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La vita dei Santi Francesi dopo X Factor: «Lavoravo da Decathlon, non mi fa paura nulla»

Non sono televisivi, usano poco i social, vogliono essere giudicati solo per la musica. Dopo la vittoria vogliono costruirsi una carriera "vera", fuori dai talent. «Sono dieci anni che sogniamo di vivere di musica»

Foto: Simone Biavati

Portare un inedito alle Audition di X Factor è un atto di superba incoscienza o di profonda consapevolezza di sé. O, come spesso accade, di entrambe. Nel caso dei Santi Francesi, si è trattato più che altro di un’epifania, la loro performance ha bloccato il tempo di X Factor, ti ha portato nel loro mondo e tu sapevi, fin dalle prime note, che ti avrebbero accompagnato fino all’ultima puntata, alla finale.

Alessandro De Santis ha un talento e una potenza interpretativa direttamente proporzionale alla bellezza dei suoi occhi (e baffi), Mario Francese è il suo complemento musicale perfetto. L’impressione, spesso, è che potrebbero esibirsi bendati, per l’intesa silenziosa e senza fronzoli che hanno. Con la loro incapacità di essere paracool come tutti coloro che passano in tv e in particolare in questo talent, con il loro sentirsi delicatamente fuori posto hanno trovato il modo di conquistare tutti, giudici e pubblico, incentrando tutto sulla loro musica, sulla loro personalità che innervava anche i pezzi più ostici o quelli più iconici, sulla forza con cui se ne appropriavano e senza tradirli li reinnestavano nella loro grammatica creativa.

Dopo la vittoria a X Factor e i festeggiamenti – sobri, ovvio, sono i Santi Francesi – è uscito l’EP In fieri (quattro inediti, tra cui quello portato al talent, Non è così male, e Spaccio, un feat con i Fast Animals and Slow Kids) mentre per il tour toccherà aspettare ancora un mese: dal 18 gennaio al 30 gennaio 2023 toccheranno sei grandi città (da Torino a Napoli, passando per Milano, Firenze, Bologna e Roma).

Alessandro, è una gioia o una liberazione questa vittoria? A un certo punto è sembrato chiaro che il ruolo di superfavoriti vi stesse stretto e vi desse fastidio.
Sì, l’essere superfavoriti è stato scomodo. Venivamo dati per scontati, probabilmente il solo piccolo neo di un’esperienza pazzesca. Ogni nostro sforzo era quasi dovuto. Ora è tutto molto strano, comunque siamo tra l’hangover, la felicità e l’assurdità. È vero pure che noi due siamo tipi che ci mettono molto a realizzare le cose, soprattutto quelle belle, non siamo il simbolo dell’entusiasmo, abbiamo i piedi ben piantati a terra. E poi, per quanto in tanti scommettessero su di noi, non ce lo immaginavamo questo trionfo, io e Mario avevamo puntato tutto su Bea, sembrava andare tutto in quella direzione, non ci abbiamo mai sperato più di tanto. E ora siamo increduli, felici ma ancora a chiederci se è successo davvero.

Come si rimane Santi francesi passando in tv e in un gioco come questo?
Non lo so. So solo che ci siamo divertiti e lo dobbiamo anche a chi ha rispettato il nostro modo di essere, lavorare e stare in questo ambiente. Noi siamo poco televisivi, ve ne siete accorti, e anche per questo abbiamo stabilito dei paletti rigidi sul nostro modo di esibirci, di partecipare al gioco, di farne parte. Noi siamo i concorrenti che usano meno i social, vogliamo essere considerati solo per quello che facciamo, non per quello che sembriamo.

E allora perché avete scelto di partecipare a X Factor? Non era scontato che avrebbero accettato le vostre condizioni. E a dirla tutta non sembrate i concorrenti tipo di questo talent
È successo tutto abbastanza in fretta, lo scouting è arrivato a noi. All’inizio, confesso, siamo stati molto pesanti di fronte al dilemma che ci si era posto, non l’avevamo presa alla leggera e avevamo parecchi pregiudizi sulla tv e su X Factor, anche per la precedente esperienza vissuta ad Amici. Dopo una settimana abbiamo deciso che poteva essere un’opportunità per fare della musica, finalmente, un mestiere, la principale fonte di sostentamento. Io lavoro a Decathlon e Mario fa il programmatore, ma sono dieci anni che inseguiamo il sogno di dedicarci totalmente a ciò che amiamo.

