La nuova vita di Sasso, dagli Anthony Laszlo a ‘Cercatrova’ | Rolling Stone Italia
Home Musica Interviste Musica

La nuova vita di Sasso, dagli Anthony Laszlo a ‘Cercatrova’

Anthony Sasso riparte da un singolo "so 70s" sulla ricerca della bellezza. Ci racconta lo spirito dell’album che uscirà nel 2022 e un po' della sua storia, dal karaoke con Fiorello alla polemica sulla somiglianza tra 'Zitti e buoni' dei Måneskin e 'F.D.T.'

Sasso

Foto press

Anthony Sasso mi ha veramente stupito. Lo ha fatto con Cercatrova, singolo che anticipa il nuovo album del suo progetto Sasso previsto per il prossimo anno. Mi ha stupito perché non mi sarei mai aspettato un brano dal sapore così deliziosamente prog, con un ritmo in 6/4 e un mood generale che mi ha ricordato la migliore PFM. Che il ragazzo sia uno di larghe vedute del resto lo si scopre già dalle sue ispirazioni musicali che vanno da Elvis Presley agli Ash Ra Tempel.

Anthony calca i palchi fin da bambino e si è fatto le ossa accompagnando in tour gente come i Ministri e Andrea Laszlo De Simone. Con quest’ultimo ha anche messo su un duo, Anthony Laszlo, salito alla ribalta durante lo scorso Sanremo per via del presunto plagio di F.D.T. da parte dei Måneskin. Ma questa è solo la punta dell’iceberg delle esperienze di un personaggio da scoprire assolutamente. Ci abbiamo fatto due chiacchiere.

Cercatrova mi ha spiazzato, ci ho ritrovato una piacevole atmosfera PFM.
Se mi parli della PFM la prima cosa che mi viene in mente è quella volta che mi sono ritrovato a cantare A chi di Fausto Leali insieme a Mauro Pagani nei camerini dell’Alcatraz in occasione di un concerto dei Ministri di qualche anno fa…

Profuma di anni ’70.
Sono d’accordo, le influenze e le sonorità che mi hanno portato alla realizzazione di Cercatrova e di altre tracce del futuro album fanno riferimento proprio a quel periodo storico. In particolare l’utilizzo di sintetizzatori analogici, chitarre valvolari e parti corali. I primi paragoni riguardo il brano citano infatti artisti del calibro di Ivan Graziani, PFM, Angelo Branduardi… Non posso che essere onorato di tutto questo.

Sei un amante del prog?
Eccome: King Crimson, Aphrodite’s Child, Vangelis, Ash Ra Tempel/Manuel Göttsching, Tangerine Dream e Soft Machine sono tra le mie ispirazioni. Guardando al passato, e in particolare alla mia infanzia, devo però ricordare anche Elvis Presley e Michael Jackson, assolutamente formativi per il mio percorso artistico.

E tra gli italiani?
La già citata PFM, i New Trolls, i Beans, i Rilevati, Le Orme, i Nuovi Angeli. Poi la scuola cantautorale: Modugno, Luigi Tenco, Battisti, Lucio Dalla, Edoardo Bennato.

Chi apprezzi del presente invece?
Mi piacciono personaggi come Connan Mockasin e Sebastian Tellier. Per gli italiani Winstons e e Nu Genea.

Mi rifaccio al titolo del brano: cosa cerchi e cosa speri di trovare?
Cerchiamo sempre qualcosa o qualcuno ma il più delle volte siamo semplicemente alla ricerca di noi stessi. Io metto in atto tutto ciò attraverso la musica, ascoltandola e ascoltandomi. A volte nel perdermi scaturisce un innato bisogno di ritrovarmi continuamente, ciò che trovo e che mi permette di rialzarmi è quasi sempre il sorriso degli altri. “Cerca il sorriso nel pianto” canto in Cercatrova, questa è una metafora della ricerca della bellezza che spesso non vediamo e che il più delle volte è vicina a noi.

Fai musica da quando eri bambino, mi racconti il tuo percorso?
Sin da piccolo capitava di ritrovarmi a ballare all’ascolto di determinate canzoni e spesso la gente veniva coinvolta dal mio entusiasmo. Un giorno mio padre mi accompagnò a vedere la Blues Brothers Band e mi vestì da John Belushi, lì qualcuno degli organizzatori pensò bene di farmi salire sul palco per esibirmi insieme ai musicisti. Fu molto emozionante e per la prima volta mi ritrovai con un microfono in mano realizzando che non mi bastava più il semplice danzare.

