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Lemmy, la mia vita in 15 ruggiti

Il leader dei Motörhead racconta quarant'anni di esistenza parecchio spericolata, in una manciata di tracce

Lemmy Kilmister. Foto: Facebook

Lemmy Kilmister. Foto: Facebook

Da ormai 40 anni, i Motörhead sono una delle band più autentiche del rock & roll. Mentre i compari del capogruppo Lemmy Kilmister si sono dati una calmata, sono diventati sobri e hanno dato, in linea di massima, l’addio ai loro vizi dionisiaci, il bassista e cantante dalla voce cavernosa – che ha appena compiuto 70 anni – non ha smesso di bere, mettersi in gioco e torturare le orecchie dei fan con livelli di decibel parecchio pericolosi durante i concerti.

Nonostante abbia scritto un’autobiografia e sia stato soggetto di un documentario, la storia della vita di Lemmy è incisa nelle sue canzoni. Si inizia con Motörhead, un pezzo che ha scritto quando faceva ancora parte degli Hawkind, i pionieri dello space-rock, e che racconta del suo amore per la speed – una passione che l’ha portato all’arresto in Canada e all’addio alla band. Senza fare una piega, ha dipinto di nero il suo amplificatore psichedelico, ha formato una band con quel nome e ha continuato sulla sua felicissima strada.

Mettendo uno dietro l’altro i picchi di rabbia lampo tipici dei Motörhead, Kilmister parla di tutte le cose che ama. Si fa annegare nel suono sulla tuonante Overkill. Perde tutto alle scommesse durante la terminale Ace of Spades. Esplora il suo entusiasmo per la guerra su Bomber, March ör Die e almeno un altro migliaio di canzoni. E porta le sue metafore sessual-rettiliane al limite con Love Me Like a Reptile, Snake Bite Love e anche con Killed by Death (“If you squeeze my lizard, I’ll put my snake on you”).

Quando riflette sulla sua musica e sulla sua poetica, però, è parecchio sincero. Perché ha scritto The Chase Is Better Than the Catch? «Beh, perché lo è, no?», dice a Rolling Stone con la sua voce cavernosa. E come ha fatto a scrivere i testi astratti come quelli del suo lamento contro i telegiornali On Your Feet or on Your Knees? «Ho un buon vocabolario», chiarisce senza battere ciglio. «Sono inglese».

Dal canto suo, è parecchio influenzato dal rock & roll dei primi tempi – cita Good Golly Miss Molly di Little Richard, che ha suonato da solista, come ispirazione principale – ma è anche stato coinvolto in qualche modo dal rockabilly in una band con Slim Jim Phantom, il batterista degli Stray Cats, chiamata Head Cat e dal punk, quando suonava con i Damned, Ramones e Wendy O. Williams. E l’influenza dei Motörhead sull’hard rock e sul metal resta innegabile. Kilmster ha partecipato alla scrittura di I Don’t Want to Change the World e Mama, I’m Coming Home con Ozzy Osbourne, ha vinto un Grammy per la cover di Whiplash dei Metallica, dopo che la band aveva più volte espresso apprezzamento nei suoi confronti (Lars Ulrich lo ha anche nominato presidente del fan club della band) e ha suonato con il progetto Probot di Dave Grohl.

I Motörhead hanno appena pubblicato Bad Magic, il loro 22esimo album, il quinto negli ultimi dieci anni, dove trovano posto 12 canzoni inedite, tra cui The Devil, che vede la partecipazione di Brian May, il chitarrista dei Queen e una cover rispettosa di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones. Il gruppo, che ha attraversato parecchi cambi di formazione dalla sua fondazione, ma che negli ultimi 20 anni è composto stabilmente da Phil Campbell alla chitarra e dal batterista Mikkey Dee, è anche nel bel mezzo di un tour (che ha avuto qualche problema ultimamente), anche se il cantante ha dovuto mettere un pacemaker nel 2013 e ha avuto un ematoma l’anno passato. «Sto bene, sapete, sto bene!», dice. «Non sto ancora morendo». Davvero, non lo puoi fermare.

Prima dell’inizio del tour del trio, Kilmister ha raccontato a Rolling Stone i 15 pezzi che hanno scritto la storia della band nelle ultime decadi, raccontato il sarcasmo che ha trasformato quei pezzi in classici e, soprattutto, i Motörhead in leggenda.

Motörhead

Ho scritto questo pezzo quando ero con gli Hawkind. Eravamo in studio lavorando all’ultimo album insieme, Warrior on the Edge of Time. Abbiamo iniziato a suonare, l’abbiamo registrato e l’abbiamo inciso come lato B di Kings of Speed. La canzone parla di speed ed è un fattore per gli Hawkind. Ed è per questo che sono stato cacciato. Non ho mai chiesto a loro cosa ne pensassero dei Motörhead dopo quella volta. Non me ne frega. Non penso che Motörhead sia una canzone che abbia definito qualcosa per me. Appartiene al passato.

