

Foto: Emma Anderson per Rolling Stone US
«Mi fido di te su tutto», dice Jennie ridendo a Kevin Parker.
«Dici sul serio?», ribatte lui. «È una pessima idea».
La cantante delle Blackpink è seduta accanto a Mr. Tame Impala su un divano di pelle marrone consumata. Siamo in una scuola di musica di Boston, fra poche ore i due si esibiranno insieme al TD Garden e 20mila fan potranno constatare che sì, è giusto che Jennie si fidi di Parker. Quando sale sul palco per raggiungerlo per il remix della loro hit Dracula lo spettacolo è assicurato con tanto di luci scarlatte e coriandoli in tinta che piovono dall’alto. Alla vista di Jennie, il pubblico urla a un tale volume che sembra che il palazzetto tremi per una scossa di terremoto.
Il remix di Dracula è stato pubblicato a febbraio, pochi mesi dopo la versione originale contenuta in Deadbeat dei Tame Impala. È diventato in breve tempo uno dei pezzi più ascoltati al mondo. Col suo miliardo o poco meno di stream globali on demand, ha regalato a entrambi il loro primo pezzo nella top 10 americana. Non è la prima volta che il superproduttore australiano lavora con una popstar, ha scritto Same Ol’ Mistakes che Rihanna ha interpretato dieci anni fa ed è uno degli autori e dei produttori di Radical Optimism di Dua Lipa, ma questo pezzo è a un altro livello, una canzone che è impossibile evitare e che su TikTok ha fatto da colonna sonora a qualcosa come 1,3 milioni di video.
Prima di salire sul palco, Parker e Jennie si siedono a chiacchierare con entusiasmo di registrazioni via Zoom, feste a Seul e molto altro.
Kevin Parker: Ti ricordi quando ci siamo conosciuti per caso? È stato in un bar-ristorante di Seul, in Corea del Sud. Non ricordo come si chiamasse. Era sul tardi.
Jennie: Aspetta, com’è successo? Ho una pessima memoria.
Parker: Ero col nostro amico Peter Utz, che all’epoca lavorava per Celine.
Jennie: Ecco, il nostro amico in comune, ora ricordo.
Parker: A quell’ora probabilmente ero già ubriaco…
Jennie: Immagino lo fossimo entrambi…
Parker: È una città divertente, son cose che capitano.
Jennie: È stata una bella serata. Tu non eri in tour o al lavoro lì in Corea. Eri appena arrivato.
Parker: Sì, è stato divertente. Vorrei tanto sapere com’è nato il remix di Dracula dal tuo punto di vista. Io stavo parlando con Peter e gli ho detto: «Mi piace la voce di Jennie, sarebbe fantastico averla sul pezzo». E lui: «Se vuoi posso scriverle subito». E io: «Wow, sta succedendo davvero».
Jennie: Ho ricevuto il messaggio subito dopo la vostra conversazione. Appena l’ho letto, ho pensato: mi ci devo buttare immediatamente. Ero entusiasta e grata che avessi pensato a me.
Parker: Così abbiamo fissato la session. Ero in Cina da qualche giorno. Non c’ero mai stato prima e sono corso in hotel per aprire il portatile e collegarmi con te che eri in studio.
Jennie: Ricordo, sì. È stato tutto molto semplice, anche se abbiamo registrato via Zoom perché non potevamo essere nella stessa città, un vero peccato. Sei rimasto collegato per ore, durante tutte le session. Per me ha significato molto.
Parker: Mi ha colpito molto il fatto che azzeccassi ogni take, perché come sai Dracula è composta da tantissime tracce. Nel ritornello ci sono otto voci sovrapposte contemporaneamente e tu le hai registrate centrandole una dopo l’altra.
Jennie: Mi sono divertita un saocco a registrarla, era diversa da qualsiasi altra musica stessi facendo, mi ha dato una nuova carica.
Parker: È un pezzo divertente. È stato difficile interpretarlo? Io la trovo una delle canzoni più difficili da cantare. Quando la faccio dal vivo coi Tame Impala devo metterla in un punto della scaletta in cui ho già riscaldato la voce.
Jennie: La parte più difficile è stata probabilmente cantare la tua parte sopra la mia, perché ho dovuto fare tutto da sola. Mi piace così tanto che non mi è mai nemmeno venuto in mente che potesse essere difficile.
Parker: Questa è una domanda un po’ strana, e magari non saprai rispondere. Neanch’io del resto ho una risposta. Escludendo il nostro, qual è il tuo duetto preferito?
