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Lee “Scratch” Perry: «Mi reincarnerò Re Pesce»

Tra cristalli di quarzo nel vino e una passione smodata per la ganja, il più grande producer reggae di tutti i tempi racconta dei giorni con Bob Marley e della sua prossima reincarnazione.

Lee "Scratch" Perry. Foto press.

Mentre parliamo con un calice di vino rosso in mano, Lee “Scratch” Perry fa scivolare nel suo un cristallo biancastro, ben levigato, dalla forma schiacciata. Sembra quarzo, su uno dei due lati c’è scolpita la scritta “LOVE”. «Mi dà forza», spiega il più grande produttore reggae mai esistito. La sera prima è salito sul palco del 4.20 Hemp Fest – la fiera della cannabis milanese –, la 35esima data in poco più di un mese. Viene quasi da pensare che i cristalli di quell’omino di 82 anni tutto toppe, specchi, collane e spille funzionino davvero.

La legalizzazione della ganja è ancora un miraggio, qui.
Se le sigarette sono assassine, perché è la ganja a essere illegale? È assurdo. Le sigarette sono killer. Non bisogna mai fumare erba mista a tabacco. Io non lo faccio mai.

Dove hai preso la toppa della Madonna che hai attaccato al computer?
Negli Usa. Ma non vivo lì. Sto in Svizzera, a Zurigo, con mia moglie. Mi piacciono le rocce, e lì ce ne sono molte. Questa è quella dell’amore. È un cristallo blu, ne porto sempre almeno due addosso. Mi ricorda il cielo. Pesa un po’ in tasca, ma mi tiene ancorato a terra.

Parli tedesco?
No, non mi piace molto quella lingua. È spigolosa. Suona come un tamburo. Però il posto è bellissimo. Vivo fra i monti e il lago, in un paesino di nome Erlenbach. Tornerò lì fra poco, perché ho bisogno di riposare. Ho una certa età. Ma sono sveglio, perché in un’altra vita ero un pesce, il Re pesce. E Re pesce tornerò.

Ma il pesce che mi stai mostrando sul tuo cappellino è uno squalo, un pesce killer.
Serve a spaventare il male, io sono un killer di demoni. Sono l’Upsetter, turbo gli spiriti maligni.

Molti tuoi dischi famosi si ispirano agli Spaghetti Western. Ne guardi ancora?
No, ma li porto nel cuore. La pistola fa “Ratatatatata-Pow!”, come il tamburo. Ma la mia arma è il fuoco. Il mio occhio è rosso, il mio oro è giallo, la mia ganja è verde.

Tu hai sempre usato il fuoco per purificare. Tipo il tuo studio di registrazione.
Sì, l’ho fatto più volte. Ma è stato per divertimento, non per fare danni. Redenzione, non follia. Ora però non ho più uno studio.

Ti piace qualche artista di oggi?
No, seguono troppo le mode. Se uno si cala i pantaloni, lo fanno anche gli altri. Il pop non fa più per me da quando se n’è andato Michael Jackson. Mi manca, come Bob Marley.

Se è diventato Bob Marley, è anche grazie alle tue produzioni.
Era un fratello per me. Era capace di volare, avido e generoso. Suo figlio Damian invece è il male, avido e basta. Bob voleva tutto, e io gli ho dato tutto. Sono stato io a soprannominarlo Tuff Gong, perché era un duro e perché era un gangster. Solo non sapeva di esserlo.

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