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La Sad tra droga, sesso e zero inibizioni: «Dopo di noi niente sarà più come prima»

Abbiamo incontrato Theø, Plant e Fiks che, tra una canna e l'altra, si sono raccontati senza reticenze. Sono pazzi. E sono tutto ciò che la musica italiana non è
La Sad

Foto press

Da qualche tempo si aggira per l’Italia una band che fa pogare sempre più ragazzi (e non solo) sparando loro in faccia le loro frustrazioni verso la società e la mancanza di prospettive per il futuro. Si tratta de La Sad, formata da Theø, Plant e Fiks, ognuno con un diverso background e nello stesso tempo uniti da quella (in)sana insoddisfazione per ciò che li circonda. Non sono, però, soltanto i capelli colorati o sparati in una cresta, i giubbotti di pelle pieni di spille e i pantaloni strappati a renderli seguitissimi, sui social e nei concerti. Sono invece la musica e i testi a farli considerare da molti i paladini di una nuova ondata. Grazie al mix di emo trap e pop-punk, i loro pezzi hanno raggiunto una potenza espressiva che altri musicisti non riescono più a trasmettere. Se a questo ci aggiungiamo i temi trattati, tra depressione, droga, sensi di colpa, incomunicabilità con i coetanei, il partner e i genitori, o persino la voglia di farla finita (trovando però una via di scampo nella musica), allora forse siamo di fronte a uno dei fenomeni del momento.

Li abbiamo incontrati in un nebbioso pomeriggio in un appartamento di Milano nel quale, stravaccati su un divano letto, in un paio d’ore hanno ricreato la stessa foschia esterna fumando canne a ripetizione: «È l’unico modo per andare avanti». Sono genuini al limite dell’incoscienza: niente filtri, nessun compromesso, il benché minimo accenno alle pose di chi ambisce a far parte del mondo dello spettacolo. Ci hanno raccontato le loro vite precedenti a questo progetto e che rispecchiano in pieno tutti i disagi che trovano posto nelle canzoni; la luce in fondo al tunnel rappresentata dall’incontro che gli ha cambiato la vita, con la permanenza forzata sotto lo stesso tetto durante il lockdown; la nascita di una alchimia che ha generato i brani in grado di aggregare una affezzionatissima fanbase; e i prossimi progetti sempre più con un occhio oltreconfine: dall’ultimo album Sto nella Sad Deluxe al tour che partirà il 17 gennaio dai Magazzini Generali e li porterà a Londra e Barcellona.

Tra elogi della droga («basta con certi pregiudizi»), sessualità fluida («se vogliamo baciarci tra noi nessuno ci può giudicare»), provocazioni che promettono di mantenere («a Sanremo se ci invitano urliamo quello che vorrebbero censurare»), lanciano un messaggio alla scena musicale italiana. Plant: «Stiamo per togliervi il lavoro». Theø: «Dopo di noi niente sarà più come prima». Fiks: «Dovete tutti andare a fare in culo!».

Intanto proviamo a conoscervi meglio partendo da Theø. Chi eri prima de La Sad?
Theø: Ero un ragazzino molto chiuso e timido. Non amavo andare a scuola, infatti non ho il diploma. Sognavo di fare lo skater e l’ho fatto per un po’. Un giorno un amico, avevo circa 17-18 anni, mi propone di andare a sentire la sua band e quando torno a casa vedo il film American Pie dove ci sono anche i Blink-182 (il primo della serie, nda) e non so perché mi è venuta voglia di suonare a tutti i costi. Ho smesso con lo skate e mi sono unito al gruppo del mio amico dedicando tutto il tempo alla musica. Dopo poco abbiamo firmato con una etichetta americana, per quattro anni siamo stati in giro per il mondo a suonare e quando ci siamo sciolti sono tornato in Italia. È da lì che mi è partita una potentissima depressione.