White Line Fever

È il primo pezzo che ho scritto per i Motörhead. L’ho scritto solo perché ce ne mancavano un po’ per l’album. Mi ha colpito parecchio. L’abbiamo messa sul lato B di Leaving Here. A quel tempo, non potevi mettere le tracce che ti pareva sul lato B – doveva essere qualcosa di speciale per far interessare le persone – ma l’abbiamo messa anche sull’album, in ogni caso. Non è in particolare sulla cocaina. Parla di una relazione tra un ragazzo e una ragazza con lui che si incasina la vita. Parla di essere nella merda, fottuti. Non ho mai scritto musica in nessun altro modo.

Overkill

Phil (Taylor) è venuto da me con questo riff di batteria, un tempo doppio, e io gli sono andato dietro con il basso. Abbiamo sempre fatto un sacco di cose del genere. L’abbiamo suonata a Top of the Pops. È stato bello sentirla con quel pubblico, ma a dire il vero, quello show è sempre stato un po’ kitsch. Penso che al pubblico sia piaciuta, ma se a quelli dicevi di ballare, loro ballavano, quindi non riesco a capire se sia stata davvero apprezzata. Non fanno più quello show, e non è che mi manchi. So che parecchie band metal hanno fatto una cover di Overkill, ma non penso spesso a quanta influenza abbiamo avuto per loro. Siamo solo più vecchi (ride). È bello avere un tributo, ma non vuol dire che è la fine del mondo per me. Siamo impegnati a scrivere cose nuove.

Stay Clean

Dico solo, «Stay clean and listen to your parents». Non pensavo a nessuno in particolare quando l’ho scritta, non parla di droghe o alcol. È solo “stay clean”. Provavo a copiare Mel Tormé in I’m Comin’ Home Baby, ma la canzone non è uscita proprio così (ride). È nelle nostre scalette da quando l’ho scritta.

Non ricordo molto del periodo di Overkill, l’album su cui è uscita. Ma mi ricordo che lavorare con Phil e Eddie (Clark, chitarra) era facile allora, e Eddie aveva fatto un bell’assolo alla fine del pezzo. Il produttore, Jimmy Miller, l’ha registrato mentre accordava la chitarra. Quando poi disse «Sono pronto», io risposi «Ok, ce l’abbiamo». Ma non era incazzato. Jimmy ha fatto davvero un bel lavoro.

Bomber

Stavo leggendo il libro Bomber di Len Deighton mentre la scrivevo. Parla di un raid sulla Germania da parte degli inglesi, che colpirono la città sbagliata, e parla di cosa stesse cadendo dal cielo da tutte le parti. È davvero un bel libro. Dovreste leggerlo. Bomber è stata la prima canzone che ho scritto sulla guerra. Abbiamo fatto un grosso bombardiere per le luci del tour e ce l’abbiamo ancora. È grosso, è tipo 12 metri di altezza, 8 o 9 di larghezza, con dei propulsori per farlo volare. Sta su un camion a parte. Lo porteremo in giro durante il tour per l’anniversario. I promoter dovranno pagare un extra per farcelo portare dietro.

Over the Top

Parla di un’incazzatura. «Please tell me I’m kind/I’m out of my mind». Un’incazzatura generale. Cosa ne so? Ho preso acidi per otto anni. Conosco quella sensazione. L’abbiamo scritta in tonalità di la, un po’ diversa per noi. Il pezzo è ancora nei set. Da alcune canzoni non te ne puoi liberare. Continuano a tornare nella tua set list.

Ace of Spades

È ancora parecchio popolare. Quando la facciamo sul palco tutti la amano. Ma quando l’abbiamo scritta, stavamo soltanto facendo un album. È solo un’altra cazzo di canzone. Pensavo fosse abbastanza buona, ma non credevo a questo livello. Quindi non ho ricordi speciali legati a lei. Ha una parte di “tap-dancing”, quell’assolo di Phil. Quando l’ha fatta, c’è stato un piccolo dibattito: «La teniamo? La lasciamo fuori?». E alla fine l’abbiamo lasciata. Ero sorpreso dal risultato finale. Non era meglio degli altri attacchi.

Giocavo un po’ d’azzardo al tempo, ma non ho belle storie legate a questo. Piuttosto ne ho parecchie brutte. Ho perso un sacco di soldi. Vivevo sulla costa del Galles, e c’era tutto là. C’era una macchinetta per giocare nel caffè locale. Avevano anche un jukebox nella stessa sala, quindi era tutto perfetto. Non gioco a poker, gioco alle slot machine. Ci gioco da quando ho 18 anni, quando potevi entrare nei bar. Non mi fido delle persone che fanno parte di questo ambiente, preferisco le macchine.

