Rolling Stone Italia

Jerry Cantrell: «Ascolta questo disco e vedrai la luce filtrare attraverso le nuvole»

Il leader degli Alice in Chains racconta lo spirito dell'album solista ‘Brighten’, lo stress test a cui sottopone le sue canzoni, i concerti che vorrebbe fare in Italia, i piani per i trent'anni di ‘Dirt’

Foto press

Jerry Cantrell è un uomo del secolo scorso. Alla mano ma risoluto, dalla vita apparentemente semplice, schietto, non si fa problemi a raccontare le proprie passioni (il golf, ma soprattutto la pesca) in una conversazione su internet con uno sconosciuto ma assolutamente niente video, maaaaan. «Sono cresciuto in una tipica famiglia dell’Oklahoma, i miei genitori erano persone che amavano stare all’aria aperta, sono un pescatore da sempre».

Jerry Cantrell è anche un uomo che ha voglia di lasciarsi alle spalle il secolo scorso. Un secolo che lo ha visto protagonista con la sua band, gli Alice in Chains, uno dei quattro cavalieri dell’apocalisse grunge che da Seattle si prese il mondo a partire dai primissimi anni ’90. Un decennio che è stato segnato anche dallo stile di Cantrell, in grado di scrivere epocali riff perfetti per il tossico spleen di Layne Staley (prima, William Duvall oggi), la combo di autolesionismo salvifico su cui da sempre ha basato le proprie fortune il quartetto di Seattle. Perché ok l’eroina, le paranoie e la voglia di morire, ma c’è sempre stata una luce in fondo al tunnel, una luce che brilla in maniera più evidente su Brighten, il nuovo, terzo album solista di Cantrell che uscirà venerdì.

«Un disco è come una capsula del tempo che racchiude un momento della tua vita», dice Cantrell. «È un nuovo capitolo del libro, di un diario diciamo, e sono decisamente contento di quanto è venuto fuori».

I primi due album solisti di Jerry sono usciti in momenti di grande difficoltà della band, ai picchi di dipendenza di Staley corrispondevano le uscite discografiche di Cantrell: Boggy Depot fuori nel 1998 mentre il gruppo cercava di rimettere assieme i pezzi e Degradation Trip finito nei negozi nel 2002, due mesi dopo la morte del cantante. Per la prima volta il nuovo album non è figlio dei guai della band, ma non fatelo notare a Jerry.

«Avevo solo voglia di fare un disco e non dovrebbe essere uno shock che qualcuno in una band abbia voglia di fare un disco, o una colonna sonora o qualcosa con un gruppo diverso di persone. Non so perché tutti si siano fissati su questa cosa. Ho fatto un disco fico con un bel gruppo di persone e musicisti come Tyler Bates o Paul Figueroa, l’abbiamo ideato, prodotto e portato dentro tutti i musicisti. C’è un bel po’ di talento lì, con tanti musicisti diversi e credo sia il motivo per cui il disco sia così ricco e vivo, perché riflette le personalità di tutti quelli coinvolti».

«Tutti quelli coinvolti nella realizzazione dell’album», spiega, «danno vita a un cast di vecchi amici e volti nuovi». Fra gli altri ci sono Greg Puciato e Gil Sharone dei Dillinger Escape Plan, ma anche Duff McKagan dei Guns N’ Roses. Il disco è stato registrato a Los Angeles durante il lockdown del 2020 ma alcune delle canzoni presenti, come il primo singolo Atone, hanno una genesi più lunga. «A metà del 2019, mentre eravamo sul finale del tour di Rainier Fog, stavamo facendo gli ultimi show con i Korn. Durante quell’estate ho pensato che potesse essere un buon momento per fare un disco per cui ne ho parlato coi miei soci Bates (Tyler, chitarre e percussioni, nda) e Figueroa (Paul, ingegnere del suono, nda). Abbiamo una visione simile delle cose, questo è il quarto album che facciamo assieme e Paul è sicuramente il primo che ci è entrato dentro».

