L’enorme eredità del ‘Black Album’ dei Metallica | Rolling Stone Italia
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L’enorme eredità del ‘Black Album’ dei Metallica

Nel '91 la band semplificava il sound, diventando mainstream. Trent’anni dopo, il tributo ‘The Blacklist’ dimostra l’ampiezza della sua influenza sul pop. Ne parlano Lars Ulrich e gli autori delle cover

'The Blacklist' contiene 53 versioni delle 12 canzoni del 'Black Album' rifatte dagli artisti più vari

Foto nell'illustrazione: Dave Simpson/WireImage; Doug Benc/AP; Gie Knaeps/Getty Images; Soeren Stache/picture-alliance/dpa/AP; Xavier Collin/Image Press Agency/Sipa USA/AP; Reinhold Matay/AP

La prima volta che Kamasi Washington ha sentito i Metallica era a malapena adolescente. «Non era musica che s’ascoltava nel posto in cui vivevo», racconta il jazzista nato a Los Angeles, che nel corso della carriera ha collaborato con gente come Herbie Hancock e Kendrick Lamar. «Me li ha fatti conoscere un amico e ho poi scoperto che erano apprezzati da tanta altra gente. Mi piacevano i ritmi, gli arrangiamenti, l’energia».

Le sorelle Dany, Paulina e Alejandra Villarreal avevano rispettivamente 14, 12 e 9 anni quando hanno formato il trio rock Warning a Monterey, in Messico, e hanno postato su YouTube una cover di Enter Sandman. Era il 2014. «Crescendo l’avevamo sentita di brutto», ricorda Paulina, la batterista. «Avevamo iniziato a suonare da poco e ci sembrava una bella sfida».

«Io ho cercato di fare brutto», ricorda sorridendo la cantante e chitarrista Dany. «Volevo suonare a tutti costi l’assolo. Se siamo quel che siamo è anche grazie a quella cover. Ha posto le fondamenta della nostra carriera». Il video è stato visto 23 milioni di volte. Al chitarrista dei Metallica Kirk Hammett è piaciuto a tal punto da convincerlo a twittare che «la batterista spacca i culi».

«La musica dei Metallica è stata di grande importanza per me, da ragazzino», ricorda  l’artista reggaeton J Balvin, 36 anni. «Alcuni fra i miei primi eroi musicali erano gruppi rock americani, i Metallica e i Nirvana erano i più importanti».

«Quando Hootie and the Blowfish vendevano un sacco di dischi c’era una band che mi faceva sentire un rammollito e quella band erano i Metallica», ricorda Darius Rucker, che oggi ha 55 anni. «Adoravo il canto di James Hetfield e la durezza delle parti chitarristiche. Era chiaro che noi non avremmo mai suonato così, manco se avessimo voluto».

Per molti appassionati i Metallica rappresentano da tempo l’apoteosi dello spirito del metal, impersonato dal canto gutturale e dai riff di Hetfield, dagli assoli di Hammett, dai ritmi potenti di Lars Ulrich. Nei primi tempi suonavano intricate ouverture speed metal come Master of Puppets o mettevano in musica psicodrammi come One con una facilità sorprendente. Ma il vero successo è arrivato col quinto album omonimo, noto anche come Black Album per via della copertina, in cui hanno semplificato il sound suonando pezzi hard rock belli dritti come Enter Sandman e The Unforgiven, il tutto senza sacrificare la loro leggendaria ferocia.

«Per molti, il Graal da inseguire è la semplicità», commenta oggi Ulrich. «Scrivere un pezzo semplice è molto, ma molto più difficile che comporre un pezzo folle che dura 10 minuti ed è zeppo di cose. E quindi, comporre Enter Sandman non è stata una passeggiata. Al tempo, quando ci trovavamo di fronte a un bivio, sceglievamo sempre la strada più semplice. Non l’avevamo mai fatto prima. Ci faceva sentire nuovi, rinvigoriti. E cazzo se ha funzionato».

L’album è andato dritto al numero uno in classifica e da allora ha venduto 30 milioni di copie nel mondo. È uno dei best seller degli ultimi decenni. È capitato anche ai non metallari di sentire Enter Sandman a una partita di baseball o Shakira rifare Nothing Else Matters in concerto. Kim Kardashian e Justin Bieber indossano t-shirt dei Metallica e Lady Gaga ha collaborato col gruppo ai Grammy. «I Metallica non hanno il sound di una pop band, ma lo sono diventati essendo popolari», commenta Keith Morris, il cantante di Black Flag, Circle Jerks e ora degli Off!.