Come mai si è sciolta la band?
Theø: Abbiamo fatto un incidente stradale con il furgone su cui viaggiavamo e proprio il mio amico, che era il frontman, si è preso male e non riusciva più a stare in tour. Mi è salito un malessere totale. Avevo 26-27 anni. Ho avuto una crisi di personalità, è stato difficile riambientarmi a Brescia, la mia città d’origine. Passato un po’ di tempo, visto che mia madre viveva a Milano, ho provato a trasferirmi e mi sono buttato nell’ambiente trap, anche se non era in pieno il mio genere. È stato davvero un periodo di merda. Il disco concordato con una major è sfumato, stavo malissimo, la mia ex ragazza ho scoperto che mi tradiva, non avevo soldi, mi hanno sfrattato di casa e in quel periodo di abisso totale ho incontrato Tommy (il manager del trio, nda), Fiks e Plant.

Theo (La Sad)

Invece Plant, qual è stato il tuo percorso prima de La Sad?
Plant: Ho capito prestissimo che volevo fare musica grazie a mia nonna. È lei che mi ha comprato una chitarra classica in quarta elementare e mi ha sempre spinto in questa direzione. Non avevo idea che potesse diventare un lavoro, ma ero già interessatissimo. Alle superiori sono andato in fissa con il rap, ho cominciato a fare freestyle con alcuni amici e ho partecipato ad alcuni contest girando un po’ l’Italia. Da quel momento sono nati i primi pezzi, visto che ho conosciuto altri musicisti.

Quali sono state le prime reazioni?
Plant: Vivevo in un paesino piccolo, ad Altamura di Bari, tutti i miei coetanei giocavano a calcio o andavano pazzi per il motorino, per cui nessuno era interessato a fare musica. Non ero accettato da chi avevo attorno, offendevano me e la mia famiglia. In particolare mio fratello piccolo. La stessa gente che ora mi lecca il culo, allora ci prendeva in giro e ci faceva bullismo. Quelli che ancora adesso non fanno niente nella vita. Ma sono stati loro il passaggio di sofferenza necessario per farmi andare via.

A scuola come andavi?
Plant: Non mi piaceva andarci, ma casualmente mi sono iscritto al Liceo Classico e l’ho anche finito. Era di fronte a casa, per cui mi svegliavo alle 8 del mattino e alle 8.15 ero in classe con il pigiama sotto i jeans per stare caldo. Sono uscito con 60, niente di che, però ho il diploma. A 16 anni ho avuto un po’ di visibilità, dopo aver fatto qualche pezzo che ha iniziato a girare nella scena trap. E così, quando ero al quattro anno, quelli di prima erano già miei fan, mentre altri mi prendevano per il culo. Fortunatamente anche i professori lo sapevano e mi hanno promosso senza che facessi quasi nulla, forse gli ero simpatico. Però non sapevo come gestire il tutto, a 16 anni non avevo il coraggio e i soldi per andare a Milano e quindi salivo pochissimo. Mi sentivo ingabbiato nella provincia. Finita la maturità finalmente ho trovato la forza di andarmene, mi sono trasferito a Milano, a Porto di Mare vicino a Corvetto, un postaccio pieno di gentaccia. Una piccola etichetta mi ha contattato e mi ha dato un budget, anche se limitato, ma il primo anno a Milano l’ho buttato.

Come mai?
Plant: I pezzi qui a Milano non andavano bene, non riuscivo a capire il messaggio che volevo lanciare. C’era solo la voglia di dimostrare a tutti, dalla mia famiglia a quelli del paese, che potevo fare qualcosa nella musica. Poi sono arrivati loro due, Theø e Fiks, che hanno rappresentato una nota positiva. Solo che per me, invece di migliorare, la situazione è peggiorata.

Cosa ti è successo?
Plant: Proprio in quel periodo sono stato sfrattato di casa e mi ha ospitato Tommy. Da lui ho conosciuto Theø e Fiks. Poi però sono dovuto tornare al paese per mille problemi: dalla morte di mio nonno alla rottura con l’etichetta che mi aveva sostenuto. Per tornare al nord sono stato costretto a scegliere Torino, non mi bastavano i soldi per stare Milano. Un bel casino, bro! È lì che però è uscita l’ispirazione migliore.

I problemi che stavi vivendo sono finiti nei tuoi pezzi?
Plant: Sì, più toccavo il fondo e più ero ispirato musicalmente. E quando è uscito Summersad ho capito che, nonostante tutti i problemi, era arrivato un senso nella vita grazie alla musica.

