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Selah Sue suonerà al Tunnel di Milano il 29 aprile. Leggi l’intervista

È molto solare, ama la Giamaica ma ha un passato oscuro, che ha imparato a gestire

Quando diventi famosa con una canzoncina gioiosa come Raggamuffin è difficile scollarti di dosso l’etichetta di popstar bidimensionale, ma Selah Sue non è una delle tante voci carine e senza personalità che affollano le classifiche. A diciassette anni, quando era ancora una sconosciuta, ha scelto di sbattere la porta in faccia a una delle più importanti case discografiche del mondo che le proponeva un contratto, ma non voleva farle cantare canzoni sue.

Oggi che di anni ne ha ventisei, e si è finalmente guadagnata sul campo il diritto di scrivere i suoi brani da sola, continua a sfornare melodie allegre e orecchiabili, ma usa i testi per parlare di ciò che le sta più a cuore – e non si tratta della sua dolce metà, della sua carriera o delle serate con le amiche.

Reason sembra essere un album più maturo e profondo dei precedenti
In effetti anche per me è così, ma è un disco con molte sfumature diverse, ciascuno lo interpreta come vuole. Ovviamente, però, io sono più contenta se mi dicono che è un album profondo! Per me, comunque, è impossibile creare un mood univoco: amo il jazz, il soul, l’hip hop, il reggae, l’elettronica, e voglio includerli tutti.

È un lavoro dalla genesi nomade, scritto e registrato in molti luoghi diversi. Come mai?
Ho bisogno di molti stimoli per comporre, altrimenti mi annoio. Alcune canzoni le ho scritte da sola alla chitarra, per altre mi sono chiusa in casa con tutta la band a improvvisare per giorni e giorni. E poi, avendo scelto di lavorare con produttori di tutto il mondo, ho pensato che valeva la pena raggiungerli direttamente a casa loro.

La Giamaica è un luogo bellissimo, ma angosciante

Tra tutti i posti che hai visitato, ce n’è uno che ti è rimasto più impresso?
La Giamaica. Un luogo bellissimo, ma angosciante: ero in un hotel extralusso e a pochi metri da me vedevo gente che rovistava nella spazzatura alla ricerca di cibo. È proprio lì che ho scritto uno dei brani più malinconici del disco, Sadness.

A proposito, sembri una persona solare, ma hai combattuto per anni con una forte depressione: oggi sei guarita, però hai dichiarato di essere consapevole che dovrai curarti per tutta la vita. Come ci convivi?
Resterà sempre una parte molto importante di me, ma oggi so come gestirla. So che per controllarla meglio devo fare sport e una vita sana, e non devo tenermi tutto dentro. In termini di musica, invece, gli alti e bassi che attraverso mi aiutano a trovare l’ispirazione, tant’è che uno dei temi che affronto più spesso nei testi è l’auto-accettazione: puoi essere felice solo quando ami te stesso. Quando sono depressa non scrivo, ma quando comincio a riprendermi annoto i miei sentimenti in forma di canzone, una specie di diario segreto.

puoi essere felice solo quando ami te stesso

In effetti nell’album esplori un’ampia gamma di sentimenti: da Alone, che parla della scomparsa di Whitney Houston, a Daddy, in cui racconti dell’amore per tuo padre…
Alone l’ho scritta la notte in cui è morta: ero anch’io a Los Angeles, a pochi isolati da lì. L’idea di una persona fragile, con i riflettori sempre puntati addosso, che muore da sola in una camera d’albergo, mi colpisce molto. Daddy, invece l’ho dedicata a mio padre perché è il mio più grande fan. Quando sono in tour va ogni giorno su Facebook cercando notizie e articoli su di me, e quando torno a casa non smette mai di ripetermi quanto è orgoglioso: si meritava una canzone!

Restando in tema di genitori, sei fidanzata con il tastierista della tua band e, pur essendo giovanissima, fai già da vice-mamma alle sue figlie di 9 e 12 anni. Che tipo di esperienza è?
È per loro che ho intitolato l’album Reason. In passato mi capitava di trascorrere giorni interi a letto a piangere, ma se hai due ragazzine a cui badare non puoi! Mi hanno dato un buon motivo per alzarmi ogni mattina ed essere una persona migliore: oggi so che ci sono delle priorità nella vita – magari piccole cose, come farle arrivare a scuola puntuali ogni mattina. E sono molto più felice.

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