La seconda vita di Richie Hawtin. A base di sake

Il dj e producer canadese è anche un Sake Samurai e ha una linea tutta sua, la ENTER.Sake. Ne abbiamo parlato con lui. E l'abbiamo anche assaggiato
Richie Hawtin è nato il 4 giugno 1970 in Canada

Richie Hawtin è nato il 4 giugno 1970 in Canada


Ve lo immaginate Richie Hawtin, mentre fa un dj set di fronte a migliaia di persone, farsi un bel bicchiere di sake freddo? Se vi sembra strano, sappiate che è proprio quello che succede. Hawtin, oltre a essere un peso super massimo del mondo dell’elettronica, è anche un fine conoscitore di sake (dal 2014 è Sake Samurai). E non solo: da qualche anno ha fondato una linea, ENTER.Sake, in collaborazione con sei diverse fabbriche di sake giapponesi. «Se la gente si fida di me, dovrebbe seguirmi anche in questo e assaggiarlo», ci ha detto. Ecco, nel caso voleste farlo, sappiate che arriva anche in Italia, distribuito da MilanoSake.

Stasera Richie Hawtin arriva a Carroponte, a Milano, nella line-up di Episode #1, assieme a Recondite, Kölsch, Bob Moses, Tourist e Andrea Rango.

Quando ti sei innamorato del sake?
Probabilmente l’ho bevuto per la prima volta quando ero adolescente, 25 anni fa. Come succede a molti, però, l’ho assaggiato caldo. Devo dire che non mi è piaciuto molto: ho sempre amato la cultura giapponese, la cucina giapponese, quindi cercavo di farmelo piacere, anzi, volevo che mi piacesse! Poi nel 1993 sono andato in Giappone per la prima volta e lì ho avuto la possibilità di bere per la prima volta del sake moderno e raffinato. E, soprattutto, freddo, o comunque a temperatura ambiente. È stata un’esperienza incredibile. Il gusto mi piaceva molto, ma più di tutto mi piaceva molto quello che lasciava in bocca, il sapore, come arrivava in testa. Nessun altro alcolico mi aveva mai dato quella sensazione.

Che poi non è così alcolico come la gente pensa…
Infatti! Le persone pensano sia uno spirito, come la vodka, ma è diverso. Essere in Giappone, fare dj set, bere sake, per me era una combinazione perfetta!

Quindi l’ha provato suonando? È un alcolico un po’ strano per un club, no?
In qualche modo sì, ma la club culture è legata al bere o comunque a una certa sensazione che si crea in pista, che può arrivare dalla musica o da altre cose. Non voglio dire che bisogna bere per forza quando si balla, ma le persone escono per divertirsi, per lasciarsi andare, e un paio di drink possono aiutare a lasciarsi andare. Visto che non è troppo alcolico, è puro, è morbido, dà una sensazione molto bella, che funziona bene sul dancefloor, funziona bene con la musica elettronica e può far nascere una bella serata.

Cosa ti ha spinto ad aprire addirittura un brand di distribuzione di sake?
Nel 2007 ero in Giappone per un corso sul sake. Ero molto appassionato di qualsiasi cosa arrivasse dal Giappone: mi piaceva l’idea di passare anche solo del tempo lì, di stare a contatto con una cultura unica come quella. Durante il corso ho scoperto che l’industria in generale aveva un problema. Lo bevevano solo gli anziani, non era visto come qualcosa di cool, quindi tutti stavano chiudendo. Ho capito che con la mia conoscenza, la mia esperienza e le mie connessioni sarebbe stato molto semplice fare qualcosa di buono per tutti, semplicemente collegando le persone che conoscevo. Ogni bottiglia è differente: come alcuni miei amici fanno musica con la tecnologia e la drum machine, altri miei amici fanno sake con riso e acqua. Sono otto anni ormai che lavoro con loro, sono sei diversi produttori. È un drink molto puro. Come la musica che mi piace.

Che legame c’è tra ENTER.Sake e la tua serata?
ENTER. è stata creata nello specifico per Ibiza, per lo Space. E subito ho pensato di fare all’interno del club un sake bar. L’idea che potesse diventare una linea all’inizio era quasi un sogno, non c’era un piano di sviluppo. Spesso le cose che ho fatto nella mia vita sono nate da sole, come un’evoluzione organica. Le persone a volte non capiscono a fondo quello che faccio, ma ho imparato che se sento qualcosa dentro di me, so che devo seguirlo. E questo è esattamente quello che è successo.

E com’è stato vedere la gente bere sake all’interno dello Space?
All’inizio è un po’ strano, lo so. Ma tutti noi abbiamo frequenze diverse, a tutti noi piace qualcosa di diverso, che sia la musica, che siano i dj, che siano i drink. Non voglio dire che qualcosa sia giusto o qualcos’altro sbagliato, ma amo quello che faccio e le persone si avvicinano a me perché anche loro amano quello che faccio. Ecco, se credono in me allora forse si possono fidare di me anche per altre cose rispetto alla musica. Io bevo sake mentre suono, potrebbe essere un bel modo di condividere questa sensazione.

In tanti si sono fidati di te, anche quando hai portato a ENTER. delle cose nuove, inedite per Ibiza.
Con Minus, la mia label, sviluppo un certo suono, minimal techno. ENTER. mi ha permesso di sviluppare altri interessi, di lavorare con altri artisti di generi diversi. Per me è stato stimolante creare questo format e poterlo condividere con altri. È il concetto di prima, se ti piace quello che faccio, magari ti piace anche quello che ascolto. La musica elettronica dovrebbe unire le persone. Ed è proprio quello che facciamo.