Plant (La Sad)

È il momento di Fiks. Chi eri prima de La Sad?
Fiks: Un bambino felicissimo, che adorava la vita, che si divertiva e faceva divertire gli altri e super socievole. Nella mia zona, la provincia di Venezia, ho fatto mille sport e mille puttanate. Mi sono innamorato di Bob Marley, poi dei punk con la cresta. Insomma, mi sono sempre piaciuti i personaggi pazzi, come nei film, e in fondo volevo essere anch’io così.

La stessa pazzia l’hai portata a scuola?
Fiks: Ovviamente sì. Ho fatto dei disastri, ho cambiato due scuole perché mi espellevano e poi non ne ho finita nessuna. Facevo casino, avevo tante ragazze. American Pie anche per me era un modello: i festini, fumare e bere erano la prassi.

Perché ti hanno espulso da scuola?
Fiks: Una combo di disastri. Mi hanno trovato durante la lezione nei bagni a fumare e con una tipa. Ero famoso a scuola per essere quello pazzo e mi hanno detto: «Adesso hai rotto i coglioni». Avevano ragione e me ne sono andato. In fondo avevo scelto scienze sociali perché pieno di figa, poi sono passato all’artistico e oltre alla figa c’erano i peggiori di tutti i quartieri della zona. Come poteva finire? Male: bocciato due volte e addio diploma.

È in quel periodo che hai cominciato a fare musica?
Fiks: Sì, ma buttandomi nell’ambiente techno-rave. Suonavo live, facevo produzioni, giravo l’Italia e l’Europa con il mio sound. Ma dopo qualche anno mi sono rotto i coglioni. La scena si stava spostando sulla drum and bass. Così ho smesso, sono passato al rap demenziale, quasi comico, visto che non ero per niente preso male in quel periodo. La mia vita era ancora rose e fiori.

E poi cos’è cambiato?
Fiks: Mi sono reso conto di com’è davvero il mondo. Quando sei sempre fatto non te ne accorgi. Però arriva un certo punto che devi fare i conti con te stesso. Sono stato costretto a causa di problemi d’amore. Le donne sono la grande questione per me, il bene e il male, quelle che mi salvano e quelle che mi distruggono. Così sono diventato un emo trap che odia la vita. Lasciando certe droghe mi sono ripigliato, solo che mi sono sentito disperato, l’opposto di quello che ero prima. E intorno a me stava andando proprio quel genere, per cui mi ci sono buttato, come in tutto, lasciando anche il lavoro “normale” che mi aiutava ad avere qualche soldo in più.

Che lavoro facevi?
Fiks: Responsabile di un punto vendita. Avevo creato all’interno un piccolo harem intorno a me. Portavo gli spritz alle colleghe, gli lasciavo le canne in magazzino, arrivavo in after e nessuno mi diceva niente, ci coprivamo a vicenda, ci volevamo tutti bene. Sembrava un mondo perfetto, solo che mi stava stretto, un po’ come nel monologo finale di Trainspotting. Essendo estremo, sono scappato a Milano, nonostante fossi costretto a rimanere in Veneto perché condannato ai lavori socialmente utili. E in una di quelle fughe ho conosciuto Tommy e poi Theø e Plant.

Fiks (La Sad)

Siamo arrivati per tutti e tre al vero punto di svolta, che è rappresentato dal vostro incontro, ma soprattutto dall’arrivo della pandemia.
Theø: Esatto, è stato un allineamento di pianeti. Era come se ci conoscessimo da sempre.
Fiks: Partecipavamo agli stessi festini, condividevamo delle tipe e abbiamo cominciato a vederci.
Plant: Alla fine a Milano se esci in certi posti conosci tutti quelli che la pensano come te.

Ma è il lockdown che vi ha costretto a stare nella stessa casa per mesi, no?
Theø: Sì, perché quando ci siamo conosciuti io convivevo ancora con la mia ex, poi mi hanno sfrattato. Trovo una casa, ma non avevo i soldi per pagare l’affitto. Ero nel panico. All’inizio è rimasto da me Plant, poi altre persone per dividere le spese, intanto facevamo qualche pezzo insieme. Poi succede che una sera andiamo a Torino per girare un video e scatta il lockdown. Partiamo subito verso Milano e anche Fiks, che doveva tornare in Veneto, decide di venire con noi. Siamo rimasti chiusi là dentro per tutto il lockdown. Un appartamento piccolissimo su due piani che si è trasformato nel Castello della Sad.