Qual è stata la genesi del disco?
Abbiamo iniziato a parlarne, a lavorare su alcune idee, io colleziono costantemente nuove idee. Sono grato di avere un buon orecchio, almeno per quanto riguarda il mio disco: se trovo quello che ritengo essere un buon riff o una melodia cerco poi di registrare tutto per non dimenticarmele (ride). Sai, facendo questa cosa da più di 30 anni ho tante idee ed è facile perderle. Ho imparato a tenermi attorno quelle buone. Atone, per esempio: avevo questo riff di chitarra e un’idea per il ritornello ma niente altro. Quanto sarà? Il 50% di una canzone? Mi sono seduto e il resto è venuto, così come la direzione del testo e tutto è finito nella direzione giusta. E bene o male, ogni mia canzone funziona così, non nasce in un giorno, è figlia del lavoro di mesi, anni in alcuni casi. Ogni tanto succede che un pezzo abbia una gestazione breve, è una roba rara, ma ci sono anche alcuni di quei pezzi lì sul disco: ho amato il processo creativo di questo album, non c’era un solo modo di fare le cose.

Come stabilisci se un pezzo finirà sui dischi degli Alice o su un tuo album solista?
Dipende tutto dalle persone che ti stanno intorno, ma il processo è lo stesso che ti ho descritto.

Tornando a quello che dicevi sui tuoi dischi, che vedi come capitoli della tua vita, cosa rappresenta questo per te? È un nuovo inizio o la chiusura di un cerchio?
Credo sia entrambe le cose. L’ultimo anno è finito e questo rappresenta il nuovo (ride). Vedi, rimango stupito ogni volta del fatto che ho la fortuna di fare quel che amo e ogni tanto sento il bisogno di fermarmi e rendere grazie per questo. Sono felice di avere potuto fare l’album con così tante persone a cui tengo e con le quali condivido una visione e un desiderio artistico, direi che abbiamo fatto della musica più che dignitosa nel corso degli anni e penso che quest’ultimo album sia davvero buono e una bella aggiunta alla mia discografia.

È un disco solare questo, con elementi di speranza, di salvezza, un omaggio alla vita.
Sono d’accordo. Credo che ci sia questo elemento che permea tutto l’album, e che in questo caso emerge più in superficie, dove puoi vedere la luce filtrare attraverso le nuvole. Però credo che questo tipo di elemento sia sempre stato presente anche nei miei precedenti lavori, al netto di quanto potessero suonare scuri o pesanti. Parte dello storytelling è prendere elementi drammatici senza però rimanere sempre negativi, è necessario lasciar filtrare il sole ogni tanto prima che tornino le nuvole (ride). Mi diverto ancora a farlo, sento di aver fatto un bel disco, mi sento fortunato nel vedere che interessa ancora a tante persone quanto interessa a me: io faccio il disco prima di tutto per me, e poi per i ragazzi nella band o per le persone con cui lavoro.

L’obiettivo da raggiungere è quello di godere delle gioie della creazione, partendo dal nulla, il nulla assoluto, per arrivare con qualcosa di completamente nuovo e inedito di cui, in ultima istanza, fruirò come ascoltatore. Faccio sempre questo tipo di stress test ai miei dischi: cerco di sentirli mettendomi nei panni del me ragazzo che era, e che è ancora, un amante della musica. E mi chiedo, se non fossi io in questa band, se questa cosa non l’avessi creata io, mi piacerebbe lo stesso? E la risposta è sempre stata sì, ogni volta che ho fatto un disco. Finché questa cosa continuerà a succedere, e io sarò soddisfatto, sono a posto. Col beneficio aggiunto di tutto queste persone, sparse per il mondo, che reagiranno alla tua musica non appena gliela farai sentire. Questa è una cosa meravigliosa.

Cosa hai lasciato accadere, nella tua vita, perché vi splendesse di nuovo il sole?
Non credo che sia successo qualcosa in particolare nella mia vita, se la paragono alla creazione di altri album. Certo, ci sono delle differenze derivanti dal momento storico. Sono stato parte di una moltitudine di dischi, che si tratti di album miei, o con gli Alice, o una colonna sonora o un album con altra gente: se li metti tutti assieme, ti sfido a dire che suonano simili. La vera differenza è data dalle persone che ti stanno attorno: non saprei risponderti, non so neanche se sia importante. Il disco è buono? Ti ha colpito in qualche modo? Se la risposta è sì, allora io ho fatto il mio lavoro.

Ovviamente non ti conosco personalmente, si tratta di pura percezione.
La tua è un’osservazione valida, è per questo che il disco si chiama Brighten, sono d’accordo.

