Home Musica Interviste Musica

Jake La Furia vorrebbe vincere al Superenalotto e non fare più un cazzo

Dopo il cambio di etichetta, ora torna con un singolo "Non sentiamoci più" che è l'ennesima fuga dalla sua comfort zone. Ma la vera fuga la vorrebbe fare su un atollo deserto con 500 milioni in tasca

Questa è una nuova fase per la vita di Jake La Furia. Per prima cosa, il rapper milanese ha cambiato etichetta dopo un bel po’ di anni, e di conseguenza ora arriva un nuovo singolo, Non sentiamoci più.

È roba ben lontana dai Dogo, ma è anche vero che l’epoca è diversa e a Jake per sua natura, ieri come oggi, piace tenersi sempre a due isolati dalla comfort zone. Tant’è che in Non sentiamoci più non solo torna a cantare, ma a cacciare anche degli acuti davvero invidiabili nel ritornello. Roba che vent’anni fa avrebbe lasciato a un cantante, ma oggi fa da solo. Così, nel caso, non deve spartire con nessuno critiche ma soprattutto complimenti.

Come va, Jake?
Bene, però non ce la faccio più.

Come non ce la fai più?
Ma no, sto bene. È che la mia missione musicale nella vita sarebbe di vincere al Superenalotto e non fare più un cazzo.

OK, quindi la hit mondiale tipo Despacito.
Mi piacerebbe fare il Despacito. Ma anche no, voglio proprio una vincita tipo Powerball da 500 milioni di euro. Non quelle vincite di gruppo, eh. Da solo, così dò 5 milioni a testa alle mie due manager per trasferirsi in una casa di fianco a me e maltrattarle meglio. E poi basta, il resto tutto mio e me ne sto in quegli atolli tipo Aruba. Sto lì a fare niente. Sai quando ti dicono: “Ma tu cosa fai nella vita?” Niente.

Ci riusciresti davvero? Non fare niente per il resto della vita? Io mi sparerei dopo un po’.
Ah, guarda, ce la farei proprio tranquillamente. Però comunque c’ho 500 milioni di dollari, quindi se mi stufo mi costruisco un parco giochi. Mi compro Las Vegas.

In ogni caso ragioni a singoli ormai, non più album.
È da un bel po’ che ragiono a singoli in realtà. Complici gli avvenimenti recenti della mia carriera, ora dovrò ricominciare a pensare in termini di album. Sai, ho cambiato etichetta discografica ed è iniziato un nuovo percorso. Quindi, ora ci sono delle aspettative da parte mia e delle aspettative da parte dell’etichetta. Non ho smesso di ragionare per album perché non avessi voglia. È che la gente ragiona molto più per pezzi, non album. Basti pensare che Dua Lipa, che è la più grande cantante al mondo in questo momento, ha fatto un solo album. Che è praticamente una raccolta di singoli. Però è talmente strano questo periodo che alla fine vale tutto. Adesso ho dei progetti che non ti posso dire. Adesso c’è un singolo, diciamo questo.

Questa cosa dell’autotune ormai ti ha preso.
Ha preso tutto il mondo e a me personalmente ha già preso da un bel po’. Già dai tempi dei Club Dogo. Poi, ora sto lavorando con Big Fish e lui produce di tutto. Nel suo archivio avrà un milione di beat di tutti i generi. Ha una cultura musicale spaventosa, conosce tutto. In questo caso, è venuta fuori una cosa un po’ afro-trap. Mi porta a lavorare su qualsiasi cosa.

Sei stato uno dei primi a portare il reggaeton nel rap in Italia. Ora in molti lo fanno, ma all’epoca come eri visto dai colleghi?
Non so perché non me n’è mai fregato un cazzo. Non volevo fare il modesto e non ne ho sicuramente più voglia ora, quindi me lo devono sucare. Se mai mi hanno preso per il culo, l’hanno fatto alle mie spalle. Non mi possono dire un cazzo, nessuno di questi che rappa può farlo. Se io rappo per sbaglio con la sinistra distruggo tutti. Mettiamo subito in chiaro questa cosa qua. Diciamo che non mi sono mai posto il problema. Quando poi sono arrivati i risultati, quelli grossi, ho smesso proprio di farmi la domanda. A parte una difficoltà iniziale del cambio di genere musicale, quindi della serie “Cazzo, dove lo mando a suonare?”, tutti i pezzi di reggaeton sono sempre rappati. Poi è arrivato il mega singolone che ha suonato chiunque, e questo ha sistemato le cose. Mi ha riposizionato più in alto. Poi è vero che a me non piacciono le cose facili, ma ora mi sono infilato un dito in culo che nemmeno hai idea. Sarà dura ma ce la facciamo.