Era già nato il vostro trio?
Plant: Non ancora, anche se usavamo spesso quell’espressione come slang. Era più per dare l’idea di essere tutti nella stessa gang, che per noi si chiamava La Sad. Ognuno faceva il suo, si collaborava, ci si supportava. Poi tutto è cambiato con la Summersad 1 e il video girato abusivamente in un seminterrato a Torino di nostri amici.
Theø: Fino a quel momento facevamo emo-trap, poi loro due decidono di provare un feat più punk. Io venivo dalle sonorità dei Blink, le ho nel sangue, e quando è finito il pezzo non poteva mancare anche la mia parte vocale. Lo registriamo in tre ed esplode tutto.
Fiks: È stato un esperimento, non è che ci puntassimo granché. Era estate, per cui ci diciamo: facciamo la Summersad e vediamo cosa succede. Cazzo, abbiamo spaccato di brutto!

Emo e trap, ma soprattutto il punk era l’ingrediente che mancava alla vostra formula?
Theø: A grandi linee sì, ma un pop-punk che viene dalla trap, non dal punk delle origini.
Fiks: Ci siamo accorti che in giro iniziavano a sentirsi certe sonorità e ci abbiamo provato a nostro modo, con un ibrido che è risultato una missilata

Vi siete accorti da subito che stava funzionando?
Theø: Con la Summersad da subito, sia per la reazione del pubblico che degli addetti ai lavori. Ancora di più dopo il video, che come diceva Plant abbiamo registrato abusivamente in un capannone facendo arrivare gente, perché ancora con il Covid non si poteva. Lì comincia ad arrivare l’attenzione di un sacco di gente, anche di Fedez. Era quella la strada giusta…

Com’è cambiata la vostra quotidianità dopo quel brano?
Theø: Quasi per nulla. Stavamo ancora in un appartamento piccolissimo, senza soldi e con i nostri problemi di prima. Probabilmente ci ha aiutato il fatto che anche tutti gli altri fossero chiusi in casa quando è uscito il pezzo, per cui in qualche modo stavano male per qualcosa.
Fiks: Non ci siamo goduti niente, perché non avevamo i mezzi per sfruttarlo e non eravamo abituati. Diciamo che la consapevolezza ce l’hanno data i primi live e una fanbase eccezionale.
Plant: Io ho visto uno spiraglio di luce. Anche altre tracce erano andate bene, ma non si era creata quella cosa lì che sta ancora brillando. Abbiamo stretto i denti e siamo andati avanti, nonostante potesse sembrare una follia. Poi abbiamo capito che molti volevano farlo da tempo, quello che abbiamo provato noi, ma non avevano le palle di provarci.

Nei live avete avuto subito un grande riscontro e in tutta Italia. È piuttosto incredibile, visto che nessuno vi aveva mai visto dal vivo e La Sad praticamente non esisteva neanche sui social, ancora oggi avete tre distinti profili.
Theø: Infatti un botto di gente ci voleva finalmente ascoltare e vedere dal vivo. Il nostro primo concerto all’Alcatraz sold out è stato pazzesco.
Plant: Prima ci erano saltate quattro date a causa della pandemia e poi abbiamo colto l’unico momento in cui era consentito per legge esibirsi. Lì il pubblico è entrato nella Sad.