Ad Amici eravate ancora tre e vi chiamavate The Jab. Ha lasciato delle ferite quell’esperienza?
Ad Amici nessuno ci proteggeva ed eravamo troppo piccoli, poi dura davvero tanto ed è concepito per andare troppo sul personale. Ma lo rifarei altre mille volte, perché a 18 anni, quando siamo andati a giocarci le nostre carte lì, avevo fretta, volevo bruciare le tappe. Quell’esperienza mi, ci ha aiutato a prendere questa molto più alla leggera e soprattutto a sapere che quella fretta era sbagliata. E abbiamo iniziato un percorso più classico, tra live e pubblicazioni, che stava andando anche bene.

È avvilente che talenti come voi trovino un palco importante solo (grazie) ai talent.
Quando non conosco bene un argomento sto zitto. Ma posso dire della mia esperienza, i Jab nascono nel 2013, anche lì ci hanno chiamato gli scout. Noi volevamo fare questo lavoro, ed era giusto provarci allora come oggi. Dopo Amici ho capito che le scorciatoie non esistono, soprattutto per chi fa musica come noi, e mi sono “goduto” la gavetta, i passi graduali verso i nostri obiettivi. Come ti dicevo stava andando già bene fino a qualche mese fa, chiaro che un’opportunità come questa amplia il campo da gioco ed era giusto non lasciarsela sfuggire.

I Tropea hanno mostrato la loro delusione nell’avere Ambra come giudice. È successo lo stesso a voi due con Rkomi? Confessa.
La verità è che siamo entrati qua dentro chiusi in una bolla che ci siamo costruiti da soli. Quello che succedeva che non riguardava i Santi Francesi e le loro esibizioni e le prove, rimaneva fuori. Detto questo non c’era alcun pregiudizio nei confronti dei giudici; lui sulla carta era il meno esperto, il che lo faceva, al di là del carattere, essere strategicamente meno appetibile. Ma noi ci eravamo conosciuti prima della formazione dei roster, dopo le Audition, quindi c’è stato un misto di curiosità e felicità alla scoperta di quale squadra facessimo parte. Lui ha saputo metterci in difficoltà assegnandoci i Gossip e spingendoci a rischiare ma lasciandoci il controllo, noi abbiamo capito la sua modalità di lavoro: ci ha lasciato grande spazio, ci ha capito, la sua dote principale è stata l’essere stato molto altruista, l’essere una spalla preziosa sempre, non mettere il suo ego di giudice davanti al nostro di concorrenti. Anche perché noi eravamo determinati a non snaturarci in alcun modo e avere vicino qualcuno che condividesse questa impostazione era determinante.

E ora?
Ti rispondo sinceramente, non abbiamo aspettative, solo speranze e voglia di fare. Ora sappiamo che non dobbiamo avere fretta, dobbiamo andare dritti per la nostra strada. Non a caso non abbiamo fatto l’errore compiuto da altri, noi non abbiamo letto commenti, spulciato i social, guardato i giornali. La bolla esploderà fra poco e nulla è ancora stato fatto. Non è successo nulla. Io lavoravo da Decathlon per campare, non mi fa paura nulla. Certo, ora spero che potremo lavorare nella musica e basta, sarebbe già un successo. Quindi se mi chiedi «e ora?» io ti rispondo: l’EP In fieri e il minitour a gennaio.

C’è anche un album in vista?
Più in là. Per ora lavoreremo a dei singoli.

Il momento più bello di questa edizione di X Factor?
Le Audition. Un momento incredibile. Io, prima, stavo per avere un attacco di panico, ero un fascio di nervi, quei commenti entusiasti, emozionati sono stati una liberazione. E poi Creep, senza dubbio. Stavo già piangendo di mio, per cose mie passate, poi lì, sul palco, è successo qualcosa di forte, trascendentale, è stato un momento speciale non solo musicalmente. Una botta di emozioni e adrenalina.

