «Non credo di poter ignorare il cumulo di anni che rappresenta, ma non è niente su cui dilungarsi. Abbiamo un lavoro da fare e siamo privilegiati, perché possiamo farlo. A 80 anni sai bene che tutto questo potrebbe fermarsi in un istante. Non si può mentire a se stessi, su questo. Ma finché Dio vuole, continuerò a raschiare qualche altra canzone».

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di novembre.
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