Jennie: Avrei detto Dracula, ma…
Parker: Certo, anch’io.
Jennie: Non so perché, ma in questo momento mi vengono in mente Madonna, Justin Timberlake e 4 Minutes, ma ce ne sono moltissimi.
Parker: Vero. Mi chiedo se contano anche i Fleetwood Mac visto che molti dei loro pezzi erano duetti. Nel caso non si fosse capito, adoro i Fleetwood Mac. Ti capita di sentire Dracula in giro?
Jennie: È una cosa di cui volevo parlarti. Quando ho scoperto che la canzone stava andando bene, i miei amici più stretti hanno cominciato a scrivermi per dirmi che era fantastica. Essendo coinvolta non riesco a capire come mai sia decollata. Ma la canzone è tua, sapevo che sarebbe andata così.
Parker: Mi prendo il merito di avere avuto l’intuizione. Dracula stava andando molto bene, alla gente piaceva, avevo la sensazione che, se ci fossi stata parte del progetto anche tu… insomma, pensavo: arriverà a un altro livello.
Jennie: Sinceramente, fin da quando ci siamo incontrati in Corea, sapevo che sarebbe successo qualcosa. Ricordo che quel giorno ti ho detto: «Ascolto la tua musica da tantissimo tempo e per me sarebbe importantissimo entrare in studio e scrivere canzoni assieme».
Parker: Ricordo.
Jennie: Ho sempre ascoltato e studiato la tua musica. Non so spiegare cosa mi abbia attratto, è una questione di energia, se ha senso quel che dico.
Parker: La mia musica può essere densa e caotica. È tanta roba da assimilare tutta assieme. Per questo credo che molta gente impieghi del tempo per entrarci dentro.
Jennie: Mi piace il modo in cui la tua musica mi trasporta in un’atmosfera o in uno stato d’animo. Sono attratta da sensazioni del genere. Era inevitabile che diventassi tua fan e che oggi venissi al tuo concerto. Non vedo l’ora.
Parker: Sono felicissimo che tu possa vederci. Non hai mai assistito a un nostro concerto?
Jennie: No, è il primo. Cosa pensi che renda speciale il tuo show?
Parker: Secondo me ti divertirai. Può essere una cosa un po’ folle. Mi piace fare in modo che, nei momenti giusti, si raggiunga uno stato di euforia. Ci sono momenti di puro caos, con coriandoli e raggi laser e tutti i trucchi del mestiere. In alcuni punti del set, se stimolata, la gente impazzisce. Il pubblico è stato fantastico durante il tour, troviamo ogni volta nuovi modi per far scatenare ancora di più i ragazzi.
Jennie: Ottimo.

Parker: Da artista, cos’è che rende grande un concerto per te? Che cosa ti fa scendere dal palco pensando: è stato lo show migliore di sempre?
Jennie: Quando tutti i pezzi vanno al loro posto. Il pubblico e l’energia sono fondamentali. Prima di salire sul palco mi faccio prendere dalle ansie su cosa indosso, come appaio o che tempo farà, ma una volta là sopra tutto scampare, conta il legame che riesci a creare.
Parker: La penso esattamente così. Prima di salire sul palco hai l’impressione che siano tutti lì per giudicarti, poi arrivi davanti al pubblico e ti rendi conto che sono venuti per vederti.
Jennie: Che sono lì per noi.
Parker: Alla fine sono solo degli esseri umani riuniti in una grande arena, in uno stadio o dov’è il concerto. Com’è esibirti da solista rispetto a quando sei sul palco con le Blackpink?
Jennie: La differenza principale riguarda la preparazione. Quando fai parte di una band devi comunicare molto con gli altri, mettere insieme tutti i pezzi e trasformarli in un’unità. È una cosa ben diversa dal poter gestire tutto da sola.
Parker: Ti ha fatto piacere, finalmente, avere un palco tutto tuo, in senso figurato e letterale?
Jennie: Sì, mi sono resa conto di quanto mi piaccia passare da un ambiente all’altro, assicurandomi che fili liscio. È una parte del processo che mi piace.
Parker: Mi sembri il tipo di artista che riesce a fare tutto. Reciti e io sono colpito da chiunque sappia recitare, soprattutto se non ha iniziato facendolo per mestiere. Tu sei una cantante, un’artista, fai tutte queste cose e poi ti metti anche a recitare.
