Home Musica Interviste Musica

La rinascita dei Sum 41

Dopo un periodo di pausa dovuto ai problemi di salute di Deryck Whibley, la band sembra essere più motivata che mai. Ne abbiamo parlato proprio col cantante, in Italia per le 3 date a Padova, Milano e Roma

Deryck Whibley dei Sum 41 fotografato da Manuel Casanova. Foto via Facebook

Deryck Whibley dei Sum 41 fotografato da Manuel Casanova. Foto via Facebook

Nel video del loro ultimo singolo, War, il cantante dei Sum 41 Deryck Whibley brucia fra i rottami quelli che sono i simboli del suo passato: una chitarra, un paio di All Star, uno skateboard e soprattutto una bottiglia d’alcol.

Una sorta di nuovo inizio, al netto di tutte le vicissitudini che la band ha affrontato negli ultimi anni. Cambi di formazione – Steve Jocz ha lasciato la band nel 2013, Dave Baksh è tornato nel 2015 – problemi di salute, pause più o meno forzate. Fino al 2016, quando finalmente le cose sono tornate come dovevano essere, con la pubblicazione del nuovo disco, con un nuovo tour, e soprattutto con delle nuove motivazioni.

In occasione dei 3 concerti italiani della band dell’Ontario – 28 gennaio a Padova, 29 a Milano e 31 a Roma – abbiamo incontrato proprio Deryck per farci raccontare qualcosa sul nuovo disco, 13 Voices, e su come si trova la voglia di ricominciare.

Da Screaming Bloody Murder è passato qualche anno. Quando avete capito che era il momento giusto per tornare sulle scene?
Non sono cose che si decidono, è stata più che altro una sensazione. Dopo la pubblicazione di Bloody Murder siamo stati in tour per 3 anni, eravamo molto impegnati, non abbiamo avuto modo di lavorare a nuovo materiale. Poi, alla fine del tour, c’è stato un periodo che che possiaamo chiamare “di vacanza”. Ma è stato molto diverso da una vacanza…

E com’è stato?
Avevo iniziato ad andare a tantissimi party, troppi. E di conseguenza a bere. Avevo smesso di prendermi cura di me stesso, e sono stato male, molto male. Mi hanno ricoverato per circa un mese, e successivamente ho iniziato un periodo di rehab. Proprio allora mi è tornata la voglia di scrivere canzoni e ho capito che dovevo tornare a fare musica, anche per superare quel periodo orribile.



La musica ti ha aiutato ad esorcizzare quello che ti era successo?
Certamente. È stata la ragione per cui mi sono impegnato a stare meglio, a ripulirmi e a tornare sul palco. È la mia vita.

Hai scritto tutti i brani del disco, si può dire che 13 Voices sia una sorta di diario…
Penso che tutti i nostri dischi lo siano. All Killer No Filler raccontava chi eravamo da teenager. Scrivo e ho sempre scritto di quello che vedo, che vivo. Ovviamente questo disco è più maturo, la mia vita agli esordi era fatta solo di scuola e skate.

E il pubblico com’è cambiato in questi 16 anni?
Ai nostri concerti continuiamo a vedere ragazzini che saltano ovunque. Abbiamo continuato a fare le nostre cose, senza pensare troppo a quello che succedeva intorno. La cosa bellissima è che, quando saliamo sul palco, la sensazione è sempre la stessa. E anche quello che ci troviamo davanti.

All Killer No Filler è stato appena ripubblicato, in vinile. Come mai questa decisione? Una sorta di anniversario da celebrare?
In realtà no, non abbiamo deciso niente a riguardo. È stata una scelta dell’etichetta, un altro modo di guadagnare con le nostre canzoni! Però, in fondo, non è stata una cattiva idea. Sono contento che si parli ancora di quell’album.



Quel disco è uscito nel 2001, anno particolarmente tragico per l’America. Il vostro ritorno coincide con un altro periodo non proprio facilissimo. Cosa ne pensi di Donald Trump? Cosa succederà nei prossimi 4 anni?
Credo che Trump sarà in grado di farci rimpiangere anche un Presidente pessimo come George W. Bush. Non so cosa succederà, ed è questo che mi preoccupa. Ha tirato fuori i sentimenti peggiori dalle persone, dalla nostra nazione. Li ha fatti emergere in superficie. È una davvero cosa pericolosa. Se ne frega dell’ambiente, dei diritti umani, di tutto. Sembra che nessuno gli stia a cuore. Non è un repubblicano o un conservatore: è Donald Trump. E pensa solo a se stesso.

Si dice che quando la situazione politica fa schifo gli artisti tirano fuori il meglio. Siete già al lavoro su cose nuove?
Sì, scrivo molto e non sto mai senza chitarra. Dopo questo periodo di pausa, siamo più motivati che mai.

Altre notizie su:  Sum 41 concerto milano Padova Sum 41