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La seconda vita da scrittrice di Japanese Breakfast

Due mesi prima di pubblicare l'album 'Jubilee', Michelle Zauner racconta la sua storia e la morte della madre nel libro 'Crying in H Mart'. «Dischi o libri, si tratta di trovare la bellezza nelle piccole cose»

Japanese Breakfast

Foto: Griffin Lotz per Rolling Stone US

Quando Michelle Zauner ha perso la madre, nel 2014, una sola cosa la aiutava: mangiare. La musicista americana di origini coreane, che tutti conoscono grazie all’indie rock che pubblica col nome Japanese Breakfast, ha scoperto che cucinare piatti come il jatjuk (una zuppa di pinoli) e il kimchi-jjigae (uno spezzatino piccante) le permetteva di elaborare la perdita della madre, che cucinava per lei per anni, ma non le ha mai insegnato a farlo. «Non avevo fretta di imparare», ricorda Zauner, «non pensavo che avrei persa così presto».

Crying in H Mart, la sua nuova biografia, racconta la storia di quel rapporto attraverso una serie di ricette. Zauner racconta com’è stato crescere a Eugene, Oregon, e come ha trovato una nuova connessione con la sua identità grazie al cibo condiviso con la madre – non importa se al ristorante, ordinando tteokguk (una zuppa di riso) o mangiando jajangmyeon (dei tagliolini ai fagioli neri) con i parenti a Seoul.

Quand’era adolescente, il rapporto con la madre era piuttosto teso, ma le cose sono migliorate dopo che la musicista si è trasferita al college di Bryn Mawr College. Aveva vent’anni quando la madre ha ricevuto improvvisamente la diagnosi terminale di carcinoma a cellule squamose al quarto stadio, così si è trasferita e l’ha aiutata a superare due cicli di chemioterapia. Il libro è un ritratto devastante di cosa significa perdere un genitore e di come Zauner abbia superato quel dolore in contemporanea con l’inizio della sua carriera di musicista.

«È stato un periodo traumatico. È difficile a 25 anni d’età prendersi cura di una persona che sta morendo. Ho sentito il bisogno di spiegare com’è stato alla gente e anche a me stessa. Non mi piaceva fare terapia, quindi ho iniziato a scrivere».

Zauner ha studiato scrittura creativa al college, ma l’idea di scrivere di sé non la attirava granché. «Volevo essere come quegli scrittori bianchi, rozzi, sporchi, realisti», dice dei sogni che aveva da studentessa. «Volevo scrivere come Richard Ford e Raymond Carver, perché è quello che amavo leggere. Non pensavo di essere in grado di scrivere non-fiction, perché avrei dovuto usare pagine e pagine per spiegare il mio background etnico e non era la storia che volevo raccontare. Non volevo scrivere la storia di un’asiatica. Volevo scrivere storie e basta». Tutto è cambiato dopo la morte della madre. «All’improvviso è diventata l’unica storia che valeva la pena raccontare».

Dopo quel lutto, nell’autunno del 2014 Zauner e il marito – che ha sposato nel giardino di casa dei genitori, proprio in quelle settimane – si sono trasferiti a New York, dove lei ha iniziato a lavorare nella pubblicità. «Ero determinata a guadagnare in ogni modo possibile. Ero sempre stata distratta dalla mia arte. Avendola messa da parte, potevo essere una lavoratrice senza scrupoli che fa carriera».

Intanto si occupava del mix del suo album di debutto – Psychopomp, uscito nel 2016 – e imparava a preparare piatti di cucina coreana grazie al canale YouTube di Maangchi. L’esperienza l’ha ispirata a scrivere un saggio che ha vinto il contest di un magazine. «Pensavo fosse una storia genuina, grazie a YouTube ho vissuto un momento alla Julie & Julia. Quel nuovo rituale mi dava conforto. Tornavo a casa e provavo una ricetta che non avevo mai fatto prima. Era come avere una nuova amica».

Zauner ha poi scritto un altro saggio, pubblicato con successo sul New Yorker, a proposito delle sue frequenti visite a H Mart, la catena di supermercati dove comprava gli ingredienti per i piatti che vedeva nei video di Maangchi. «Sono ancora coreana se non ho più nessuno da chiamare per chiedere qual è la marca migliore di alghe?», ha scritto. Poco dopo, ha firmato un contratto per pubblicare un libro.

Una delle grandi sfide del libro, spiega, è stata recuperare i ricordi della madre slegati dalla malattia, che all’epoca aveva sempre in testa. «Mi sentivo in colpa, non riuscivo a ricordare mia madre per com’era davvero, vedevo solo la versione malata. Volevo iniziare con dei ricordi positivi, scavare per trovare cosa c’era sotto quella esperienza».

Foto: Griffin Lotz per Rolling Stone US

Ripercorrendo gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, Zauner ha scoperto che il cibo era sempre lì, una costante che la legava alla madre anche nei periodi in cui il loro rapporto era più teso. «Il cibo è importante in ogni diaspora ed è fondamentale per la gente coreana», spiega. «Era un legame che io e mia madre avevamo sempre, che la faceva sentire come se fossi più sua. Non importa in che ambiente io sia cresciuta, era la prova che fossi sua figlia. Avevo quella lingua, il gusto per le stesse cose che mangiava lei crescendo».

Ora che la sua biografia arriverà in tutte le librerie, Zauner continuerà a scrivere. «Penso che il desiderio di farlo tornerà presto a farsi sentire. Se non dovessero stroncarmi ferocemente, ho un altro libro dentro di me».

Il 4 giugno pubblicherà il prossimo album di Japanese Breakfast, Jubilee. Lavorare ai due progetti in contemporanea, racconta, le ha ricordato che scrivere musica o una biografia sono due sfide che hanno a che fare con «trovare la bellezza nelle piccole cose, come un bambino che corre a cercare il suo snack preferito o il modo in cui tua madre spiega come bisogna stare a tavola». In entrambi i casi, dice, «essere una persona sensibile aiuta».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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