Quello che proprio non hai sopportato di questo talent?
Il freddo. Il loft era molto grande e la sua conformazione unita alla convivenza e all’inevitabile freddo interno oltre a difficoltà varie, hanno fatto sì che ci siamo ammalati tutti a turno. È stato parecchio faticoso. E poi fa male quando uno come Iako non sia stato capito, Lì devi avere la forza tu concorrente di farti capire, di penetrare dentro un mondo non tuo rimanendo te stesso. Però anche dall’altra parte servirebbe più attenzione. Da parte di tutti.

Foto: Simone Biavati

Tornando alla vostra musica: avete vinto. Senza snaturarvi, senza foto paracule sui social, senza lacrime davanti ai giudici, senza gossip. Televotatissimi sempre. Non sarà che il pubblico è migliore di quello che si pensa e si dice?
La cosa assurda e che ho davvero realizzato solo in queste ore è che siamo arrivati alla popolarità solo ed esclusivamente con il nostro lavoro. Noi siamo schermati, non vogliamo comunicare altro che con l’arte, probabilmente in quest’ambiente è una caratteristica negativa ma siamo stati televotati solo per quello che succedeva sul palco: non abbiamo mai parlato di noi, non ci siamo mai aperti a confidenze o confessioni. Io credo ci sia tanta fame di qualità, ne sono convinto.

Non solo televotati. Al Forum vi hanno pure tirato un reggiseno. La definitiva consacrazione. Cosa hai provato? Orgoglio?
Macché, mi sono vergognato, ero imbarazzato. Però l’ho trovato un gesto carino. Eccessivo forse, ma carino.

Dei concorrenti affrontati con chi vorreste un featuring?
Te ne dico due: Iako e Tropea. Iako ha perle pazzesche nel suo repertorio, un talento unico e il suo inedito è meraviglioso. Ed è un grande personaggio. E poi i Tropea. Loro si sono divertiti davvero. Hanno un bisogno fisiologico di esibirsi, di suonare, di far tremare il palco. Mi piace la loro energia.

Tornare live a X Factor dopo tutto quello che abbiamo passato deve essere stato incredibile.
È stato fighissimo dopo due anni di pandemia esibirsi così e con questa continuità, ma X Factor ha fatto di più, ci ha messo tutti dentro una casa, un bagno di folla che ci mancava, a dirla tutta è stato faticoso in certi momenti per noi che siamo un po’ orsi, un po’ sulle nostre, ma è stato vitale e motivante in altri.

Chiudi gli occhi. Dimmi il primo sogno che ti viene in mente.
Ti dico una cazzata, ho chiuso gli occhi davvero quando me lo hai detto e il mio sogno è suonare al Teatro Antico a Taormina. Ci sono andato quest’estate ed è un posto incredibile. E voglio quella credibilità per poterlo fare.

So che siete riservati, ma il vostro rapporto sembra davvero speciale, non è solo un sodalizio artistico. Ti va di parlarcene?
È un rapporto assurdo quello tra me e Mario, quando trovi una persona con cui poter stare tranquillamente anche in silenzio trovi l’oro. Noi conviviamo ed è l’unico con cui riesco a farlo, possiamo essere soli e insieme senza problemi, anche a pochi metri di distanza. Non siamo gli amici compari o chiassosi, con un rapporto basato sul contatto fisico, siamo due che possono isolarsi per lungo tempo e poi comunque ci capiamo con un gesto, un’occhiata, una battuta. Siamo in simbiosi da otto anni. Te lo dico da figlio unico, per me è un fratello.

Con gli altri giudici come è andata?
Bene, è stato abbastanza tranquillo il rapporto con loro. Con Dargen c’è stato qualcosa in più, ci invadeva di più. Nel senso buono, eh, mi piace il suo modo di fare anche se è molto lontano dal nostro. Con Ambra ci siamo visti meno ma è sempre stata generosa nei suoi giudizi in trasmissione. Fedez è il giudice che abbiamo visto meno, ma devo dire che è un personaggio molto affascinante.

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