Hai addirittura vinto il karaoke di Fiorello, com’è andata?
Dopo quell’esperienza ho iniziato a cantare misurandomi con alcuni brani di Elvis Presley e Lucio Battisti e vincendo tanti piccoli concorsi locali. Un giorno mi sono presentato anche al karaoke ufficiale di Fiorello, ho interpretato Acqua azzurra, acqua chiara e ho vinto.

Collabori con un po’ di personaggi della scena indie italiana, uno per tutti Andrea Laszlo de Simone. Come vi siete conosciuti?
In un concorso per band emergenti a Torino, nel lontano 1999, dove arrivammo entrambi in finale con due band differenti e rimanemmo parecchio colpiti l’uno dall’altro. Durante il concorso divenni anche amico di suo fratello Matteo, futuro cantante dei Nadàr Solo. Nel 2017 poi ho iniziato a suonare le tastiere e i synth durante i live di Andrea.

Avete anche messo su un duo insieme, gli Anthony Laszlo.
Nel 2015 eravamo entrambi stanchi dei rispettivi progetti artistici, ci promettemmo quindi di fare qualcosa insieme. Accadde che dopo qualche settimana eravamo su un palco per il nostro primo concerto e, incredibilmente, finita l’esibizione ricevemmo una proposta contrattuale da parte di un discografico che era casualmente presente.

 

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Un post condiviso da DADE (@dade___77)

Durante lo scorso Sanremo si è dibattuto della somiglianza fra la vostra F.D.T. e Zitti e buoni dei Måneskin. Possiamo fare un po’ luce sull’accaduto?
Anzitutto ci tengo a precisare che la parola plagio in quei giorni concitati di Sanremo è stata utilizzata da diversi giornali e addetti ai lavori, non certo da me. Tutto è iniziato con una serie di messaggi di amici e conoscenti che mi hanno scritto durante l’esibizione dei Måneskin, da lì a poche ore mi sono ritrovato al centro di una serie di dibattiti mediatici legati a questo tema. Ho preferito osservare un dignitoso silenzio e pubblicare su YouTube il mio brano Musica insieme a un post sui social in cui richiamavo tutti alla calma e spigavo che per me non c’era stato alcun plagio, ho sempre augurato ai Måneskin tutto il meglio. Questa storia mi ha incentivato a non perdere ulteriore tempo e a velocizzare l’uscita dei miei lavori che avevo da tempo nel cassetto.

E con i Ministri com’è andata?
La prima volta che li incontrai fu a Torino, aprendo uno dei loro concerti all’Hiroshima Mon Amour con Laszlo. Ricordo che ci trovammo bene sia sul palco che nel backstage e si creò subito una bella sintonia tra di noi, tanto che successivamente rimanemmo in contatto. Nel 2017, terminato un altro live di Andrea alla Santeria di Milano, ci incrociammo nuovamente e Federico Dragogna mi propose di seguirli durante il tour di Fidatevi, che sarebbe partito da lì a poco. Sono stato circa un anno con loro, suonando in palchi davvero belli, è stata un’ esperienza importante e formativa. Inoltre si è creato uno stretto rapporto di amicizia che permane tutt’oggi.

Raccontami dell’album previsto per il prossimo anno, cosa dobbiamo aspettarci?
C’è dentro una ricerca di sonorità e influenze molto variegate, che partono dal prog e arrivano al rock anni ’70 passando per la psichedelia e il cantautorato. Con testi che sono delle riflessioni istintive, profonde e viscerali sull’essere umano, che toccano a più riprese varie tematiche inerenti la speranza, la crescita, la fiducia e la sincerità. È un lavoro a cui tengo davvero molto perché rappresenta una sorta di mia rinascita artistica e spirituale. L’album è praticamente chiuso, anche se in questo ultimo periodo insieme alla band stiamo lavorando a nuove idee e tracce. Non vedo l’ora di condividerlo con il pubblico. A breve comunque ci saranno sorprese per quanto riguarda l’uscita di un ulteriore singolo con una grande collaborazione artistica, nel quale proveremo “a volare ad altezze molto elevate”.

Altre notizie su:  Sasso