A rivelare l’ampiezza dell’influenza esercitata dai Metallica c’è ora una compilation. The Blacklist è uscite venerdì scorso e contiene 53 versioni delle 12 canzoni del Black Album rifatte da artisti dei più disparati generi. Dura qualcosa come quattro ore. Ci sono Washington, le Warning (con Alessia Cara), Balvin, Rucker e gli Off!, ma anche Weezer, Chris Stapleton, Neptunes, Juanes, St. Vincent, Flatbush Zombies, Sebastian e altri. La pubblicazione è stata celebrata con una versione di Nothing Else Matters di Miley Cyrus con Elton John, Yo-Yo Ma, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e Robert Trujillo, il bassista dei Metallica. Nel disco c’è almeno una cover di ogni traccia del Black Album e nessuna somiglia a un’altra. Di Nothing Else Matters ci sono 12 versioni in cui si spazia dal pop dei Roxette alla cocktail music/new age di Igor Levit, dal folk barocco di Phoebe Bridgers ai My Morning Jacket.

«Il roster è incredibilmente vario», commenta Morris. «Perché mai Kamasi Washington o Miley Cyrus sono su questo disco? I Metallica non avrebbero dovuto chiederlo a gente come Slayer e Anthrax? Il punto è che nell’album c’erano canzoni che uno non s’aspettava di sentire dai Metallica, tipo Nothing Else Matters che i ragazzini usavano per imboscarsi e limonare».

Nel 1990, quando si sono imbarcati nella registrazione del Black Album, i Metallica avevano un solo obiettivo: snellire il sound. La band era nata nel 1981 a Los Angeles grazie agli allora adolescenti James Hetfield e Lars Ulrich. Suonavano pezzi metal complessi e violenti con titoli come No Remorse e Seek & Destroy. Adoravano i gruppi come suonavano a velocità folle come i Motörhead e pure gli architetti della New Wave of British Heavy Metal come Iron Maiden e Diamond Head che mettevano assieme la complessità del prog e l’adrenalina del punk. Il debutto del 1983 Kill ‘Em All era grezzo e feroce, e ha posto le basi per il thrash metal. La scrittura dei seguenti Ride the Lightning del 1984 e Master of Puppets del 1986 era più sofisticata. Intanto, erano diventati leggende dell’underground.

AI tempi del quarto album, …And Justice for All del 1988, scrivevano sinfonie miniaturizzate senza rinunciare all’aggressività. Tour infiniti e passaparola avevano trasformato il disco in un successo inaspettato, permettendo al gruppo di esibirsi da headliner nei palasport. Ma alla fine del Damaged Justice Tour i quattro erano esausti a forza di suonare quei pezzi super complicati. Erano a un punto morto e perciò per il Black Album del 1991 decisero di cambiare strada con l’aiuto di Bob Rock, già produttore di Mötley Crüe e Cult.

«Quand’è uscita Sandman pensai che non erano più un gruppo thrash», ricorda Chad Smith. «Ma quando ho sentito tutto il disco ho capito che era… enorme».

«A chi non piace Enter Sandman? Dimmi se ce n’è uno che quando arriva il riff non comincia a muovere la testa», dice Dave Gahan dei Depeche Mode, che in The Blacklist rifà Nothing Else Matters. «Il Black Album sono i Metallica che diventano grandi».

Ulrich non ricorda di preciso di chi è stata l’idea del progetto The Blacklist, che è stato pubblicato contemporaneamente a una nuova edizione super deluxe del Black Album. L’idea è nata un anno e mezzo fa, facendo caso ai tanti dischi tributo ai Metallica presenti sul mercato. Nel 1992 il gruppo industrial tedesco Die Krupps aveva pubblicato l’EP A Tribute to Metallica. «Quando ho sentito per la prima volta la loro versione techno di Enter Sandman ho detto: oh cazzo», ricorda Ulrich. «Era la prima volta che sentivo qualuno reinterpretare davvero un nostro pezzo ed era una figata, perciò la facevo sentire a chiunque incontrassi». Quattro anni dopo, la band di violoncellisti Apocalyptica ha pubblicato versioni classicheggianti dei pezzi del gruppo in Plays Metallica by Four Cellos. Più la popolarità dei Metallica cresceva e più varie diventavano le cover.

«Ce ne sono di tutti i tipi: bluegrass, techno, industrial, death metal coreano», dice Ulrich, «ma nessuna che avessimo istigato noi. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quindi invitare a partecipare artisti che fossero sia fighi, sia veri fan dei Metallica».

La band ha deciso di legare il progetto alla propria organizzazione di beneficenza, la All Within My Hands Foundation, che si occupa di educazione e lotta alla povertà. «Per eliminare gli aspetti peggiori di un progetto simile, come la negoziazione dei profitti, abbiamo deciso che sarebbe andato tutto alla nostra fondazione e che se un artista ne aveva una si poteva fare a metà», spiega Ulrich. La lista completa degli enti beneficiari è sul sito del gruppo.

