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J Mascis: «Faccio musica perché fatico a connettermi col mondo»

Il musicista racconta la vita da outsider fra chitarre elettriche e canti devozionali, la tendenza famigliare all’autismo e la rabbia, il nuovo dei Dinosaur Jr ‘Sweep It Into Space’ e (forse) un altro disco solista

J Mascis

Foto: Cara Totman

J Mascis parla poco. Con un cappellino da baseball in testa e i lunghi capelli oramai grigi a incorniciargli il viso, appare come un adolescente, solo un po’ più attempato. È un musicista di culto anche se, a vedere il suo sguardo attonito quando gli si rimarca la sua importanza (ha influenzato anche i Nirvana, mica bruscolini), non pare esserne consapevole.

«Mi fa piacere se molte band mi reputano fondamentale, ma non è che me ne rendo proprio conto. Io ho sempre suonato solo per una mia necessità e urgenza. Il successo, la popolarità non mi hanno mai interessato. Arrivo da una famiglia borghese di Amherst nel Massachusetts con una matrice genetica legata all’autismo. Mio fratello aveva gravi problemi di espressione e anch’io. Facendo fatica a connettermi con il mondo, la musica è diventata presto il mio linguaggio. Sono cresciuto ascoltando classic rock e heavy metal, ma quando è arrivato l’hardcore è stato amore a prima vista. Quella rabbia che io non riuscivo mai a sfogare mi apparteneva. Mi sentivo vicino allo straight edge, che era in voga nell’East Coast. Poi ho incontrato Lou Barlow e Murph e insieme nel 1984 abbiamo deciso di formare la band».

Nei Dinosaur Jr. dell’hardcore rimaneva il suono ruvido, le incursioni noise aggressive e la visione del do it yourself, ossia: ciascuno può imbracciare degli strumenti e mettersi a suonare. Per quel ragazzo introverso con problemi di comunicazione era l’ideale. La libertà di mescolare i generi scavalcandoli ne creava uno nuovo, poi definito alternative rock, praticamente il sound tipico degli anni ’90. J, però, ha anche un’anima più dura, che esprime con il progetto doom/heavy psych/ stoner dei Witch: è sbalorditivo sentire uscire tanta pesantezza (Ozzy al confronto sembra una libellula) da questa persona con lo sguardo miope e un po’ perso, con la faccia stirata in un perenne dolce stupore. «Ho sempre sofferto di depressione e la musica mi ha salvato. Nella vita non ho scelta se non quella di continuare a suonare».

Per la verità, negli ultimi anni Mascis ha dei motivi in più per essere contento: una moglie berlinese, un figlio, un rispetto professionale che gli è universalmente riconosciuto. Nel nuovo album dei Dinosaur Jr. Sweep It Into Space reitera il suo marchio di fabbrica. «Abbiamo composto i pezzi prima del lockdown e infatti è un disco piuttosto solare. Fosse stato concepito ora, sarebbe stato molto più cupo, visto che la pandemia non ha migliorato la mia tendenza alla depressione. Fortunatamente oggi ho qualche strumento in più per fronteggiarla rispetto al passato».

J si riferisce al percorso spirituale che l’ha portato a esplorare le filosofie orientali (la sua casa apparteneva al dott. Robert Thurman, studioso di religioni e padre dell’attrice Uma), e a diventare fervente devoto della guru indiana Amma. «Me ne parlarono e la raggiunsi in uno dei suoi raduni a New York; era talmente affollato che scappai. La incontrai poco dopo, vicino a Boston, e da lì in poi non l’ho più lasciata. Suono per lei canti devozionali con la chitarra e sono anche stato nel suo ashram nel Sud dell’India. È una guida che mia ha aperto a una visione diversa della realtà, più vicina al mio sentire. Finalmente ho smesso di essere un outsider in un mondo prono al materialismo e mi sono un poco pacificato con me stesso. Amma aveva anche previsto che il 2020 sarebbe stato un anno molto buio, l’esantema del Kali Yuga (nell’induismo un’epoca oscura dove il male prevale sul bene, nda)». Grazie a lei Mascis ha messo l’esistenza in un’altra prospettiva. «Alla mia età molte persone se ne sono già andate. Mi vengono in mente Chris Cornell e Prince. Ti rendi conto che hai il dovere di fare della tua vita qualcosa di buono».

Foto: Cara Totman

Sweep It Into Space (il cui titolo è estratto dal testo di un brano, senza alcun significato in particolare) è ancora un manifesto di fiera indipendenza e libertà creativa. «Spero presto di poter tornare a suonare. Stare sul palco mi fa sentire vivo. Quando non sono in tour passo molto tempo nello studio di registrazione che ho a casa e scrivo canzoni. Durante il lockdown ne ho composte così tante che per forza le radunerò in un disco solista, dai toni piuttosto cantautorali. Non so se le farò uscire come J Mascis & The Fog (il gruppo da lui imbastito quando scazzò con Lou Barlow, nda) o solo con il mio nome. Suono tutti gli strumenti io per ora, quindi vedremo».

Ma cosa fa Joseph Donald Mascis quando non si occupa di musica? «Sto con la mia famiglia, passeggio nella natura, un balsamo per il mio umore, vedo gli amici. Non sono così noioso come sembra, so anche divertirmi. E poi sono ghiotto di aragoste: mangerei aragoste anche a colazione». Come un bambino goloso finalmente accenna a un sorriso, mentre una lunga ciocca di capelli grigi gli cade davanti al volto.

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