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La nuova “Familia” di Sophie Ellis-Bextor

Ha inciso un album con rimandi sudamericani, assieme a Ed Harcourt. Com'è diventata la vita della reginetta del dancefloor con la nascita del quarto figlio

Sophie Ellis Bextor è nata a Londra nel 1979. Ha ottenuto il successo mondiale con "Groovejet" di Spiller

Sophie Ellis Bextor è nata a Londra nel 1979. Ha ottenuto il successo mondiale con "Groovejet" di Spiller

Quando torna Sophie Ellis-Bextor ci si aspetta sempre che sforni un tormentone da dancefloor. Invece, da un paio di album, la cantante ha virato su nuovi terreni, tanto da avvicinarsi al Sudamerica con l’ultimo Familia. Colpa (o merito) di Ed Harcourt che l’ha affiancata alla produzione. L’abbiamo chiamata per capire come gestisce la sua vita, anche vista la sua famiglia, sempre più grande.

Da un paio di album a questa parte sei cambiata molto. Dobbiamo dare la colpa a Ed Harcourt o è anche un cambiamento tuo?
È una combinazione di cose. In qualche modo, per me è un grande cambiamento, ma poi penso anche a molto di quello che avevo fatto all’inizio e credo che questa direzione sia la continuazione naturale del mio percorso. Avevo una band di guitar pop, Theaudience, che aveva questo feeling, poi è arrivata la dance e la disco ma non l’ho mai abbandonato. Poi con Ed ho solo scelto di fare qualcosa di diverso, è molto talentuoso e ci siamo divertiti un sacco.

Com’è nato Familia? So che l’hai registrato poco dopo la nascita del tuo ultimo figlio Jesse…
Abbiamo iniziato a registrare l’album a febbraio, quando aveva 13 settimane. L’abbiamo registrato in 10 giorni, con gli stessi musicisti dell’ultimo. È stato molto intenso, ma anche molto rilassante. È come mi piace lavorare in questo modo.

Ci sono un sacco di influenze sudamericane…
Volevamo quel tipo di vibrazione. Sono andata spesso in Argentina, Brasile, Messico e Cuba. Ci sono molti album che escono ora e hanno un mood invernale, abbiamo voluto fare qualcosa di diverso.

So che Harcourt si è divertito a provare la disco per la prima volta…
(Ride) Sì, pensava che la disco fosse semplice! Ma è stato sedotto, si è divertito un sacco. L’ha convinto l’ottima reazione della gente nei live. E poi è stato bravo a provare a scrivere qualcosa del genere.

In generale, questo nuovo approccio ha cambiato il tuo modo di lavorare?
Sì e no. Ogni volta che vuoi scrivere della pop music deve essere sempre facile e divertente. Puoi mettere la produzione, le persone e tutto quello che vuoi, ma se provi a fare qualcosa sotto sforzo non funziona. La pop music deve essere effortless, non penso di aver cambiato il mio approccio. Per fare queste cose devi essere felice e contenta di farlo.

Si sente una vocina che urla «Mommy!». Sophie ride, vuole continuare l’intervista ma le dico che non è il caso. «Scusa», dice. «Non riesce a trovare qualcosa».

E con la famiglia ora come fai?
Mi tengono impegnata, ecco. Avere una casa, una famiglia ti serve a stare con i piedi per terra, ti fa capire cosa è reale. Ho sempre voluto avere una grande famiglia. E adesso sono felice.

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