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Tom Meighan: «Con i Kasabian ho ucciso il peggio di me»

Il cantante della band di Leicester ci ha raccontato dell'ultimo disco 'For Crying Out Loud', e del brutto periodo della sua vita da cui è uscito anche grazie all'amico Serge Pizzorno

Tom Meighan è la persona più entusiasta del mondo, il suo un fiume di parole senza sosta. Il cantante dei Kasabian, usciti con For Crying Out Loud, il loro sesto disco in studio, è una scarica di energia in carne e ossa: mi dice un paio di volte che gli sembro un tipo a posto, che ha 15 interviste oggi (“Fucking hell!”, è il commento tecnico alla giornata), ma che la promozione gli piace, soprattutto per questo disco.
«Oh man, venivo da un periodo molto brutto», confessa Meighan. «Il 2016 non è stato esattamente l’anno migliore della mia vita, sono successe così tante cose private che mi hanno scosso: avevo bisogno di innamorarmi, di tornare a vivere nel mio lato positivo. Mi sono dovuto guardare allo specchio e uccidere il Tom che avevo davanti».

Per la cronaca, oltre alle generiche cattive amicizie e alle generiche cattive abitudini, bisogna mettere nel calderone la fine della sua lunghissima relazione con la fidanzata Kim James e la morte improvvisa di un amico stretto. «Ci sono tante persone che non riescono a tornare indietro da momenti come questi, non riescono a risollevare la testa. Ma io no, io sono troppo forte». E avere di fianco Sergio Pizzorno gli ha fatto solo bene.
«Ah, il suo 2016 è stato fantastico: si è sposato (con la compagna di una vita, Amy White, ndr), il Leicester ha vinto la Premier League! È stato tutto bellissimo per lui». Ah già, il Leicester, strano che non avessimo ancora parlato di calcio. Anche se questa stagione non sta andando altrettanto bene, di sicuro la vittoria dell’anno scorso è stata molto importante per la città (e i Kasabian non hanno perso occasione di celebrare la vittoria con due concerti-evento nello stadio della squadra).

Ma, nonostante tutto, Claudio Ranieri è stato esonerato. «Cazzo, mi spiace per Ranieri! Era una persona incredibile, un signore vero. Una volta ci siamo incrociati a questa serata di gala, io ero tutto gasato e lui si avvicina a me: “Calm down”, mi dice. Gli stavo facendo le feste, mi stavo complimentando, ma la prima cosa che mi ha chiesto è stata di calmarmi. Il suo sguardo è stato molto divertente».

Passiamo un’altra manciata di minuti a parlare di calcio, di mercato e di Champions League – “non succede, ma se succede…”, è il pensiero di Meighan, ucciso dalla realtà dei fatti e dall’Atletico Madrid –, per poi tornare al disco. Già a guardarlo dall’esterno, sembra un album a dir poco sopra le righe.
C’è un signore baffuto, a torso nudo, con delle lacrime disegnate che gli escono dagli occhi. «Sai chi è lui? Si chiama Rick, è il nostro tecnico delle chitarre da sempre. Siamo molto orgogliosi di questa copertina, mi piace che sia un po’ old school, con tutto il bordo bianco e l’indicazione Volume 6 nell’angolo in basso».
Per la cronaca, “for crying out loud” è un modo di dire abbastanza popolare in Inghilterra, soprattutto nella zona centrale. È una sorta di rafforzativo generico e il modo colorito in cui lo spiega Meighan è abbastanza irripetibile.

«L’anno di Sergio (che è l’autore delle canzoni, scritte in sei settimane, ndr) si sente tutto in For Crying Out Loud. E si sente anche che ha avuto a che fare con me, che mi ha aiutato e ha vissuto di riflesso il mio malessere. Mi sono ritrovato in mezzo alle canzoni che ha scritto lui, c’è una poetica, una chimica strana, è molto bello. E di sicuro è molto potente».

Tom Meighan e Serge Pizzorno dei Kasabian, trovate l’intervista esclusiva sul numero di Rolling Stone in edicola

Nell’album c’è una marea di entusiasmo, di adrenalina. È un disco puramente brit, con le chitarre in primo piano, come in pochi fanno ancora. E di sicuro i Kasabian sono tra quelli che lo sanno fare meglio. Già i primi singoli usciti, come You’re in Love with a Psycho, che ha avuto anche una release limitata in occasione del Record Store Day, lo scorso 21 aprile, sono la quintessenza dello spirito della band.
«È un disco che è carico di speranza, c’è un sacco di merda nel mondo e abbiamo voluto spingere su dei pezzi davvero potenti. Ci sono degli inni, delle canzoni da urlare insieme al pubblico», commenta Tom. «Anche perché guarda cosa c’è adesso nelle classifiche. Pop facile, R&B, hip hop… Ci sono anche le Little Mix! (sbuffa) Noi abbiamo dovuto spingere da tutt’altra parte».

E, infatti, c’è anche molta meno elettronica rispetto al passato (nonostante una traccia nel disco si intitoli Bless This Acid House). «Tanto d’estate saremo sicuramente pieni di tracce del genere, tutta quella roba orribile da Ibiza… La sto aspettando. Da noi puoi trovare la passione vera. ‘Fanculo a tutto il resto!».

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