La Rappresentante di Lista a Sanremo 2022: «Portiamo gioia, resistenza, lotta» | Rolling Stone Italia

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La Rappresentante di Lista a Sanremo 2022: «Portiamo gioia, resistenza, lotta»

'Ciao ciao' è una danza sulla fine del mondo ispirata al libro 'Maimamma' e ai Fridays for Future. «Abbiamo avuto la conferma che saremmo andati al festival solo quando Amadeus lo ha annunciato al TG1»

La Rappresentante di Lista

Foto: Gabriele Giussani

La Rappresentante di Lista è uno dei progetti più interessanti e originali del panorama pop italiano e, ancor più in particolare, tra i partecipanti al Festival di Sanremo. Dopo essere stati ospiti, nel 2020, di Rancore e Dardust per la serata dei duetti, nel 2021 si sono presi il palco dei grandi dove con Amare hanno conquistato pubblica e critica, portando all’interno della kermesse un arcobaleno di colori, identità e suoni inedito.

La queer pop band di Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina sarà in gara anche in questa nuova edizione del Festival con Ciao ciao, un funk-pop dai ritmi tribali sulla fine del mondo, su l’ora della fine. Nata durante una sessione tra amici nei giorni delle manifestazioni di Fridays for Future, Ciao ciao balla sulla fine del mondo di una danza forsennata che prende tutto il corpo, dai piedi alle mani, tra «vertigine sociale e voglia di festa».

Abbiamo quindi raggiunto Veronica e Dario per farci raccontare come stanno vivendo gli ultimi giorni prima del Festival.

Come stanno andando questi ultimi giorni prima di Sanremo?
Dario: Studiamo, facciamo le prove, proviamo gli abiti (un delirio!), decidiamo tutto ciò che accadrà sul palco.
Veronica: In questi giorni c’è un’urgenza che infuoca dentro. Questa fase di ricerca, di laboratorio, di sala prove è sicuramente la parte più divertente di Sanremo. È come quando prepari uno spettacolo, solo che qui, appena ti esibisci, è già finito tutto.
Dario: Sono mesi di preparazione per star sul palco, in totale, meno di 15 minuti.

Riuscite a tenere il livello di stress sotto controllo in questo turbinio?
Veronica: Quest’anno ce la stiamo vivendo molto bene. C’è uno stress sano. Ti senti vibrare. Abbiamo una bella squadra che sta lavorando per e con noi.
Dario: Rispetto all’anno scorso è un’altra storia. Ti racconto un aneddoto. L’altro giorno all’Ariston ho incontrato Giovanni Truppi che è un po’ nella situazione in cui eravamo noi lo scorso anno. È il suo primo Sanremo. Sono andato da lui, l’ho preso e gli ho detto «Giovanni devi stare calmo!», ma forse ho esagerato e penso di averlo terrorizzato.
Veronica: A me sembrava calmissimo prima delle tue parole, ora non so.
Dario: Forse lo lascio in pace i prossimi giorni.

Qual è la differenza più grande che percepite con lo scorso anno? Che aspettative avete?
Veronica: Siamo sicuramente più tranquilli. Personalmente posso dirti che stiamo partendo senza troppe aspettative. Ne sono successe davvero di tutte quest’anno, anche di essere massacrati in modo potente, soprattutto io. E ti ammetto che ne sono rimasta scottata. Ora so per certo che nessuno ti regala niente, che la classifica è bene non considerarla e che dobbiamo focalizzarci per portare ciò in cui crediamo su quel palcoscenico. Vogliamo fare bene il nostro lavoro, dire ad alta voce delle cose per noi importanti visto che questo palcoscenico ti permette di far arrivare il tuo messaggio ad un grande pubblico. E poi divertirci perché facciamo un lavoro a suo modo privilegiato in un momento storico in cui il musicista non ha molte occasioni di suonare. Vogliamo portare gioia, grinta, resistenza, lotta.