Per cui, ascoltando l’album, sembri una persona in un momento solare e positivo.
Farò l’avvocato del diavolo: ci sono sicuramente elementi positivi ma è più il senso del viaggio e della perseveranza, a cui facevi riferimento prima, al modo con cui reagiamo alle cose della vita, che non sono sempre facili.

Il viaggio inizia con la scurissima Atone e si chiude in maniera più solare. A proposito di quel pezzo, hai trovato il tuo modo di espiare? E cosa ha funzionato per te?
Credo che la domanda che cerco di fare non sia così specifica. Nel percorso della vita ci saranno cose che non sono venute bene e che abbiamo bisogno di correggere o di fare bene. L’altro lato della medaglia consiste in questo senso di necessità di dover riparare a cose che non abbiamo fatto e che porta a chiederci: ma esattamente di che cazzo mi devo scusare? Vaffanculo! Mi piace scrivere in modo che i testi abbiamo più interpretazioni, sia per chi li scrive che per chi li legge. Per cui va bene così.

Alcuni dei tuoi contemporanei, come Mark Lanegan o Dave Grohl hanno recentemente pubblicato le loro autobiografie. Ti ci vedi a fare lo stesso?
Eh, non lo so, non ho mai avuto l’ardente desiderio di scrivere il mio libro ma chissà. Non è in cima alla mia lista.

Che c’è in cima alla tua lista allora?
Questo disco. Tornare a suonare, quando succederà saranno passati oltre due anni e mezzo dall’ultima volta che sono stato su un palco, per cui ci sarà da fare i conti con quello. Così come gli Alice, ci sono diverse cose in ballo.

Ti vedremo dalle nostre parti?
Adoro l’Italia, stiamo guardando le date proprio adesso, verrò sicuramente per una serata, due con un po’ di fortuna. Faremo gli Stati Uniti a partire dal prossimo anno, tra marzo e maggio e poi la prossima estate saremo lì da… beh, in realtà, come hai detto tu, chi lo sa come andranno le cose in termini di restrizioni e viaggi. Mi pare però che si stia venendo a capo di questa cosa (il Covid ovviamente, nda), che si stia andando nella giusta direzione e che molte persone siano ora vaccinate o abbiano comunque raggiunto una immunità naturale di sorta. Probabilmente per il prossimo anno saremo a posto ed è anche questo il motivo per cui ho scelto di aspettare, ho preferito rimandare la partenza per maggior precauzione. Comunque, direi l’estate, con un tour che partirà nel marzo 2022 e terminerà nel 2023.

Cosa fai quando non sei in tour o a scrivere musica? Come passi il tuo tempo libero?
Ah beh, quello che fanno tutti. Divertirmi, andare ai concerti, ristoranti, guardo le partite, il golf, la pesca.

Volevo capire com’è la tua vita meno conosciuta.
Beh, guarda, fondamentalmente cerco di vivere una vita semplice. Ma ogni tanto mi capitano i momenti che ti fanno dire: ehi, ma come cazzo è successo? Tre o quattro giorni fa, per esempio, sono andato a vedere i Rolling Stones, sono stato invitato dal mio amico Chad Kroeger dei Nickelback…

Ti sono piaciuti?
Fichissimo! Era la prima volta che andavo allo stadio nuovo (si riferisce al SoFi Stadium di Los Angeles, ndr) e cazzo è così grande! Anzi, probabilmente è fin troppo grande per un concerto, perché sei così lontano dall’artista che è difficile vederlo. Comunque vedere gli Stones è stato fichissimo, e c’era questo folle insieme di persone, Chad Kroeger, Tommy Lee, John Travolta, Nuno Bettencourt, Sean Kinney… è stato divertente.

Vedi, tu parli di vivere una vita semplice ma poi vai ai concerti con gente come questa.
Sì, ma non mi succede spesso, ma giuro non è stata colpa mia (ride)! Cazzo questa mi è uscita un po’ male, non me l’aspettavo. Beh, immagino sia uno dei benefici del mio mestiere.

Immaginavo fosse il mio turno di giocare all’avvocato del diavolo… Nel 2022 cadrà anche il trentesimo anniversario di Dirt. Farete qualcosa?
Sì, ci saranno cose fiche. Il 2020 è stato l’anniversario per i 30 anni di Facelift e per l’occasione abbiamo fatto un cofanetto fichissimo. Potremmo ripetere la cosa.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente, nel 2021, se dico la parola grunge?
Mmm…

Ci stai pensando troppo…
Rock’n’roll!

Iscriviti