Il regista Giulio Rosati racconta ‘Crazy Love’: «Ho capito il coraggio di Marra di metterci la faccia» | Rolling Stone Italia
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Il regista Giulio Rosati racconta ‘Crazy Love’: «Ho capito il coraggio di Marra di metterci la faccia»

Intervista all'uomo che ha inscenato la fine del rapporto tra il rapper ed Elodie

Giulio Rosati sul set di uno dei suoi video

Il regista Giulio Rosati sul set di un suo video

Noi, loro, gli altri è entrato nella cultura italiana con una forza prorompente ed è stato subito un tripudio. Il disco è un instant classic nonché un successo unanime di critica e pubblico Marracash è stato capace di alzare l’asticella del rap italiano di un’altra tacca. Non staremo però qui a sottolineare l’importanza di Marracash per la musica italiana, per quello vi rimandiamo al numero cartaceo monografico che abbiamo pubblicato e portato in edicola. Questa volta vogliamo invece concentrarci su un altro aspetto fondamentale del progetto di Noi, loro, gli altri: il videoclip di Crazy Love.

Per l’occasione abbiamo chiacchierato con Giulio Rosati, il videomaker che ha avuto l’arduo compito di mettere in scena la fine della relazione tra Marracash e Elodie. Rosati è uno dei più importanti registi di videoclip in Italia, nonché una nostra vecchia conoscenza; un set per Rolling fu galeotto per la sua conoscenza con Ghali con il quale, negli anni, ha dato vita a una delle più fruttuose e continuative collaborazioni video del panorama italiano.

Giulio, raccontaci un po’ del tuo lavoro. Come sei arrivato al mondo dei videoclip musicali?
Parto da una formazione differente, quella da art director. Prima di cominciare lavoravo in un’agenzia pubblicitaria come creativo. Sentivo però che la mia strada era altrove e così a una certa mollai tutto. Ho iniziato facendo video backstage.

E proprio in un video backstage con Rolling è nata la tua lunga collaborazione con Ghali.
Sì, nasce proprio con voi. Francesca Piovano, ai tempi vostra stylist, mi invitò per fare un video backstage a Ghali. Fino a quel momento avevo collaborato con Marco Mengoni e Gianna Nannini, progetti ben lontani dal mio immaginario. Volevo qualcosa di urban e quella fu una grande occasione. Dopo quel backstage, Ghali mi contattò e nacque questo lungo e fortunato rapporto di collaborazione creativa.

Foto: Gabriele Micalizzi. Style: Ramona Tabita. Marracash indossa sneakers adidas Originals

Foto: Gabriele Micalizzi. Style: Ramona Tabita. Marracash indossa sneakers adidas Originals

Hai mollato la pubblicità per il videoclip. Eppure sono anni che si fa il funerale al mondo dei videoclip. Quale pensi sia lo stato di salute del tuo ambiente?
Molto buono. Numericamente il video ha perso, è vero, ma penso che questo abbia paradossalmente rafforzato il mondo del videoclip. Prima se ne facevano tantissimi, anche parecchi da uno stesso album, costringendo a dividere un budget già piccolo in ulteriori piccole parti. La qualità risentiva di questa richiesta di quantità. Io ho un’altra idea: fare poco, fare bene.

Oltretutto il videoclip è uno dei mezzi più importanti per costruire l’identità di un artista, mi sembra imprescindibile per una tridimensionalità del progetto.
I videoclip hanno la capacità di dare un immaginario visivo ai progetti. Un disco che funziona è un disco che ha – prima di tutto – bella musica, ma un progetto che rimane nel tempo è un progetto che può raccontarsi, che può spiegarsi anche attraverso un immaginario video.

Cosa ti ha spinto a mollare tutto per questo mestiere?
Faccio questo mestiere perché ho l’esigenza di volermi esprimere, di manifestare la mia personalità e le mie esperienze. Ma voglio essere un autore, non un esecutore. YouTube è pieno di video manieristici, sono pochi quelli con un’idea. I primi durano il tempo dell’ascolto, i secondi rimangono.

Cosa deve aver un videoclip per entusiasmarti?
Deve trasmettere, deve farmi pensare anche dopo la conclusione. Deve farmi provare qualche emozione. A me fa godere quando tutti gli elementi presenti all’interno sono in funzione dell’idea stessa del video. Quando tutto è stato pensato su un’idea e non c’è niente che distragga da quello.

Il regista Giulio Rosati con Marracash ed Elodie sul set di "Crazy Love"

Il regista Giulio Rosati con Marracash ed Elodie sul set di “Crazy Love”

Il tuo ultimo video è Crazy Love di Marracash. Oltre ad essere la vostra prima collaborazione, è uno di quei video “pesanti”: non è solo il primo video di un nuovo e acclamato disco di Marracash, ma anche il video in cui viene chiusa, pubblicamente, una storia d’amore privata. Come è nata questa collaborazione? Quali sono gli input da cui siete partiti?
Sono un gran fan di Marra e da un po’ speravo potessimo far qualcosa assieme. Ho iniziato a parlare con lui a inizio estate. Non abbiamo fatto discorsi specifici su Crazy Love, ma un ragionamento generale sull’album. Quando alla fine è stato deciso di lavorare su Crazy Love, Marra mi ha dato degli spunti generali. In particolare mi ha detto che Elodie avrebbe dovuto far parte del video e che si immaginava delle situazioni “pericolose” tra loro.

