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L’anti-tormentone di La Sad e Naska: «È solo un’altra estate di merda»

I quattro si incontrano per la prima volta nel nuovo episodio di ‘Summersad’. «È da ascoltare quando fai la doccia e ti passi il sapone sui capezzoli, quando fai l’amore o quando ti droghi»

Foto: Onofrio Petronella

“Il Natale quando arriva arriva”, recitava un noto spot televisivo. Mentre nella scena punk-pop, da qualche anno, l’estate giunge all’uscita di Summersad, ormai arrivata alla quanta edizione. Un singolo che è diventato come una serie a puntate e che stavolta, insieme al trio de La Sad, è arricchito dalla partecipazione di Naska. La miscela musicale è sempre la stessa, tra emo trap e pop-punk così come i temi affrontati nel testo che vanno dal trovare il proprio posto nel mondo alle delusioni d’amore, fino ai conflitti interiori che attanagliano molti giovanissimi (e che la bella stagione non è certo in grado di alleviare). Ma stavolta l’aspetto autobiografico si lega anche all’insofferenza per un Paese ancora pieno di pregiudizi. “Tu mi dicevi che tutto passa, ma non mi passa. Continuo a non sentirmi abbastanza. Voglio morire in spiaggia, ballare sotto cassa, lontano dalle regole, dall’odio dell’Italia” cantano Theø, Plant e Fiks, con il supporto di un amico di vecchia data come Diego Naska con il quale hanno condiviso «serate folli, problemi di soldi» e un sogno comune: «Fare musica che ci rappresenti, non come quella che sentiamo in giro». Summersad 4 è disponibile su tutte le piattaforme, oggi è uscito il video e noi li abbiamo incontrati per farci spiegare perché, nonostante tutto, «sarà un’altra estate di merda».

Com’è nata questa collaborazione?
Fiks: Io e Diego siamo quelli che ci conosciamo da più tempo, da quando ci siamo ritrovati a Milano come due scappati di casa. Abbiamo condiviso un botto di esperienze insieme, alcune belle, altre discutibili e molte brutte.
Naska: La prima volta ci siamo incontrati alle giostre del Parco Sempione in hangover, tanto per dare un’idea dell’ambiente che bazzicavamo.
Plant: Poi l’ho conosciuto anch’io e avevamo gli stessi problemi. Zero soldi, ci facevamo ospitare per dormire, ma riuscivamo a passare delle serate pesantissime, bro. Veramente punk!

Insomma c’è un rapporto che va al di là della musica.
Plant: Per l’amicizia che c’è tra noi potevamo già fare dieci collaborazioni con Naska, infatti questa non è stata costruita a tavolino, è venuta fuori perché la sentivamo.
Fiks: Questo featuring lo aspettavamo un sacco, lo volevamo tutti. Sia noi che i nostri fan.

Infatti in Summersad 4, più che un ospite, Naska sembra il quarto membro della band.
Theo: Sì, era questo che ci piaceva creare. Perché siamo gli unici, attualmente, che portiamo avanti la nuova scena punk-rock italiana. Anche per questo ci siamo sposati così bene, sia musicalmente che come tematiche.

E tu Naska cosa pensi di aver portato a questo brano?
Naska: Alla fine è venuto tutto naturalmente. Sono anni che ci vediamo spesso, ci frequentiamo sia fuori che a casa loro, o mia, e abbiamo sempre parlato di fare qualcosa insieme. Adesso è successo davvero. Quindi in questo pezzo abbiamo raccontato del periodo che ci ha accomunato un paio di anni fa, tra difficoltà di vivere a Milano e altre follie che si fanno tra amici.
Plant: Non potevamo che farlo con lui un pezzo così, perché è molto autobiografico ma tanti altri ci si possono rispecchiare.

Vedete che la scena punk-pop vi sta seguendo in questo rilancio?
Fiks: Sicuro, un sacco di ragazzini si stanno avvicinando a questo genere. Che non è nuovo, ma noi lo stiamo declinando in modo contemporaneo.
Naska: E a me fa piacere farlo con loro, perché la musica che c’è in giro adesso non ci rappresenta e non rappresenta i giovani. E loro sono gli unici, insieme a me, a portare avanti qualcosa di nuovo.

