Home Musica Interviste Musica

La via italiana all’urban passa anche da Lil Jolie

Da SoundCloud ai singoli per una major ‘Farsi male’ e il nuovo ‘Diamanti’, ecco la storia della ventenne che, una canzone alla volta, sta uscendo dall’isolamento della provincia di Caserta

Lil Jolie

«Non saprei definire il genere che faccio: se qualcuno ci riesce, ben venga, ma non fatelo decidere a me». Mette le mani avanti Lil Jolie, al telefono dal suo isolamento domestico in Campania. «Con il rap non c’entro molto, però: forse la gente mi associa in automatico a quello perché da noi ancora non esiste una scena urban molto sviluppata».

In molti, in effetti, hanno definito questa ventenne della provincia di Caserta la rapper emergente più interessante del momento, ma in realtà Angela – questo il suo vero nome, che insieme alla sua vaga somiglianza con la sua quasi omonima Angelina Jolie ha contribuito alla scelta del suo pseudonimo artistico – non rappa, canta. «Sono in fissa con l’R&B», spiega. «The Weeknd mi fa impazzire e penso sia l’artista che mi ha più influenzato nell’ultimo periodo, ma adoro anche 6LACK, Bryson Tiller, Drake, SZA. Amo anche il pop di oggi, come quello di Halsey e Billie Eilish».

Anche se le stima molto, non sente di appartenere allo stesso filone di altre colleghe più celebri, come ad esempio Madame: «È un’artista che stimo un sacco, è davvero bravissima ed è stata una delle prime a proporre un sound fuori dagli schemi. Mi fa piacere essere associata a lei, però facciamo cose molto diverse». Anche perché il percorso di Lil Jolie è abbastanza singolare, e mai come nel suo caso fare rete (e usare la rete, quella del world wide web) l’ha aiutata a emergere e scoprire ciò di cui era capace.

Fin da ragazzina, racconta, la provincia le sta stretta. Fin da quando è piccolissima prende lezioni di chitarra classica, ma vuole suonare quella elettrica e nessuno nella sua zona insegna quello strumento, così se ne fa regalare una, molla il suo maestro, trova dei tutorial su YouTube e impara da autodidatta. «Non vedevo l’ora di evadere dalla mia città», ricorda. «A scuola mi trovavo malissimo, i miei compagni di classe mi attaccavano aggrappandosi a qualsiasi scusa. Ero il loro capro espiatorio. Ancora oggi non riesco a capire esattamente cosa trovassero di così strano in me. Forse ero un po’ più ribelle e anticonformista, rispetto alle altre: tutte cercavano di vestirsi carine e attillate, io invece ero molto più rilassata».

È sui social che trova gli amici che non riesce ad avere nella vita reale. «Un giorno mi sono iscritta a uno di quei gruppi Facebook creati per condividere cose divertenti, e dopo un po’ mi sono accorta che c’erano tanti altri ragazzi che avevano i miei stessi interessi, e che quindi non ero l’unica ad essere ‘strana’. Alcuni di noi venivano dalla Campania e altri dal Lazio: ci frequentavamo spesso anche dal vivo, incontrandoci a Napoli o a Roma». Alcuni di loro facevano musica, e oggi alcuni sono molto conosciuti nella scena indipendente, come Zyrtck e gli Psicologi.

Ma sarà soprattutto SoundCloud, la piattaforma di streaming che più di tutte è sempre stata una rampa di lancio per i musicisti da cameretta, a cambiarle davvero la vita. «Ho scoperto che c’erano tanti ragazzi che pubblicavano lì la loro musica e facevano un genere di urban indefinibile, che non c’entrava con la trap che andava di moda altrove: aveva un sound più melodico, più particolare», racconta. «Tra di loro c’era anche un produttore conosciuto tramite amici di amici, KidHakku, che un giorno mi ha mandato una base per provare a scriverci sopra. Quando gli ho rispedito il risultato era entusiasta, così ho comprato una scheda audio e un microfono da due soldi e ho cominciato fare esperimenti. Ho passato così praticamente tutto l’anno della maturità, un periodo in cui ero molto ansiosa e la musica era l’unica cosa che mi aiutava».

All’inizio ha un po’ paura del giudizio delle persone, ma i complimenti fioccano. «Forse anche perché ero una delle prime ragazze a far parte della scena SoundCloud italiana. Mi sentivo davvero parte di un movimento. Era un bel gruppo, anche se ora si è un po’ dissolto: alcuni hanno mollato, altri invece si sono trasferiti su Spotify pensando che lì ci siano più possibilità di fare successo. È stato bello, finché è durato».

La scena SoundCloud le ha anche regalato uno degli incontri più importanti della sua carriera: quello con CloseListen, il produttore di fiducia dei Tauro Boys, uno dei gruppi urban romani più interessanti e chiacchierati del momento. «Abbiamo iniziato a scambiarci messaggi», dice. «Per mesi gli mandavo i miei provini e lui mi dava consigli . E un bel giorno, un anno fa, mi ha mandato il beat di Per Elisa dei Tauro Boys, chiedendomi se mi andava di farne una versione remix. Gli è piaciuta talmente tanto che abbiamo cominciato a lavorare insieme: è stato lui a presentarmi il mio attuale manager».

Da allora Lil Jolie si è dedicata anima e corpo a scrivere canzoni. «Di solito lo faccio mentre vado a Napoli: guardare fuori dal finestrino del treno mi ispira moltissimo». Il testo di Diamanti, il suo ultimo singolo, è nato così. «L’ho finita mentre ero già chiusa in casa per via della quarantena, e l’ho registrata qui». Vive ancora insieme ai suoi genitori, nella casa in cui è cresciuta. «Ogni volta che mi affaccio alla finestra, vedo solo una stradina di campagna. Per fortuna, però, questa situazione non mi ha tolto la voglia di scrivere».

Al momento si dedica totalmente alla musica, dopo avere abbandonato l’università (è stata iscritta per qualche mese alla facoltà di Farmacia e poi a Tecniche di Laboratorio Biomedico), con una certa sofferenza da parte della sua famiglia: «All’inizio mia mamma sperava che non riuscissi ad emergere, perché aveva paura di quello che sarebbe potuto succedere», ride. «C’è stato un periodo in cui piangeva tutti i giorni recitando il rosario: “Perché doveva capitare proprio a me una figlia così?”. Alla fine, però, si è rassegnata e ha capito che se questa è la mia strada, era giusto lasciarmi andare».

Oggi le stesse ragazze che la prendevano in giro le scrivono facendole i complimenti. «Non porto rancore, ringrazio e la chiudo lì. Ormai quello mi sembra un periodo davvero lontanissimo». La mente vola già lontana, verso la fine del lockdown e i suoi progetti futuri, che spera includano tanta musica dal vivo. «Amo stare sul palco. Mi dà una scarica di adrenalina unica: è la cosa più bella che un artista possa fare», sospira. «Non vedo l’ora di poter tornare a fare concerti. Il mio primissimo live è stato a Napoli, in apertura a Ugo Borghetti, e mai avrei immaginato che così tante persone potessero cantare le mie canzoni». Sta già lavorando su parecchi altri brani, confessa. Per lei sarà una bella stagione, qualunque cosa succeda.

Leggi anche