Adesso è il momento di parlare dell’album, visto che a breve lo potremo sentirvi live. Nelle sei nuove tracce di Sto nella Sad Deluxe le parole più ricorrenti sono: depressione, droga, sensi di colpa e sbagli. È tutto quello che viene dal vostro passato?
Plant: No, non solo dal nostro passato. Io personalmente continuo a vivere quella condizione. Non è facile riprendersi da certe cose, te le porti appresso per tanto tempo. Non siamo persone che diventano felici con quello che fa felici tutti. Io non mi sento mai felice davvero, neanche quando spendendo dei soldi. Forse solo sul palco.
Fiks: Non ci sono successe cose così gravi per sentirci i portavoce di ogni malessere, ma ognuno può identificarsi in quello che abbiamo vissuto noi. Gridiamo quello che proviamo. Nessuno ha mai una vita perfetta e chi dice il contrario è un coglione. A chiunque è morto un parente, non ha avuto i soldi per pagare l’affitto o ha avuto problemi con il partner. Non c’è niente di eccezionale, anzi, sono cose che tutti vivono. Diciamo che prima eravamo più depressi, poi si è aperto uno spiraglio di luce. Soprattutto con i live, dove con i fan ci aiutiamo a vicenda.

Un po’ di speranza non c’è?
Plant: Purtroppo ancora no.

Cos’è cambiato dal punto di vista musicale rispetto al passato?
Theø: Siamo maturati, abbiamo consolidato il sound che ci caratterizza.
Plant: E sperimentato melodie diverse, ci siamo mischiati molto di più.
Fiks: Stiamo costruendo un marchio di fabbrica della Sad.

Avete qualche riferimento che vi ha ispirato?
Plant: No, perché La Sad è proprio qualcosa di nuovo. Non diciamo mai «vogliamo fare un pezzo come quello là». Noi produciamo dieci canzoni prima di trovare quella giusta.
Fiks: Andiamo in studio, facciamo dei beat che ci sconfifferano, registriamo sulle melodie e tutti insieme scriviamo i testi su quello che ci succede. Dopo tanto sangue e sudore nasce un brano.
Theø: Se gli altri fanno i pezzi in due giorni noi ci mettiamo almeno due settimane.

Ho visto alcuni dei vostri live e il pubblico, soprattutto giovanissimi ma non solo, si identifica con molto trasporto in quello che cantate.
Fiks: Perché anche loro sono nella Sad. Noi siamo una sorta di terapia. E li capisco, perché viviamo lo stesso disagio.
Theø: «lcuni ci dicono che gli salviamo la vita, altri che trascorrono momenti di disagio totale e ci ringraziano perché con la nostra musica riescono a continuare ad andare avanti.

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Perché secondo voi i giovani oggi, nonostante tante possibilità impensabili rispetto al passato, vivono dei disagi che gli appaiono insormontabili?
Theø: Ognuno ha i propri disagi, non si possono paragonare, è tutto soggettivo. Per me, per esempio, è molto difficile trovare la felicità. Da quando sono piccolo ho il pensiero costante della morte. Ho dovuto imparare a conviverci. Mi impedisce di godere delle cose positive perché so che un giorno tutto finirà. Penso che sia anche questo il motivo che mi porta a esprimermi in musica. Anch’io, come i nostri fan, ascolto canzoni tristi. Mi danno conforto e non mi fanno sentire solo.

La mancanza di prospettive nel futuro può essere una chiave?
Plant: Il mondo è una merda e non lo diciamo solo nelle canzoni, è davvero così. Le persone, tranne rari casi, ti inculano e ti tradiscono. Noi abbiamo perso moltissimi amici per questo. E tutti hanno vissuto le stesse situazioni. È difficile trovare qualcuno che ti apprezzi davvero per quello che sei senza prima o poi deluderti o volerti usare. La mancanza di futuro è un tema, ma per me vengono prima i rapporti umani. E così, sentire qualcuno che parla di te, di quello che ti fa soffrire e nello stesso tempo ti fa comprendere che puoi essere comunque apprezzato, può farti bene.

“No future” era anche uno degli slogan più famosi del punk anni ‘70.
Fiks: È cambiato il modo di essere omologati rispetto a quel periodo, ma ancora esiste quel processo e credo che esisterà sempre nella storia. Cambia il modello di riferimento, giusto o sbagliato, ma c’è ancora la tendenza ad appiattirsi sui trend. E a questo ci ribelliamo come allora.