Jennie: È ancora una sfida per me, ma mi piace essere sia l’artista che si esibisce, sia quella che sta dietro le quinte. Adesso che ho più tempo da dedicare alla mia carriera solista sto cercando di concentrarmi su un progetto alla volta. Sto ancora cercando di capire come fare.
Parker: Siamo tutti nella stessa situazione. Ti piace davvero occuparti di tutto in prima persona, tipo dirigere i video, oppure è solo una questione di avere il controllo?
Jennie: Entrambe le cose. Ma soprattutto, dopo l’uscita del mio primo album, Ruby, ho imparato tantissimo. Ho passato una vita nel mondo della musica, perciò mi sono detta che era giusto provare davvero a fare tutto quello che mi veniva voglia, per capire cosa mi piace e cosa invece faccio solo per dovere.
Parker: Già. Un’altra persona che conosco e che non riesce a star ferma e che è sempre impegnata è Dua Lipa. Com’è stato lavorare con lei?
Jennie: Non mi è sembrato affatto un lavoro. È stato come trascorrere una giornata in giro per New York con lei, per uno shooting. Purtroppo non siamo riuscite a registrare le canzoni insieme. Per te com’è stato?
Parker: Il meglio. Lei è fantastica. Sono appena stato al suo matrimonio, tra l’altro.
Jennie: Ho visto le foto, sembrava bellissimo.
Parker: È stato speciale. Come dicevo, ti somiglia parecchio, è sempre lì a fare qualcosa, ha un podcast sui libri, ha una carriera musicale… e come te sembra fare tutto con grande naturalezza. Se facessi anche solo la metà delle cose che fa lei in 24 ore, avrei bisogno di riposare per quattro giorni. Io faccio una cosa al giorno e penso: per oggi ho dato. Lei invece esce da una sessione di registrazione per andare a intervistare Monica Lewinsky per il podcast, poi torna e finisce la session.
Jennie: Ha un sacco d’energia e fa tutto con amore e passione. È molto stimolante. Immagino che lo sia anche per te, da amico. Hai lavorato anche con Dominic Fike, direi che abbiamo gusti in comune, Kevin.
Parker: Assolutamente. Adoro la sua musica e siamo stati felicissimi di coinvolgerlo nel tour. Com’è stato lavorare con lui? Anche in questo caso a distanza?
Jennie: Sì, a distanza, ricordo che mi ha mandato diverse idee, ne abbiamo parlato direttamente e scelto la versione che piaceva a entrambi. È un tipo divertente.
Parker: Sembra uno che registra musica di continuo. Anche tu sei così? Registri un sacco di idee e poi scegli le migliori, oppure aspetti che arrivi quella giusta?
Jennie: Quando entro in studio, il mio lavoro consiste nel mettere assieme le idee e qualcuno deve fermarmi. Tu invece?
Parker: Vivo nel mio piccolo mondo. Coi Tame Impala è sempre stato un processo molto solitario, quindi entro in studio e non ne esco finché…
Jennie: Ti blindi dentro?
Parker: Se sto lavorando a un album o mi sto preparando a farlo, mi isolo completamente. Parto per questi piccoli viaggi solitari. Affitto un Airbnb da qualche parte, magari sulla spiaggia.
Jennie: Che sogno.
Parker: E poi resto lì per una settimana. Per giorni non parlo con anima viva.
Jennie: Mi piace tantissimo. Tu e il microfono.
Parker: Solo il microfono. Uso la voce solo quando canto.

Jennie: Ti dai una scadenza?
Parker: Fisso sempre una scadenza indicativa, perché sennò finisce che vado avanti all’infinito. Dipende da come mi sento.
Jennie: Già. Gli album…
Parker: Mi incuriosisce molto sapere cosa pensano gli artisti quando pubblicano musica. Ognuno la vive a modo suo. Quando pubblichi qualcosa per te è un giorno felice, una tortura o una via di mezzo?
Jennie: Intendi un singolo?
Parker: Sì, un singolo molto atteso. Hai fatto un po’ di promozione, tutti hanno ascoltato qualche snippet e arriva il giorno in cui possono finalmente sentire tutto il pezzo. (Jennie esita, nda). Scusa, se questa domanda ti sta facendo venire un disturbo da stress post-traumatico, vuol dire che mi hai già risposto.
Jennie: Sì, no comment.
Parker: Tornando a Dua, quand’è uscito Radical Optimism era felicissima. Io sono contento che il mondo possa ascoltare la mia musica, ma nel complesso la trovo una tortura.