Da qui la scherma, il combattimento alla base del tuo lavoro.
Volevo inscenare questo amore che stava lottando per sopravvivere in un momento burrascoso. Ho capito la responsabilità della questione. Ho capito il coraggio di Marra di metterci la faccia. Così ho iniziato a cercare in me questo dolore, questo combattimento. L’idea della scherma mi è venuta in mente mentre ero nel giardino di casa con degli amici; ricordo bene il momento. Mi sembrava il modo di combattere più simile a un rapporto. Un combattimento fatto di attese e di equilibri dove ogni stoccata può essere quella decisiva. La scherma è stata l’epifania.

L’idea di cui parlavi prima.
Sì. Da lì mi sono poi immaginato un luogo dove tutte le coppie si stanno preparando a questo giorno del giudizio dove si ritroveranno a combattere il proprio partner. E mentre tutti si allenano per vincere sull’altro, Marra e Elodie sono su un altro piano, più romantico, e si allenano ad essere in simbiosi. Imparano le mosse dell’altro per poterle schivare. E su questo che si fonda tutto l’apparato creativo del video.

@directedbygiuliorosati, profilo IG del regista Giulio Rosati

@directedbygiuliorosati, profilo IG del regista Giulio Rosati

Per raccontare questa tensione, questo equilibrio, nel video è presente una citazione di Rest Energy, l’iconica opera d’arte di Marina Abramović e Ulay. Come nasce questo omaggio?
È un tributo che mi sentivo di dover fare. Rest Energy è stata un’opera fondamentale per me, e qui ha il ruolo di reference concettuale dell’intero video. Ho cercato di fare il tributo più onesto e sincero possibile dell’opera. Non volevo creare un’immagine furba che magari riprendesse lo stesso concetto con l’ambizione di migliorarlo. La volevo rispettare. Mi sono solo permesso nel finale di modificarla in funzione del video.

«Mettiamo in scena la fine nostro rapporto e ci uccidiamo a vicenda. Con i gossip che galoppavano, non volevo dare spiegazioni sui social. Ci siamo conosciuti sul set di un video e abbiamo pensato che sarebbe stato bello chiudere il cerchio con un altro video», ha dichiarato Marra al Corriere. La modifica concettuale dell’opera è proprio quella freccia che, a un certo punto, scocca. Come nasce l’idea di questo finale?
Marra mi disse che lui e Elodie avrebbero voluto mettere in scena la fine del loro rapporto. Fino a quel momento avevo capito la criticità della loro situazione, ma non sapevo di più, il nostro dialogo era artistico, non entrava nella vita privata. Così io e Marra abbiamo scritto il finale assieme, un finale in cui uno dei due deve eventualmente porre fine a tutto. Loro volevano che fosse una decisione di coppia e così abbiamo deciso di fare due finali in cui ognuno, a sua volta, uccide il partner.

Parlando di citazioni, in questo video come in tutto l’apparato estetico di Noi, loro, gli altri, rivediamo richiami a Kanye West, Kendrick Lamar, Jay-Z e Beyoncé. Quali sono le reference?
In fase di scrittura cerco di non lavorare con reference. Vado a correre anche 15 km, lentissimo, arrancando, con la canzone in loop. Così in testa riesco a montarmi un video con le scene frutto di questa fatica. Quando capisco cosa voglio raccontare, allora inizio a cercare reference. Citare Kendrick Lamar è giustissimo. Prima ancora di entrare in Crazy Love, era entrato in altri discorsi che avevo fatto con Marra. Studio molto la personalità degli artisti che vado a rappresentare e mi guardo a tappeto tutti i video dell’artista. Così capisco cosa l’artista mi può fare e anche ciò che l’artista non mi può dare. Ho studiato Marra per un mese intero e così ho capito che lui sapeva darmi molto di più in situazioni statiche piuttosto che in situazioni in movimento. Mi dava tanto quando creava attorno a sé qualche situazione simbolica, come in Crudelia, un suo video che apprezzo molto. Secondo me questa cosa, questa tipologia di fotografia iconica alla Kendrick Lamar, è visibile anche nelle copertine. Il mio intento era quello di dare una visione di Marra e Elodie che fosse potente e al contempo delicata. Ho sicuramente pensato anche alle rappresentazioni di coppia di Jay-Z e Beyoncé (su tutti il video di Apeshit) e all’immaginario video di Kanye West di Jesus Is King.

Foto: Gabriele Micalizzi. Style: Ramona Tabita. Marracash indossa sneakers adidas Originals

Il video infatti ha un’estetica molto precisa e definita.
Sì, volevo creare un video pulito, minimal, con delle geometrie. Così avrei potuto battere sempre sul concetto di equilibrio. La scherma è un’immagine pulita in cui i contendenti sono vestiti di bianco, con la stessa identica spada, attraversati da una linea immaginaria. Non c’è sangue, o pantaloncini e guantoni colorati. Per ispirarmi, ad esempio, ho guardato tantissimi fashion, come ho guardato tantissimi film di combattimento per capirne le modalità. L’idea di utilizzare una steadycam così galleggiante serviva invece per far dondolare la nostra visione tra un artista e l’altro in questa storia d’amore.

Come giustamente dicevi c’è una grande coerenza su tutta la linea estetica del progetto di questo disco: video, copertine, foto.
È tutto molto coerente, è vero. Marra pensa molto alle scelte estetiche, è molto chiaro e preciso su ciò che vuole. Io non ho parlato con chi ha scattato la foto di copertina, eppure sono estetiche molto coerenti. Questa è la forza di Marra.