La vecchia scuola del punk vi ha fatto sapere cosa ne pensa?
Fiks: Sì sì, tantissimi ci hanno scritto o chiamato per farci i complimenti. Anche musicisti di band degli anni ’90. La scena punk-rock è molto unita, non come i rapperini o trapperini di merda che sono sempre lì a dissarsi o a invidiarsi l’uno con l’altro.
Theø: La scena punk-rock ci rispetta, ce lo hanno dimostrato più volte. Ai nostri concerti abbiamo visto tra il pubblico appartenenti a band del passato che, alla fine, ci hanno fatto solo complimenti.
Plant: Sono contenti perché stiamo riportando quella roba lì a galla, anche se a modo nostro. E questo fa bene a tutti.

Il vostro brano Toxic è stato certificato disco d’oro. I numeri sembrano dalla vostra parte.
Plant: Ha già la polvere il disco d’oro…
Fiks: Non è cambiato un cazzo! È come vincere un trofeo scolastico, bello quanto vuoi ma noi non ci sappiamo godere niente. Per questo siamo La Sad. Almeno le nostre mamme erano contente…
Theø: È solo il primo traguardo, ma noi puntiamo a tanti altri e nel tempo. Quello è il risultato.

Il 25 giugno avete in programma la Summersad Fest a Milano, il primo festival organizzato da voi e che vedrà sfilate tante altre realtà. Sembra che un movimento si sia risvegliato.
Plant: Mancano pochi giorni e c’è la prima edizione. Sono anni che volevamo farla e ci sembrava impossibile. Farà bene a questo movimento, stiamo tirando dentro un sacco di persone.
Fiks: Al momento, come vedrete al festival, ci saranno anche artisti internazionali per rafforzare delle connessioni con altri Paesi. Vogliamo creare una rete più vasta e questa sarà l’occasione di vederci dal vivo.

E i progetti di Naska per l’estate?
Naska: Per adesso ho tantissime date live e voglio portarle a termine al meglio, oltre a partecipare al Summersad Tour, tra un mio concerto e l’altro. Ma prima dell’inverno mi rimetterò in studio per capire cosa fare più avanti.

La Sad ce l’ha un altro sogno nel cassetto che potrebbe diventare realtà a breve?
Fiks: Noi andiamo passo passo, però vorrei realizzare una serie tv. O anche un cartone animato.

Un po’ come la Summersad che ormai è una serie legata all’estate punk-pop.
Plant: Quando esce la Summersad comincia l’estate!
Fiks: Sì, ma senza troppe aspettative. Come dice la canzone «è solo un’altra estate di merda».

Nonostante i risultati che ottenete non c’è ancora un po’ di ottimismo?
Plant: Non ancora, forse sarà a causa della città in cui viviamo, Milano, che non ti permette di avere legami veri. Per il lavoro è molto utile, ma per il resto è uno schifo.

In Summersad 4 cantate: “Voglio morire in spiaggia, ballare sotto cassa, lontano dalle regole, dall’odio dell’Italia”. In cosa consiste questo odio?
Theø: Succede a Milano, figurati nel resto dell’Italia, girare con il nostro stile non è facile. Solo perché hai i capelli colorati la gente ti giudica o ha ancora dei pregiudizi assurdi.
Plant: Ci si aspetta da una città così che non li abbia, invece non c’è questa grande apertura. Sia dal punto di vista estetico che culturale. E noi, come i nostri fan, ne soffriamo.
Fiks: Oppure si viaggia solo sulle mode. Puoi essere eccentrico, ma solo se sei in trend. Noi invece siamo contro ogni pregiudizio. È questo l’odio dell’Italia sulle persone diverse.
Naska: E la gente rosica per il successo degli altri. Ma io dei giudizi altrui me ne fotto!

A La Sad lo avevo già chiesto e mi avevano risposto «andiamo volentieri a fare i punk in Riviera», ma Naska a Sanremo ci andrebbe?
Naska: Io accetterei, ma rimarrei me stesso. Porterei un pezzo punk-rock e non mi cambierebbe nulla. Sanremo per me è come qualsiasi altro palco. Non voglio cambiare per nessuno.

Tornando al feat, la Summersad 4 dove è meglio ascoltarla?
Plant: Siamo arrivati in macchina, l’abbiamo ascoltata e ci siamo gasati a manetta. In auto spacca.
Fiks: In montagna o al mare con il sole, ma anche con la pioggia.
Theø: Oppure quando fai la doccia e ti passi il sapone sui capezzoli, quando fai l’amore, quando ti droghi. Insomma, dappertutto. Quando fai le cose belle e le cose brutte.

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