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La seconda vita di Chester Bennington

Prima di suicidarsi, il cantante dei Linkin Park stava rimettendo in piedi il suo vecchio gruppo. Ora quel progetto sta per diventare un disco anche grazie alla vedova Talinda. «Nei Grey Daze riusciva a essere se stesso»

La seconda vita di Chester Bennington

I Grey Daze con Chester Bennington

Foto: Anjella/Sakiphotography

Prima di diventare il cantante dei Linkin Park, Chester Bennington è stato un adolescente trasandato e insicuro che viveva a Phoenix. Ha svoltato quando ha cantato Alive dei Pearl Jam nel corso di un’audizione, lasciando a bocca aperta il batterista Sean Dowdell. «Aveva un talento grezzo», ricorda Dowdell a proposito del cantante, all’epoca 15enne. «Sapeva cogliere ogni sfumatura della musica».

Dowdell gli ha chiesto di entrare nei Grey Daze, un gruppo tra l’hard rock e il grunge che ha reso Bennington un cantante e un ragazzo migliore. «Per la prima volta, sentivo di essere entrato in connessione con qualcuno», ha detto Chester a Kerrang! nel 2008. «Sapevo che quei ragazzi mi avrebbero sostenuto».

I Grey Daze sono stati attivi dal 1993 al 1998, un anno prima che Bennington si unisse ai Linkin Park, e hanno pubblicato due album – Wake Me (1994) e … No Sun Today (1997) che hanno dato modo al cantante di mettere in musica il suo dolore. Gli appassionati di Phoenix conoscevano la band. Secondo Bennington, i Grey Daze attiravano dalle 1.000 alle 2.000 persone a concerto. Ne tenevano uno alla settimana circa. Secondo Dowdell, prima di sciogliersi il gruppo ha venduto circa 10.000 dischi. La tesi del batterista è che una volta nati i Linkin Park, la Warner Bros ha eliminato ogni traccia dei Grey Daze da internet in quanto “prodotto concorrente”.

Ora i Grey Daze hanno la possibilità di iniziare una seconda vita. Nel 2016, un anno circa prima del suicidio di Chester Bennington, il cantante ha chiamato Dowdell per rimettere assieme il gruppo, fare qualche concerto, ripensarne la musica. Veniva dall’esperienza con gli Stone Temple Pilots e stava per rimettersi con i Linkin Park. Lui e Dowdell erano rimasti amici e gestivano assieme Club Tattoo, una catena di tatuaggi e piercing presente in Arizona e Nevada.

L’idea del cantante era rimettere in piedi il gruppo per una celebrazione. Prima però voleva riregistrare i vecchi pezzi dei Grey Daze. «Il piano era far registrare le parti vocali i Chester mentre era in tour con i Linkin Park», ricorda Dowdell. «Ovviamente non accadde». Dopo un periodo di lutto, il batterista ha deciso di riprendere in mano il progetto con l’aiuto di alcuni amici del cantante.


Grey Daze - What's In The Eye (Official Audio)

Amends è la nuova antologia di canzoni tratte da entrambi i dischi dei Grey Daze. Uscirà il 10 aprile e conterrà musica ri-registrata da Dowdell con il bassista Mace Beyers e il chitarrista Cristin Davis, amico di lunga data di Bennington, più contributi di membri di Korn, Helmet, P.O.D., dei Dead by Sunrise (altra band di Bennington) e del figlio del cantante Jaime. Il produttore Jay Baumgardner ha cercato di rendere la musica contemporanea senza sacrificare il grezzume adolescenziale delle parti vocali originarie.

«È l’unica cosa che ho detto a Sean: non cambiare la voce di Chester», spiega la vedova Talinda. «E così è andata, per quel che ne so». Da quando è morto il marito, Talinda non è più riuscita ad ascoltare le incisioni di Chester. Dice di essere praticamente saltata giù da un’auto a Taiwan, di recente, quando la radio ha passato una delle sue canzoni.

Non che le cose siano state semplici per Dowdell. Lui e Chester avevano iniziato a lavorare al progetto all’inizio del 2017. Avevano scelto quattro canzoni da riregistrare e avevano spedito Davis in studio a lavorarci su. Chester ha annunciato la cosa in un videomessaggio – Talinda ricorda che era nervoso e aveva messo mano più volte allo script finché Dowdell non l’ha calmato – e deciso di tenere le prove nel mese di luglio per poi esibirsi in settembre. «Era felicissimo», dice Dowdell. Chester si è suicidato uno o due giorni prima di riunirsi con i vecchi compagni di band, annientando  di fatto il progetto.

