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La nuova vita di Kelis, dai vent’anni di ‘Kaleidoscope’ al ‘Cantante mascherato’

Nel 1999, quando urban e pop non erano ancora sinonimi, lei spaccava con un album prodotto da Pharrell Williams. «Mai visto un dollaro da quel disco». Ma non ha rimpianti: «Sono una che fa scelte improbabili»

Kelis. Foto di Stefanie Keenan/Getty Images for UOMA Beauty

Prima che la pandemia spazzasse via dal Bel Paese ogni attività che non fosse in diretta su Instagram, tra marzo e aprile c’erano almeno due concerti che avevano fatto drizzare le antenne agli (ex) ragazzini degli anni 2000: quello di Avril Lavigne e quello di Kelis. La prima in Italia per suonare i brani del disco uscito l’anno scorso, la seconda per celebrare un anniversario: i 20 anni del suo esordio Kaleidoscope.

Era infatti il 1999 quando MTV ha iniziato a trasmettere pesantemente il video di Caught Out There, in cui la giovane Kelis spaccava tutto quello che le capitava a tiro: radio, sedie, tavolo, vinili, bicchieri. No alle discriminazioni anche quando si parla di suppellettili:



Per gente abituata ai video di Britney o al massimo a quelli di Eagle-Eye Cherry, fu un po’ uno shock. Chi era costei? Perché era così incazzata? «Non avevo idea nemmeno io di quel che stavo facendo», mi racconta al telefono da Londra, dove è appena atterrata per suonare. «Ti dico che però mi sono sempre sentita pronta». Pronta lei, pronti tutti. E infatti il singolo diventò una hit che le stravolse la vita. Dai cori gospel di Harlem ai concerti, sempre più lontana da casa, su aerei che la portavano in posti dove non capiva una parola: «Ero piccola, ma avevo fretta di crescere e vedere tutto. Credo di esser sempre stata tagliata per quella vita»

A distanza di tutti questi anni il disco è ancora considerato un caso, tanto da essere festeggiato con una riedizione e un tour europeo. Merito di Kelis, ma anche merito dei Neptunes, che ne produssero tutte le tracce, firmando per la prima volta un disco intero e delineando una nuova corrente che avrebbe presto investito il pop degli anni a seguire, pieno zeppo di beat del duo. Anni che Kelis ha marchiato a fuoco anche con almeno due altre hit, Trick Me e «My milkshake brings all the boys to the yard, and they’re like, it’s better than yours».



«Sapevo di non aver fatto una cosa normale, soprattutto per le donne nere che sono state sempre inquadrate in certi schemi quando si parla di musica», dice Kelis. «Non solo io, ovviamente. Tutte le artiste che hanno superato la prova del tempo sono state importanti. Ogni donna che fa qualcosa aiuta tutte le altre. Purtroppo dobbiamo sempre lottare, qualsiasi lavoro scegliamo».

E una delle sue prime battaglie è stata proprio con gli ex amici Pharrell Williams e Chad Hugo: «Non ho visto un dollaro da Kaleidoscope». Colpa di inesperienza, di contratti firmati velocemente e dei Neptunes, che secondo Kelis si sarebbero intascati tutti i proventi d’accordo con l’etichetta discografica. E allora perché portare in tour la riedizione di un disco da cui continua a non guadagnare? Si mette a ridere: «Lo faccio perché non sono mai stati i soldi il motivo per cui faccio musica».

Di qualcosa però bisognerà pur campare, e negli anni successivi di dischi ne sono usciti altri. Stavolta leggendo bene tutte le clausole. Il successo è stato minore, ma niente ha impedito a Kelis di cambiare sound e continuare a pubblicare altro materiale. Un ottimo esempio è il disco del 2010, Flesh Tone. Il primo dopo il divorzio da Nas, che suona decisamente come un grido di liberazione (sbronzi e in discoteca):



«Se mi guardo indietro non ho rimpianti. Non posso dire di aver fatto le cose in modo perfetto, anzi, ma va bene così. Ma credo di aver fatto tutto con la giusta convinzione. Certo, quando cresci pensi “ok, quella è stata una pessima idea”. Ma ti rende quella che sei, ti rende onesta. Mi sento bene, non sono perfetta e sono circondata da persone che amo. La mia vita è bella».

Se la sua vita è bella è perché negli ultimi anni l’ha cambiata parecchio. Nuovo amore, secondo figlio e nuova casa, anzi fattoria in California. Con loro un sacco di animali: «Avevo quest’idea in testa da un po’. Volevo spazio, libertà. Volevo che i miei bambini avessero una vita diversa. Sapevo che vivere qui sarebbe stata la risposta a tutte le mie esigenze. Non avrei mai vissuto a L.A., la odio. La California può essere molto altro».

Negli ultimi mesi l’abbiamo vista addirittura cucinare. Non male per una che, vent’anni fa, i piatti li tirava contro al muro. «Sono un’ottima chef, ho anche in programma di aprire un ristorante. Vedremo». Gli appassionati di TV la avranno anche vista in azione nella versione inglese del Cantante mascherato. E quello, sinceramente, mi ha stupito ancora di più che vederla preparare una glassa di fichi e cipolle: «Neanche io mi aspettavo di partecipare, ho voluto uscire dalla mia comfort zone. Avevo detto no, poi mi hanno fatto un’offerta che non potevo rifiutare. Mi son detta, “che può succedere di male?”. La mia vita è sempre stata così, piena di scelte improbabili». Pronti, via: un bel fiore in faccia e dritti in finale.

«È stata una bella esperienza, la rifarei». E per ora, a meno che il concerto milanese non venga riprogrammato, i video del Cantante mascherato – ricordiamo: versione inglese e non, purtroppo, quello di Milly Carlucci – restano l’unico modo per vederla in azione. Le canzoni nuove ci sono: «Non so come e quando usciranno. Ma sto lavorando in studio». Sperando di non doverle ascoltare in diretta su Instagram.

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