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Il pop italiano ha bisogno di Ginevra

È stata a Sanremo due volte, anche se forse non lo sapete, ma soprattutto ha pubblicato il suo nuovo singolo, 'Briciole'. Brano che anticipa il suo nuovo disco e che ci mostra che un pop migliore è possibile

Ginevra. Foto: Tommaso Ottomano

«Sono una cantautrice romantica». Si descriverebbe così Ginevra, classe 1993 from Torino, in un’ipotetica bio di Twitter. «Romantica come visione della vita, non smielata», ci tiene a precisare subito dopo. Basteranno i caratteri? Twitter comunque non ce l’ha, quindi amen.

Molti la potranno definire cantautrice emergente, etichetta che sopporto poco, anche perché spesso utilizzata a vanvera. Sempre per molti invece il suo percorso è già emerso ed è bello chiaro: in tre anni di attività ha pubblicato due EP, diversi singoli, e ha pure partecipato a due Festival di Sanremo, anche se forse non lo sapete. La prima volta quando il suo cognome è stato citato da Amadeus nella fatidica frase che si dice prima delle esibizioni: «Di Tattroli, Faini, Lubrano, Fugazza. Glicine. Canta Noemi» Lubrano è lei. La seconda quest’anno, nel 2022, questa volta sul palco in carne e ossa insieme a La Rappresentante di Lista, Cosmo e Margherita Vicario sulle note di Be My Baby. Ma Ginevra, oltre che autrice e featuring sanremese è soprattutto una che scrive e canta le sue canzoni. Romantiche, dicevamo (e non smielate): «Per fare questo lavoro una buona dose di romanticismo devi averla. Serve soprattutto per vedere le cose belle e meno le difficoltà». Che possono essere tante, se sei donna, se vivi in Italia, se sei donna e vivi in Italia.

Briciole è il suo nuovo singolo, anticipo di un nuovo disco che arriverà in autunno e in cui Ginevra cerca di fondere melodia ed elettronica: «Per me la cosa importante è scrivere canzoni. Il mio modo di raccontare le cose è sempre stato quello». Modo di esprimersi che ha imparato da Battisti, Carmen Consoli («la stimo moltissimo») e Meg («tra le prime in Italia a unire elettronica e canzone italiana, ha aperto una wave»). Potete ascoltare il brano qui, accompagnato dalle immagini di Tommaso Ottomano, complice della contemporaneità estetica di tutto il progetto:

Al lavoro su questo singolo Fugazza, SuorCristona (sì, è decisamente il nome più bello del mondo), ma anche Frenetik & Orang3, con cui collabora da quando è sotto l’etichetta Asian Fake (quella di Coma_Cose e Venerus, per capirci). Qualcuno, dopo la pubblicazione del brano, le ha scritto: «Sogno questa canzone a Sanremo». «Ne sono lusingata, ma so che sarebbe difficile». Confidiamo nelle scelte sempre più pazzerelle di Amadeus. L’esperienza da autrice, come dicevamo prima, «è stata una soddisfazione incredibile, anche perché ero appena stata scartata da Sanremo Giovani. Ho risentito Noemi cantare Glicine, qualche settimana fa, a Bologna, al concerto organizzato da La Rappresentante di Lista. La cantavano tutti, è stata un’emozione grandissima». La serata delle cover di quest’anno, invece, è stata totalmente inaspettata: «Ero al compleanno di mia mamma, a cena, a Torino. La Rappresentante mi ha scritto su Instagram. Ci eravamo visti qualche volta, ai festival, robe così. “Vogliamo proporti una cosa, ti chiamiamo domani!”. Mi propongono questa follia, “un festino rave sul palco dell’Ariston”. Non ci potevo credere. Abbiamo fatto le prove, imparato la coreografia: è stato bellissimo». E poi Sanremo lo vedono tutti: «Credo che con quell’esibizione la gente abbia pensato: “Ok, lo sta facendo davvero” (ride)».



Il mazzo di fiori dell’Ariston ce l’ha ancora: «È rinsecchito, ma lo tengo. Mi ricorda che è stato un sogno andarci in quel modo, con persone che stimo, che cercano di fare qualcosa di diverso, con un messaggio chiaro e con un suono così affine a quello che mi piace».

Oltre agli italiani, tra i suoi ascolti ci sono Oklou, Caroline Polachek, Eartheater, ML Buch. Influenze che si sentono nei suoi ultimi pezzi ma anche nei brani di Metropoli, EP uscito nel 2020 e che le ha fatto cambiare un po’ marcia. L’EP che l’ha portata a suonare in molti festival e che l’ha pure fatta finire in film e serie tv. Non lei in persona, ma uno dei brani del disco, Rajasthan, scelto come colonna sonora della serie ZERO e pure del film Anni da cane. Un brano sussurrato, notturno: «Non era neanche un singolo, eppure è piaciuto molto. Vedere i brani che diventano colonne sonore mi piace tantissimo, mi piace vedere che creano atmosfere precise».



Ma ora è tempo di una nuova fase, anticipata dal singolo Club, qualche mese fa, e seguito ora da Briciole. Senza troppa fretta o ansia da pubblicazione, brutta patologia nata con lo streaming: «In questi due anni ho fatto tante cose e ho capito che, per fare cose di qualità, che piacciono a me, serve tempo. Spesso qualcuno mi scrive: “Ma dove sei finita?”. Io ho bisogno di tempo per fare le cose. L’album sarà lungo, ho scritto tanto e non mi interessa ci siano solo i pezzi da playlist. Voglio far le cose come si deve, altrimenti non farei questo da dieci anni».

Quello che abbiamo visto fin qui centra l’obiettivo, tra melodie pop e produzioni che mischiano delicatamente acustica ed elettronica. Così sarà anche il suo album, di cui ancora ci racconta poco: «Ti dico solo che ci saranno anche cose più pazzerelle. Vorrei toccare vari colori per trasformarli in canzoni». Non vediamo l’ora.

 

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