Però avete scelto di stabilirvi a Milano, che è la patria di qualsiasi trend del momento…
Theø: Non siamo solo punk, fondiamo mondi diversi. Dal punk c’è questa voglia di non adattarsi a modelli precostituiti e dalla trap la spinta a flexare per sentirci fighi rispetto a tutti gli altri. Non a caso diciamo spesso di essere delle Principesse.
Fiks: Milano adesso ci sta stretta. All’inizio era tutto più wow, forse per l’atteggiamento con cui l’abbiamo approcciata noi. Ultimamente mi sembra di essere tornato in provincia. Per questo lanciamo il messaggio di valorizzare quello che senti di essere, sia che tu ti senta un bimbo Sad o che tu preferisca girare in giacca e cravatta. Non escludiamo nessuno ai nostri live, l’importante è che ognuno stia bene con se stesso.
Plant: È normale che quando vado sui Navigli devo stare attento se mi vesto in modo estremo? Non lo è. E infatti cinque volte su sei facciamo a pugni con qualcuno. L’Italia sta arretrando in fatto di libertà espressiva e tanti ragazzini si omologano per non essere tagliati fuori dal gruppo.

Dopo le prime reazioni a Summersad come sono i rapporti con la scena musicale?
Theø: A essere sinceri non ci vedono bene. Ma fanculo, noi facciamo quel cazzo che vogliamo.
Fiks: In pochi della scena trap ci apprezzano, forse non sanno bene da che parte prenderci.

Eppure, in Sto nella Sad Deluxe c’è un brano in collaborazione con VillaBanks.
Plant: L’unico per ora che è stato real fino in fondo. Tanti probabilmente ci sentono distanti, ma la nostra musica va oltre alle sonorità. La Sad è un messaggio, uno stile, un mood. Non è un genere. Noi possiamo collaborare con tutti.
Theø: Ci dicono che siamo punk, ma dimenticano le ispirazioni emo, trap, drum and bass, iper pop. Per questo non ci poniamo nessun limite nella musica.

Come giudicate le gang che si sono formate a Milano intorno ad alcuni artisti trap e che, in alcuni casi, hanno portato a violenze reciproche e per alcuni anche il carcere?
Theø: Di quei trapper mi piace molto che dalla merda da cui venivano grazie alla musica ne sono usciti. Ma spero si rendano conto che stanno creando un esercito di bimbetti pronti a prendere il peggio e non il meglio da loro.
Fiks: Sono sempre esistite queste cose, dai rapper americani in poi. A noi non ci tocca questa merda. Siamo depressi e i depressi non vanno in giro a picchiare la gente.
Plant: A me dispiace che questi ragazzini pensano di gestire le piazze e si sparano a vicenda. Almeno in certi posti fa parte di una cultura, qui no. Alcuni hanno un bel flow e si rovinano con certe cazzate , quando invece potrebbero spaccare con la musica.

Con chi vorreste collaborare in futuro?
Fiks: Con Cristina D’Avena sarebbe bellissimo, così come con Gigi D’Alessio. A me la musica neomelodica fa impazzire.
Theø: A me piacerebbe collaborare con artisti internazionali.
Plant: Vogliamo creare una scena new punk europea, tanto che abbiamo già una connessione in Francia, in America e a Taiwan. Sto nella Sad Deluxe è il primo passo per andare all’estero.

Fedez vi segue su Instagram, vi ha proposto qualcosa?
Theø: Ci siamo sentiti, ma per ora niente. Chissà, magari qualcosa verrà fuori.
Plant: Ci vuole tempo perché l’Italia capisca la rivoluzione che stiamo facendo.

Se vi chiamassero a Sanremo?
Fiks: Andiamo volentieri a fare i punk in Riviera.
Plant: Non vedo l’ora di baciare sulla bocca Amadeus.

Ma se vi chiedessero di censurare i vostri testi?
Fiks: In tv ci andavano i Sex Pistols e non possiamo andarci noi? Se ci chiamano mi faccio dire le parole da cambiare nel testo e appena parte la diretta grido proprio quelle alla telecamera!
Plant: Io vorrei partecipare al meteo e annunciare: «Neve per tutto il weekend ammòòò».

(Mentre facciamo una pausa irrompe Tommy allarmato: «Cazzo, bro, non c’è più il locale per stasera». In pratica pare che il titolare abbia avuto problemi con la giustizia e quindi, nel tardo pomeriggio, parte la ricerca di un’altra location per la release e lo spostamento di tutti gli inviti. «A volte penso che queste sfighe ci succedano proprio perché siamo La Sad», confessa Theø).