«Aabbiamo buttato lì l’idea e abbiamo aspettato per capire chi ci sarebbe stato. Abbiamo deciso di non assegnare noi le canzoni. Sarebbe stato strano dettare condizioni a colleghi che rispettiamo. Così abbiamo detto: scegliete voi un pezzo e fatene quel che volete. Lo volete farlo al contrario o renderlo irriconoscibile? Massimo rispetto».

Molti degli artisti coinvolti hanno trovato nei testi la chiave per reinterpretare le canzoni. Washington aveva scelto My Friend of Misery perché gli piaceva l’intro di basso che il bassista dell’epoca, Jason Newsted, suonava sul Black Album, ma ha cambiato approccio dopo aver letto i versi di Hetfield. «Ho letto il testo invece di ascoltarlo e per qualche ragione mi è venuta in mente Billie Holiday», spiega. «Le sue canzoni erano di una bellezza e di una tristezza unica. Ho perciò immaginato Billie cantare le parole dei Metallica». L’arrangiamento è arioso, con ampi accordi jazz che si sommano uno sull’altro. La voce in stile Holiday è della cantante Patrice Quinn, mentre al posto del solo di chitarra pirotecnico c’è un sax distorto e altrettanto straordinario.

A luglio, Washington ha reinterpretato il pezzo dal vivo con Hammett e Trujillo all’Hollywood Bowl, dove hanno suonato i loro assolo a turno. «Hanno spaccato», dice lui, quasi illuminandosi. «Siamo partiti dall’originale, c’era il flow giusto».

Morris e gli Off! hanno fatto fatica a trovare un pezzo, a lui il Black Album non è mai piaciuto più di tanto. Aveva visto la band agli esordi, in un concerto del 1982 con Dave Mustaine alla chitarra solista, al Troubadour di Los Angeles (dove suonavano insieme ai Ratt, il gruppo hair metal del momento), e apprezzava lo stile thrash. «Amo Ride the Lightning e Fight Fire with Fire», spiega Morris. «Con il Black Album, ovviamente, si sono seduti di fronte a un produttore e hanno cercato una nuova strada: “Proviamo qualcosa di diverso, non siamo qui per accontentare i metallari”. Li stimo per questo».

Attratto da Holier Than Thou perché non la conosceva bene come le altre hit, ha trovato interessante il testo di Hetfield, che parla di chi usa la religione come uno scudo per i propri peccati. «È profetico. Pensa a quel che succede qui in America con i cosiddetti cristiani. Non dovrebbe essere brava gente che si preoccupa di se stessa, invece di farsi gli affari degli altri? Sono tristi e vogliono che anche gli altri lo siano. È ridicolo e il testo lo spiega benissimo». Gli Off! hanno trasformato i riff in puro hardcore punk, hanno aggiunto un assolo di sax sghembo e Morris sputa con rabbia le parole.

Le tre Warning conoscevano benissimo Enter Sandman, ma hanno comunque trovato un nuovo significato nel testo. In The Blacklist la suonano insieme alla popstar Cara. «È una ninna-nanna oscura», dice Paulina Villareal. «È quello che volevamo evocare col nuovo arrangiamento».

«Il testo è pieno di parole potenti da dire a un bambino», dice Cara. «Li prepara alla perdita dell’innocenza che dovranno affrontare, quando saranno di fronte agli orrori del mondo. Nel bridge, invece, ci sono parole profonde su come certi demoni vivono dentro di te».

La registrazione era particolarmente importante per Cara, che non aveva mai avuto a che fare col rock, in questo caso un rock che si bilancia con atmosfere elettroniche e pop, grazie alla chitarra di Dany Villareal. Il risultato è allo stesso tempo bello, inquietante e heavy, e si chiude col classico groove del pezzo. «È la mia prima esperienza in assoluto col rock e quel mondo», dice Cara. «Credo che i Metallica non siano solo una rock band, sono un’entità della musica. Lavorare a questo progetto è stato fantastico, e farlo con delle ragazze è ancora più importante, perché non hanno grande rappresentanza nel rock».

Sia Rucker che Gahan hanno scelto Nothing Else Matters perché pensavano fosse l’unico pezzo che potevano cantare nel loro stile in maniera convincente. «Conosco i miei limiti, quello che posso e non posso fare», dice Rucker ridendo. «Quello è l’unico pezzo che canto tutte le volte che lo ascolto». Rucker, che è diventato famoso come artista country, l’ha trasformata in una ballata a base di steel guitar e arrangiamento orchestrale.

«Volevo ridurla al minimo, all’essenziale», dice Gahan, che l’ha trasformata in una ballata quieta e pensosa. «È una bella canzone, molto triste ma con una certa speranza, una nostalgia che mi è sempre piaciuta. Non mi sorprenderebbe sapere che per alcuni di loro fosse troppo leggera. Dimostra una vulnerabilità incredibile. È James che mette a nudo la sua anima».