La copertina di ‘Ciao ciao’, il pezzo che LRDL porterà a Sanremo 2022

Qual è la storia dietro Ciao ciao? È un brano pensato per Sanremo o ha un’altra genesi?
Dario
: Il brano è nato durante una sessione di tre giorni tra noi, Roberto Cammarata e Carmelo Drago. Vecchia maniera, da band, con gli strumenti, registrando tutto. Un’esperienza in cui ci siamo divertiti un botto. In quei giorni stavamo provando delle cose e a me era venuta l’idea di parlare della fine del mondo, un tema che si legava anche con il nostro libro e con le manifestazioni di Fridays for Future di quei giorni a cui avevamo partecipato. Sanremo non era assolutamente nei nostri piani.
Veronica: La notte dopo il primo giorno di sessione mi sono svegliata con la melodia e alcune frasi del testo in mente. Ci siamo rimessi a suonare e in mezz’ora avevamo il brano. È stato molto spontaneo.

E come siete approdati nuovamente a Sanremo?
Veronica: Il giorno del mio compleanno eravamo a Londra e il nostro management ci chiama per dirci, «abbiamo fatto ascoltare il brano ad Amadeus e alla direzione artistica e vi vogliono a Sanremo». Ah.
Dario: Solo che per noi il brano non era pronto, era ancora da lavorare. Quindi ci siamo messi sotto con Simone Privitera per affinare la produzione.
Veronica: E naturalmente tu attivi tutta questa macchina e inizi a lavorarci davvero, ma in realtà non è ancora detto che sei dentro.
Dario: Pensa che abbiamo avuto la conferma solo quando Amadeus ci ha annunciati al TG1; fino a quel momento non ne eravamo certi.

Parliamo di preparazione alla performance. A Sanremo la scelta degli abiti è fondamentale. Per voi, oltretutto, è un’occasione per portare un’altra possibilità estetica sul palco dell’Ariston, nonché di raccontarvi come progetto queer.
Veronica: Fosse per me, io vorrei poter gestire tutto, non solo musica e abiti, ma dalle luci alla scenografia. Avendo a disposizione solo il costume però, vogliamo che almeno quello sia in linea diretta con la narrazione del brano. Per Amare la drammaturgia è passata attraverso il colore degli abiti, nelle esibizioni siamo partiti da colori molto forti per giungere al bianco. Quest’anno, con gli abiti, cerchiamo invece di raccontare alcune parti della canzone, come fossero un prolungamento delle parole. Gli abiti aiutano ad immaginare la situazione e il contesto che raccontiamo.

Come vi preparate effettivamente per affrontare il palco di Sanremo?
Veronica: Per essere più concentrata ed evitarmi momenti di imbarazzo, in testa mi creo una sorta di partitura fisica, un canovaccio di come muovermi durante la performance del brano. Ho costruito una serie di appuntamenti sulle parole del testo in modo da non ritrovarmi spaesata sul palco.
Dario: Aggiungo che per noi – ogni volta – è anche difficile capire chi andrà sul palco; se solo io e Veronica, o anche la nostra band. Per quest’occasione, visto che il brano si prestava, saranno sul palco con noi anche Erica Lucchesi e Enrico Lupi ai fiati.

Parlando di persone al vostro fianco sul palco (sappiamo che non potete farci i nomi), ma come avete scelto la persona e/o le persone per la serata dei duetti?
Dario: Il modo di trovare l’ospite è stato molto semplice: guardare la rubrica del telefono!
Veronica: Della cover posso solo dire che è un brano che adoro, che mi ha segnato tantissimo e che non molti ne hanno fatto cover.

Vi chiedo un’ultima cosa prima di lasciarvi tornare alla macchina Sanremo. Quali sono i progetti per il dopo Sanremo? Nuovo disco o pensate sia troppo presto?
Dario: Non vogliamo cadere nella trappola del produci, consuma, crepa. Il disco, My Mamma, ha solo un anno, non abbiamo fretta di correre dietro a un nuovo album. Uscirà un repack, una versione deluxe, probabilmente con degli inediti. E stiamo pensando anche di cambiare la copertina, per raccontare l’evoluzione di questo lavoro, a un anno dalla sua uscita.