«Il mio obiettivo è restare viva»: l’ultima intervista di Christine McVie | Rolling Stone Italia
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«Il mio obiettivo è restare viva»: l’ultima intervista di Christine McVie

Cinque mesi fa Rolling Stone US pubblicava la sua ultima chiacchierata con la musicista dei Fleetwood Mac. Eccola: il ruolo da Madre Teresa, il viaggio turbolento della band, la speranza d'arrivare agli 80 anni. McVie è morta ieri, a 79 anni

Christine McVie

Foto: Kevin Mazur/Getty Images for NARAS

Christine McVie è entrata a far parte dei Fleetwood Mac nel 1970. Non poteva immaginare che sarebbe stato l’inizio di un’odissea lunga cinque decenni e fatta di canzoni fra le più amate della storia del rock, ma anche di cuori infranti e dolore.

Eppure McVie ha sempre avuto la testa sulle spalle e ha fatto del suo meglio per riappacificare le fazioni interne al gruppo. E intanto, acquisiva la saggezza che la rende un soggetto perfetto per la nostra serie di interviste Last Word. Ha parlato con Rolling Stone in occasione della pubblicazione di Songbird, una nuova compilation che raccoglie alcuni dei suoi pezzi da solista uscita il 24 giugno.

Qual è il consiglio migliore che hai ricevuto?
Non mentire e sii onesta. Me l’hanno insegnato i miei. Non c’è consiglio migliore. Cerco di seguire questa regola ed essere la persona migliore che posso.

Ci sono musiche che ti commuovono ancora?
Sono una grande fan degli Steely Dan. E poi i Beach Boys e Crosby, Stills, Nash and Young. Mi piacciono artisti di vario tipo, i miei preferiti sono i Beatles ovviamente. Certi loro pezzi mi commuovono fino alle lacrime.

I Beach Boys devono essere speciali per te, visto il tuo rapporto con Dennis Wilson.

Chiaro. Sono stata molto legata a loro e a Dennis, anche se lui era un po’ matto. Ma andavamo d’accordo. Adoravo la loro musica e Carl Wilson in particolare: mi piaceva la sua voce.

Cosa hai imparato dal periodo trascorso con Dennis?
Non molto. Voglio dire, era un tipo interessante, ma era decisamente fuori.

Cosa ti piace fare per rilassarti, oggi?
Guardo tanta tv. Davvero, tutto qui. Non scrivo canzoni per rilassarmi. Ma quando sento che sta salendo un po’ la pressione, mi siedo al piano e vedo cosa esce.

Qual è la parte peggiore del successo?
Essere notata anche quando non lo vuoi. Non sono un’estroversa. Detto ciò, cerco di essere gentile con chi viene a parlarmi o chiede un autografo. Uno non dovrebbe scocciarsi perché, dopotutto, è una forma di complimento.

Qual è l’acquisto più inutilmente costoso che hai fatto?
Una Rolls-Royce. Vivevo a Los Angeles, sono andata da un rivenditore e l’ho presa senza pensarci su, direttamente dal parcheggio. Quanto desideravo comprarmi una bella auto. Purtroppo non ce l’ho più. Non guido quasi mai, anche perché a Londra giri in taxi ovunque.

Se potessi tornare indietro nel tempo al 1976, quando la nuova incarnazione dei Fleetwood Mac stava iniziando ad avere successo, che consigli daresti a te stessa?
Credo di avere fatto le cose bene e a modo mio. E onestamente, non credo di avere mai dato a me stessa alcun consiglio. Ho fatto quel che ho fatto e me la sono goduta. Ovviamente il periodo più bello stato quello della versione dei Fleetwood Mac con Buckingham-Nicks.

Molti ti vedevano come la parte tranquilla e razionale in quell’occhio del ciclone che erano i Fleetwood Mac.
A quanto pare è vero, ma all’epoca mica me ne rendevo conto. Ero una specie di Madre Teresa che cerca di andare d’accordo con tutti e prova a mantenere un’atmosfera armoniosa e rilassata. Ma gli altri erano persone eccezionali, grandi amici.