Balvin dice che da ragazzo amava particolarmente Wherever I May Roam, che inizia con un gong e un riff orientaleggiante al sitar, poi passa a un groove heavy. Gli sembrava un viaggio. Quando ha deciso di farne una sua versione, ha trovato entusiasmante la sfida di trasformare un pezzo metal in un reggaeton.

«All’inizio era difficile immaginare di trovare il tempo giusto e il giusto equilibrio con i sapori reggaeton che volevo inserire nell’originale», dice. «Quando abbiamo trovato un ritmo a cui sono abituato, ma che fosse fedele all’originale, aggiustarmi sul beat e trovare il mio spazio m’è venuto naturale». La sua versione dura la metà di quella dei Metallica e contiene un basso potente e un fischio che echeggia in lontananza. L’unica cosa che resta dell’originale mentre Balvin rappa è un sample della chitarra col wah-wah di Hammett. «Volevo spingermi il più possibile in un’altra direzione basandomi sempre sull’originale, per questo tolto il sample è tutto nuovo».

Trovare il campionamento giusto è stato importante anche per i Flatbush Zombies e la loro versione di The Unforgiven, un altro brano ricostruito da zero. DJ Scratch, che ha passato decenni nel gruppo rap EPMD e ha contribuito alle produzioni di album di Busta Rhymes, Q-Tip e LL Cool J, è entrato nel progetto The Blacklist grazie al trio. «All’inizio non sapevo che si trattasse di un progetto voluto dai Metallica, così quando mi hanno mandato il pezzo ho pensato: ehi, questa è The Unforgiven, ma ce l’avranno il permesso per usarla? Sai, i Metallica sono il primo gruppo che si è opposto a chi usava illegalmente la loro musica, è una cosa a cui stanno attenti. Mi hanno poi spiegato che era un loro progetto». Così Scratch, un fan dei Metallica da quando Paris degli EPMD gli ha passato …And Justice for All, ha approfittato dell’occasione per manipolare la chitarra di Hammett per la versione degli Zombies.

Scratch è particolarmente entusiasta di The Blacklist, perché il progetto smentisce i preconcetti sul gusto musicale. «Nessuno direbbe che i Flatbush Zombies e DJ Scratch ascoltano i Metallica», dice. «È un bel modo per mostrare al mondo che i Metallica hanno avuto un impatto su più o meno chiunque. Non avevano solo un pubblico di metallari, tutti li sentivano. Sono una delle band più grandi di sempre perché la loro musica abbraccia generi diversi».

Quando Lars Ulrich ha parlato con Rolling Stone, in agosto, stava ancora riflettendo su tutte le diverse interpretazioni inviate per The Blacklist. «La prima volta che ho ascoltato gli Ha*Ash suonare The Unforgiven mi sono commosso», dice della versione acustica e leggera del duo latin pop. «Di cover dei Metallica ne ho sentite tante in vita mai, ma quando lei inizia a cantare in spagnolo… è stato inaspettato e bellissimo». Tra i brani che l’hanno colpito di più, cita la versione per pianoforte e voce di Sad But True fatta da Sam Fender. «Se la semplicità è uno dei punti di forza di questo disco, allora prendere un pezzo semplice dei Metallica e riportarlo all’essenziale è folle e assieme bello. M’inorgoglisce il fatto che altri musicisti riescano a trasformare i nostri pezzi in qualcosa di così semplice». Tra le sue preferite ci sono anche le Nothing Else Matters di Bridgers e Gahan e Sad but True di Jason Isbell.

Ulrich dice di essere in grado di estraniarsi dal ruolo di autore e di vedere il progetto con occhi diversi. «È eccitante tanto quanto ascoltare cover dei Deep Purple, degli Oasis o dei Rage Against the Machine», dice. «Quando le ascolto non penso che sono le mie canzoni, lo faccio con la stessa curiosità e meraviglia di un fan dei Metallica. Per un appassionato di musica e delle sue possibilità, è un progetto da sogno».

«Nel disco ci sono musicisti proveniente da posti diversi che parlano lingue diverse, ci ricorda come un artista o un album possono fare entrare in contatto gente con i background più disparati», dice Paulina Villareal dei Warning. «Possiamo collaborare e dare nuova luce a questa musica, e possiamo farlo per una grande causa».

«Non tutti gli artisti riescono a trascendere il tempo e lo spazio. I Metallica lo fanno e trascendono anche i generi», dice Cara. «Credo sia incredibile».

«Una grande canzone la puoi suonare in tutti i modi», dice Rucker. «Puoi farla reggae, heavy, country… resterà comunque una grande canzone».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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