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Jack White ne è uscito migliore

Per lui la pandemia è stata davvero un’occasione di rinascita e cambiamento. Ad aprile e giugno pubblicherà due album imprevedibili. «Per il rock c'è speranza», assicura in questa intervista. E alle major dice: «Investite negli impianti di produzione dei vinili»

Jack White

Foto: Paige Sara

Il Willy Wonka della musica s’è ammorbidito. Il Jack White del 2022 sorride. Il Jack White del 2022 non assume zuccheri. Il Jack White del 2022 è un’altra persona.

«Durante la pandemia ho vissuto una rinascita a tutti i livelli», spiega. «Mi sono dato un obiettivo: non importa per quanto tempo sarebbe durata la pandemia, ne sarei uscito con uno sguardo sulla vita rinnovato».

La prova sta nei suoi nuovi due album, un progetto che tiene insieme i vecchi White Stripes, esperimenti beatlesiani, gusto jazz. Fear of the Dawn arriverà l’8 aprile, Entering Heaven Alive il 22 giugno. Il chitarrista s’è preso una pausa dagli ultimi ritocchi, che continua a fare anche a un passo dalla stampa, in stile Donda, e dallo shopping per raccontarci questa trasformazione.

Hai registrato due dischi durante la pandemia. Quant’è stato difficile restare fermo tanto a lungo? 

Di solito non scrivo di me stesso, ma un paio d’anni fa ho composto un pezzo, That Black Bat Licorice, su un ospedale, una prigione, un manicomio… su qualsiasi posto mi permettesse di sdraiarmi e chiarirmi le idee. A volte mi spingo così tanto al limite da lavorare 16 ore al giorno. Sogno di rompermi una gamba, così da essere costretto a fare una pausa per riuscire a valutare il lavoro che sto facendo.

Durante la pandemia sono tornato a costruire mobili, mi ha aiutato a pensare. Non ho scritto un pezzo per otto mesi. Creativamente, sono finito in un luogo che mi mancava molto.

Perché due dischi?
Mi sono messo a scrivere e sono venute fuori canzoni che andavano in direzioni molto diverse. Alcune erano incredibilmente heavy, quasi speed metal, altre erano decisamente delicate. Ne avrò scritte 20 o 25. Oggi la gente non apprezza più i doppi album. Avrei voluto farli uscire lo stesso giorno, ma è impossibile stampare tutti quei vinili in tempo.

In Fear of the Dawn c’è il tuo primo esperimento col sampling. In particolare hai campionato Cab Calloway per Hi De Ho. Com’è andata?
Un giorno ero in cucina e ho sentito quel pezzo, ho pensato che era fantastico e molto potente. Così l’ho campionato e suonato un ritmo di batteria che mi sembrava andasse bene. Ho preso il basso e così via. Alla fine mi sono detto: wow, è davvero interessante… chissà cosa direbbe Q-Tip. E gliel’ho mandato.

Cinque minuti dopo, mi ha mandato le sue idee da aggiungere al pezzo. Amo sintetizzare momenti diversi, aree diverse della musica, periodi diversi. La cosa più bella è che tutti quelli che ascoltavano il pezzo erano convinti che Cab Calloway fossi io. Così mi sono chiesto: ma suono davvero così? È stato bizzarro.

In che direzione sta andando il rock?
L’hanno suonato migliaia di artisti e i più grandi di tutti hanno fatto i loro dischi tanto tempo fa. Ma c’è ancora speranza. Pensa all’hip hop, erano tutti convinti che sarebbe durato un paio d’anni, e invece… fanno ancora cose incredibili. Prendi Kendrick Lamar, fa musica incredibile. C’è sempre spazio per migliorare, ma serve l’energia, l’ambizione e la rabbia dei giovani. Il che significa mettere insieme delle persone a suonare in sala prove, a farsi le ossa.

Hai detto che durante la pandemia hai lavorato sui mobili. Ce n’è uno di cui vai particolarmente orgoglioso?
Il mio Sonic Temple (una panca, ndt). Viene da un tempio massonico di un centinaio d’anni fa. L’ho ricostruita da zero, ora puoi attaccarci uno strumento e suonarci attraverso. L’ho fatta per Johnny Walker, siamo cresciuti insieme nella scena garage di Detroit. Non ho mai spiegato cos’è a farla suonare. È un vero mistero.

Hai in mente qualcosa di speciale per le edizioni in vinile dei nuovi album?
Ci saranno un po’ di versioni. Felice che anche le pop star abbiano sposato l’idea, ora anche loro pubblicano vinili in varie versioni. Ci sono poche cose che mi entusiasmano di più di andare da Target con i miei figli e dire: guarda, lì puoi comprare una maglietta dei Ramones e lì un vinile dei Sex Pistols. Insomma, è incredibile. È davvero fico che il vinile sia accessibile a così tante persone.

Ho una missione, la ripeterò in tutte le interviste che farò quest’anno. Prego le major affinché investano soldi nella produzione di vinili, in impianti di stampa come ce n’erano quarant’anni fa. Sono ricchi sfondati.

Parlaci dei nuovi capelli. Bello quel blu!
Che dire… è bello non essere più riconosciuto da Target. Fatemi comprare una maglietta dei Ramones in santa pace, per favore. No, scherzo. La gente è sempre carina con me. Non mi lamento. Vengo da un periodo di rinascita totale. Lavoro con un nuovo team. Non devo più sopportare chi porta negatività. Credo sia evidente anche dal look. È tutto nuovo per me.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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