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La volta in cui Michael Bolton scrisse una canzone con Bob Dylan

Quando His Bobness chiama, tu rispondi. E in fretta. Il cantante americano racconta com’è nata ‘Steel Bars’ nel 1990 e riflette sul progetto di un album di cover di Dylan

Michael Bolton ricorda l'esperienza surreale di avere composto 'Steel Bars' con Bob Dylan

Foto: Ian Dickson / Shutterstock; Ilpo Musto / Shutterstock

Make You Feel My Love è una delle canzoni di Bob Dylan che vanta più interpretazioni di altri artisti. Se ne contano oltre 400. Uno che l’ha cantata è Michael Bolton, che ha incluso la canzone nell’interpretazione con la tedesca Helene Fischer in un disco di duetti.

Non è la prima volta che il cantante registra un pezzo di Dylan. Quasi trent’anni fa, la strana coppia – un eminente songwriter e il re della power ballad – compose Steel Bars, pezzo finito nel disco di maggior successo di Bolton, Time, Love & Tenderness del 1991.

La collaborazione, ricorda Bolton, nacque da una telefonata. Un collaboratore dell’ufficio di Dylan chiese se Bolton aveva voglia di scrivere un pezzo col suo cliente. La cosa doveva succedere subito e cioè nel giro di un paio di giorni. Bolton aveva pensato a uno scherzo telefonico di Dianne Warren che doveva incontrare per scrivere assieme delle canzoni in quegli stessi giorni. E invece la chiamata era vera e Bolton si è trovato a bordo della sua auto diretto verso casa Dylan, a Malibu. Per tenersi la mente fresca, aveva cancellato ogni appuntamento di lavoro tra cui quelli con Warren e con due autori leggendari dell’epoca del Brill Building, Barry Mann e Cynthia Weill. «Non che sia stato difficile annullare tutto», ricorda. «Qualunque persona sana di mente avrebbe mollato ogni cosa e si sarebbe diretta a Malibu».

Nel corso di quella prima telefonata, Bolton aveva ricevuto una sorta di avvertimento dal campo di Dylan: «Se quel che fate il primo giorno non gli piace, la cosa finisce lì». E così, prima di mettersi in auto, aveva lavorato su alcuni abbozzi di canzoni e sequenze di accordi. «Lo ammiro da quando avevo 12 anni o giù di lì, quindi so quali melodie gli possono piacere».

Dopo aver parcheggiato fuori da un garage all’interno di una villa in collina, Bolton è stato accompagnato in uno studio di registrazione dove ha tirato fuori la chitarra dalla custodia. All’improvviso è apparso Dylan. Bolton ha iniziato a suonare i cambi di accordi senza parole che aveva preparato e in un modo o nell’altro è venuta fuori l’espressone “steel bars” – Bolton non ricorda se l’ha tirata fuori lui o se è stato Dylan. Il cantante la racconta come un’esperienza surreale: «Non riuscivo a smettere di pensare: oh mio dio, questo è Bob Dylan».

C’era del lavoro da fare. Con Dylan seduto alla batteria o a suonare il basso, la canzone ha cominciato a prendere forma intorno a quella frase. Per Bolton, il problema era che cosa fare nel caso non gli fosse piaciuto un verso di Dylan, cosa che puntualmente accadde quando Dylan propose “It was your resistance / It was my persistence” (“Era la tua resistenza, era la mia perseveranza”). «Quando ha suggerito quella frase, ho contato fino a 10 e ho cercato di trovare un modo per dire a Bob Dylan: non ne sono sicuro. Non ce l’ho fatta, ma non è stato necessario perché lui continuava a proporre alternative».

Nei tempi morti, Dylan raccontava della vita in tour e del suo divorzio. Bolton gli disse che sarebbe andato in Brasile per alcune date e Dylan «si è entusiasmato, mi ha detto di prendere un veicolo a quattro ruote motrici e di andare in montagna».

Alla fine Bolton si è rilassato e d’improvviso Dylan se n’è venuto fuori con un «E allora, quando finiamo il pezzo?». Quelle parole erano un gran sollievo, dato l’avvertimento che aveva ricevuto al telefono. Il giorno dopo, i due hanno finito Steel Bars e Bolton è volato a San Francisco, dove due giorni dopo ha registrato la canzone. In studio, ha ricevuto un fax da Dylan contenente un’alternativa per un passaggio su cui si erano arenati: “When time itself is so obscene” è la versione finale. Il risultato non somigliava per niente a Dylan, sembrava anzi una delle potenti e tristi power ballad dell’epoca.

In seguito, Bolton ha incontrato Dylan un’altra sola volta, presso gli uffici dell’etichetta di entrambi, la Columbia. «Ha detto qualcosa sui miei capelli, che avevo appena tagliato», ricorda. Non ha mai ricevuto una reazione dal campo di Dylan alla sua versione di Make You Feel My Love.

A Bolton, la collaborazione ha fatto venire voglia di incidere un intero album di cover di Dylan e non è escluso che prima o poi lo faccia, anche se teme che qualcuno non gradisca. «Non ho mai smesso di pensarci», dice. «Ma so che scatenerei l’inferno».

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