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Sentite, state rollando delle canne da quasi due ore e ormai inizia a girare la testa anche a me, per cui ve lo devo chiedere: qual è il vostro rapporto con le droghe?
Plant: La canna è l’unico modo per andare avanti.
Theø: Noi non fumiamo sigarette, solo canne.
Fiks: Sono passato dal prendere tante droghe agli psicofarmaci, quindi adesso che ho smesso tutto devo fumare tantissime canne per sopportare tantissimi disagi.

Spesso le mostrate sui social…
Theø: A me le droghe hanno aiutato. Ora non ne uso più di pesanti, ma in certi contesti mi sono state utili. Quindi mi dà fastidio che ci sia questo pregiudizio sulle droghe. Se ci fossero più studi potremmo trarne dei grandi benefici. Ho visto dei documentari sulla mdma che sostengono quanto possa aiutare per la cura di disturbi di stress post traumatico. E a me è successo davvero.
Fiks: Le canne non le fumo per sballarmi, ma per non ammazzare tutti quanti!

Cioè sostenete che un uso consapevole, in determinati casi, può essere utile?
Theø: Ma certo, mi hanno permesso di fare cose impensabili.
Plant: Come consegnare il disco, se non avessimo usato qualcosa per aiutarci non ce l’avremmo mai fatta a realizzarlo in tempi brevi.
Fiks: O come quando hai tre date di seguito, come fai senza niente? Alla terza muori.

Nel 2010 Morgan disse al magazine Max: «La droga apre i sensi a chi li ha già sviluppati e li chiude agli altri. Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. La uso come antidepressivo». Dichiarazioni che poi lui stesso ridimensionò, ma che gli costarono l’esclusione da Sanremo e moltissime polemiche.
Fiks: Grande Morgan, è davvero uno punk. Onore a lui che ha detto la verità.
Theø: Non vogliamo invitare a drogarsi, ma semplicemente a uscire dai pregiudizi. Per questo bisognerebbe fare più studi intorno alle droghe, che tra l’altro non hanno lo stesso effetto su tutte le persone. La dipendenza è già dentro di noi, su quella bisogna lavorare.
Plant: Non bisogna demonizzare la droga. Se ogni tanto la usi per divertirti con gli amici o perché in quel momento ne senti l’esigenza ci sta. L’importante è non esserne dipendente. Ma la chiusura mentale di certa gente non mi piace, quando sappiamo che viene usata in tutti gli ambienti.

In un’epoca di politicamente corretto mi pare che voi ve ne sbattiate altamente…
Fiks: Fanculo! A me piace il politicamente scorretto. Sul palco farei qualsiasi cosa, anche far vedere il culo.

E in questo momento che Fiks, finita la frase, si gira di lato e lascia andare un peto scatenando l’ilarità generale. Poi sentenzia: «Beccatevi questa a proposito del politicamente corretto…». Per fortuna il fumo nella stanza è talmente intenso che ha coperto l’effetto della flatulenza. E non contento, ci tiene a raccontare un aneddoto: «Theø, digli cosa abbiamo fatto l’altro giorno».

Sentiamo…
Theø: «No dai, raccontalo tu perché io non ce la faccio (continua a ridere, nda).
Fiks: «Eravamo in studio e quando registri sei sforzato, per cui fai un po’ il pazzo: ti metti le mani nelle mutande, balli, ti contorci e ti sfoghi in ogni modo. A un certo punto Plant ha tirato fuori il culo e io: «Boia come ce l’hai peloso». Da lì ci siamo messi di fronte allo specchio a confrontarci quanto fossero pelosi in nostri culi, ma con il pensiero che a un certo punto potesse entrare il proprietario dello studio… Non ci facciamo questi problemi, in fondo il culo ce l’hanno tutti!