Beh, tanto per cominciare il primo dito nel culo potrebbe derivare dal cantare il ritornello di Non Sentiamoci Più. Non è una parte facile. Una volta almeno il ritornello lo lasciavi ai cantanti latini. Com’è che si chiamava? La Profunda Tentacion?
La Divina Melodia. Però cazzo mi piace La Profunda Tentacion. È una bomba di nome! Comunque ho sempre cantato, è solo che i ritornelli sono sempre più difficili da cantare. E su questo ti dò ragione. Ripeto, a me non piacciono le cose facili. Mi è venuto da cantarlo perché è molto musicale ed è nato nello studio di Fish come remix di un altro pezzo internazionale. Una volta tolta la versione a cappella, a me veniva da cantarla. Non è che sono un usignolo, però non faccio cagare. E dal vivo reggo bene anche il cantato. In studio non canto mai al di sopra delle mie possibilità. Quando registro, penso sempre a come verrà sul palco. Non è che posso fare una roba impossibile e poi non la so cantare live. So bene di non essere Tiziano Ferro. Ma poi, detto tra noi, ci sono dei gran bei ritornelli sotto quando suoni dal vivo. C’è una base vocale che mi dà una mano.



Parla di una persona in particolare?
No beh, è un sunto di tante storie. Io adesso sono accasato e sistemato. Diciamo che nel passato, tutte le psicopatiche della Terra le ho trovate io. Il video, prima ancora della canzone, sarà una bella didascalia di quanto sia facile trovare una persona che ti fa talmente impazzire da volerla ammazzare quasi. Storie tormentate che hanno avuto tutti. E che poi una sera arriva tutta fatta alle tre di notte sotto casa citofonando “Fammi salire” e la fai salire.

Quindi ora stai facendo il bravo.
Beh, da lì a dire che faccio il bravo ce ne passa. Diciamo “abbastanza”.

Sei tu che hai dato una reference a Fish per il beat che volevi e poi lui ha messo mano all’archivio oppure ha fatto tutto lui?
Ha fatto lui. Comunque, ho scritto tante puzzonerie reggaeton—non è che ho scritto Luci a San Siro—, sono consapevole di fare pezzi pop e mi piace farli. Però sono la persona che lavora meno a tavolino della storia della musica. tuttora non so cosa farò, infatti sono un po’ tutti preoccupati attorno a me. Musicalmente parlando sono ingestibile. Perché ora che si sono tutti stabilizzati su una roba, una volta che la gente ha capito che io faccio quella roba lì, io cambio tutto di colpo.

Sei un monello.
Faccio un’altra roba. Faccio quello che mi piace, non mi interessa se poi piacerà o meno. Se verrà capita o no. Mi piace fare musica senza pensare alla musica che faccio. Sono sempre rimasto un artista, non sono mai diventato uno youtuber come tanti. A me interessa la musica, il resto lo lascio agli altri. Non ho voglia di fare le stories su Instagram per promuovermi la musica, e infatti mi fanno sempre il culo per questo. Voglio fare il musicista. Se c’è gente pagata per fare la promo, lo facciano loro. Non sono un modello, non ho voglia di fare solo il reggaeton. Forse per questo sono un monello.

Senti, monellaccio, ora mi tocca farti la solita domanda di ordinanza. Novità sui Dogo?
Ti dò un aggiornamento che non so se è il caso di approfondire in questo momento. Questa cosa dei Dogo attualmente è portata avanti da persone che non sono i Dogo. I Dogo adesso sono gestiti da tre manager diversi, con due etichette diverse, vivono in città diverse e non fanno niente insieme da credo tre anni. Becco della gente in giro che mi dice: “So che adesso esce il disco nuovo dei Club Dogo” e io dico: “Ah, beato te che lo sai” e mi rispondono “Ah, vedi che nessuno l’ha smentito?” e io rispondo: “Te lo sto smentando io proprio adesso”. Quindi, non c’è niente di Dogo. Ci sentiamo ogni tanto, ma di Dogo non c’è nulla. Capita spesso volentieri che ci incontriamo, sia con Joe che con Guè. Se questi incontri informali però devono diventare fenomeni mediatici e scandalistici, alimenterebbero cose che non esistono. Se mi voglio mangiare una pizza con Guè o bere una birra con Joe lo faccio, ma non lo utilizzo per propagandare una cosa che non c’è. Farei 150mila like a una foto di noi tre insieme? Non me ne faccio un cazzo. Darebbe solo false speranze alla gente. Sei rimasto deluso?

Un pochino, lo siamo tutti.
Non è questa la sede per parlare dei motivi per cui i Dogo non sono più assieme. Ti posso dare una motivazione, poi però lapidiamo l’argomento.

Vai.
La motivazione aggiornata a ora, ripeto a ora perché come sai abbiamo a che fare con dei matti, potrebbe essere questa: è come la reunion delle Spice Girls, perché farla? Sono quattro cessi, sono vecchie e non c’è nemmeno Posh Spice. Perché fare una reunion? I Club Dogo non hanno mai sbagliato un album. Perché sbagliare adesso? I dischi che abbiamo fatto in 15 giorni, strafatti, sono divebtati dei classici. Perché dobbiamo sbagliare un album adesso per far contenti gli altri? Se ti sei sempre trombato bene una figa, vuoi che il ricordo rimanga sempre lì, bellissimo. Fai una brutta trombata e dici: “Cazzo, lei era proprio una figa ma quell’ultima trombata no”. E ti ricorderai sempre di quell’ultima esperienza negativa. Quindi perché fare una brutta trombata?

Leggi anche