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La storia degli NHC, il supergruppo yacht goth di Taylor Hawkins

Il batterista dei Foo Fighters ha iniziato a suonare con Dave Navarro e Chris Chaney per passare il tempo. Non sapeva che sarebbe nata una vera band, e presto anche un disco. Ecco com’è andata


Gli NHC

Foto: Ross Halfin

Taylor Hawkins, Dave Navarro e il bassista dei Jane’s Addiction Chris Chaney volevano solo ammazzare il tempo durante la pandemia. Non avevano altre ambizioni quando hanno iniziato a improvvisare assieme nello studio del batterista dei Foo Fighters a Los Angeles. «Dopo un paio di canzoni abbiamo capito che avevano un nostro sound», dice Navarro. «Abbiamo continuato e prima di rendercene conto avevamo tirato fuori del materiale. Lì abbiamo capito che eravamo una vera band e che avremmo fatto un disco».

Il debutto degli NHC (le iniziali di Navarro, Hawkins e Chaney) non uscirà prima del 2022, ma la band ha già condiviso alcuni pezzi e si è esibita all’Ohana Festival di settembre. Il 23 novembre ha fatto il primo vero concerto al Troubadour di Los Angeles. Il suono del trio non è poi troppo diverso da quello di Foo Fighters e Jane’s Addiction, con in più omaggi a band anni ’70 come Steely Dan e Pink Floyd, per non parlare di Rush, dei Police e degli altri power trio che i musicisti veneravano da ragazzi.

«Mentre registravamo gitava una battuta ricorrente», racconta Hawkins. «Ci definivamo yacht goth».

«Adoriamo Gerry Rafferty e gli Steely Dan», dice Navarro. «Ma abbiamo aggiunto una spruzzata di goth e un approccio più heavy».

«Ci sono sempre un po’ di Rush», continua Hawkins. «È per assicurarci di piacere alle donne».

Le radici degli NHC affondano fino all’adolescenza di Hawkins nell’Orange County, quando ascoltava ossessivamente Nothing’s Shocking e Ritual de lo Habitual. «Sognavo di suonare con i Jane’s Addiction, a Melrose indossavamo tutti grandi cappelli», dice. «Anche se in un certo senso la scena di Los Angeles stava finendo, loro rimanevano un punto di riferimento».

I Jane’s Addiction si sono sciolti nel 1991 e Navarro ha iniziato a lavorare ad altri progetti. Ha suonato la chitarra in You Oughta Know di Alanis Morissette insieme a Flea e Benmont Tench degli Heartbreakers. Il pezzo ha lanciato la carriera di Alanis e ha contribuito a fare di Jagged Little Pill uno degli album più importanti degli anni ’90. Portare on the road la band che l’aveva registrato, però, era impossibile.

Quando Hawkins ha sentito che Alanis cercava un batterista, ha colto la palla al balzo. «Appena ho ascoltato quel pezzo ho pensato: sono già nella band. Ci vediamo agli MTV Awards», dice. «Lo sapevo e basta».

Per Chris Chaney le cose sono andate diversamente. Dice Hawkins che Morissette gli ha proposto l’audizione per errore. «Quando è arrivato lei ha detto: “Ma quello è il tizio sbagliato”», racconta. «Voleva chiamare un altro. Non si era studiato nemmeno quelle musiche, pensava di essere troppo bravo per Alanis».

«Ho preso la cassetta dal management, perché all’epoca c’erano ancora le cassette», racconta Chaney, «e mi sono presentato all’audizione dopo averla sentita una volta. È stata una finta».

Chaney non conosceva i pezzi e Alanis non voleva che facesse parte del gruppo, ma aveva talento e gli ha comunque offerto il lavoro. Nel giro di poco, Hawkins e Chaney hanno iniziato un tour di due anni in cui hanno suonato di fronte a maree di fan. «Ho preso le sue canzoni e le ho trasformate in pezzi dei Jane’s Addiction», racconta Hawkins. «Suonavamo Been Caught Stealing a tutti i soundcheck. Le canzoni di Alanis erano tutte costruite su loop di batteria, avevano un groove funkeggiante. Così ci ho aggiunto lo stile dei Jane’s Addiction».

Siccome a inizio tour Chaney non conosceva i Jane’s, Hawkins gli ha prestato Ritual de lo Habitual e Nothing’s Stocking e gli ha detto di studiarli nota per nota. Quell’esercizio si è rivelato molto utile nel 2002, quando la band di Perry Farrell ha iniziato a lavorare a Strays e ha rubato Chaney as Alanis. Il bassista è andato con loro in tour e ci è tornato nel 2011, dopo la fine della breve reunion con Eric Avery (anche Duff McKagan dei Guns N’ Roses ha suonato con loro per qualche mese, poi ha capito che non faceva per lui).

Nel frattempo, Hawkins suonava coi Foos e pubblicava album solisti di nicchia e progetti paralleli. «Ho cercato di suonare con tutti i membri dei Jane’s Addiction», racconta. «[Il batterista] Steven Perkins ha suonato in un pezzo dei Birds of Satan. Ho registrato con Perry Farrell, ho collaborato con Eric Avery a una cosa che non è mai uscita. Cerco sempre di passare un po’ di tempo con i Jane’s Addiction».

Hawkins ha incontrato Navarro quando Morissette e i Red Hot Chili Peppers si sono esibiti agli MTV Video Music Awards nel 1995. Così dice il batterista. Il chitarrista è invece convinto di averlo conosciuto anni dopo a un concerto dei Foo Fighters. «Sono passati un sacco tempo, tanta droga e un bel po’ di neuroni».