«Ero sconvolto», ricorda Dowdell. «Ho fermato tutto. Eppure dopo sette, otto mesi continuavo a pensarci. Alla fine, mi sono svegliato una notte e ho detto a mia moglie: finirò il disco, lo finanzierò io stesso e lo pubblicheremo com’è. Non c’è bisogno che sia un grande progetto da rockstar. Una volta pubblicato, potrò togliermelo dalla testa, perché il pensiero mi tormenta ogni santo giorno».

A Dowdell sarebbe bastato pubblicarlo su iTunes, stampare qualche migliaio di CD, e dormire bene la notte sapendo di aver reso onore all’amico. Ma una volta che altre persone hanno saputo della cosa, lo hanno incoraggiato a fare qualcosa di speciale per i fan di Chester. Rene Mata, caro amico di Chester, ha messo in contatto il batterista con Baumgardner. Il chitarrista dei Korn Brian Welch, alias Head, l’ha incoraggiato a cercare una più ampia diffusione. Dowdell ha incontrato i rappresentanti di varie etichette discografiche e alla fine ha stretto accordo con Loma Vista, rifiutando offerte più vantaggiose economicamente perché il responsabile della label gli ha detto che non avrebbe pubblicato musica abbozzata e che avrebbero fatto il disco solo per le giuste ragioni. Era quello che Dowdell voleva sentire.

Per Talinda dare la benedizione al progetto è stato facile perché si fida di Dowdell e sa quanto Chester teneva ai Grey Daze. “Voleva rimettere in piedi il gruppo perché la musica era fantastica, l’adorava ed era entusiasta di poter creare qualcosa di nuovo. Farlo ora dopo aver cumulato tanta esperienza lo entusiasmava. Mi sembra di sentirlo. È come se dicesse: cazzo, sì!».

La scelta di riformare i Grey Daze è arrivata non a caso dopo la separazione di Bennington da un’altra band, gli Stone Temple Pilots. Si era unito al gruppo nel 2013 e, dice Talinda, aveva trascorso sempre più tempo con loro. Quando si è perso il terzo compleanno delle sue figlie gemelle perché era a un concerto, le ragazze «lo hanno fatto sentire in colpa per tre anni». Per questo e per la fedeltà al cantante originale del gruppo Scott Weiland nel 2015 ha lasciato la band. Era la cosa giusta da fare per la sua famiglia e aveva bisogno di rimettersi al lavoro a un nuovo LP con i Linkin Park.

«Lasciare gli Stone Temple Pilots gli ha pesato più di quanto la gente creda», spiega Dowdell. «Gli piaceva l’idea di tornare alle radici e suonare con gli amici. È da lì che è iniziato tutto. Era il frontman, era il cantante. Ed erano canzoni rock molto basiche». Quando ha suggerito di rimettere in piedi i Grey Daze, Dowdell era scioccato. Chester gli disse che gli mancava «il fatto di avere una band tutta mia».


Grey Daze - B12 (1997-02-01 Tempe, AZ)

Gran parte delle canzoni preferite di Chester sono su Amends. Come Sickness, un midtempo con una linea di chitarra di Page Hamilton degli Helmet; She Shines, con la chitarra di Head dei Korn; la ballata Soul Song dove appare il figlio del cantante Jamie; la contemplativa Morei Sky, con un nuovo arrangiamento d’archi. Altre canzoni mostrano il range vocale di Bennington. È il caso di Just Like Heroin, un pezzo heavy che gli permette di urlare come un pazzo, e B12, vagamente simile a We Didn’t Start the Fire di Billy Joel. «Lo prendevano sempre in giro dicendogli: ok, Billy Joel», ricorda il batterista. «E lui ci diceva di chiudere il becco. Eravamo bravissimi a sfotterci. Eravamo fratelli sempre pronti ad accapigliarsi».

Per Dowdell è stato incredibilmente difficile risentire la voce dell’amico mentre lavorava a Amends. «È stato straziante, ma anche curativo», spiega. «I primi quattro mesi sono stati particolarmente difficili. Prima pensavo a lui una volta al giorno. Mentre lavoravo al disco, però, lo facevo di continuo. Mi ripetevo: lo sto facendo per un buon motivo, sarà speciale, sarà magico».

