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Keith Richards: «Ho smesso di bere»


Il chitarrista degli Stones e Ronnie Wood hanno parlato del prossimo tour e del futuro della band, ritiro compreso

Keith Richards: pronta la ristampa del suo esordio solista

Foto di Hedi Slimane

Keith Richards ha fissi in testa parecchi bei momenti dell’ultimo tour americano dei Rolling Stones. Mi racconta di come Mick Jagger ha convinto la band ad aprire tutti i concerti con Street Fighting Man, di come hanno approcciato la rarità del ’67 She’s a Rainbow e la cover del classico di Bob Dylan Like a Rolling Stone, ormai ospite fisso delle scalette del gruppo. «Mick si è divertito parecchio con quel pezzo, soprattutto con l’armonica nel finale», dice. Quando il tour è finito, dice Richards, «ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: “No, dobbiamo continuare! È per questo che abbiamo deciso di tornare negli states».

Mentre parigrado come Paul Simon ed Elton John annunciano i rispettivi addii alla vita on the road, gli Stones non smettono di accelerare. L’ultima leg del No Filter Tour inizierà il 20 aprile all’Hard Rock Stadium di Miami. Insieme alle altre 14 date in altrettante città, gli Stones suoneranno davanti a qualcosa come un milione di persone. «L’America è stata il nostro terreno di caccia originale», dice Richards ricordando il primo tour statunitense del gruppo nel 1964, tutti ammucchiati in una vecchia station wagon. «Se devo essere sincero, non riesco a capacitarmi di essere ancora in giro dopo tanto tempo. Ho visto crescere l’America».



Per il primo concerto a stelle e strisce dopo il Desert Trip 2016, gli Stones sono tornati a passare molto tempo in sala prove. «È un po’ come tirare fuori dal garage una vecchia macchina, uno di quei pezzi meravigliosi che magari hai lasciato fermo per nove mesi. Devi far ripartire il motore», dice. Più che altro, però, gli Stones vanno in sala prove perché si divertono un mondo. Richards mi annuncia anche che la band ha intenzione di riportare sul palco la cover di Cry to Me, il classico del soul di Solomon Burke. 



Ronnie Wood ha avuto un gran da fare con le scalette della band, ultimamente. Il chitarrista pubblicherà a breve Set Pieces, un volume che raccoglierà circa 400 scalette degli Stones raccolte negli ultimi due decenni. «Ogni volta che leggo la lista definitiva, si accende qualcosa», dice Wood. Rileggere le scalette del passato gli ha dato molte idee per il nuovo tour; si augura che la band riscopra Beast of Burden e Play With Fire, che hanno suonato di recente ad Amburgo dopo quasi 30 anni dall’ultima volta. «Mick non ricordava quanto fosse grandioso quel pezzo», spiega Wood, che negli ultimi tempi si è particolarmente divertito con Under My Thumb – «Quello è un pezzo difficile da gestire, ma se riesci ad azzeccarlo ti dà grande soddisfazione» – così come con le cover blues di Blue & Lonesome. «Mick ha deciso di tenere solo un pezzo dell’ultimo tour, probabilmente pensava che la gente si sarebbe annoiata con tutto quel blues. Io non sono d’accordo. Gli ho sempre detto: “Dai! Facciamone di più! Facciamo tutta una sezione blues!” Almeno, così vorrei fare un giorno». 

L’architetto delle setlist, comunque, è Jagger, sempre aperto ai suggerimenti del gruppo durante il soundcheck. «Di solito è molto onesto», dice Wood. «Dice cose del tipo: “L’abbiamo già suonata l’ultima volta”, oppure “questo non funziona”. Non sai mai cosa aspettarti da lui, ma ha sempre le sue ragioni». Wood spera anche che la band torni a suonare in un club. «Se le prove andranno bene, potremmo decidere all’ultimo momento. Di solito questo tipo di concerti nasce così, non sono programmati».

Per Richards, però, questo tour sarà diverso dagli altri per una ragione personale: ha smesso di bere. «Ormai è quasi un anno», dice abbassando il tono di voce. «Ho staccato la spina, mi aveva stufato». Richards ammette di bere «l’occasionale bicchiere di vino, o una birra», ma è comunque un passo importante per un uomo le cui abitudini edonistiche sono parte inestricabile della sua leggenda. «Era il momento di smettere», dice. «Come con tutto il resto». È stato un cambiamento necessario? «Puoi dire così, sì», dice ridendo. «Ma non mi sembra poi così diverso – a parte con l’alcool. Non mi sentivo più bene. Ho bevuto a lungo, non voglio farlo più».

Wood, sobrio dal 2010 dopo decenni di abuso, non potrebbe essere più felice della notizia – e ha notato molti cambiamenti nel suo amico. «È un piacere lavorare con lui», dice Wood. «È molto più gentile, aperto a nuove idee. Una volta ero sempre preoccupato che potesse rompere».

«Non funzionava più, sai», dice Wood delle abitudini di Richards. «Credo che il Keith che tutti conosciamo e amiamo aveva raggiunto quel punto in cui un drink di troppo l’avrebbe trasformato in una brutta persona. Con il tempo quel punto è diventato sempre più facile da raggiungere, e a un certo punto se n’è accorto anche lui».

Wood dice che la sobrietà l’ha aiutato a superare molti dei momenti difficili della sua vita, tra cui la nascita dei gemelli Alice e Gracie nel 2016 e il cancro di quest’anno. «Sono stato fortunato ad aver lasciato quelle abitudini prima che succedesse tutto questo, malattia compresa. Per fortuna avevo messo le cose a posto. Adesso ho di nuovo la mia vita, e credo che Keith stia vivendo qualcosa di simile. So che ha continuato con la birra per un po’, che ha smesso lentamente, e gli auguro buona fortuna. Se riuscirà a continuare sarò sempre lì a supportarlo».


Richards dice di aver notato una differenza anche sul palco. «È stato interessante suonare sobrio», dice. «Adesso le parti di chitarra sono molto più concise», aggiunge Wood. «Siamo più consapevoli degli spazi vuoti tra una parte e l’altra. Abbiamo settant’anni, ma suoniamo come se ne avessimo 40, capisci?».


Gli Stones porteranno questa nuova energia in studio, dove lavoreranno al nuovo LP di inediti dopo A Bigger Bang del 2005. Nonostante Jagger e Richards abbiano continuato a registrare insieme negli ultimi anni, Wood spiega che la band ha deciso di continuare a scrivere. «Mick e Keith volevano assicurarsi che le canzoni fossero davvero buone, quindi abbiamo fatto un passo indietro e aggiunto un po’ di ingredienti». 



Lo scorso anno il batterista Charlie Watts – il più anziano del gruppo, 77 anni – ha parlato del possibile ritiro della band, ma Wood smentisce. «Quando suoniamo insieme la sua salute migliora, il suo aspetto migliora, è più divertente, si gode di più la vita. Quello che fa è un duro lavoro, e dopo ogni concerto deve farsi massaggiare la schiena, fa molto più sforzo fisico di noi altri sul palco». 

Richards, nel frattempo, dice che affronterà il futuro “un tour alla volta”. Per ora va bene così: dall’entourage degli Stones ci fanno sapere che le prossime date americane degli Stones sono andate esaurite più velocemente del tour del 2015. «Forse questo sarà l’ultimo», ammette, anche se si augura che non sia così. «È quello che faccio nella vita. Mettimi di fronte a 50mila persone e mi sentirò a casa. Come diceva Ronnie una volta, “saliamo sul palco per avere un po’ di pace”».

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