Jennie: Sono più vicina al tuo modo di viverla. Vorrei arrivare al giorno in cui mi sveglio la mattina e pensare: «Ah, è il giorno dell’uscita! Il giorno più bello della mia vita!». Non è che non sia felice, ma sei travolta dagli impegni.
Parker: Io aspetto con ansia il giorno in cui la gente potrà ascoltare la mia musica. Non so se sia successo anche a te, ma quando passi tanto tempo a far crescere un progetto, tenendolo nascosto dal mondo, e poi all’improvviso lo butti fuori, il passaggio è bello violento dal punto di vista emotivo e mentale. Ti senti esposto, vulnerabile. È un mestiere strano questo che facciamo.

Jennie: È proprio così. A proposito… com’è nata la collaborazione con Rihanna?
Parker: È stata una cosa decisamente folle. Abbiamo ricevuto una telefonata o un’e-mail dal suo produttore, dal responsabile A&R o dal manager. Ci hanno detto che stava finendo l’album, che voleva aggiungere un’ultima canzone e che ne voleva una mia. Pensavo che l’avrebbe rielaborata, magari trasformandola in una specie di remix oppure riscritta. Ero a Perth, lì era l’1 di notte, mi hanno detto che l’album doveva essere pronto il giorno dopo: «Riesci a mandarci subito gli stems?». Mi sono alzato, sono andato in studio, ho acceso le luci, ho esportato tutte le tracce separate e gliele ho mandate. Poi non ho più saputo niente fino all’uscita della canzone. Tutto qui.
Jennie: Wow.
Parker: È stato surreale sentire Rihanna, che adoro, cantare un pezzo mio. Credo che oggi lo definirei un remix. Non l’avevo mai considerata davvero in questi termini… È una situazione abbastanza simile a quella del tuo remix di Dracula. Mi piace la mia voce, ma non penso sia più bella del mondo, quindi mi dà una carica incredibile sentire qualcuno con una voce fuori dal comune cantare una cosa che ho scritto io.
Jennie: Sono contenta che quel giorno lei abbia deciso di contattarti e di prendere la tua canzone. Sei nato e cresciuto in Australia?
Parker: Sono nato a Sydney, ma ho vissuto tutta la vita a Perth. Sono australiano fino al midollo. Tu sei cresciuta in Nuova Zelanda? L’ho scoperto solo di recente.
Jennie: Sì, anche se purtroppo ho perso l’accento.
Parker: Certo. Di solito riesco a distinguere abbastanza bene l’accento australiano e quello neozelandese. Quindi sei passata dalla Nuova Zelanda alla Corea?
Jennie: Sì, sono stata lì dai 10 ai 15 anni. Poi sono tornata e ho iniziato subito il periodo da trainee.
Parker: Dev’essere stato pazzesco passare da Auckland a Seul, da una delle città più piccole del mondo a una delle più grandi.
Jennie: Mi ha cambiato la vita.
Parker: Siete esplose e avete avuto un successo enorme. Prima ancora della musica, mi sono accorto del fenomeno Blackpink. Poi ho ascoltato le vostre canzoni e ho pensato che spaccavano. Ruby l’ho ascoltato dall’inizio alla fine durante un volo.
Jennie: Che bello.
Parker: Ormai è raro che ascolti musica, se lo faccio è perché è una cosa che ho proprio voglia di sentire.
Jennie: Anch’io a dirla tutta. Mentre lavoravo a Ruby a un certo punto ho provato a contattarti. Probabilmente il messaggio non ti è mai arrivato.
Parker: Ma davvero? Dev’essersi perso per strada.
Jennie: Quando sono stata coinvolta in Dracula, oltre ad amare la canzone e a sentirmi onorata di partecipare, ero entusiasta all’idea di conoscerti, scoprire le tue sofferenze e diventare tua amica. Poi è arrivata Dracula e ci ha uniti. Adesso è la nostra canzone.
Parker: È una di quelle cose che succedono per via del destino, no?
Jennie: Assolutamente, io ci credo.
Parker: Era destino.
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Production and Clothing Credits
Jennie: Styling by Sam Woolf. Hair by Glen Oropeza. Makeup by Sol Lee. Outfit by Ferragamo.
Kevin: Styling by Karolyn Pho. Grooming by Candice Birns.
Photographic assistance: Katie Tucker.
Video interview DoP: Will Chilton. Gaffer: Tim Boland. Video interview operators: Chris Husta, Steve Sikora.
Photographed at The Musicians Playground.