Che prezzo hai pagato, a livello emotivo, ricoprendo questo ruolo da Madre Teresa?
Non credo di averci mai pensato. Mi sono goduta la burrasca. Anche se sono una persona piuttosto pacifica, quella turbolenza mi piaceva. Si dice che litigassimo tantissimo, in realtà passavamo un sacco di tempo a ridere. Ce lo si è dimenticati. Avevamo un gran senso dello humour.

La gente ha sempre parlato tantissimo della dinamica fra Lindsey e Stevie, dimenticando che tu sei stata nella band per quasi cinque decenni col tuo ex marito John McVie. Come andava fra di voi?
Capitava di litigare, ma non spesso. A un certo punto siamo riusciti ad appianare le divergenze e abbiamo iniziato ad andare d’accordo. Non è mai stata una cosa melodrammatica come fra Stevie e Lindsey. Al momento non viviamo nello stesso continente, lui sta a Los Angeles e io a Londra. Ogni tanto ci scriviamo o ci telefoniamo. Ha avuto qualche problema di salute, ma sta bene. È un brav’uomo.

Nel 1998 ti sei presa una pausa dalla band. Come sei cambiata in quel periodo?
Mi sono goduta i miei cani, la vita in campagna, le passeggiate. Non m’interessava fare musica. Poi l’impulso è tornato. Mick ed io siamo sempre restati in contatto e lui mi ha detto: «Credi che tornerai?». «Non lo so». Poi ho deciso di farlo e non me ne sono pentita.

Come ti sei sentita quella sera del 2013 in cui sei tornata sul palco, a Londra, come ospite a sorpresa e hai suonato Don’t Stop?

Non riuscivo a crederci. Dico davvero. È stato spettacolare. Tornare su un palco con John, Mick, Stevie e Lindsey è stato sensazionale.

Ripensando alla tua storia con i Fleetwood Mac, quando pensi di essere stata più felice?
Quasi sempre. Lo ero con Bob Welch. Ero felice in quel periodo. Lo sono sempre stata con Stevie e Lindsey e mi piaceva quel che facevano dal punto di vista musicale. Mi è piaciuto pure suonare con Neil Finn e Mike Campbell, sono due persone speciali. Mick, John, Stevie ed io andavamo d’accordo, contrariamente a ciò che si pensa.

Non hai fatto parte della band per buona parte dell’era Peter Green, ma mi lascia sempre di stucco il numero di grandi canzoni che ha scritto in quella breve finestra temporale.
Lui era brillante. Era un uomo pazzesco. Fenomenale. Gran senso dello humour. Aveva una bellissima risata e una certa scintilla negli occhi. E che talento.

È bello che tu abbia partecipato al concerto in suo onore, poco prima che mancasse. So che non era presente, ma sapeva della cosa e sapeva quanto era amato.
Sono certa che fosse sul palco con noi.

Speri che Stevie e Lindsey trovino il modo per riconciliarsi, prima o poi?
Non credo siano più ostili, ma nemmeno si frequentano. Insomma, voglio dire che hanno raggiunto una sorta di pace. Forse dovresti chiederlo a loro.

Hai mai avuto la tentazione di scrivere un libro?

Ci ho pensato, ma non so. Dovrebbe essere divertente e dovrei coinvolgere mio fratello. Non vorrei che fosse una storia cupa e deprimente. Dovrebbe avere un certo senso dell’umorismo.

Perché, consideri la tua storia come cupa e deprimente?
No, per niente. Sarebbe molto facile vederla così, volendo, ma non l’ho mai trovata deprimente.

Ho sentito voci a proposito di un film sui Fleetwood Mac. Come la vedi?
Cavolo, non ne so nulla. Non saprei.

Se dovessero farlo, spero si concentri più sulla musica che sulle liti.
In realtà non ci sono mai state molte liti, non bisticciavamo così tanto. In alcuni momenti l’atmosfera si è scaldata, sì, ma nel complesso andavamo d’accordo.

Stai lavorando a delle nuove canzoni, al momento?
No, ora no. Non sto facendo nulla. Sto solo tentando di sistemare la mia schiena e rimettermi un po’ in forma.

Che problema hai con la schiena?
Scoliosi. Certi giorni va meglio, ma non è una passeggiata.

Che obiettivi hai per i prossimi anni?
Restare viva: l’anno prossimo compirò 80 anni. Spero di avere ancora qualche anno davanti a me, vedremo cosa succede.

Tradotto da Rolling Stone US.

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