Un altro campo di battaglia di questi anni, oltre al politicamente corretto, è legato alla sessualità. Voi, sia sui social che nei live, vi mostrate particolarmente fluidi.
Plant: Chiariamolo: ci piace la figa, però bro, io mi sento una Principessa. Mi curo, mi faccio lo smalto, la pedicure, mi vesto con attenzione. Ma se mi va di baciare in bocca un mio amico lo posso fare, che problema c’è? Certa gente gretta come si permette di giudicarmi? Ci baciamo in bocca tra noi e con i fan anche per sdoganare certi atteggiamenti.
Fiks: Io ho una ragazza, ma non abbiamo problemi a baciarci tra noi. È una esasperazione, come quando urlo nei video. È un atteggiamento punk.
Theø: Nei giovanissimi il sesso non è più un tabù. Iniziano a esserci in giro tanti bambini che hanno genitori omosessuali o due mamme o due papà e quindi non hanno più certi schemi mentali.

Da quando siete più conosciuti è aumentata l’attività sessuale?
Fiks: Per me no, ho sempre scopato tantissime tipe. Ora per niente, visto che ho una fidanzata, ma ho tenuto una media alta prima e dopo.
Theø: Adesso che ho una casa tutta mia è migliorata la situazione in quel senso, solo che non dipende dalla notorietà ma dal fatto che non abitiamo più tutti insieme.
Plant: Anche per me, prima scopare era un evadere dal Castello. Anzi, si chiavava con qualcuna proprio per uscire da quella casa. Ora invece seleziono un po’ di più.

E con le fan?
Theø: Chi è che non si è mai scopato almeno una fan, dai…
Fiks: Sono fidanzato!
Plant: Io non mi scopo le fan della Sad, perché se mi dicono che gli ho salvato la vita non mi tira neanche. Preferisco quelle che non sanno cosa faccio nella vita.

Come vi vedete tra dieci anni?
Fiks: Ricco sfondato! Un punk di lusso.
Plant: Vorrei avere una casa al mio paese e una a Milano.
Theø: Avere molti più soldi.

I soldi sono ormai l’unico valore rimasto?
Theø: Non ti danno la felicità, ma ti aiutano a vivere come vuoi.
Fiks: Non ti fanno uscire dalla Sad, però ti permettono di starci un po’ più comodo.
Plant: E con più dignità.

Siete religiosi?
Fiks: Io sono cattolico. Non vado mai in chiesa e neanche al cimitero, ma ci credo in Dio. Non credere a niente sarebbe tristissimo. Spero che qualcosa ci sia oltre a questa vita.
Plant: Ho una famiglia molto religiosa, ma io non sono cattolico. Però un’anima ce l’abbiamo sicuramente e non muore con il corpo. Purtroppo cosa c’è dopo non lo sa nessuno, ma penso che equivalga a quello che hai fatto su questo pianeta. Credo nel karma, forse con una visione più buddista. In fondo saremo ricordati per il bene e per il male che abbiamo lasciato.
Theø: Anch’io ho una visione più buddista che cattolica, mi serve per andare avanti visto che ho quel pensiero ricorrente della morte. Ma rispetto a Plant credo che anche che i più grandi di oggi saranno prima o poi dimenticati. Non mi dispiace neppure l’immaginario satanico, che si ritrova nei nostri video. La Bibbia di Satana ha una visione che punta al miglioramento di te stesso.

In tutto questo la politica ha un posto nella vostra vita?
Fiks: Sono anarchico. Da ragazzino mi interessavo, ero schierato. Poi con la depressione me ne sono allontanato. E se anche fossimo schierati non lo canteremmo, oggi la politica è uno scacciafiga.
Plant: Non mi sembra che ci sia gente in politica interessata a fare qualcosa di buono. E se lo fa è perché interessa a lui, non per aiutare tutti. Non c’è nessuno che mi arriva e di cui sono diventato fan. Mi è simpatico solo Berlusconi che si chiava le tipe, ma anche quello lo fa solo per lui.
Theø: Anche a me non appassiona per nulla la politica e quindi inserire nei pezzi qualcosa di politico sarebbe come voler allontanare i più giovani dal nostro lavoro.

Per salutarci, che messaggio volete lanciare alla scena musicale italiana?
Fiks: Che devono andare tutti a fare in culo!
Theø: Noi siamo La Sad e dopo di noi niente sarà più come prima.
Plant: E fate attenzione, perché vi stiamo per togliere il lavoro!

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