Risentire la voce di Chester e alcuni dei testi cupi scritti con lui lo ha fatto riflettere. Forse perché i due ai tempi dei Grey Daze ammiravano Alice in Chains e Depeche Mode, capitava spesso di scrivere di cose pesanti. Ma è stato solo quando ha cominciato a lavorare ad Amends che Dowdell ha cominciato a pensare alle implicazioni dei testi. In Sickness cantava di sogni vani e frustrazione e in Morei Sky canta: “Se avessi una seconda chance farei ammenda, solo per ritrovarmi perdente”, la frase da cui è tratto il titolo dell’album.

«So che sembra sciocco, ma prima della sua morte non mi ero mai reso conto di quanto fossero cupi i nostri test», dice Dowdell. «Col senno di poi, molte di queste cose sono profetiche su ciò che è successo nella vita. Quei testi che abbiamo scritto insieme un po’ mi intristiscono». Quello di Morei Sky in particolare fa pensare al suicidio. «Cazzo, è così potente e commovente e rilevante. È dalla morte di Chester, essendo suo amico intimo, che mi porto dentro un senso di colpa. Mi chiedo: c’è qualcosa che non ho capito, che non ho visto? Come ho potuto lasciare che accadesse? Avrei potuto impedirlo? È un saliscendi emotivo. Leggi quei testi e pensi: come cazzo ho fatto a non vedere che attraversava un periodo così nero? Gettano un po’ più di luce su chi era nel profondo e sui pensieri che aveva».

Per ragioni diverse, anche Talinda si è ritrovata a ripensare a quel che sapeva del marito. «Otto mesi prima di morire, stavo aiutando Chester a fare i bagagli per un viaggio. Gli ho chiesto: amore, dove sono i tuoi antidepressivi? E lui: ho smesso di prenderli quattro mesi fa. Ero scioccata. Era uscito dal rehab all’inizio dell’anno, interrompere la cura poteva essergli fatale. Ero a pezzi. Ma cosa avrei potuto dire? Non potevo costringerlo, avremmo litigato. Ci sarebbe stato ancora più caos, lui si sarebbe vergognato e sarebbe uscito a bere. Nella mia testa rivivo continuamente quel momento della mia vita».

Ripensare al passato l’ha spinta a considerare l’operato di alcune associazioni per la prevenzione dei suicidi e a fondarne una chiamata 320 Changes Direction. Con l’associazione, che la prossima primavera organizzerà un festival a Los Angeles mirante a sensibilizzare sul problema della salute mentale, lavora per creare un numero verde di tre sole cifre facile da raggiungere sia per chi ha pensieri suicidi che per i famigliari. Dice che avrebbe voluto conoscere queste organizzazioni. «Anche gli amici e i famigliari hanno bisogno di aiuto e abbiamo gli strumenti per offrirglielo. Se avessi conosciuto questi numeri di telefono – te ne potrei elencare parecchi – avrei chiamato, avrei chiesto un consiglio e capito cosa fare».


Grey Daze @ Electric Ballroom (May 23rd, 1997)

Parte del denaro guadagnato dalle vendite di Amends andrà a 320 Changes Directions. Un’altra, dice Dowdell, sarà conservata per i figli di Chester. «Abbiamo tenuto una grossa fetta per i figli, per il fondo di famiglia, così che possano avere qualcosa da parte per quando saranno grandi. Stiamo contribuendo a cause diverse».

Se l’album dei Grey Daze dovesse ricevere una buona accoglienza – sia Dowdell che Talinda sperano che i fan dei Linkin Park gli diano una possibilità – c’è sufficiente materiale per un altro paio di uscite. «A seconda di come verrà accolto, e per ora è andata piuttosto bene, i fan potrebbero avere un altro album», dice Dowdell.

Più di ogni altra cosa, i due sperano che i fan di Chester possano scoprire attraverso questa musica un nuovo lato del cantante. Sono consapevoli di quanto Chester tenesse a questa musica e volesse farla sentire a chi non aveva mai avuto la possibilità di farlo. «Non si tratta di vendere milioni di dischi», dice Dowdell. «Sarebbe sufficiente se ci fossero 50 persone che riescono a emozionarsi ascoltando quel che abbiamo fatto. Chester è sempre stato interessato a questa cosa, dopo i Linkin Park. Per me è importante che arrivi il messaggio giusto. E se qualcuno sceglie di ascoltare questo messaggio, bene. Altrimenti peggio per lui, noi abbiamo fatto un gran lavoro».

«Non è come gli altri suoi album», spiega Talinda. «Quando enormi etichette discografiche ti fanno guadagnare milioni di dollari, devi comportarti in un certo modo. I Grey Daze, invece, gli davano la libertà di essere se stesso».

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