I Nightwish tornano con un nuovo album, ispirato a Charles Darwin | Rolling Stone Italia
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La mente dei Nightwish: «Ho fatto un disco su Charles Darwin. Sul serio»

Tuomas Holopainen e i suoi allargano i limiti del symphonic metal in "Endless Forms Most Beautiful" (in uscita il 30 marzo). Una canzone da 24 minuti vi basta?

Tuomas Holopainen, polistrumentista e mente dei Nightwish

Tuomas Holopainen, polistrumentista e mente dei Nightwish

State attenti a cosa comprate mentre siete in viaggio. Potrebbe succedervi come a Tuomas Holopainen, polistrumentista e mente creativa dei Nightwish, che ha comprato un libro di Richard Dawkins in aeroporto e gli si è aperto un mondo: «Avevo letto Charles Darwin da ragazzo, ma poi non ci ero più tornato sopra. Dopo quel libro, ho letto tutto quello che Dawkins ha scritto, ho guardato tutti i suoi dvd e sono stregato di nuovo dalla teoria dell’evoluzione, che è diventata il centro del nostro nuovo album, Endless Forms Most Beautiful» (il titolo stesso è una citazione di Darwin).

Perché ti sei ispirato a Charles Darwin?
Perché quando scrivo canzoni, scrivo di quello che mi sta prendendo in quel momento. Durante la preparazione di Imaginaerum, lo scorso album, ero totalmente immerso nel fantasy. Questa volta ero preso da scienza e biologia. Negli ultimi anni mi sono immerso totalmente in Darwin, o in un fisico delle particelle come Brian Cox.

Ma anche in un poeta come Walt Whitman.
Certo. E ci sono molte altre influenze, perché in fondo questo è quello che per me è l’arte: assorbire le cose che ami e dargli nuova vita in di quello che crei.

Il video di “Élan”, dal nuovo disco:

Come fai a farlo senza che sembri un semplice insieme di citazioni?
Non saprei, mi esce in modo molto naturale. Leggere L’origine delle specie di Darwin o Il più grande spettacolo della terra di Richard Dawkins mi ha dato fatto nascere una serie di idee, ne avevo la testa piena.

E hai capito che dovevi dire qualcosa.
Sì, dovevo dirla a mio modo, nel mio sistema. È sempre così quando nasce un mio pezzo: sento un grande caos dentro di me e mi dico “sta nascendo una cosa bellissima, devo farne una canzone”. Lo scorso album era un tributo all’immaginazione, questo è un tributo della scienza e della ragione.

Diresti che “Endless Forms Most Beautiful” è un concept album?
Vagamente. Molte delle canzoni sono nate dalle stesse idee (che privilegio sia la vita, quanto sia bello essere qui anche solo per qualche decina di anni). Sono ingredienti che trovi in tutte le canzoni, in un modo o nell’altro.

Sono stato stregato dalla teoria dell’evoluzione, che è diventata il centro del nuovo album

Cos’è che ti intriga dell’evoluzione delle specie?
Beh, è una cosa che mi lascia a bocca aperta, che mi fa dire: «Wow». È la cosa più «wow» che esista. Capire i cardini della teoria dell’evoluzione è come ricevere una rivelazione. Rendersi conto che ogni singolo essere vivente che ci sia sulla Terra è connesso a un altro è una profonda esperienza spirituale. Se prendi il cane del tuo vicino e vai indietro nel tempo quanto basta arrivi a un momento nella storia del tempo in cui avete un antenato comune. Ad alcuni fa paura. Per me invece è l’idea più confortante che esista.

Devi avere qualcosa in comune con Greg Graffin, il cantante dei Bad Religion, che è un paleontologo e ha scritto un libro sull’evoluzione.
Davvero? È interessante. Con questo album abbiamo voluto aumentare il livello di coscienza rispetto a questi temi. Perché la gente abbia più a cuore l’ambiente, la vita, la verità – che è la virtù più importante, è qualcosa a cui dovremmo puntare tutti. L’evoluzione ti rende umile: capisci che sei solo una parte del tutto.

“Storytime” suonata dal vivo:

Che rapporto hai con la musica classica? 
Ho suonato molta musica classica quando ero ragazzo, ma poi non ci sono più tornato su. Mi piaceva molto, ma a forza di suonarla perché era il mio dovere devo aver avuto una sorta di overdose. Quindi sono 20 anni che non la ascolto più – al massimo musica contemporanea, ma non i classici. Però, certo, escono mentre suono perché fanno parte di me.

L’ultima canzone, “The Greatest Show on Earth”, dura 24 minuti, ed è piena di stratificazioni. Non siete stati troppo ambiziosi?
Beh, anche in milioni di anni di vita sulla Terra ci sono molti strati. Sulla durata… beh, avrei voluto farne una da 60, 24 è fin troppo poco per un tema come quello. Diciamo che 24 minuti è il minimo necessario per raccontare una storia del genere.

La suonerete dal vivo?
Certo, ma non tutta, sarebbe troppo complicato.

 

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