Stand by Your Man

Non l’ho scritta io da solo, ma l’ho fatta con Wendy O. Williams. Wendy era una bambina problematica. Per me voleva dire tutto. Era un po’ strano il nostro rapporto, ma abbiamo fatto del meglio. Non era facile lavorare con lei nello studio. Poi le abbiamo dedicato No Class, perché non aveva classe (ride). Ma era molto brava a letto.

Marching Off to War

Dopo Bomber, è stata una delle prime canzoni sulla Seconda Guerra Mondiale. Non ero molto preoccupato riguardo la Guerra Fredda, ero impegnato a suonare.

Qui era quando Brian (Robertson, prima membro dei Thin Lizzy) è entrato come chitarrista. Mi ricordo che Brian ci mise settimane a fare un assolo. Io volevo solo chiuderla ma lui continuava a dire «Lo rifaccio, lo rifaccio». E di nuovo ancora. Mi è piaciuto quello che è saltato fuori alla fine. Ma era una rottura ogni volta su quell’album. Continuava a farlo ogni volta: «Qui mettiamo tre chitarre, con due assoli che entrano ed escono». Era parecchio noioso. Non è una tragedia. Ma quando abbiamo finito, è stato molto bello. Adesso, mi piace tutto quello che abbiamo fatto.

Hellraiser

Quando l’ho scritta con Ozzy (per il suo album No More Tears), il suo manager mi ha mandato una cassetta. L’ho messa su e c’era lui che urlava (imita Ozzy) “Aaaeeeaaeeeaah”, così. E poi dovevi capire quali parole ci potessero finire dentro. Ci ho messo 10 minuti, credo. Abbiamo suonato Hellraiser per un po’. C’era un problema di velocità, dovevamo rallentare per farmi raggiungere alcune note, e poi c’era da accelerare di nuovo. È per quello che sembra lenta. Non so se a Ozzy è mai piaciuta la mia versione, non me l’ha mai detto.

On Your Feet or on Your Knees

È molto veloce e ha delle pause nel ritmo. È nel nostro primo album con il nostro batterista attuale, Mikkey. È bravo, suona più veloce di me. Le parole di questa canzone sono astratte: “I know what the blind man sees/On your feet or on your knees”. Puoi farlo se sei un cantautore. Quando scrivo a volte mi incasino. Le scrivo e poi le mescolo. Sono parecchio bravo con le parole.

Cosa mi ricordo di questo album? Mi ricordo che nessuno lo comprò. Era fuori su questa oscura etichetta tedesca che ci ha dato un sacco di soldi, quindi abbiamo accettato. Ma non mi pento della scelta. Non mi pento di niente.

Broken

È una canzone inusuale, sia per gli accordi che per il ritmo. Mi piace perché è qualcosa che di solito non facciamo. E il ritornello dice, “Broken, broken, truth must be spoken/Too late to be virgins, too early to be whores”. È una canzone per tutti.

In the Black

L’ho scritta per riconquistare la mia ragazza nera. Ron Jeremy ci ha fatti conoscere, ed è una cosa figa. Ci siamo inseguiti per 20 anni. Stiamo ancora provando a farla funzionare. Non viene in tour con noi, non lo permetto. Non gliel’ho detto che era dedicata a lei quando l’ho scritta. Non lo sa ancora, in realtà.

The Thousand Names of God

Questa balza all’occhio solo per il ritmo. Non c’è un ritmo che Mikkey non può suonare. È davvero bravo. Non è una sfida che lancio. So suonare le canzoni, le ho scritte per 40 anni. È davvero facile con i Motörhead. Abbiamo fatto così tanti album negli ultimi anni. È diventato sempre più facile con il passare degli anni, da quando siamo diventati una formazione a tre di nuovo nel 1995, ma Phil (Campbell e Dee) sono stati nella band per decenni.

Thunder & Lightning

È solo un po’ di rock & roll, davvero. Questo album è stato abbastanza facile. Avevamo un po’ di bei riff durante le prove. Il modo in cui escono le canzoni in questi giorni è molto vario. A volte arrivo con dei pezzi, a volte arrivano loro prima ed è boom, boom, boom. Andiamo avanti più o meno una settimana per allineare i nostri riff, e poi andiamo in studio. Abbiamo registrato per due settimana, che non è male. Scrivo i miei testi in studio dopo che abbiamo fatto la parte musicale. I testi escono più facilmente ora. Thunder & Lightning è arrivata in un attimo, 10 minuti.

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