Comunque sia andata, sono diventati buoni amici. Alla fine del 2019 hanno preso parte al concerto tributo agli Alice in Chains, al Museum of Pop Culture di Seattle, dove hanno suonato Man in the Box con Chaney al basso e Corey Taylor alla voce. Quando la pandemia ha fatto tabula rasa di qualsiasi programma per il 2020, il gruppo (senza il cantante degli Slipknot) ha cominciato a incontrarsi a casa di Taylor per improvvisare.

Hawkins aveva qualche demo pronta per iniziare, ma lavorandole in studio le canzoni hanno preso una forma radicalmente diversa. «Il risultato finale non c’entra niente con le demo», dice Navarro. «Abbiamo fatto scelte musicali che hanno ribaltato tutto. Quelle registrazioni sono come i semi da cui sono germogliate le nostre idee».

Il processo di scrittura era molto diverso da quello a cui Hawkins è abituato con Dave Grohl e i Foo Fighters. «Quella è anzitutto la band di Dave», spiega. «Spesso, quando facciamo un disco, le sue demo sono molto simili al risultato che vuole ottenere. Noi riempiamo gli spazi vuoti. A volte lo facciamo con delle jam, ma spesso lui ha le idee chiare su dove vuole arrivare».

«Con gli NHC tutti potevamo proporre idee, era la prima volta per tutti e tre», continua. «È come giocare a baseball. Scrivevamo e registravamo, ma era come se fossimo in giardino a giocare».

The Devil You Know è partita con una linea di basso di Chaney. «Avevo un’idea per la chitarra, così Taylor l’ha registrata sull’iPhone per non dimenticarla», racconta Navarro. «Quando siamo tornati a suonare avevamo un punto di partenza. Abbiamo chiuso il pezzo in 15 minuti. Si è scritto da solo».

Lazy Eyes è nata nell’arco di un paio di giorni. «Io e Dave abbiamo vissuto un’esplosione creativa, ne è venuto fuori questo pezzo un po’ alla Beatles, con un groove alla Penny Lane», dice Hawkins. «Poi abbiamo scritto la sezione centrale, un calipso psichedelico… l’arrangiamento è quasi alla Frank Zappa».

Hawkins ha scritto buona parte dei testi e canta in quasi tutte le canzoni. «Lo fa con un registro che non sentiamo spesso da lui», dice Navarro. «Siamo abituati alla sua voce rock, che è fenomenale, ma quando usa quel timbro più basso, diventa più gotico. È penetrante».

Per Navarro, le session hanno rappresentato una bella occasione per sperimentare. «Qui si sente l’influenza di David Gilmour più che in tutti gli altri dischi che ho registrato. David suona in modo,come dire, introverso e mi ci identifico. Ha un qualcosa di malinconico che m’ha sempre commosso, anche quando ero ragazzino. Sono contento di aver esplorato quel suono con la band».

Gli NHC non hanno ancora pianificato l’uscita del disco, l’idea è arrivare al prossimo anno pubblicando un’altra manciata di pezzi. Alcuni li hanno suonati all’Ohana Festival, il 2 ottobre, insieme a Keep Yourself Alive dei Queen e My Friends dei Red Hot Chili Peppers. Sul palco c’era anche Pat Smear, il chitarrista dei Foo Fighters, ma ha già «rifiutato gentilmente» la possibilità di andare in tour con loro.

Nella formazione dell’Ohana c’erano anche Barbara Gruska e Samantha Sidley, le coriste dei Foo Fighters. Gruska suona anche la batteria, così Hawkins qualche volta può allontanarsi dal drum kit e fare il frontman in stile David Lee Roth. L’idea è usare questa formula per tutto il tour, ma non hanno ancora idea di chi sostituirà Pat Smear alla chitarra ritmica.

«Immagino i nostri concerti come un mix tra i Rush e i Faces», dice Hawkins. «Voglio un’atmosfera rilassata, da festa. L’idea è di far salire sul palco chiunque ne abbia voglia. Mettiamo che nel pubblico ci siano gli America. Ecco, per noi non ci sarebbero problemi a suonare Ventura Highway con loro. America: se siete all’ascolto, unitevi a noi».

Il tour del 2022 e i concerti successivi verranno incastrati tra gli impegni di Jane’s Addiction e Foo Fighters. «Non ci illudiamo di poter raggiungere quel livello lì», dice Hawkins, «ma voglio crederci. E Dave una volta mi ha detto che tutte le cose che facciamo lontani dai Foo non fanno altro che rafforzare la band. Lo stesso vale per i Jane’s Addiction».

«Abbiamo superato la fase dell’ego, quando stare in una band è come stare in trincea e ci sono un sacco di litigi», aggiunge Navarro. «È un passaggio necessario per chi vuole fare questa vita. Ma ce lo siamo messi alle spalle. Non c’è nulla di ciò in questo progetto, zero problemi, è qualcosa di magico».

L’unica cosa su cui non sono d’accordo è la definizione di supergruppo. «A Taylor il termine piace, io lo trovo cringe», dice Navarro. «Supergruppo è come dire che è una cosina che facciamo quando non abbiamo veri impegni. Ma non è così. Non è un supergruppo. È un altro gruppo».

Qualche minuto dopo, Navarro si rimangia tutto. «Vorrei ritrattare», dice. «Spero che quando ci verrà a sentire dal vivo la gente dirà che è stato un concerto super. Quindi sì, chiamateci pure supergruppo. Avete ragione. Siamo un supergruppo».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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