Il rock suona “classico” con laVerdi. Riehle: «Neanche nel metaverso un’esperienza così» | Rolling Stone Italia
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Il rock suona “classico” con laVerdi. Riehle: «Neanche nel metaverso un’esperienza così»

Il quarto appuntamento della rassegna 'POPs' a Milano vuole far vivere una esperienza unica a chi non è avvezzo alla dimensione sinfonica. Il direttore d’orchestra ci ha presentato l’evento

il Maestro Friedemann Riehle prova con laVerdi - foto Nora Roitberg

La musica si può ascoltare in tanti modi, difficile però che ne esista uno in digitale in grado di superare per impatto emotivo quello di un live di musica classica sinfonica. È questo l’obiettivo che si pone, dimostrandolo plasticamente, l’evento che vedrà protagonista l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi all’Auditorium di Milano sabato 30 aprile alle ore 21.

È previsto per quella data infatti il quarto appuntamento stagionale della rassegna POPs, ciclo di concerti con cui laVerdi si propone di far vivere una esperienza unica per chi non è avvezzo alla dimensione sinfonica e utile, inoltre, ad approfondire repertori e autori appartenenti a generi diversi. Rock Symphony passerà così in rassegna i grandi classici, dai Pink Floyd (Shine On You Crazy Diamond) ai Deep Purple (Perfect Strangers, Highway Star, Woman from Tokyo), dai Queen (Somebody To Love, Love of My Life, Under Pressure), agli AC/DC (Thunderstruck e Highway to Hell). Quella del rock, d’altronde, è una storia di corsi e ricorsi come quella della musica classica. Ma grazie a questa iniziativa i due generi musicali non sono mai stati così vicini, grazie all’arrangiamento e alla direzione del Maestro Friedemann Riehle, che da sempre ha il merito di rendere la musica sinfonica accessibile a un pubblico più ampio. Anche perché, ci ha spiegato, per ottenere lo stesso effetto nel metaverso, il mondo completamente virtuale a cui tutti guardano con grande interesse, dovremo ancora aspettare qualche centinaio di anni. Nell’attesa, godiamoci Rock Symphony.

Maestro, parto da una citazione a cui si ispira l’evento: «Non vorrei essere un sottofondo, vorrei che la mia musica fosse l’unica cosa importante, almeno nel tempo in cui la si ascolta». Lo ha detto David Gilmour dei Pink Floyd. Come è possibile riuscirci oggi nell’epoca dell’ascolto in streaming su smartphone?
Davvero una bella domanda. Penso che per le persone che crescono con Internet e lo streaming sarà quasi impossibile godersi davvero una delle canzoni più lunghe dei Pink Floyd, così come una sinfonia della durata di 45 minuti, ma potrebbero esserne molto influenzati dal vivo. Penso ai concerti sotto le stelle, quando il potere dell’universo allontana dai pensieri di tutti i giorni e apre le nostre antenne naturali a qualcosa di nuovo. Probabilmente Gilmour pensava solo alle esibizioni in grandi arene all’aperto e, probabilmente, verranno tempi in cui la sua musica sarà consentita anche in alcune delle cattedrali più meravigliose.

Per questo sabato 30 aprile dalle 21 dirigerà l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi all’Auditorium di Milano nell’ambito della rassegna POPs. Quali sono i legami che spesso non vediamo (o non sentiamo) fra la musica classica e la musica rock?
Per rispondere a questa servirebbe scrivere un libro… C’è sempre stata una stretta relazione tra rock e classica. L’elemento motorio è stata una parte indispensabile nella musica dai tempi di Bach, Vivaldi, Mozart e Beethoven e la fusione di rock e classica risale ai gruppi rock delle origini, che senza dubbio furono ispirati dai crescendo orgasmici delle opere e delle sinfonie romantiche. A causa di un famoso compositore francese, la chitarra è una sorta di piccola orchestra e questo dimostra che anche nella strumentazione la musica rock è molto vicina all’opera.

Perché la musica classica nella dimensione sinfonica ha perso un ruolo che prima era centrale nella società?
Penso che questa sia una cosa naturale. Non ascoltiamo più molta musica del Rinascimento e nemmeno del periodo barocco e quindi verranno anche tempi in cui la musica sinfonica non sarà più interessante per la società. Penso anche che la presentazione della musica sinfonica dovrebbe essere diversa ai nostri tempi, visto che la maggior parte dei concerti sinfonici purtroppo vengono presentati in un modo piuttosto antiquato.

Crede che anche chi appartiene al mondo della musica classica dovrebbe cercare di sperimentare di più con altri generi musicali?
Sì, penso che alcuni di loro dovrebbero. Gli stessi Bach e Mozart hanno attraversato generi musicali diversi e forse, a volte, questo potrebbe creare nuovi brani musicali spettacolari.

Si dice spesso che i generi nella musica non esistono più. È davvero così?
Direi che esistono ancora molti generi, anche se è impossibile mantenere sempre una visione d’insieme.

Rock Symphony sarà un concerto rock sinfonico che ripercorrerà i grandi classici, dai Deep Purple ai Queen, dai Metallica agli AC/DC. Come avete scelto il repertorio?
Scegliamo brani che suonano alla grande con l’orchestra sinfonica e che assicurano altrettanto divertimento sia all’orchestra che al pubblico. E che naturalmente non abbiamo ancora suonato a Milano.

Qual è invece il lavoro di arrangiamento che ha portato avanti su questi brani?
Cerco sempre di mantenere tutta la potenza e l’atmosfera delle canzoni originali, ma traducendo tutto questo per un’orchestra sinfonica che ha quindi un suono più sferico e l’energia di un gruppo più ampio di musicisti.

Qual è lo stato di salute della musica classica nel mondo?
Dopo questi due anni direi abbastanza fragile, ma spero tanto che questo possa migliorare rapidamente.

In altri paesi l’approccio alla musica classica avviene già dalla scuola, mentre in Italia non è così da molti anni. Quanto sarebbe importante introdurre questo tipo di insegnamento?
Penso che insegnare in famiglia e in piccoli gruppi sia più importante dell’insegnamento a scuola. Anche perché spesso il livello e gli interessi degli alunni sono molto diversi. Abbiamo bisogno nello stesso tempo di insegnanti eccellenti, che possano servire alle esigenze di ogni alunno nel modo giusto.

Mentre parliamo il mondo, in certi ambiti, viaggia alla velocità della luce. Se la immagina la musica classica che in un prossimo futuro verrà ascoltata nel metaverso, il mondo completamente virtuale su cui sta lavorando Mark Zuckerberg?
Sì, anzi, può essere molto eccitante. Ma probabilmente ci vorranno secoli ai tecnici per permettere di fruire dell’acustica di un concerto dal vivo, con il suo flusso di energia data da incredibili suoni degli strumenti, nel mondo virtuale.